Intervento di Vincenzo DE MARCO

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3 dicembre, 2012 - 19:42

 

Assessore alla Sanità della Regione Molise

 

Nel Molise ci stiamo muovendo, anche se con un certo ritardo, nella creazione di una rete integrata di servizi per la tutela della salute mentale. Si tratta di una rete che tenga conto della complessità del paziente psichiatrico, le cui problematiche non possono essere ridotte a questioni tecnico-sanitarie o specialistiche, e le cui interrelazioni con gli aspetti familiari, ambientali, di contesto, istituzionali, sono a tutti ben note. Da qui la necessità di evitare che dai servizi arrivi una risposta scoordinata, caotica, spesso inefficace, con delle sovrapposizioni incredibili, delle ridondanze, dei vuoti e con degli interventi poco appropriati rispetto alla problematiche da trattare.

Quindi ci stiamo muovendo, anche in attuazione del progetto obiettivo sulla salute mentale, nella creazione di un sistema di rete che cerchi di integrare gli operatori coinvolti, le strutture pubbliche, gli enti locali, il privato sociale, le associazioni di volontariato, e quant'altro agisca nel campo della salute mentale. Ma prima di entrare nello specifico, mi consentirete di ricordare un po' di storia della salute mentale nel Molise che è una regione piccola, con 300 mila abitanti, che è molto simile per caratteristiche geomorfologiche e socio-economiche alla Basilicata.

Noi siamo partiti da una situazione che vedeva l'assenza di istituzioni manicomiali, e questo è stato un vantaggio, ma al tempo stesso ci ha costretti ad affrontare il problema della gestione di queste problematiche di colpo, negli anni '80, quando la progressiva chiusura di alcune strutture manicomiali delle regioni limitrofe ha riversato sul nostro territorio i pazienti di origine molisana. Allora ci siamo attrezzati con la creazione di centri di recupero territoriali, nei nostri paesini dispersi sull'Appennino molisano, gestiti da strutture del privato sociale e da cooperative sociali. Questo grazie all'integrazione informale nel contesto sociale dei nostri paesi in cui ci si conosce tutti e dove, dopo aver scontato un momento di diffidenza e di rifiuto, la cittadinanza ha reagito molto bene nei confronti di queste persone che, uscite in condizioni pietose, disumane, a livello vegetale, sono state man mano recuperate ad una dimensione umana. Infatti hanno cominciato ad essere autonomi e ad inserirsi nel mondo del lavoro grazie ad un intervento che solo marginalmente è stato di tipo medico, ma soprattutto è stato un intervento di tipo socioassistenziale e di aiuto alla persona per stimolare le capacità di ognuno, favorito dall'ambiente del piccolo paesino in cui tutti ci si conosce e si conduce una vita molto tranquilla. Quindi anche grazie a questo apporto informale di attività e di servizi, queste persone hanno recuperato in maniera decente la loro dignità.

Tuttavia questa rete di servizi è insufficiente rispetto alla problematica del disagio psichico e in qualche occasione alcune di queste strutture si sono trasformate in mini manicomi. Quindi si è ripetuto questo approccio della separatezza, della istituzionalizzazione di questi pazienti. Da qui l'esigenza di creare una rete di servizi alla quale stiamo dando seguito sia con provvedimenti legislativi che recepiscano il progetto obiettivo della salute mentale, sia con la creazione concreta di servizi che vengono a colmare il vuoto esistente tra la struttura ospedaliera classica e il CRT (Centro di Recupero Territoriale). Quindi stiamo creando i gruppi appartamento, stiamo creando i day hospital e i centri diurni, gli ambulatori e quant'altro previsto nell'ambito del dipartimento della salute mentale.

L'approccio che ci ha guidati è quello di una forte collaborazione tra il settore pubblico e il settore del privato sociale, con le rispettive istituzioni coinvolte. In particolare posso citare la creazione del centro diurno a Campobasso. Si tratta di un'iniziativa nata nell'ambito del Patto Territoriale, e quindi nell'ambito di un processo concertativo per lo sviluppo locale, che ha visto coinvolte tutte le case famiglia che operano nella provincia di Campobasso, le quali si sono organizzate, mettendo a disposizione delle professionalità, delle attrezzature e tutta una serie di servizi di supporto, ed hanno riconvertito una parte dei posti letto delle case famiglia e stanno partecipando in maniera attiva, attraverso una cooperativa capofila, coordinata con le strutture del dipartimento della salute mentale, alla gestione di questo centro diurno per pazienti psichiatrici. Anche questa è una dimostrazione concreta di come ci si debba muovere per costruire, attraverso la collaborazione di tutti i soggetti interessati, questa rete di servizi di cui si è parlato.

Sappiamo che il privato sociale è un'arma a doppio taglio perché da una parte può rappresentare una forma di lavoro sottopagato, una realizzazione delle cosiddette gabbie salariali, però, dall'altro lato, è anche una grossa opportunità di azione in un settore in cui il volontariato e il privato sociale possono dare un forte contributo in termini di imprenditorialità, in termini di agilità gestionale e di collaborazione con il servizio pubblico.

Auspico che questo modello di rete di cui oggi abbiamo discusso possa effettivamente realizzarsi in tutto il contesto nazionale consentendoci di superare quella separatezza di approccio e di intervento che è il male peggiore di tutti gli interventi nel campo della salute mentale.

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