
Il potere in psicoanalisi non va esercitato. Questo è l’insegnamento di Lacan, mutuato da Di Ciaccia.
Qualcuno potrebbe essere avvantaggiato, in questo, dalla sua posizione soggettiva?
Forse no. Poiché non basta non esercitare il potere, ma occorre, necessariamente, anche non subirlo.
In questo ci aiuta l’analisi personale, la supervisione e anche il lavoro con i colleghi, la scuola, e non solo.
Occorre una posizione etica, che si dà a prescindere dall’analisi. L’analisi può aiutare ad essere più etici, se la propensione è quella, ma se non c’è questa propensione, non è certo l’analisi a dartela.
Lacan ci dice che le canaglie ne escono più stupide. A volte credo che sia vero, ma non sempre. E’ molto importante non prendere le frasi di Lacan per farne slogan, perché non siamo di fronte a un oracolo e perché proporre frasi messe là senza essere argomentate, non fa che impoverirne l’elaborazione.
Chi tocca i fili, gode, questo lo dice mi pare nel Seminario XX. Non si muovono i fili come analista. Non è lì che si gode.
Allora dove?
Non mentre si lavora. Anche se è vero che se ne perde il gusto anche fuori, sempre se c’è la propensione etica di cui sopra.
Allora si gode pure in analisi, ed è un godimento Altro, ossia non fallico. Si gode come si gode scrivendo o facendo arte, ma non siamo noi a creare, siamo solo strumento dell’altrui creazione. Questo può dare, in effetti un certo godimento. La gioia scaturirà dalla condivisione con i colleghi.
Lacan disse qualcosa che come altre esternazioni, mi lasciò abbastanza interdetta, quando affermò di essere triste per non avere nessuno con cui condividere la gioia, quando ne aveva.
Rimane che non prenderei neanche questa come oro colato. Credo che qualcuno con cui condividere la gioia lo avesse, in realtà. Il suo gusto per la provocazione, cifra stilistica particolare, lo portava a volte a essere assertivo anche laddove probabilmente le cose non stavano proprio così. Questo ci complica le cose quando lo studiamo, anche perché, al contrario di Freud, non dice mai, o raramente, ho sbagliato e ora mi correggo. Così bisogna andare dietro alle giravolte della sua elaborazione per dare alle frasi il loro giusto peso.
Eppure qualcosa di vero ci doveva essere in quella frase.
E siamo qui anche per quello, per evitare di essere soli con le nostre gioie e non solo con le nostre difficoltà.
Il nostro è un lavoro duro, ma per molti di noi, non ce n’è un altro possibile.
Personalmente, ancora oggi, non m’annoio. La noia mi rimane difficile da sopportare e ascoltare le persone, quando sono messe in condizione di creare un loro discorso invece che ripetere, è tutto meno che noioso.
Quello che mi scoccia è quello che mi diceva la mamma, quando mi sconsigliava questa via: verranno da te quando stanno male, anche se sono belle persone, ti cercheranno nel momento dello sconforto, dei lutti, dei soprusi subiti. E noi paghiamo, come dice Lacan ne La direzione della cura, in parole, di persona e con il nostro essere. Se non si è angosciati, non si è al posto giusto (questo viene dal seminario X, l’angoscia, appunto)
Allora forse sì, qualche posizione soggettiva può essere paradossalmente avvantaggiata, godendo nel farsi usare. Ma non ne sono così sicura. Per questo, anche ve lo domando.
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Grazie Annalisa Piergallini, il suo saggio è interessante. La posizione etica viene prima della psicoanalisi. Condivido questa asserzione. Il mio riferimento in questo senso è tuttavia Fachinelli, Winnicott, oppure un terapeuta sistemico: Cecchin. Non Lacan. Mi domando per esempio se la questione del taglio (nel duplice senso del rasoio del linguaggio e dell’interruzione di seduta) non implichi ancora una questione di potere
Grazie di avere letto e apprezzato il mio contributo, Winnicott mi piace e anche Facchinelli per quel poco che li conosco, di Cecchin invece non so niente. Comunque la questione etica secondo me supera le impostazioni teoriche, in quanto è la dimensione fondamentale, della cura e dell’umanità.
Rispetto al taglio delle sedute c’è un’intervista in questo sito che mi ha fatto Francesco Bollorino tempo fa, la trova qui:
https://www.psychiatryonline.it/psicoterapie/lacan-e-le-sedute-a-tempo-variabile-intervista-ad-annalisa-piergallini/