PSICOANALISI AL PRESENTE
Risposte al disagio della contemporaneità
di Alex Pagliardini

Il sintomo è godimento (parte I)

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13 settembre, 2018 - 08:21
di Alex Pagliardini

Mi ritrovai a sett’anni a sentirmi la Madonna.

E sentirsi la Madonna a sette anni…1

C.B.

Tesi

«Il sintomo è il modo in cui ciascuno gode dell’inconscio che lo determina»2. Proverò a mettermi sulle tracce di questa affermazione di Lacan per intendere qualcosa del legame tra inconscio-godimento-sintomo. Questo “mettersi sulle tracce” è orientato da una tesi, ossia che l’affermazione “il sintomo è il modo in cui ciascuno gode dell’inconscio che lo determina”, pronunciata da Lacan durante l’ultima fase del suo insegnamento (anni ‘70), è valida e corretta, e proverò a dire in che modo lo è, anche per la “prima” fase del suo insegnamento, quella degli anni ‘50, quella così detta “propriamente strutturalista”. In queste pagine cercherò di dimostrare in che modo l’affermazione è valida per il Lacan strutturalista, e in che modo è valida per il Lacan che negli anni ‘70 la pronuncia.

Questa riflessione sarà divisa in tre parti. Quella di oggi è la prima, ovviamente incentrata sul momento strutturalista dell'insegnamento di Lacan.

 

L’inconscio ci determina

L’inconscio è strutturato come un linguaggio” è una delle tesi più note e discusse dell’insegnamento di Lacan3. La mia ipotesi è che sia questa la sua tesi fondamentale, e lo è per una semplice ragione: è a partire da questa e solo attraverso questa, attraverso le sue continue variazioni, che Lacan arriva ad affermare il rovescio di questa stessa tesi, che è poi la sua invenzione4, ossia un certo modo di intendere e maneggiare il reale – reale che in queste pagine sarà inteso come la serie, al rovescio, inconscio→ godimento→ sintomo.

Che cosa vuol dire “l’inconscio è strutturato come un linguaggio”? Lo dirò brutalmente. Vuol dire che il linguaggio, da intendersi come una catena-macchina significante, incide e afferra costantemente l’essere vivente e lo determina: a) come soggetto diviso, cioè altro da sé; b) come soggetto attraversato da una spinta che non può mai essere soddisfatta, detto altrimenti un soggetto alle prese con quello che Lacan chiama “godimento interdetto” – è bene sottolineare come “godimento interdetto” non indichi solo e tanto un godimento a cui in quanto soggetto non ho accesso, quanto e soprattutto un’esigenza dalla quale in quanto soggetto sono mosso e che in quanto soggetto non posso mai soddisfare.

A questo punto mi pare necessaria una prima precisazione. Si possono qui sostenere due ipotesi. La prima. L’inconscio non è il linguaggio, non è il significante, ma è l’incidenza del significante sul vivente, che istituisce il funzionamento significante e l’effetto soggetto diviso-godimento interdetto implicato nel funzionamento. La seconda. L’inconscio è il funzionamento significante che determina e ripete il soggetto diviso e il godimento interdetto che l’incidenza del significante ha prodotto. La prima ipotesi include nell’inconscio l’incidenza del significante, quella che Freud chiama rimozione originaria. La seconda ipotesi lascia l’incidenza fuori dall’inconscio pur facendo derivare l’inconscio da questa. Le due ipotesi sono in realtà la stessa. L’inconscio è una macchina significante, è il funzionamento significante, il quale però si istituisce a partire dall’incidenza del significante e dunque non può non avere al suo interno la presenza di tale incidenza e, proprio perché si fonda su tale incidenza non può non implicare al proprio interno i suoi due effetti, il soggetto diviso e il godimento interdetto.

L’inconscio è dunque l’incidenza della catena significante sul vivente che produce, e implica al suo interno: 1) il soggetto diviso, cioè un soggetto che non è fatto che di mancanza – un soggetto che per un verso non è che una significazione differita, per l’altro non è che la mancanza di un significante, mancanza che da ultimo altro non è che quel che l’incidenza del significante nel vivente ha prodotto; 2) il godimento interdetto, cioè un’esigenza e una spinta impossibile da integrare e soddisfare e che pertanto insiste e si ripete – godimento interdetto che da ultimo altro non è che quel che l’incidenza del significante sul vivente ha prodotto.

In questa breve riflessione troviamo una prima “spiegazione” di quel ‘dell’inconscio che lo determina’ della frase iniziale. Direi anzi che non si tratta solamente di una possibile spiegazione ma dell’identificazione delle coordinate di fondo di tutta l’affermazione.

Forse non è del tutto irrilevante aggiungere una nota. Non bisogna mettere l’accento sui singoli significanti che determinano il soggetto quanto sul determinismo dell’incidenza del significante e del suo funzionamento – all’interno della quale trova ragione anche il peso particolare di alcuni significanti nella costituzione di un certo soggetto. Non va perso di vista di conseguenza lo statuto radicale di tale determinismo: «lo spostamento del significante determina i soggetti nei loro atti, nel loro destino, nei loro rifiuti, nei loro accecamenti, nel loro successo e nella loro sorte»5.

 

Come si determina il sintomo

Lacan mette a punto una vera e propria logica del significante che ci permette di capire il come di tale incidenza del significante. Per spiegare ciò in termini logici, cosa che ritengo decisiva, occorrerebbe una trattazione a parte. Mi limito qui a indicare delle coordinate.

La logica del significante, cioè il come il significante incide e produce il suo effetto, cioè il soggetto e il godimento interdetto, si fonda e si istituisce a partire dall’incidenza sul vivente e dall’effetto che determina. Ma proprio perché la logica significante si fonda “su queste due cose”, da un lato non può non implicarle nel suo funzionamento, dall’altro non può implicarle che come ciò che manca nel funzionamento. La logica significante sarà dunque attraversata da una mancanza, mancanza che da un verso altro non è che l’atto, l’incidenza sul vivente attraverso cui tale logica si istituisce, dall’altro verso altro non è che la presenza dell’effetto “soggetto-godimento interdetto” all’interno del funzionamento che causa proprio tale effetto. Ripeto, tutto ciò merita una trattazione a parte. Per i nostri fini è sufficiente dire che tale mancanza – cioè il come è presente l’incidenza del significante nel funzionamento significante e il come è presente l’effetto soggetto-godimento interdetto nel funzionamento significante – opera e si presentifica nel funzionamento significante come inciampo del funzionamento, come discontinuità nel rinvio significante, come sua rottura, come suo taglio.

A questo punto posiamo dire che l’inconscio non può non produrre un sintomo, ossia un inciampo, un “non va” nel funzionamento in cui l’inconscio stesso consiste. Tale inciampo, tale “non va”, altro non è però, come visto, che la presenza di quel che fonda il funzionamento dell’inconscio, l’incidenza del significante, e la presenza dell’effetto di tale incidenza nel funzionamento, ossia il soggetto diviso e il godimento interdetto.

In questo modo abbiamo introdotto il sintomo, cioè l’altro termine dell’affermazione dalla quale siamo partiti, e abbiamo cercato di spiegare come si tratti una formazione necessaria e inevitabile. Occorre però fare un passo e dire che il vero sintomo è un altro. Il vero sintomo comporta infatti che il soggetto dell’inconscio – cioè il soggetto prodotto dall’incidenza del significante e implicato nel funzionamento significante che tale incidenza istituisce – scelga, decida di rimuovere l’inciampo, il taglio. Questo soggetto dell’inconscio, effetto dell’incidenza del significante sul vivente, – che come abbiamo visto altro non è che una mancanza di significante e una significazione differita, che altro non è che una variabile senza funzione, un’incognita – sceglie, decide, è responsabile. Questo soggetto da un lato è ridotto a quasi niente, a marionetta trascinata come mancanza dal significante, dall’altro sceglie e decide – dunque è responsabile – del rapporto che stabilisce con il significante che lo produce e lo determina. Dunque affinché ci sia sintomo occorre che il soggetto prodotto dall’incidenza del significante, nell’incontrare tale incidenza all’interno del funzionamento significante nel quale è dispiegato, e nell’incontrarla nella modalità dell’inciampo, della rottura, del taglio – nelle modalità in cui essa si dà insomma – decida di rifiutare tale inciampo-rottura-taglio, e di rifiutare ciò nella modalità della rimozione. Se e solo se accade ciò avremo la produzione di un sintomo.

 

Struttura/Etica

Seguendo questo ragionamento dobbiamo constatare che strutturalmente non può non esserci nel funzionamento dell’inconscio, nell’incidenza dell’articolazione significante, la produzione dell’inciampo, della rottura, quel che Lacan chiama significante del trauma. Questo “non va” che manifesta la “verità” dell’inconscio – cioè l’incidenza che lo fonda e gli effetti eccedenti che implica proprio essendosi fondato in tal modo – è appunto il trauma e non il sintomo, il quale invece avviene a condizione che ci sia un’operazione del soggetto dell’inconscio rispetto al significante del trauma. L’aspetto propriamente strutturale – il significante del trauma, non può non prodursi e si produce per ragioni interne al funzionamento del significante – si intreccia così con quello etico, ossia con la scelta del soggetto dell’inconscio di rimuovere questo significante. Il come avviene tale rimozione risponde poi a sua volta a leggi e logiche del funzionamento significante.

L’inconscio non è dunque solo quanto detto fino ad ora a proposito dell’incidenza significante. Questo è il versante strutturale dell’inconscio. Esiste anche un altro versante, quello etico, quello della decisione del soggetto dell’inconscio di stabilire un certo rapporto con l’inconscio. Siamo così obbligati a dire che l’inconscio consiste in questi due versanti, di cui il secondo, quello etico, stabilisce un rapporto con il primo, quello strutturale, rapporto che finisce per far parte dell’inconscio stesso. Potremmo dire che il rapporto che il soggetto dell’inconscio stabilisce con l’inconscio fa parte della definizione stessa dell’inconscio.

Semplificando le cose è possibile dire che l’inconscio consiste in questo intreccio: la macchina significante, che incide il vivente e determina il soggetto diviso e il godimento interdetto, è strutturalmente abitata dal trauma e allo stesso tempo dalla scelta del soggetto di stabilire un rapporto con questa macchina e dunque con questo trauma. L’inconscio è l’intreccio tra l’incidenza del significante e il rapporto che stabilisce con essa il soggetto – soggetto che di questa incidenza è un effetto. Il trauma accentua la dimensione dell’incidenza dell’inconscio, è la manifestazione pura di questa, il sintomo mostra all’opera l’intreccio tra incidenza-struttura e scelta-etica del “soggetto effetto” di questa incidenza-struttura.

 

Trauma-Sintomo

Che cosa è il trauma all’interno di queste coordinate? Il trauma è l’incontro del soggetto con un significante che incarna, alludendo ed evocando, presentificando e manifestando, la mancanza e dunque l’eccedenza su cui l’intero funzionamento, in cui il soggetto è sorto ed è dispiegato, si fonda.

Che cosa troviamo al fondo della costituzione del sintomo concepito in questo sistema? Troviamo il rifiuto di questo soggetto della propria condizione di essere mancanza e di avere a che fare con l’insistenza del godimento interdetto – quello che Lacan spesso chiama rifiuto della castrazione.

Lacan quando declina il sintomo in questa logica lo intende come una metafora: «se il sintomo è una metafora, dire ciò non è una metafora […] giacché il sintomo è una metafora»6.

Il soggetto incontra il significante del trauma, questo viene rimosso, cioè sostituito da un altro significante. In questa sostituzione è strutturalmente implicato il ritorno del rimosso, nella forma dell’effetto di significazione creato da questa sostituzione. Questo effetto di significazione è quello di un più di significazione enigmatica e oscura, che è appunto il ritorno della rimozione del significante del trauma, un eccesso di significazione, una densità di significazione inaccessibile che è tipica di ogni sintomo, e che altro non è che il ritorno del significante rimosso, il come ritorna.

Il sintomo come metafora è, consiste, dunque in questa sostituzione, nel legame fisso tra i due significanti, e nella significazione che ciò produce, che per ora possiamo dire essere la significazione di un più di significazione oscuro.

Proprio il legame fisso del significante del sintomo con il significante del trauma, fa sì che esso invece di essere come ogni significante ciò che rappresenta il soggetto per un altro significante, dividendo e muovendo il soggetto, sia da un lato un significante che si impone, e dunque costringe il soggetto, dall’altro un significante che cristallizza e cementifica una divisione nel soggetto, cioè una sua impossibilità, un suo inciampo, una sua ripetizione, una sua immobilità. In quest’ottica si può dire che il sintomo come metafora è in sostanza una metafora del soggetto, cioè viene al posto della divisione del soggetto, divisione che è il soggetto.

 

Godimento interdetto

Il secondo versante della formazione del sintomo, della scelta del soggetto dell’inconscio di rifiutare la propria condizione di essere mancanza e di rifiutare l’avere a che fare con il godimento interdetto, chiama in causa proprio questo secondo aspetto, quello dell’insistenza del godimento interdetto7.

Il godimento interdetto è davvero una delle grandi questioni dell’insegnamento di Lacan.

Nella nostra riflessione abbiamo da subito collocato il soggetto diviso e il godimento interdetto come effetti dell’incidenza del significante – che per le varie ragioni dette sono implicati nel funzionamento significante come mancanza-eccedenza. Abbiamo lasciato al soggetto la parte attiva, ossia questo soggetto pur essendo ridotto a niente è un soggetto che sceglie – il soggetto dell’inconscio parla, parla sempre8. Al godimento interdetto abbiamo invece lasciato la parte passiva – il godimento è silenzioso, insiste ma non decide niente. Questo è vero, quanto meno per il Lacan strutturalista che stiamo considerando. Non da meno il godimento interdetto ha un ruolo decisivo nella costituzione del sintomo, nel modo in cui si costituisce e nella ragione per cui insorge.

Dobbiamo infatti ribadire che l’incontro con il significante del trauma è anche l’incontro con il godimento interdetto, con l’insistenza del godimento interdetto all’interno del funzionamento significante. Il soggetto nell’incontrare il significante del trauma non incontra solo la propria condizione di essere diviso ma anche l’insistenza del godimento interdetto con cui ha a che fare.

Anche qui siamo alle prese con i due versanti dell’inconscio, quello strutturale e quello etico. Da un lato non si può non incontrare il godimento interdetto, dall’altro c’è la decisione del soggetto di rifiutare questo godimento.

La decisione del soggetto dell’inconscio – che ripeto è il versante etico della concezione dell’inconscio di Lacan e che va sempre intrecciato con quello meccanico-strutturalista – di rifiutare il significante del trauma in quanto incarnazione della propria condizione di essere mancanza, prende, come visto, la declinazione della rimozione di tale significante, da cui il sintomo come metafora.

La decisione del soggetto di rifiutare il significante del trauma in quanto incarnazione del godimento interdetto non può reggersi sulla rimozione del significante in quanto in tal modo rimarrebbe non toccato il problema del godimento interdetto9. Il secondo rifiuto – chiamiamolo così – è intrecciato al primo e sull’operazione della rimozione si fonda, ma necessità di qualcosa di altro per sostenersi. Questo qualcosa di altro su cui sostenere il rifiuto del godimento interdetto operato dalla decisione del soggetto dell’inconscio, Lacan lo chiama fantasma, che altro non è – almeno per il livello che stiamo considerando – che la costruzione di una formula inconscia attraverso la quale assicurarsi del godimento, ossia una formula attraverso la quale stringere del godimento in una modalità definita e precisa, ripetuta e stabile10.

Il come di tale formula sarà ovviamente legato al significante del trauma, dunque al tipo di incontro con tale significante. Detto altrimenti il soggetto dell’inconscio formula, a partire dall’incontro con il significante del trauma, un’interpretazione di che cosa è lui per l’Altro, o meglio per il desiderio dell’Altro, interpretazione attraverso cui si assicura del godimento, che altrimenti non stringe, e dal godimento, che altrimenti insiste senza sosta – ho introdotto qui due termini chiave, quello di Altro e desiderio dell’Altro, e li ho introdotti qui non a caso11. Intendiamo con Altro proprio quello che abbiamo chiamato fino ad ora il funzionamento significante e la sua incidenza, e per desiderio dell’Altro l’inciampo, il taglio, implicati in questo funzionamento.

Il fantasma è una formula, un postulato, prodotto dalla decisione del soggetto dell’inconscio nell’incontro con il significante del trauma, e dunque con il godimento interdetto. Tale decisione è quella di rifiutare l’insistenza di questo godimento e incapsularlo in una formula fissa. Tale formula fissa è decisa dal soggetto a partire dal trauma, ed è una formula che stabilisce che c’è qualcuno che è oggetto del godimento, c’è qualcuno di cui si gode. Questo qualcuno è da ultimo il soggetto ridotto a oggetto del godimento. Questo perché la scelta di assicurasi del godimento, di rifiutare il godimento interdetto, non può che declinarsi, da parte del soggetto, che come un farsi oggetto del godimento. Infatti se il soggetto decidesse di rimanere tale, cioè di rimanere soggetto, non potrebbe che continuare ad avere un rapporto con il godimento in quanto interdetto – essendo il soggetto per definizione mancanza non può che avere un rapporto interdetto con la sostanza del godimento – anziché stringerlo e assicurarselo in una formula12. Per assicurarsi del godimento il soggetto deve farsi oggetto del godimento all’interno di una formula ben precisa13.

Il sintomo continua a essere una metafora, ma a questo punto non è solo una metafora, o meglio è, in questo stesso essere una metafora, nel suo non essere che una sostituzione significante, anche una manifestazione del fantasma. Il sintomo continua a essere una sostituzione significante ma ora è una sostituzione che ha al suo fondo la scelta del fantasma e che ha come sua ragione il fantasma. Inoltre, e proprio per questo, il sintomo continua a essere una sostituzione che manifesta il fantasma e ancor di più che sorge per servirlo e farlo funzionare.

In questa direzione possiamo precisare l’ultima parte dell’affermazione dalla quale siamo partiti, ossia “il sintomo è un modo di godere”. Per quel che abbiamo considerato fino ad ora, il fantasma è propriamente un modo di godere – lo abbiamo detto più volte, è “il modo in cui il soggetto si assicura dal godimento e del godimento”. Coma accennato si tratta di un modo di godere del soggetto un po’ particolare. Infatti non bisogna commettere l’errore di pensare che il soggetto goda del suo modo di godere. Nel modo di godere, nel fantasma, il soggetto è in posizione di oggetto, dunque è in quanto oggetto che gode e non in quanto soggetto. Il fantasma è il modo in cui il soggetto gode in quanto oggetto di godimento, dunque non in quanto soggetto – il modo in cui il soggetto si assicura del godimento facendosi oggetto di godimento all’interno di coordinate fisse e ripetute che sono appunto quelle della formula del fantasma, nelle quali però, appunto, il soggetto è in posizione di oggetto.

Il sintomo, che come visto deriva da questo fantasma e manifesta questo fantasma, questo modo di godere, deve essere considerato, seppure in seconda battuta, come un modo di godere, o forse più precisamente un “non va ripetuto”, “un inciampo ripetuto”, che manifesta e sostiene il modo di godere del fantasma nonché il fondo problematico e la scelta nevrotica su cui poggia e si istituisce14.

 

1C. Bene, Sono apparso alla Madonna, Bompiani, Milano, 2014, p. 15.

2 J. Lacan, Le Séminaire. Livre XXII. R.S.I., in Ornicar?, n. 5, Navarin, Paris, 1975, p. 106.

3 Id., L’istanza della lettera dell’inconscio, in Scritti, vol. I, Einaudi, Torino, 2002, pp. 488-523.

4 «L’eresia non è abbandonare il campo del linguaggio, ma restarci regolandosi sulla sua parte materiale. […] Il reale del sinthomo che Lacan ci propone di raggiungere è la percussione del corpo da parte del significante» (J.-A. Miller, L’Essere e l’Uno, in “La Psicoanalisi” n. 56/57, Astrolabio, Roma, 2015, pp. 318-319).

5 J. Lacan, Il Seminario su “La Lettera rubata”, in Scritti, vol. I, cit., p. 27.

6 Id., L’istanza della lettera dell’inconscio o la ragione dopo Freud, in Scritti, vol. I, cit., p. 523.

7 Cfr. Id., Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio freudiano, in Scritti, vol. II, Einaudi, Torino, 2002, pp. 795-831.

8 Cfr. Id., Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, in Scritti, vol. I, cit., pp. 230- 316.

9 Lacan torna molte volte su un assunto freudiano decisivo: la rimozione colpisce il rappresentante della pulsione e non la pulsione. Una riflessione notevole su questo aspetto, e non solo, si trova in J.-A. Miller, A proposito di Die Wege der Symptombildung, in “La Psicoanalisi” n. 23, Astrolabio, Roma, 1998, pp. 45-95.

10 Cfr. J. Lacan, Il Seminario. Libro VI. Il desiderio e la sua interpretazione, Einaudi, Torino, 2016, in particolare cap. XX, XXI, XXII, XXIII.

11 «Il luogo dell’Altro non è da cogliere altrove che nel corpo, che non è intersoggettività, bensì cicatrici tegumentarie sul corpo, peduncoli che si inseriscono sui suoi orifizi per farvi funzione di presa, artifici ancestrali e tecnici che lo rodono» (Id., La logica del fantasma, in Altri Scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 323).

12Nel fantasma il soggetto è sempre nella posizione di oggetto, perché è solo in quanto oggetto che può colmare la mancanza nell’Altro – il desiderio dell’Altro – e può assicurarsi del e dal godimento interdetto – il godimento dell’Altro.

13 Il fantasma essendo così costituitosi comporta delle conseguenze per il soggetto che ha deciso di costituirlo – decisione obbligata per far fronte al trauma e decisione determinata nel come dal significante che fa trauma. La prima. Il soggetto è ridotto allo stronzo del suo fantasma, è una marionetta in balia del proprio fantasma, è costretto a fare quel che il fantasma impone ed è sempre come oggetto di cui si gode che è presente. Il secondo. Il fantasma non deve decadere ma non deve neanche realizzarsi. Il terzo. Il fantasma obbliga al fallimento e a mantenere il godimento interdetto. Il quarto. Il fantasma contiene l’eccesso del trauma. Cfr. Id., Le Séminaire. Livre XIV. La logique du fantasme, inedito.

14Cfr. J.-A. Miller, Du symptòme au fantasme et retour, corso tenuto presso il Dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII, 1982-1983, inedito.

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