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Che cos’è un disturbo mentale? La riflessione di Emi Bondi

19 Mar 26

A cura di Redazione Psychiatry On Line Italia

Abstract

Definire cosa sia una malattia mentale significa confrontarsi con la complessità delle funzioni superiori del nostro cervello. Emi Bondi analizza la natura del disturbo psichico non come una semplice anomalia anatomica, ma come una disfunzione dei domini che controllano l’umore, la percezione e l’identità. Attraverso una critica al dualismo mente-corpo e allo stigma che ancora circonda la psichiatria, l’autrice sottolinea l’importanza di riconoscere l’organicità della mente e la straordinaria plasticità del sistema nervoso, capace di ripararsi attraverso l’integrazione tra biologia e parola.

La mente come funzione del corpo

La malattia mentale è, in prima istanza, una patologia delle funzioni del nostro cervello. Storicamente, il fatto che le autopsie non rivelassero anomalie macroscopiche evidenti ha alimentato l’idea che il disturbo psichico fosse qualcosa di etereo o incurabile. In realtà, proprio come possono ammalarsi il fegato o il cuore, può ammalarsi la nostra mente nei domini che le competono: l’umore, la percezione della realtà, i vissuti e i pensieri. Essendo la mente la “centralina di comando” dell’intero organismo, una sua disfunzione ha ripercussioni profonde non solo sulla salute generale, ma soprattutto sulla capacità dell’individuo di relazionarsi con gli altri e con se stesso.

Il paradosso del riconoscimento e la paura del controllo

La peculiarità del disturbo mentale risiede nel fatto che l’organo deputato a valutare la realtà è lo stesso che risulta alterato. Se un dolore fisico al ginocchio è facilmente oggettivabile, quando si ammala lo strumento con cui sentiamo ed esprimiamo noi stessi, il riconoscimento del problema diventa estremamente faticoso. Questo genera spesso una profonda paura: il timore di perdere il controllo sulla propria identità e sulla consapevolezza di sé. In molti casi, la malattia esaspera sensazioni comuni, come la tristezza, rendendole totalizzanti e impedendo un corretto rapporto con la realtà circostante, portando chi sta vicino al malato a reagire con diffidenza o con l’illusoria richiesta di un atto di volontà.

Il pregiudizio verso la cura e lo stigma degli psicofarmaci

Nonostante i progressi della scienza, la malattia mentale porta ancora con sé lo stigma della “debolezza” o della “pericolosità”. Questo pregiudizio si manifesta con particolare evidenza nell’atteggiamento verso le cure farmacologiche. Assistiamo spesso al paradosso di persone che utilizzano sostanze stupefacenti devastanti senza timore, ma manifestano una resistenza quasi magica verso lo psicofarmaco, vissuto come un’intrusione nella propria identità. Eppure, la psichiatria moderna permette di curare questi disturbi in assoluta tranquillità, riducendo i sintomi e ridando al paziente la possibilità di vivere una vita piena, migliorando drasticamente una qualità dell’esistenza altrimenti compromessa dal disturbo.

Oltre la dicotomia: la plasticità del sistema nervoso

Superare la visione della malattia mentale come “malattia dell’anima” significa riconoscere che non abbiamo altro che il nostro corpo. La mente e le emozioni sono espressioni del funzionamento cerebrale e tutto ciò che proviamo ha una mediazione fisica. La grande risorsa del cervello, a differenza di altri organi, è la sua straordinaria plasticità: il sistema nervoso ha meccanismi intrinseci di riparazione e adattamento. In questo senso, sia il farmaco che la psicoterapia agiscono su una base biologica. La “terapia della parola” non prescinde dall’organicità, ma interviene proprio sfruttando la plasticità neuronale, stimolando il sistema a recuperare una funzionalità normale e a riparare i danni causati dagli eventi traumatici o dalle disfunzioni biochimiche.

Conclusione: recuperare la qualità della vita

Affrontare un percorso terapeutico con lo psichiatra significa, prima di tutto, avere fiducia nella possibilità di stare meglio. Il disturbo mentale colpisce al cuore la qualità della vita e, se non curato, può aggravare il decorso di qualunque altra patologia organica. Ridurre l’autostigma e riconoscere che la sofferenza psichica ha una dignità medica pari a qualunque altra malattia è il primo passo per uscire dall’isolamento. La psichiatria non fa miracoli, ma offre strumenti concreti per riconquistare il proprio benessere, permettendo all’individuo di tornare a essere protagonista della propria esistenza, sostenuto da una scienza che mette al centro l’integrità della persona.

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