DOPO IL DELITTO
Il supporto psicologico alle famiglie delle vittime
di Rossana Putignano

Richard Trenton Chase: "il Vampiro di Sacramento"

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3 gennaio, 2017 - 19:22
di Rossana Putignano

 

Gli omicidi più strani, grotteschi e insensati che io abbia visto in 28 anni” (Russel Vorpagel-FBI)
 
Sacramento. Il 23 Gennaio 1978 una donna incinta di 22 anni viene rinvenuta dal marito massacrata, con il ventre squarciato.  Accanto al letto un barattolino di yougurt, servito probabilmente all’assassino, per berne il sangue. Stiamo parlando di Richard Trenton Chase, soprannominato il “Vampiro di Sacramento” . Dal 1972 l’FBI aveva istituito presso Quantico l’Unità di Scienze Comportamentali la quale contattò uno dei più importanti criminal profiler Robert Ressler conferendogli il compito di stilare un primo profilo dell’assassino e che riportiamo qui:
 
“Maschio bianco di età compresa tra i 25 e i 27 anni; magro, apparentemente malnutrito. L’abitazione, dove si trovano le prove dei suoi crimini, si rileverà estremamente sporca e trascurata. Storia di malattia mentale e uso di droghe. Si tratta di un solitario che non socializza né con gli uomini né con le donne e che passa probabilmente la maggior parte del suo tempo in casa, dove vive da solo. Disoccupato, riceve probabilmente una qualche pensione di invalidità. Se abita con qualcuno sarà con i genitori; è tuttavia improbabile. Non ha prestato servizio militare; ha abbandonato il liceo o l’università. Probabilmente soffre di una o più forme di psicosi paranoide”. 
 
L’infanzia di Chase, effettivamente,fu segnata da un rapporto litigioso tra i genitori tale che la madre venne descritta dagli psichiatri come aggressiva, ostile e provocatoria. I suoi genitori divorziarono e Chase iniziò a soffrire di alcuni sintomi identificati come la triade di McDonald caratterizzata da enuresi, piromania e zoosadismo (uccideva gatti). In età adolescenziale iniziò a soffrire di una forma di impotenza che lo condusse a consultare uno psichiatra; questi la riconobbe come esordio di una malattia mentale. Da allora Chaise iniziò ad abusare di droghe e medicinali. Pur essendo normodotato, al liceo Chase iniziò a diventare sprezzante e senza ambizione e la sua stanza era perennemente in disordine. Arrestato nel 1965 per possesso illegale di marijuana, tuttavia, conseguì il diploma e trovò un lavoro che abbandonerà dopo qualche giorno. Andò a vivere da solo in un appartamento acquistato dalla madre e li iniziò ad acquistare molti conigli, a ucciderli , a berne il sangue e a mangiarne le viscere con la convinzione delirante che, se non si fosse nutrito di sangue fresco, il suo cuore si sarebbe seccato e il suo sangue si sarebbe trasformato in polvere. Ricoverato in reparto psichiatrico, Chaise dichiarò ai medici che qualcuno gli aveva rubato l’arteria polmonare, che le sue ossa stavano uscendo dalla nuca e dalla schiena e che lo stomaco si stava sciogliendo.. Uno psichiatra gli diagnosticò un disturbo paranoico/schizofrenico; un altro psichiatra ipotizzò una psicosi tossica indotto dall’uso di alcuni farmaci. In ospedale Chase continuò a uccidere uccelli e a berne il sangue guadagnandosi il soprannome di Dracula. Inquietante fu la descrizione di una testimone che disse di aver parlato con un uomo che conobbe dieci anni prima al liceo :
 
trasandato, magro come un cadavere, con un maglione macchiato di sangue e una crosta giallastra intorno la bocca, gli occhi incavati”.
 
Dopo 72 ore di osservazione, Chaise venne rilasciato; iniziò a lasciarsi andare, dimagrì e divenne ipocondriaco fino ad abusare pesantemente di medicinali. I genitori lo riaccolsero in casa ma Chaise, temendo di essere avvelenato dalla madre, andò a vivere nell’appartamento succitato dove iniziò comprare conigli per ucciderli e sbudellarli. Presto imparò a gettare direttamente le interiora dei conigli nel frullatore. Chaise raccontò ai profilers che il sapore del liquame non era dei migliori ma era costretto a farlo perché altrimenti sarebbe stato destinato a scomparire. Fu nuovamente ricoverato questa volta per essersi iniettato nelle vene del sangue contaminato da acido; Chaise tentò di fuggire dall'ospedale, ma fu trasferito in un'altra clinica dove gli fu diagnosticata la Sindrome di Reinfeld  (ndr. nella letteratura “Renfield” era il servo devoto di Dracula) per poi essere rilasciato perché non ritenuto pericoloso.
 
Il modus operandi.
Vampirismo e squartamento costituivano il suo modus operandi per cui Chase fu catalogato come serial killer disorganizzato a causa dei numerosissimi indizi lasciati sulla scena del crimine. Uccideva topolini e uccelli, questi ultimi trovati morti col collo spezzato sul davanzale della sua finestra; inoltre, rapiva i cani del vicinato e si divertiva a chiamare la famiglia descrivendo loro come avrebbe ucciso i loro cani. Chase era ancora sotto cura farmacologica ma nessuno sembrava interessarsi a lui. Infatti, nel 1977 la madre smise di passargli i farmaci e interruppe l’affidamento del figlio lasciandolo libero di agire. Il 3 agosto 1977 venne rinvenuto il veicolo di Chaise conficcato nella sabbia di una spiaggia nel Nevada. L’interno del veicolo venne ispezionato dalla polizia: completamente imbrattato di sangue, con due fucili su i sedili e un fegato contenuto in un secchio. Chase si trovava non molto distante dalla sua vettura, nudo e sporco di sangue; asserì che il fegato apparteneva a una mucca e che il sangue fosse il suo, fuoriuscito dal suo corpo. Chaise venne rilasciato dopo un periodo di fermo e la sua patologia subì un cambiamento. Chase iniziò a ritagliare articoli che riguardavano omicidi diventando, addirittura, fan di alcuni serial killer. Questa sua passione risultò letale per 6 persone. Il “vampiro di Sacramento” iniziò a vagabondare alla ricerca delle sue vittime e, pur essendo stato avvisato più volte, non fuggiva senza aver messo prima a soqquadro le abitazioni e sfregiato i mobili urinando e defecando nei cassetti.
 
Le vittime.
La prima vittima fu un ingegnere di 51 anni ucciso nel dicembre 1977 con un fucile calibro 22 sparato a lunga distanza. La moglie pensò inizialmente a un attacco cardiaco. Su denuncia di diverse persone la polizia arrestò una persona che si aggirava con un fucile ma non si trattava della stessa arma da fuoco. Uno dei figli dell’uomo raccontò di un individuo che sparava da un’auto marrone; il ragazzo fu messo sotto ipnosi e si estrasse una targa che, purtroppo non condusse a nulla e le indagini giunsero a un punto morto. Qualche anno più tardi, ci furono strani episodi in cui venne notato più volte un giovane malconcio mentre tentava di intrufolarsi  negli appartamenti. Molti di questi, all’arrivo della polizia furono rinvenuti completamente a soqquadro.Il Vampiro di Sacramento non si fermò, di certo, a rovistare gli appartamenti, la sua sete di sangue non era ancora stata soddisfatta, temendo a breve di polverizzarsi proprio come accade per i vampiri nella letteratura . E’ la volta di Theresa Wallin, ventiduenne, incinta di tre mesi. Era il 23 Gennaio del 1978, la donna si stava recando a gettare l’immondizia. Chase si introdusse nella sua abitazione uccidendola con 3 colpi di fucile calibro 22, poi la trascinò sul letto per poi compiere atti di squartamento, vampirismo e necrofilia. Quando il marito della donna rientrò, notò l’immondizia sparsa per la casa e delle macchie oscure sul pavimento. Trovò la moglie nella stanza da letto, vicino la porta, con la maglietta sollevata fino al seno, i pantaloni abbassati alle caviglie e l’addome squarciato. Le sue interiora erano state rimosse. I reni sono stati estratti e riposti in un secondo momento, forse per pentimento. La bocca della donna era piena di feci. Dopo aver sgozzato la donna, Chaise si era ricoperto di sangue, leccandosi poi le dita come fosse cioccolata. Vicino al corpo della donna il barattolo di yougurt, forse usato per la macabra degustazione e sul pavimento erano rimasti impressi anelli di sangue, come se un secchio fosse stato spostato più volte. La terza vittima fu Eveline Roth, a un miglio di distanza dal precedente omicidio. Eveline, 38 anni stava facendo la baby sitter al suo nipotino di 20 mesi; a farle compagnia un amico di famiglia di nome Dan Meredith. Eveline aveva promesso che avrebbe mandato in visita suo figlio Jason di 6 anni a casa dei Meredith ma nessuno lo vide arrivare. Preoccupata, la figlia del signor Meredith va a controllare come mai Jason non fosse ancora arrivato. Un vicino entra per controllare la situazione. Eveline giaceva nuda sul letto, con le gambe divaricate, la testa spappolata e l’addome squarciato. Forse la donna si stava facendo il bagno quando è stata aggredita. Dall’autopsia emerse che l’assassino l’ha sodomizzata e pugnalata all’utero e l’ano almeno 6 volte; il collo è stato tagliato a fette e l’occhio ha subito un tentativo di estrazione. Sull’altro letto giace il bambino Jason con due colpi di pistola in testa, sparati a distanza ravvicinata. Anche Dan Meredith fu ucciso con colpi di arma da fuoco. Assente invece il corpo del bambino di 20 mesi. Le speranze della madre si esaurirono quando fu scoperta la culletta con un foro d’arma da fuoco e il cuscino sporco di sangue. Esaminata la vasca, gli inquirenti stabilirono che l’assassino aveva mutilato il neonato nella vasca e poi all’arrivo della figlia di Dan Meredith, deve essere fuggito portando con sé il corpicino del neonato.  Anche su questa scena criminis Chaise ha lasciato diverse tracce.
 
Le indagini.
 
La polizia ipotizzò che l’assassino avesse rubato dei feticci nella zona, ovvero oggetti di poco valore come articoli di abbigliamento ai fini autoerotici. Così, forti di questa informazione, i poliziotti iniziarono ad eseguire a tappeto una serie di interrogatori finché non sospettarono di Chase. Lo arrestarono il giorno dopo del triplice omicidio e lo trovarono in possesso della pistola calibro 22 insaguinata, un giubbotto insanguinato e del portafoglio di una delle vittime. Sottobraccio recava un pacco con delle carte insanguinate all’interno e degli stracci sporchi.  Il suo furgone era pieno d’immondizia. Nonostante le evidenze, Chaise confessò l’assassinio di tutti i cani del vicinato ma negò tutti gli omicidi che gli furono attribuiti. Nella sua casa, dall’odore putrido di decomposizione, furono rinvenuti un coltello da macellaio di 30 cm. e degli stivali di gomma sporchi di sangue.  L’abitazione era in uno stato di disordine immondo, i vestiti erano sporchi di liquido ematico e in cucina spiccavano tre frullatori colmi di sangue; una serie di articoli raccontavano i suoi omicidi. Nel frigo vi erano ancora dei piatti con parti di corpi e un contenitore con materia cerebrale. Sulla tavola giacevano le foto d’immagini di organi umani tratti da alcuni libri di scienze e alcuni collari per cani. Sul calendario, nei giorni degli omicidi, vi era la scritta “Today”, cosi come su altre 44 date ancora a venire. I cani poliziotto continuarono a cercare elementi che potessero ricondurre al corpo del neonato. In una chiesa, il custode trovò un pacchetto con i resti del neonato scomparso: decapitato, con le costole rotte e nella schiena, il piccolo recava conficcato il portachiavi dell’auto di Dan Meredith. 
 
Il processo
Il processo a carico di Chase iniziò nel gennaio 1979. In cella, Chaise confessò al suo compagno di  cella di aver bevuto il sangue delle sue vittime perché soffriva di una patologia di avvelenamento del sangue. A Chaise fu assegnato un avvocato d’ ufficio il quale imbastì una lunga disquisizione sul vampirismo e sull’uso, da parte di alcune tribù, del sangue umano e animale per aumentare la potenza vitale. La richiesta dell’accusa era la pena di morte per evitare che la difesa ottenesse l’incapacità di intendere e di volere o l’attenuante dell’alienazione mentale. Chaise venne analizzato da una dozzina di psichiatri ai quali ammise di aver provato una brutta sensazione durante gli omicidi e di aver perso il sonno nel timore che le vittime potessero ritornare dal regno dei morti. Confessò, altresì, che il primo omicidio fu, in realtà, un incidente: Chaise aveva litigato con la madre la quale non voleva fargli una visita per Natale; Chaise allora iniziò a sparare a casaccio colpendo la prima vittima. Alla fine, il consulente tecnico psichiatra, al quale spettava l’ultima parola, dichiarò che Chaise non era schizofrenico ma aveva una personalità antisociale; secondo lo psichiatra i suoi processi di pensiero di Chaise non erano disgregati, anzi egli era, a suo avviso, perfettamente in grado di distinguere tra il bene e il male. Fu condannato colpevole di 6 omicidi e condannato a morte. Si decise per la camera a gas. I vari profilers fecero molte visite a Chaise. Uno di questi fu Robert Ressler che aveva già tracciato un profilo dell’assassino prima che fosse individuato.  Chaise raccontò a Ressler di aver ucciso per evitare l’avvelenamento da sapone per i piatti, fornendo un’ accurata descrizione sulla correlazione tra la schiuma lasciata sui piatti e l’avvelenamento. Tuttavia, il delirio di veneficio, non era l’unica delle sue pene. Secondo Chaise, parte dei suoi omicidi, era da imputare ai nazisti e agli alieni che gli avrebbero dato ordine perentorio di uccidere.  Chase non era ben visto in carcere dagli altri detenuti i quali lo incitavano al suicidio. Chaise non era affatto tranquillo e temendo di essere avvelenato, chiese più volte Ressler di analizzare sempre i suoi pasti; quest’ultimo insisterà più volte per il trasferimento di Chase in un altro penitenziario ma purtroppo, a un anno dalla condanna, il 26 Dicembre 1980 Chase si suicidò ingerendo un’enorme quantità di psicofarmaci, facenti parte della sua terapia: evidentemente, le aveva tenute da parte per molto tempo ingerendole tutte in una sola volta.
 
Il parere dell’esperta criminologa Dott.ssa Mary Petrillo
 
Il fenomeno del vampirismo in ambito criminologico è molto noto; infatti, molti delitti e crimini cruenti, affondano le radici in questa particolare manifestazione atroce e a tratti anche molto crudele, che spesso assume i risvolti di una vera e propria patologia, quale ad esempio la ematomania spesso correlata con ciò che nella storia della medicina veniva definito “salasso” , ossia una particolare pratica  che consisteva nel prelevare da un individuo consistenti quantità di sangue, che in ambito medico assumeva un significato ben preciso ossia far diminuire la pressione sanguigna; col tempo, però, sono state ovviamente approntate tecniche più moderne ed efficaci a tal riguardo. In ambito criminologico, invece, questo modus operandi era tipico di chi, per motivazioni patologiche, si "nutriva" del sangue delle proprie vittime. I  "vampiri" famosi nella storia della criminologia sono stati - oltre al succitato "vampiro di Sacramento" - anche ad esempio una donna Erzsebet Bathory; ricordiamo, altresì, Wayne Boden, Fritz Harmann e l'italianissimo Vincenzo Verzeni ed altri ancora. Questa tipologia di criminale è assetato di sangue, dove proprio il sangue, appunto, ha un ruolo fondamentale nella commissione del crimine e spesso è riconducibile a una patologia di tipo sessuale, un po' come accadde nel SK cannibale o, come nel caso di Chase, a una vera e propria necessità per sopravvivere, a suo dire, a qualche strana ed indefinita malattia. Ciò che sembra essere, quindi, alla base del vampirismo è un vero e proprio senso del possesso totale della propria vittima fino ad "inglobarla" in se stessi bevendo il suo sangue.
 

Con la partecipazione della Dott.ssa Mary Petrillo, Criminologa, Psicologa, Docente di criminologia,Coordinatrice Crime Analysts Team (CAT),Vice Presidente Ass. Con Te Donna Lazio.

Bibliografia.
* B.Innes, "Serial Killer, De Agostini S.p.A, Novara, 2005

 

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