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Il ruolo dell’SPDC nella rete dei servizi: la riflessione di Guido Di Sciascio

18 Gen 26

A cura di Redazione Psychiatry On Line Italia

Abstract

A 48 anni dalla riforma che ha eliminato i manicomi in Italia, il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) rimane l’unica struttura ospedaliera per le acuzie. Guido Di Sciascio analizza il funzionamento di questi reparti, la loro necessaria integrazione con il territorio e le sfide poste dalla cronica carenza di personale, ribadendo che l’SPDC non deve essere una “monade”, ma un tassello fondamentale di un percorso terapeutico più ampio.

Che cos’è e come funziona un SPDC

L’acronimo SPDC sta per Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. Si tratta di reparti istituiti all’interno degli ospedali generali, una scelta fondamentale della Legge 180 per non isolare la psichiatria dalle altre specialità mediche. Qui vengono ricoverati pazienti in condizioni di acuzie, che sia di tipo psicopatologico o comportamentale. Il funzionamento è analogo a quello di un reparto di medicina: il paziente può accedere volontariamente o, nei casi previsti dalla legge in cui manchi la consapevolezza di malattia e vi sia un’urgenza non altrimenti gestibile, tramite Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). In reparto, oltre alla valutazione della crisi psichica, si eseguono accertamenti organici e consulenze specialistiche, garantendo una presa in carico medica completa.

Oltre la fase acuta: percorsi riabilitativi in ospedale

Sebbene il ricovero in SPDC sia mediamente breve — oscillando solitamente tra i 15 e i 20 giorni — la permanenza non si limita alla gestione farmacologica dell’emergenza. Nel reparto che dirigo, ad esempio, dedichiamo i pomeriggi ad attività riabilitative e lavori di gruppo, coordinati da terapisti della riabilitazione psichiatrica. Questi momenti sono essenziali per permettere ai pazienti di confrontarsi all’interno del proprio percorso di cura e per avviare, già in fase ospedaliera, una progettualità che dovrà poi proseguire all’esterno.

Il legame indissolubile tra territorio e ospedale

L’SPDC non vive di vita propria e non deve mai essere considerato una “monade” isolata. La sua efficacia dipende strettamente dall’integrazione con i Centri di Salute Mentale (CSM) del territorio. Esiste un rapporto inversamente proporzionale tra la qualità dell’assistenza territoriale e il numero di ricoveri: dove il territorio funziona bene e riesce a garantire un supporto a 360 gradi, il rischio di acuzie scompensate diminuisce drasticamente. Molti ricoveri sono legati alla sospensione improvvisa delle terapie; in questi casi, la capacità del territorio di intervenire tempestivamente è ciò che fa la differenza. L’integrazione tra chi opera in ospedale e chi opera sul territorio è un aspetto che va coltivato quotidianamente per garantire la continuità terapeutica, specialmente nei casi di primo episodio.

La crisi del personale: un grido di dolore per il sistema

La criticità più grave che ci troviamo ad affrontare oggi è la drammatica carenza di personale. Non parlo solo di medici, ma di un bisogno urgente di infermieri, terapisti della riabilitazione ed educatori. La salute mentale richiede un lavoro d’equipe che possa supportare non solo il paziente, ma anche la sua famiglia. Purtroppo, assistiamo a un calo di “attrattività” del nostro settore nei confronti degli studenti di medicina e delle professioni sanitarie. Senza un adeguato reclutamento di figure professionali, l’intero sistema — dall’SPDC alla residenzialità territoriale — rischia di non poter più garantire quel supporto di prossimità che è il cuore della riforma psichiatrica italiana.

Conclusione: contro la neo-manicomializzazione

Di fronte a fatti di cronaca gravi, si invoca spesso il ricovero come una “soluzione magica” o uno strumento di controllo sociale. Ma la psichiatria non ha compiti di custodia, bensì di cura. Il rischio di una neo-manicomializzazione è sempre in agguato se non si investe seriamente nella rete dei servizi. L’SPDC deve restare quello per cui è stato concepito: un momento di un percorso terapeutico complesso, inserito in una ragnatela di servizi che mettono al centro la dignità della persona e la sua reintegrazione sociale.

 

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