RELAZIONE DI FRANCESCA FISCELLA (Genova)

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30 novembre, 2012 - 14:14

 

Le dinamiche della trasformazione sociale da sempre favoriscono la modificazione dei mezzi di comunicazione: i mezzi di c., a loro volta, al pari di altre innovazioni tecnologie contribuiscono ai cambiamenti della società stessa, all'interno di una continua interazione reciproca. Oggi concentreremo la nostra attenzione sui media e sul loro impatto sulla società in generale e sulla acquisizione e diffusione del sapere scientifico.
La nascita e l'espansione delle società industriali moderne – ed il progressivo prevalere di grossi ed estesi agglomerati urbani su piccoli e ristretti nuclei abitativi – hanno reso necessaria la costruzione di sistemi comunicativi che permettessero l'arrivo, in tempi rapidi, delle informazioni più importanti a tutti i membri della comunità. 
La carta stampata, così come l'informazione via etere, ha sempre fatto funzionare una comunicazione unidirezionale, nella quale chi riceve l'informazione non può essere altro che un semplice fruitore passivo, inderogabilmente costretto ad accettare i diktat ed i paradigmi dominanti imposti dall'emittente: l'apparato governativo, le riviste scientifiche, le stazioni televisive…
L'avvento della società dell'informazione post-industriale con l'avvento del mezzo informatico è un evento rivoluzionario, portatore di un modello nuovo di organizzazione sociale.
Secondo la lezione di T. Kuhn:"I cambiamenti sociali, al pari delle rivoluzioni scientifiche, sono assai raramente l'esito di processi cumulativi: essi si verificano, in realtà, in seguito all'emergere di qualche anomalia difficilmente spiegabile ed inquadrabile nei modelli dominanti prima della sua comparsa e del suo diffuso riconoscimento". 
(Se, stando a Khun, l'impatto delle rivoluzioni scientifiche può essere recepito, anche per molto tempo, da un numero limitato di ricercatori, l'impatto delle rivoluzioni sociali si esercita in maniera molto forte e pervasiva sull'intera compagine sociale o, quanto meno, su larghi e significativi strati della popolazione).
Il primo nucleo di interesse intorno al nuovo mezzo di comunicazione, come spesso accade, era costituito da tecnici: ossia dagli ingegneri e dai militari coinvolti nel progetto ARPANET; successivamente si allargò all'università ed agli accademici, fino a diffondersi al di fuori degli specialismi, acquisendo i connotati di un vero medium rivoluzionario,
La rivoluzione informatica ha rappresentato, inizialmente, un'innovazione tecnologica importantissima, ma non una vera anomalia, tale da modificare precedenti assetti e paradigmi sociali. Era uno strumento tecnico al servizio, almeno inizialmente, dei paradigmi dominanti, potremmo dire che essa ne ha rappresentato, per molti versi, una sorta di riproduzione: società industriale – grandi fabbriche – grandi computer, rappresentati dal Mainframe – unità pensante immaginata come sempre più potente e più diffusa, centralizzata e connessa a sempre più numerosi terminali non "intelligenti" di input.
Ha assunto, in séguito, le connotazioni di una vera anomalia ed ha quindi determinato una modificazione rivoluzionaria della società grazie all'avvento del personal computers, più maneggevole e destinato al singolo, della rete che ne ha permesso l'interconnessione, è stato possibile realizzare un'agorà elettronica e all'abbattimento dei costi, legato alla larga diffusione e alle sempre più perfezionate innovazioni tecnologiche, ha reso possibile un accesso praticamente ubiquitario, per lo meno nelle società industrializzate. Al di là degli aspetti tecnici o strettamente computazionali per cui era stata pensata, ha assunto allora le funzioni di un mezzo avanzato di comunicazione e di scambio, proponendosi comeportatore di un paradigma inedito, portatore di un modello diverso di organizzazione sociale, flessibile, partecipativa e egualitaria, che consente all'utilizzatore di essere fruitore ed emettitore di contenuti complessi e multimediali.
Attualmente, come spesso accade di fronte a sostanziali modificazioni culturali, sociali ed economiche, ci troviamo nella cosiddetta fase preparadigmatica, propria dei momenti di passaggio, nei quali dibattiti e discussioni assumono la funzione di favorire un assestamento affinché un nuovo paradigma venga accettato. 
Accanto ad un'accettazione entusiastica, ottimistica, talora fino all'utopia, è presente un atteggiamento di sospetto e di diffidenza, correlato all'intrinseca natura del cambiamento, ovvero alla tendenza dell'uomo a mantenere un assetto costante, stabile e rassicurante, per cui ogni mutamento è vissuto come una minaccia, una frattura, una perdita rispetto alle certezze del prima.
Esempi
Difficile fare previsioni…
Ci soffermiamo ora sull'impatto dei nuovi media sull'acquisizione e la diffusione del sapere scientifico e sul confronto fra le riviste scientifiche tradizionali e le risorse di rete.
Le riviste scientifiche tradizionali trasmettono un sapere normato e codificato secondo regole precise. 
Sono l'espressione di un unico paradigma dominante, Kuhn intendendo per paradigma scientifico una teoria accettata assieme ai suoi campi applicativi in ambito concettuale, osservazionale e strumentale, seguìti da una ben definita comunità scientifica in un determinato periodo di tempo. 
Nel contesto dei mass-media tradizionali, la modalità di comunicazione assume per lo più le caratteristiche di asimmetria e di unidirezionalità, in una dimensione di informazione verticale 
che comporta una ricezione rigida, predefinita e, in alcuni casi, strettamente vincolata dall'ordine di lettura imposto dall'emittente (radio, TV). In tale contesto, il fruitore rimane, essenzialmente, un soggetto passivo, in attesa delle informazioni ed incapace di esercitare un qualsiasi ruolo attivo nella loro creazione. 
L'integrazione tra approcci e metodi diversi è possibile, ma non immediata, tramite lo sforzo attivo ed il background culturale dell'utente e viene stimolata dalla crisi del paradigma. 
Le risorse di rete offrono l'opportunità di dare voce alle aree che si muovono al di fuori del paradigma dominante, anche grazie alla pluralità dell'offerta, non esiste un unico soggetto emittente che eroga l'informazione a suo piacimento. 
Al di là delle riviste scientifiche on-line, esistono spazi in cui la libertà di espressione è molto ampia, quali forum, mailing-list, chat, e-mail, che rappresentano una dimensione emancipata dalle regole del potere, nella quale non conta tanto chi parla quanto ciò che viene detto. 
In rete la fruizione dell'informazione scientifica da parte dell'utente avviene attraverso un'interazione orizzontale anzichè verticale come nelle riviste tradizionali: è possibile cioè un'interazione fra chi fornisce l'informazione e chi la riceve, nonchè tra i vari utenti. Possibilità estremamente limitata nelle riviste tradizionali (lettere all'editore, spazio dei lettori, esigue, non possibile controreplica…)
Attraverso lo scambio reciproco di opinioni e di informazioni, si possono creare e sviluppare nuove acquisizioni per dei soggetti che non sono più semplici spettatori ma che possono diventare parte integrante ed attiva nello sviluppo e nella diffusione dell'informazione. La fruizione può avvenire in maniera attiva grazie alle caratteristiche della rete, nella quale è possibile navigare liberamente oppure tramite percorsi predefiniti attraverso i link.
I tempi di trasmissione e di acquisizione delle informazioni scientifiche sono accelerati e spesso coincidono (ad esempio nei forum); 
le distanze sono praticamente annullate, con la possibiltà di avere notizie, in tempo reale, da tutto il mondo, 
mentre lo spazio di supporto del materiale è pressochè illimitato. 
Il codice della rete è stato costruito ad immagine di quello accademico, basato sull'economia del regalo, per cui le informazioni scientifiche vengono condivise e attivamente scambiate, come nei convegni e nelle riunioni scientifiche. Il lavoro intellettuale non viene tradotto in beni commerciabili, ma per lo più costituisce un riconoscimento personale e un titolo accademico per l'autore. Tale principio è stato conservato anche con la diffusione della rete alla popolazione generale.
Internet diventa un'"agorà elettronica" "il terzo stato intellettuale", (in cui la diffusione dell'informazione scientifica non è più rallentata e complicata dalla frammentazione e dalla dispersione indotte dalle numerose riviste tradizionali), come un unico spazio virtuale di condivisione e di scambio libero ed alla pari. 
Non esiste in rete una legislazione specifica riguardo il copyright, attualmente la rete soggiace teoricamente alle stesse norme valide per i vecchi mass-media e i trasgressori potrebbero essere perseguiti. Gli utilizzatori della rete tendono, a tutt'oggi, a far circolare le informazioni gratuitamente e liberamente.
Il copyright appare un ostacolo alla collaborazione e alla circolazione dell'informazione, costituisce una politica svantaggiosa per il progresso scientifico, secondo il principio del copyleft l'informazione può essere letta, fruita, copiata e distribuita liberamente a patto che sia sempre citata la fonte, preservando così la libertà intellettuale. In questo modo ogni utilizzatore e ogni autore che contribuisce con la propria opera può accedere liberamente a un numero elevatissimo di contributi.
L'enorme quantità di informazioni fruibili può generare una sensazione di confusione e di perdita di tempo per i navigatori (information overload ).
Manca un "filtro", attualmente le scelte qualitative rispetto ai contenuti immessi in rete, sono affidate unicamente alla cultura e al buon senso dell'utilizzatore, quindi, se da un lato va preservata la possibilità di esprimersi liberamente, è necessaria una certificazione scientifica sulla qualità dei contenuti immessi in rete. In questo modo sarebbe garantita la credibilità delle riviste e delle pubblicazioni in rete, equiparata per prestigio e valore scientifico a quelle cartacee, con un maggior interesse a pubblicare su internet da parte degli autori e l'aumento del numero dei contributi qualitativamente elevati. 
In realtà, a fronte di questa "sovrabbondanza" di contenuti, la rete non riporta ancora l'informazione nella sua interezza. Non è uno strumento di sapere onnipotente, ma parziale, non tutto ciò che è reale è virtuale.
Non è fruibile da tutti, sia dal punto di vista socio-economico che da quello "tecnico" 
la modalità ricerca delle informazioni, tra quelli presenti – ruolo per lo più svolto dai motori di ricerca – è imperfetto e spesso fallace: nessuno motore di ricerca indicizza tutta la rete, non esistono algoritmi standard e precise parole chiave per l'immagazzinamento del materiale, esistono siti commerciali , non sempre adeguatamente segnalati, si assicurano una "posizione alta" e parole chiave accurate, tramite il pagamento di somme di denaro. Per questo spesso risulta difficile proprio trovare contenuti editoriali e pubblicazioni accademiche indipendenti e no profit. 
L'utilizzo delle risorse di rete in psichiatria è facilitato dalla caratteristica di tale disciplina di essere per lo più testuale.
Nell'ambito della clinica psichiatrica, inoltre, la possibilità di un confronto critico fra paradigmi diversi è una risorsa fondamentale per una terapia integrata e per la crescita della qualità delle prestazioni cliniche, proprio per la caratteristica dell'interdisciplinarietà dell'intervento psichiatrico, che deve essere modulato individualmente, paziente per paziente. 
Infine, le risorse di rete possono fornire un più valido contributo (e a volte un'alternativa) rispetto alla formazione classica e in particolare rispetto alla formazione medica continua: tema, oggi, di grande attualità. 
Come gruppo di lavoro abbiamo realizzato nel 2001 un corso di formazione in psichiatria per Medici di Medicina Generale nell'ambito della sperimentazione voluta dal Ministero della Salute. 
Credo valga la pena, a conclusione di questo contributo, proporre alcune considerazioni di "cornice" derivate dalla nostra esperienza:

  1. La formazione a distanza (FAD) è un ossimoro: ovvero, in realtà la vicinanza e lo scambio, spesso al di fuori del momento tipicamente accademico rappresentato dalla "lezione", sono e restano i veri valori aggiunti che consentono una acquisizione di conoscenza elevata nella misura in cui esiste una "vita sociale" dei documenti che , sola, consente un reale e proficuo apprendimento. Se l'ideale è pertanto l'Aeropago, ciò a cui dovrebbe puntare la FAD, che spesso nasce da esigenze (leggi costi) indipendenti dal criterio qualitativo, è un modello didattico che "tenti" il più possibile di avvicinarsi ai migliori modelli di didattica tradizionale.

  2. E' pertanto necessario che la FAD non sia rappresentata da una semplice interazione UOMO-MACCHINA, ma che pieghi la tecnologia alle reali esigenze della formazione.

  3. E' quindi prioritaria la necessità di porre al centro della formazione (diremmo sia off che on line) non solo l'acquisizione dei dati ed il controllo (umano o elettronico) dell'avvenuto apprendimento, ma anche e soprattutto l'interazione tra discenti e docenti a tutti i livelli e declinazioni possibili, entro una logica in cui saperi ed esperienze possano scambiarsi e trovare un "luogo" in cui costruire un valore aggiunto, un allargamento ed un approfondimento dei contenuti di conoscenza: vero obiettivo del corso.

La formazione a distanza è una grande occasione per la sanità tutta e per la psichiatria, nella misura in cui la sua testualità la configura come particolarmente adatta a tali sistemi di formazione: nella misura in cui solo progetti didatticamente avanzati potranno contribuire a soddisfare in maniera adeguata la fame di conoscenza degli operatori.

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