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Dove andrà Psychiatry on line Italia? Elogio della “Slow Psychiatry” contro la dittatura della fretta

1 Gen 26

A cura di Francesco Bollorino Redazione

Siamo all’inizio del 2026. Il mondo intorno a noi, e con esso la medicina, corre a una velocità che definirei parossistica. Gli algoritmi macinano diagnosi in millisecondi, le riviste internazionali sfornano tonnellate di paper a getto continuo, e la carriera di un ricercatore sembra misurarsi ormai solo con il metro del “pubblica o muori”, dove l’Impact Factor è diventato il nuovo vitello d’oro. In questo frastuono assordante di dati, grafici e p-value statisticamente significativi ma clinicamente aridi, mi sono chiesto: qual è il compito di Psychiatry on line Italia oggi? La risposta che mi sono dato, e che voglio condividere con voi come manifesto per il nuovo anno, è controintuitiva, forse ribelle.

Se il mondo accelera, noi rallentiamo.

Se la scienza diventa “Fast”, noi scegliamo la “Slow Psychiatry”.

Contro la “Fast Science”

Non fraintendetemi. La ricerca è fondamentale. Ma c’è una differenza abissale tra la ricerca che nutre la conoscenza e la “produzione industriale” di articoli fatti per fare punteggio nei concorsi. Oggi rischiamo di avere una psichiatria ricchissima di dati “grezzi” – che si trovano ovunque con un click – ma poverissima di pensiero. Sappiamo tutto sui recettori, ma stiamo dimenticando chi è la persona che quei recettori li porta a spasso nel mondo. Stiamo perdendo la capacità di ascoltare la narrazione del dolore, schiacciati dalla fretta di etichettarlo.

POL.it come il “Salotto” della Psichiatria Italiana

Per il 2026, immagino Psychiatry on line Italia non come una semplice bacheca di notizie, ma come un salotto digitale. Un luogo dove ci si prende il lusso, ormai raro, di riflettere.

Vogliamo meno tabelle e più epistemologia.

Vogliamo meno protocolli rigidi e più etica.

Vogliamo tornare a chiederci “perché” e non solo “come”.

La nostra natura multimediale e multimodale – dai video di Caffè e Psichiatria alle recensioni cinematografiche, dagli editoriali scritti ai podcast – non serve per inseguire la moda dei social. Serve per recuperare la tridimensionalità dell’umano.

Il cinema, che da sempre accompagna la nostra rivista, è forse lo strumento più potente di questa “Slow Psychiatry”: perché un film ti costringe a guardare, a sentire, a immedesimarti per due ore. Ti costringe a vivere la storia dell’altro, non a liquidarla in quindici minuti di visita ambulatoriale.

La Sfida per il Futuro

Il mio impegno, e quello di tutta la redazione, sarà trasformare POL.it in un baluardo di resistenza umanistica. Lasciamo agli altri la corsa frenetica ai numeri. Noi ci occuperemo delle parole, dei significati, delle sfumature. Saremo il luogo dove il giovane specializzando potrà capire che la psichiatria non è solo chimica, ma è filosofia, è sociologia, è arte dell’incontro. E dove il collega esperto potrà ritrovare il piacere del dubbio e della discussione, lontano dalle logiche di potere accademico.

Nel 2026, Psychiatry on line Italia andrà in profondità, non in velocità, pur restando un underdog, rumoroso per i suoi “numeri”, rispetto al mainstream psichiatrico, felice di esserlo in compagnia dei tanti amici che collaborano con noi.

Perché curare la mente richiede tempo. E capire l’animo umano richiede, oggi più che mai, il coraggio di fermarsi a pensare.

Buon 2026, con lentezza e passione.

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