LA VOCE DELL'INDICIBILE
I suggerimenti della rêverie degli Artisti
di Sabino Nanni

Bellezza e Verità come nutrimenti dell'anima: Baudelaire e Hawthorne

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6 giugno, 2018 - 09:21
di Sabino Nanni
Ritengo che il cattivo gusto (la degenerazione dell’Arte e la volgarità dei costumi) e le varie forme di menzogna (propaganda, mistificazione, ideologie dogmatiche, rigidità di pensiero di tipo “burocratico”, ecc.) siano espressione di forze altamente distruttive e autodistruttive. Non si può non tenerne conto nella situazione terapeutica, come pure nel resto della vita, perché queste forze tendono a sopprimere ciò che è alla base di una vita pienamente vissuta, ossia la Bellezza e la Verità. Queste non possono prescindere l’una dall’altra. La Bellezza (o, meglio, l’Arte che la crea) ha una funzione essenzialmente riparativa (Hanna Segal): essa realizza il ripristino di quell’armonia interiore, e col mondo esterno, che intravvediamo all’inizio della nostra esistenza. La Bellezza si contrappone a tutto ciò che contrasta la pienezza della vita, e lo supera; in particolare (se è vera Bellezza, e non pura “decorazione”), essa rappresenta la sfida più grandiosa ed efficace alla realtà della morte (Benedetto Croce). La Bellezza, perciò, non può fondarsi su menzogne, o pure fantasie: se si contrappone alla realtà, per quanto spiacevole e sconfortante essa sia, la Bellezza deve innanzi tutto coniugarsi con la Verità. Quest’ultima (se non vuole essere verità parziale, limitata e priva di significato) non può escludere la vita interiore degli individui, con la sua esigenza più propriamente umana, ossia l’aspirazione al Sublime. Oggi, purtroppo, assistiamo al dilagare di forze che, in vario modo, e spesso assumendo insidiosamente mentite spoglie (Freud le definirebbe espressioni della “pulsione di morte”), tendono a sopprimere Bellezza e Verità, ossia a inaridire e a distruggere l’esistenza individuale ed a causare la decadenza dei popoli.
Entrare in contatto con il sentimento della Bellezza e con quello della Verità è un compito delicato, che richiede interlocutori scelti ed esclude l’intrusione di chi vuole solo distruggere. Parlo di “sentimenti” perché Bellezza e Verità appartengono all’ambito affettivo, prima ancora che a quello cognitivo.

 

Quella della Bellezza è un’esperienza che sfida ogni rigorosa definizione. Perciò ogni giudizio estetico che prescinda dal “sentimento” di bellezza, finisce per snaturare questo tipo d’esperienza umana. Baudelaire lo aveva ben capito quando, facendo parlare la Bellezza in prima persona, ci dice:

 
Je suis belle, o mortels ! comme un rêve de pierre
Et mon sein, où chacun s’est meurtri tour à tour
Est fait pour inspirer au poète un amour
Eternel et muet ainsi que la matière.
       …………………………………………………..
Les poètes, devant mes grandes attitudes,
Que j’ai l’air d’emprunter aux plus fiers monuments,
Consumeront leurs jours en d’austères études ;
 
(Io sono bella, o mortali! Come un sogno di pietra / e il mio seno, su cui ciascuno si è, di volta in volta straziato / è fatto per ispirare al poeta un amore / eterno e muto come la materia (…) I poeti, di fronte alle mie sublimi qualità / che ho l’aria di prendere a prestito dai monumenti più fieri / consumeranno i loro giorni in studi austeri)
 

L’esperienza della bellezza è  ineffabile: può essere evocata, ma non definita in termini rigorosi. Tentare di farlo, significa porsi in un ambito (quello puramente concettuale) cui la Bellezza è estranea. È per questo motivo che i poeti, di fronte alla Bellezza, consumeranno i loro giorni in studi “austeri” (come tali, per nulla “belli”) cercando, invano, di coglierne l’essenza senza esserne esclusi. Come di fronte alla Sfinge, chiunque cerchi di penetrare in “seno” alla Bellezza con le sole capacità intellettive (col cervello e non col cuore), finisce “meurtri” (ferito, straziato), ossia sconfitto.


 

 

Anche la Verità non può prescindere da un “sentimento” di Verità: quello della realtà del soggetto, che nasce della sua capacità di porsi in un autentico rapporto col mondo. Dice, a questo proposito, Hawthorne:

 

“Per colui che mente, tutto l’universo è falso, si trasforma in un mondo fantasmagorico che sfugge a qualsiasi tentativo di comprensione, ed il mentitore stesso, che si mostra sotto una falsa luce, diventa un’ombra, o meglio, cessa di esistere”

 

Chi perde la capacità di un sincero rapporto col mondo, non sa più dove e come collocarvisi, perde il sentimento della propria identità e della propria esistenza come individuo. Lo si vede chiaramente nel caso dei mentitori patologici, come l’isterico mitomane, il cui prototipo letterario è il Peer Gynt di Ibsen; oppure il “falso sé” patologico, che ha costruito un’immagine di sé inautentica, forgiata in base alle aspettative delle persone da cui dipende, ed il cui prototipo letterario è l’Ivan Ilijc di Tolstoj. Queste persone, per dirla con le parole di Peer Gynt, rischiano di “morire senza essere mai nate”.
Un saldo sentimento di autenticità della propria esistenza individuale crea la fiducia che un’analoga verità potrà essere trovata riguardo a qualsiasi altro aspetto del mondo, e ciò rende possibile la tolleranza del dubbio e dell’incertezza quale presupposto emotivo di qualsiasi tipo d’indagine. Chi non le tollera, tende ad accettare affrettatamente qualsiasi tipo di “spiegazione” arbitraria; oppure tende ad adottare un relativismo estremo, per cui si ritiene “vero” tutto e il contrario di tutto: solo un saldo sentimento dell’esistenza della Verità (di “una” verità) potrebbe spingerlo ad ulteriori indagini.

 

Chi cerchi d’entrare in contatto con il sentimento di Bellezza e con quello di Verità incontra seri ostacoli nella società in cui viviamo: l’esistenza d’ideologie dogmatiche ed intolleranti, l’indottrinamento forzato operato da certi regimi, l’imposizione di un “pensiero unico”, la volgarità dilagante, e soprattutto l’esistenza di aspre contrapposizioni. Queste ultime tendono a distruggere ogni forma di delicatezza d’animo ed a corrompere la visione che abbiamo dei nostri simili: ogni male viene posto negli avversari e ogni bene in noi stessi. Ecco perché un gruppo di amici scelti, sensibili, e che abbiano accantonato ogni velleità di prevaricazione, è il più adatto a favorire la riscoperta di autentici sentimenti di Bellezza e di Verità. Meglio, in un primo tempo, isolarsi da ogni influenza negativa e allontanare chi ne è il portatore. Successivamente, una volta che questo processo di perfezionamento interiore sia avviato e consolidato, si può tentare di coinvolgere altri.
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