Gli archivi della follia: l'utilità di un approccio storico alla psichiatria e alla psicoanalisi

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28 ottobre, 2012 - 19:55

Ad Amsterdam, nel 1965, al Congresso dell'IPA (International Psychoanalytical Association), lo storico svedese Ola Andersson presentò un contributo sulla vera storia e sul destino di Fanny Moser (cioè Emmy von N., la paziente isterica di cui parla Freud negli Studi sull'isteria [1895]). 
Membro dell'IPA, formalmente fedele ai canoni della storiografia psicoanalitica ufficiale - quella, tanto per intenderci, inaugurata dall'agiografia di Ernst Jones - Andersson lasciò passare quattordici anni prima di pubblicare il suo contributo pionieristico. Ma il sasso, oramai, era stato gettato. Quattro anni prima, del resto, un altro pioniere della storiografia psicoanalitica, Henri Ellenberger, si era mosso in una direzione analoga, con un articolo dal titolo eloquente: La psychiatrie et son histoire inconnue (1961). 
L'itinerario di Ellenberger (1905-1993) - dall'articolo del 1961 fino ai lavori più recenti - ci dimostra come il lavoro storico possa modificare l'immagine e forse persino l'assetto epistemologico del sapere psichiatrico e psicoanalitico, qualora si svolga al di fuori di ogni apriorismo ortodosso e di qualsiasi tentazione agiografica e celebrativa. Sulla scia di Andersson e di Ellenberger, altri studiosi si sono cimentati su 
questo terreno nuovo ed insidioso: talvolta filosofi e storici, ma più spesso psichiatri, neurologi o psicoanalisti dediti alla
ricerca storica, ai quali dobbiamo un punto di vista finalmente laico e distaccato sul cosiddetto mito delle origini e sul suo eroico e prestigioso artefice: Sigmund Freud. 
In questa direzione, ci sembra molto significativo il contributo di Albrecht Hirschmuller: neurologo, psichiatra, psicoterapeuta-analista e storico della medicina all'Università di Tubinga. Il suo libro su Breuer - Physiologie und Psychoanalyse in Leben und Werk Josef Breuers (1978), bibliograficamente aggiornato nella recente edizione francese - è forse il contributo più originale e innovativo nell'ambito della storiografia psicoanalitica: ora sappiamo, grazie a Hirschmuller, che il caso fondatore della psicoanalisi - la famosa storia di Anna O., al secolo Bertha Pappenheim - è stato deliberatamente alterato e falsificato da Breuer e da Freud. Sarà importante, negli anni a venire, capire in quale misura queste ricerche storiche modificano la nostra visione della psicoanalisi e la nostra comprensione di alcuni suoi concetti fondamentali (la seduzione, l'amore di traslazione, i traumi infantili, il significato dei sintomi, eccetera). L'attuale crisi della psicoanalisi e la inevitabile ridefinizione del suo assetto epistemologico non potranno, a mio parere, evitare di confrontarsi con i risultati della critica storiografica. Detto questo, e lasciando volutamente aperta tutta la questione, mi sembra utile ricordare che la delicata revisione storiografica di Ellenberger e di Hirschmuller - per non citare che loro - poggia su documenti inediti d'archivio: più in particolare, è stato decisivo l'accesso dei due studiosi all'archivio della casa di cura Bellevue, di Kreuzlingen (in Svizzera), dove sono stati ritrovati scritti inediti di Breuer (due rapporti del 1882, che precedettero l'internamento di Anna O. nell'istituto, subito dopo la sua presunta guarigione a seguito del trattamento “catartico”), un resoconto autografo della paziente stessa, ed infine scambi epistolari di Robert Binswanger, direttore del “Sanatorium”, con Breuer e con la madre di Anna O.
Attraverso questi documenti inediti siamo oggi in grado di comprendere più profondamente sia la storia personale e la cultura di Bertha Pappenheim, sia la pratica terapeutica effettiva adottata da Breuer, inizialmente in accordo con Freud. Non solo: siamo anche in grado di interpretare criticamente il mito fondatore della psicoanalisi (il suo “protoparadigma”, secondo la definizione di Borch-Jacobsen), così come è stato proposto a più riprese dallo stesso Freud e dalla cerchia dei suoi deguaci più fedeli, a partire da Jones. Va segnalato, in questa prospettiva, anche il lavoro storico svolto sia da Ellenberger cha da Ola Andersson attorno alla figura di Fanny Moser (che è poi la Emmy von N. degli Studi sull'isteria): grazie ad esso, riusciamo a conoscere più a fondo la vita, la cultura, l'ambiente familiare e sociale di questa paziente isterica. Il che significa, per noi, poter valutare criticamente il taglio riduzionista dell'amalisi freudiana, fin dai suoi esordi.
Gli archivi della follia svolgono dunque, all'interno della ricerca psichiatrico-psicoanalitica, una importante funzione critica: ci permettono di cogliere l'effettivo rapporto tra le pratiche terapeutiche reali e la loro codificazione teorica, spesso influenzata da istanze autoconservative ed autocelebrative.
Chi scrive ha già cercato, a partire dal 1980, di utilizzare in questa feconda direzione gli archivi sanitari e manicomiali: quelli, ad esempio, delle isole veneziane di San Servolo e di San Clemente - sedi di due antiche istituzioni asilari - attualmente conservati presso la Fondazione San Servolo.
Uno degli scopi istituzionali di questa Fondazione è quello di unificare e di centralizzare l'archivistica manicomiale della regione (ma, in prospettiva, anche quella nazionale), al fine di rendere possibili non solo indagini storiche di tipo tradizionale, ma anche ricerche storiche finalizzate ad una revisione critica dei paradigmi psichiatrico-psicoanalitici: nella profonda convinzione - corroborata dagli studi prima citati - che tra il lavoro dello storico e i problemi attuali della psichiatria militante possa e debba esserci una saldatura tutt'altro che effimera ed occasionale; nella profonda consapevolezza che una istanza storico-epistemologica rappresenta oggi, per la psichiatria, uno strumento utile ai suoi progressi ed alla sua autoridefinizione. Non a caso, negli ultimi anni, si sono moltiplicate, non solo nel nostro paese, iniziative istituzionali (riviste, seminari, gruppi di studio,
convegni, centri di ricerca) mirate alla valorizzazione del rapporto tra psichiatria ed indagine storico-epistemologica. Lo scopo di questa breve nota è quello di riaprire, anche all'interno della rivista, un dibattito a più voci su tali problematiche.

H. ELLENBERGER, La psychiatrie et son histoire inconnue, in “L'Union médicale du Canada”, n.90, marzo 1961
H. ELLENBERGER,La scoperta dell'inconscio, Boringhieri, Torino 1976, 2 volumi 
H.ELLENBERGER, Médecines de l'àme, Fayard, Paris 1995
O. ANDERSSON, A Supplement to Freud's case History of Frau Emmy von N., in “The Scandinavian Psychoanalytical Review”, 1, vol.2, 1979
A. HIRSCHMULLER, Josef Breuer, PUF, Paris 1991
M. BORCH-JACOBSEN, Souvenirs d'Anna O., Aubier, Paris 1995
O ANDERSSON, , Paris 1997 
M. GALZIGNA - H. TERZIAN, L'Archivio della Follia, Marsilio, Venezia 1980
M. GALZIGNA (a cura di), La follia, la norma, l'archivio, Marsilio, Venezia 1984
M. GALZIGNA, La malattia morale.Alle origini della psichiatria moderna, Marsilio, Venezia 1992

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