I fatti reali possono essere definiti e interpretati utilizzando diversi sistemi di pensiero: magico-animistico, religioso, scientifico-laico. Ciò non toglie che siano pur sempre fatti reali. L’errore più comune che si commette nel passaggio al modo più evoluto di pensare è quello di respingere in blocco tutto ciò che è stato affermato usando altri sistemi di pensiero, ignorando le realtà che i nostri antenati avevano adombrato.
A proposito delle concezioni astrologiche, che legano “al cielo” il destino dell’individuo, sentiamo quel che dice Verlaine nei primi versi dei “Poèmes saturniens” (Verlaine, Poesie – Garzanti 1993):
Les Sages s’autrefois…
Pag. 24, vv. 5 – 7
On a beaucoup raillé, sans penser que souvent
Le rire est ridicule autant que décevant
Cette explication du mystère nocturne.
(Ci si è fatti parecchio beffe, (senza pensare che spesso / la derisione è ridicola quanto ingannevole) / di questa spiegazione del mistero notturno.)
Qui Verlaine di parla della presunzione e dell’ottusità dei materialisti, i quali ritengono che esista solo la realtà oggettiva percepibile con gli organi di senso e si credono, per questo motivo, portavoce della “vera scienza”. Essi non comprendono le metafore riferite alla vita interiore perché non concepiscono altra forma di pensiero che non sia isolata dal sogno e rivolta esclusivamente alla realtà oggettiva. Qui, invece, il Poeta allude alla più primitiva esperienza dei “fenomeni transizionali” (Winnicott), che coniugano soggettività e oggettività, sogno e pensiero cosciente della veglia. Tali fenomeni proseguiranno, nella vita del bambino, nella loro forma elementare del gioco; successivamente s’evolveranno nel rapporto con la Cultura: Arte, Religione, Filosofia-Scienza. Gli “astri”, nella fase precoce, simboleggiano la primissima esperienza delle realtà oggettive, distinte dall’Io: misteriose, onnipotenti e irraggiungibili.
Parlando dei nati “sotto il segno di Saturno”:
Pag. 24, vv. 12, 13
L’Imagination, inquiète et débile,
Vient rendre nul en eux l’effort de la Raison.
(L’immaginazione, inquieta e debole, / rende vano in loro lo sforzo della ragione)
È il momento cruciale in cui l’individuo si trova di fronte a un bivio: può imboccare la strada dell’immaginazione creativa, ossia della sintesi che emerge dalla contrapposizione dialettica tra fantasia e realtà oggettiva ed è governata dalla ragione; oppure (nel caso in cui la fantasia sia instabile e debole) la strada della follia. In quest’ultimo caso, falliscono gli “sforzi della ragione” di mantenere in contatto la fantasia con la realtà esterna (da cui la follia del delirante), o la realtà esterna, percepita oggettivamente, con la fantasia (la follia della “pensée opératoire” del materialista patologico).
Pag. 24, vv. 14 – 16
Dans leurs veines le sang, subtil comme un poison,
Brûlant comme une lave, et rare, coule et roule
En grésillant leur triste Idéal qui s’écroule.
(Nelle loro vene, il sangue, sottile [penetrante] come un veleno, / rovente come la lava, e raro, scorre e circola, / inaridendo [riducendo in cenere] il loro triste ideale, che crolla.)
Qui il Poeta spiega come mai l’immaginazione di questi individui sia “inquieta e debole”: è distruttiva come un veleno, non in grado di nutrire il corpo e la mente (come il sangue “raro” dell’anemico), incapace di mantenere stabilmente scopi costruttivi e riparativi. L’Ideale, quale meta del lavoro mentale e del percorso evolutivo della vita, è ridotto in cenere.
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