DIAGNOSI E TRATTAMENTO DEL DISTURBO BIPOLARE: PROGRESSI E CONTROVERSIE - Maj

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30 novembre, 2012 - 13:46

 

Non più di venti anni fa, il disturbo bipolare era prevalentemente concettualizzato come una condizione rara (prevalenza lifetime nella comunità dell'1-1.6%), facile da diagnosticare (per la presenza di una sindrome inconfondibile come quella maniacale), facile da trattare farmacologicamente (per la dimostrata efficacia del trattamento a lungo termine con il litio) e insensibile a qualunque approccio psicoterapeutico.

Questa concettualizzazione si è modificata radicalmente negli ultimi due decenni. Oggi con il termine "disturbo bipolare" si comprende una varietà di condizioni cliniòhe, la cui prevalenza lifetime nella comunità è riportata essere tra il 3 e il 6.5%, nelle quali la presenza della sindrome maniacale non è più considerata un prerequisito, la cui diagnosi differenziale può essere difficile (specialmente nei confronti della depressione maggiore ricorrente e di alcune forme di disturbo di personalità), la cui terapia farmacologica può essere complessa e richiedere l'associazione di più farmaci, e in cui diverse tecniche psicoterapeutiche, usate in associazione con il trattamento farmacologico, possono essere utili.

Questa nuova concettualizzazione del disturbo bipolare, tuttavia, non èaccettata in maniera unanime. lì concetto di uno "spettro bipolare" é stato criticato perché manca di un chiaro principio organizzatore, non èsufficientemente validato dalla ricerca, può ridurre la riproducibilità della diagnosi del disturbo bipolare (determinando una situazione simile a quella della diagnosi di schizofrenia alcuni decenni fa), e può ostacolare la raccolta di campioni omogenei di pazienti e quindi ritardare la scoperta delle basi biologiche del disturbo. D'altra parte, il concetto di "stabilizzatore dell'umore" è oggi controverso, e viene talora esteso anche a farmaci il cui effetto profilattico a lungo termine nel disturbo bipolare non è adeguatamente documentato. I dati recenti sul divario esistente tra l'efficacia e l'efficienza della profilassi con il litio sono stati talora interpretati in maniera distorta, la qual cosa sta producendo, in diversi contesti cimici, una sotto-utilizzazione di questo farmaco. Le varie tecniche psicoterapeutiche di cui la ricerca documenta oggi l'efficacia sembrano agire pervalentemente attraverso alcuni loro elementi aspecifici e pongono problemi di costi nelle condizioni cliniche ordinarie, di addestramento del personale e di compliance da parte dei pazienti.

Le recenti acquisizioni della ricerca in questo settore, dunque, hanno generato una serie di quesiti, che vanno individuati ed affrontati con la mente completamente libera da condizionamenti esterni

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