Intervista esclusiva a Sergio Piro

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28 ottobre, 2012 - 20:40

Prof.Piro, chi era Danilo Cargnello?

R: Danilo Cargnello, nato a Castelfranco Veneto nel 1911, dopo la laurea in medicina e la libera docenza in malattie nervose e mentali, si dedicò alla psichiatria clinica giungendo alla direzione degli ospedali psichiatrici di Sondrio e poi di Brescia. Insofferente dei limiti e delle strettoie della psichiatria e della psicopatologia italiana degli anni trenta e quaranta, caratterizzata da un miope riduttivismo e dal rifiuto di ogni novità, egli si volse subito ad approfondire gli aspetti più rilevanti della psicopatologia clinica internazionale ed in particolare dell'indirizzoantropo-fenomenogico (Ludwig Binswanger) e alla fenomenologia strutturale(Viktor von Gebsattel, Erwin Straus) di lingua tedesca. Non trascurò di approfondire le connessioni e il rapporto delle due importanti e decisive correnti innovative che, subito dopo la seconda guerra mondiale attraversarono la psichiatria italiana, vale a dire la fenomenologia e la psicoanalisi. Quel lavoro di Cargnello che s'intitola "Dal naturalismo psicoanalitico alla fenomenologia antropologica della Daseinanalyse: da Freud a Binswanger(1961)" rimane un saggio mirabile di analisi comparativa ed è tuttora attualissimo.

Come lo ha conosciuto e perché?

R. L'incontro avvenne dapprima con i suoi scritti che influenzarono grandemente l'impostazione teorica, lo sviluppo metodologico e la stesura del mio libro "Il linguaggio schizofrenico" (1967) e poi direttamente con lui. Discutemmo molto e i caratteri della discussione, delle affinità e dei temi di convergenza/divergenza più facilmente risultano da alcuni tratti del mio libro del 1988 che s'intitola Cronache psichiatriche, di cui riporto alcuni tratti: "La psichiatria universitaria italiana dell'immediato secondo dopoguerra non appare dunque molto diversa da quella del precedente ventennio: le influenze dominanti di tipo idealistico, paleo-positivistico e cattolico non si sono affatto modificate, così come non è cambiato, rispetto al periodo fascistico, l'assetto di potere a livello dei centri universitari, nè gli stili della ricerca e della didattica: voci isolate vengono dagli ospedali psichiatrici di provincia dove sono state confinate personalità interessanti e colte (Cargnello; G.E.Morselli;) o dagli ambienti progressisti non medicali delle grandi città (Musatti pp. 32-33). Entrambi, Cargnello ed io, eravamo stati confinati in Ospedali psichiatrici di provincia (egli a Sondrio ed io a Materdomini), dove continuavamo con pieno impegno un lavoro di trasformazione culturale del nostro specifico. Benché egli non volesse troppo occuparsi di politica e a dispetto della differenza d'età (aveva sedici anni più di me) vi era una evidente analogia di condizione: analoghe furono anche le conseguenze: "La repressione degli ambienti accademici aveva sempre più spinto verso i manicomi di provincia (o in posizione marginalizzata) quegli psichiatri che maggiormente avevano contatto con la vita intellettuale del paese e con il clima nuovo che si andava formando e che esprimevano un dissenso scientifico e politico. Già nel periodo precedente (e lo si è detto nel capitolo II) erano rimasti isolati nei manicomi di provincia gli psichiatri più legati agli orizzonti culturali e scientifici dei loro tempi (Cargnello, Morselli G.E.), ma ora l'esclusione si fa più nettamente politica, perché il dissenso non è più soltanto intellettuale e scientifico, ma tendea divenire politico (nel senso proprio del termine). E proprio dai manicomidi provincia (da Sondrio, da Gorizia, da Novara, da Varese, da Padova, da Perugia, da Materdomini di Nocera Superiore) incomincerà a rotolare la valanga culturale che travolgerà la psichiatria accademica italiana dell'epoca: l'iniziativa goriziana di Franco Basaglia sarà il detonatore e porrà a tutti l'obbligo di passare dalla teoria alla pratica, dalla descrizione all'impegno, dalla denunzia all'azione" (pp. 111-112).

Ci sintetizzi l'apporto di Cargnello alla storia della fenomenologia italiana ed internazionale.

R: Prendo da quello stesso mio libro i seguenti tratti: "La trama tenue del rapporto della psichiatria italiana con la fenomenologia psichiatrica(nelle sue varianti e denominazioni: antropo-fenomenologia, fenomenologiasoggettiva, fenomenologia obiettiva strutturale, fenomenologia obiettiva illuminativa, etc.) prevalentemente di lingua tedesca era stato tessuta in quegli anni difficili, in un ospedale psichiatrico di provincia, da Danilo Cargnello: "Sorta nei paesi di lingua tedesca sull'alveo di una lunga e insigne tradizione psichiatrica, preceduta e accompagnata da approfonditi studi sul significato del comprendere, l'antropologia fenomenologica ha avuto, in questi ultimi lustri, un grande sviluppo soprattutto in Svizzera e nella Germania occidentale, nonché in Francia, negli Stati Uniti d'America e in altri paesi.... Essa si è affacciata in Italia nel1947 proprio col primo saggio con cui si apre questo volume. All'inizio, e anche dopo, è stata fatta oggetto di critiche tanto sbrigative quanto gratuite ed infondate. Successivamente, da altri (senza dubbio i suoi peggiori servitori) è stata assunta con acritica ingenuità per facili esercitazioni verbali". Queste parole di Cargnello, scritte nel 1966, ricordano bene il primo periodo, in cui la fenomenologia era quasi del tutto ignorata: comunque, proprio in quegli anni, a Roma, a Padova e in altre sedi il filone fu ripreso, pur rimanendo un aspetto minoritario e sovente incompreso fino alla seconda metà degli anni cinquanta, per poi dilagare negli anni sessanta, come meglio si dirà"(pp. 42-44). "Non v'è qui spazio per riferire delle diversità di sviluppo fra i vari sottogruppi del complesso panorama italiano dell'antropo-fenomenologia: più vicino a Binswanger, in modo attento e rigoroso, fu Cargnello, mentre Callieri inclinava maggiormente verso gli antropo-fenomenologi strutturali, Calvi era teso in un continuo ritorno a Husserl, Basaglia era sensibilmente influenzato dalla filosofia della prassi di Sartre, etc. Ma un punto fu comune a tutti i sottogruppi e a coloro che vi furono adiacenti: la centralità del problema epistemologico e la critica al rozzo meccanicismo, determinismo e nosografismo delle psichiatrie dominanti" (pp. 96-97).

In cosa si differenzia il suo approccio rispetto a quello di Cargnello?

R: Su un piano strettamente terminologico l'approccio di Cargnello alla psicopatologia è fenomenologico, fortemente connesso alle conseguenze psicologico-psichiatriche della presenza filosofica di Husserl, di Heidegger, di Sartre, mentre il mio è un approccio antropologico prevalentemente legato alla narrazione delle determinanti empiriche, all'analisi del linguaggio, alla sottolineatura del rapporto epistemogenesi-epistemologia, alla descrizione del continuo mutare dell'universo dell'accadere umano. Ci mettono insieme l'evidente rifiuto di ogni forma di positivismo rigido e di ogni implicito spiritualismo e la dimensione della ricerca come momento risolutivo della trasformazione del destino umano, dell'insegnamento, della "cura".

Perché è importante ricordare Danilo Cargnello?

R: Nessun ricercatore può vivere fuori dalla storia della suadisciplina. Afferrare il senso del lavoro e del travaglio di coloro chevci hanno preceduto significa costatare che quei temi sono tuttora aperti,che il lavoro di ricerca nelle scienze umane non ha conclusioni né consegne definitive. La storia della ricerca è una linea che ci sorpassa e si perde nella molteplicità del futuro. Ma non solo perquesto principio generale è importante ricordare Cargnello. Per me ricordo di Lui significa: serietà, durezza, impegno certosino,professionalità altissima nella ricerca eppure, e senza contrasto, una continua tensione al futuro e una passione profonda per il mutamento. Benché Egli non usasse mai questa parola, questo è un impegno che ha conseguenze politiche. Ma nulla è separato nell'accadere umano complessivo.

Cargnello D. 

1947a: La schizofrenia come turba della personalità, "Archivio psicologianeurologia psichiatria", 8, 333. 

1947b: Amore, amicizia, aggressività e ipseità nell'antropologiaesistenziale di L. Binswanger, "Rivista di psicologia", fasc. 3-4. 

1948a: Amore, amicizia, aggressività e ipseità nell'antropologiaesistenziale di L. Binswanger, "Rivista di psicologia" fasc. 1, 2 e 4.

1948b: Antropoanalisi e psicoanalisi, "Archivio psicologia neurologia psichiatria",4, 1. 

1953: Sul problema psicopatologico della distanza, "Archivio psicologia,neurologia, psichiatria", 14, 435. 

1956: La "Daseinanalyse" di Ludwig Binswanger, "Archivio psicologia neurologiapsichiatria", 17, 93. 

1961a: Antropoanalisi, "Neuropsichiatria", 17, 387. 

1961b: Dal naturalismo psicoanalitico alla fenomenologia antropologicadella Daseinanalyse: da Freud a Binswanger, in Filosofia dell'alienazionee analisi esistenziale, in Filosofia dell'alienazione e analisi esistenziale,"Archivio di filosofia", Cedam, Padova, pp. 127-189. 

1963a: Antropoanalisi, in Enciclopedia della scienza e della tecnica, Mondadori,Milano. 

1963b: Aspetti costituenti e momenti costitutivi del mondo maniacale, "Archiviopsicologia neurologia psichiatria", 24, 443. 

1964: Fondamentali forme del capire psichiatrico correlativamente al rapportoesaminato-esaminatore, "Psichiatria generale (e dell'età evolutiva)",2, 319. 

1966a: Ludwig Binswanger (1881-1966), "Archivio psicologia neurologia psichiatria",27, 106. 1966b: Alterità e alienità, Feltrinelli, Milano.

1980: Ambiguità della psichiatria, in AA.VV., Scienza, linguaggioe metafilosofia, Guida, Napoli. 1981: Ludwig Binswanger e il problema dellaschizofrenia. Prima parte: "Rivista sperimentale freniatria", 105, 7. 

1982a: Ludwig Binswanger e il problema della schizofrenia. Seconda parte:"Rivista sperimentale freniatria", 106, 227. 

1982b: Ludwig Binswanger e il problema della schizofrenia. Terza parte:"Rivista sperimentale freniatria", 106, 859. 

1983: Ludwig Binswanger e il problema della schizofrenia. Quarta parte:"Rivista sperimentale freniatria", 107, 1. 

1984: Ludwig Binswanger e il problema della schizofrenia. Quinta parte:"Rivista sperimentale freniatria", 108, 1951. 

1987: La questione dell'essere nel sogno secondo Detlev von Uslar, "Psichiatria(generale e dell'età evolutiva)", 25, 299. Cargnello D., CallieriB. e Bovi A. 

1965: La psicopatologia è davvero in crisi?, "Archivio psicologianeurologia psichiatria", 26, 492. Cargnello D. e Calvi L. A. 

1961: Principi ordinativi per un inquadramento antropo-analitico dellefobie, "Archivio psicologia neurologia psichiatria", 22, 365. CargnelloD. e Riva M. 

1960: Studi sulle parafrenie. Studio primo: introduzione, "Archivio psicologianeurologia psichiatria", 21, 154.

Richiami importantial lavoro e al ruolo di Cargnello nella psichiatria italiana del IIºdopoguerra e nel periodo si trovano in:

Borgna E. 1978: Danilo Cargnello o la parola, e il rifiuto della parola,nell'altro-da-noi, "Rivista sperimentale freniatria", 102, 1471. 

1979a: La �Entfremdung' come esperienza fenomenologica e psicopatologica,"Rivista sperimentale freniatria", 103, 454. 

1979b: Per una psichiatria fenomenologica, Introduz. in Galimberti U.:Psichiatria e fenomenologia, Feltrinelli, Milano, pp.9-47. Callieri B.

1982: Quando vince l'ombra. Problemi di psicopatologia clinica, CittàNuova, Roma. Callieri B. e Castellani A. 

1969: Psicopatologia e persona. Considerazioni antropologiche, "Rivistasperimentale freniatria", 93, 1251. Callieri B., Castellani A. e De VincentiisG. 

1972: Lineamenti di una psicopatologia fenomenologica, Il Pensiero Scientifico,Roma.p.9-47. Piro S. 1967: Il linguaggio schizofrenico, Feltrinelli, Milano.

1986: Trattato sulla psichiatria e le scienze umane, Vol. Iº: Euristicaconnessionale, Idelson, Napoli. 1988: Cronache psichiatriche. Appunti peruna storia della psichiatria italiana dal 1945. Ed. Scientifiche Italiane,Napoli. 

1992: Parole di follia. Storie di linguaggi e persone in cerca del significatoe del senso, Angeli, Milano. 

1993: Antropologia trasformazionale. Il destino umano e il legame agliorizzonti subentranti del tempo, Angeli, Milano. 1997: Introduzione alleantropologie trasformazionali, La Città del Sole, Napoli.

Citazioni importanti dellavoro di Cargnello sono contenute negli scritti di Umberto Galimberti,di Eugenio Borgna, di Bruno Callieri. Il ruolo di Danilo Cargnello nellastoria della psichiatria italiana è sottolineato fortemente da Pironei suoi lavori storici e, in particolare, nel volume Cronache psichiatrichedel 1988 (vedi sopra).

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