Percorso: Home 9 Le Rubriche 9 CAFFE' & PSICHIATRIA 9 Minori e sostanze: l’emergenza silente del neurosviluppo. La riflessione di Stefano Vicari

Minori e sostanze: l’emergenza silente del neurosviluppo. La riflessione di Stefano Vicari

27 Feb 26

A cura di Redazione Psychiatry On Line Italia

Abstract

L’abuso di sostanze in età evolutiva non è più un fenomeno di nicchia, ma una vera e propria emergenza sanitaria che sta travolgendo i reparti di neuropsichiatria infantile. Stefano Vicari analizza l’aumento esponenziale delle consulenze psichiatriche d’urgenza, collegandolo alla precocità del contatto con le droghe e alla vulnerabilità di un cervello ancora in fase di maturazione. L’articolo esplora la necessità di superare il modello repressivo a favore di un’educazione emotiva precoce, sottolineando come la prevenzione passi inevitabilmente per il riconoscimento dei bisogni profondi dei ragazzi e per l’accettazione del senso della sconfitta.

Un’impennata esponenziale delle emergenze

I dati provenienti dai grandi poli pediatrici europei, come il Bambino Gesù, descrivono una realtà drammatica: se nel 2011 le consulenze psichiatriche in pronto soccorso erano circa 150 l’anno, nel 2021 hanno superato quota 1.800. Questo aumento vertiginoso non è solo un lascito della pandemia, ma riflette un cambiamento radicale della psicopatologia giovanile, pesantemente influenzata da un arrivo massiccio di sostanze di facile reperimento e pericolosissimo uso. Il contatto tra minori e sostanze, in particolare i cannabinoidi, avviene ormai già in prima media, inundando un terreno neurologico estremamente fragile.

Il cervello in tempesta: l’impatto sul neurosviluppo

In adolescenza, il sistema nervoso attraversa una fase di maturazione accelerata in cui le aree sottocorticali si saldano con la corteccia prefrontale. Introducere sostanze psicotrope in questa fase significa interferire direttamente con i recettori neuronali in un momento di massima plasticità. In questo contesto, la distinzione tra “droghe leggere” e “droghe pesanti” perde ogni significato clinico: l’abuso di cannabinoidi, specialmente quelli di sintesi che hanno un principio attivo decine di volte superiore al passato, aumenta notevolmente il rischio di schizofrenia e ne anticipa l’esordio nei soggetti biologicamente vulnerabili.

Poliabuso e autoterapia dell’angoscia

Il fenomeno attuale è caratterizzato dal poliabuso, dove i cannabinoidi vengono mescolati a cocaina, anfetamine e nuove molecole di sintesi che compaiono sul mercato con una rapidità tale da sfuggire persino ai centri antiveleni. L’alcol agisce spesso come detonatore di queste miscele esplosive, cercate dai minori per raggiungere uno “sballo” che è, in realtà, un tentativo di automedicazione contro un’angoscia profonda. Per molti ragazzi, la sostanza rappresenta una pausa temporanea da una sofferenza mentale intollerabile o da comportamenti disfunzionali come l’autolesionismo, utilizzato per ridurre la tensione interna.

Educare alla sconfitta: il ruolo della famiglia

La lotta al mercato illegale è necessaria, ma la vera sfida si gioca sul piano educativo e culturale. Oggi i genitori faticano a educare i figli all’accettazione della frustrazione, spinti da un investimento eccessivo sulla prestazione e sul successo a tutti i costi. È necessario recuperare il senso della “sconfitta”, come suggeriva Pasolini, aiutando i bambini a costruire difese solide e autonomia emotiva già tra i tre e gli otto anni. Se non si insegna il valore del benessere fisico e mentale e la capacità di non essere passivi rispetto al branco quando sono piccoli, intervenire su un adolescente di 13 anni che cerca rifugio nella sostanza diventa un’impresa quasi impossibile.

Oltre il proibizionismo: informazione e diagnosi precoce

Il terrorismo psicologico non funziona; la consapevolezza deve passare per un’informazione corretta e non ipocrita. Ai ragazzi va spiegato che il rischio reale è l’ignoto contenuto nelle sostanze tagliate con molecole pericolose come il metadone o il fentanyl. Parallelamente, è fondamentale intercettare precocemente i disturbi del neurosviluppo, come l’ADHD non riconosciuto, che spesso spingono i pre-adolescenti verso l’uso di droghe a scopo terapeutico. Fare diagnosi tempestive e trattare correttamente questi disturbi in età precoce è l’unico modo reale per interrompere una deriva evolutiva che altrimenti appare inevitabile.

Conclusione: un impegno collettivo per il futuro

Affrontare il dramma del consumo di sostanze tra i minori richiede un approccio medico-sociale integrato che superi la visione puramente giudiziaria del problema. Dobbiamo avere il coraggio di parlare ai ragazzi con un linguaggio credibile, spostando l’attenzione sulla responsabilità individuale e sulla conoscenza dei rischi reali. Solo attraverso un’alleanza tra famiglia, scuola e strutture sanitarie, capace di ascoltare i bisogni profondi dei giovani, potremo sperare di ridurre il numero di vittime di un mercato potente e spietato, restituendo dignità e salute alle nuove generazioni.

Loading

Autore

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caffè & Psichiatria

Ogni mattina alle 8 e 30, in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria in diretta sul Canale Tematico YouTube di Psychiatry on line Italia