ZATTERE AGLI INCURABILI
Una Poesia al giorno toglie l' Analista di torno...
di Maria Ferretti

STANOTTE HO SOGNATO FREUD

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12 marzo, 2019 - 09:26
di Maria Ferretti
«Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra».

 
Mario Luzi
 
 Siamo un genere di cenere
da non raccogliere,
da non spargere in riviere,
da non porgere al droghiere,
da non mettere nelle fioriere.
Siamo un genere di cenere
che non si disperde
nelle pattumiere,
che non attende
nel posacenere a fin ringhiere,
che non si arrende
in orrende torbiere.
Siamo un genere di cenere
che si riaccende
per vicende vere

Chiara Evangelista
 

Stanotte ho sognato Sigmund Freud, si innamorava di me.
Pensavo fossi troppo vecchio per me . Te ne sei  andato e dopo qualche istante ti mostri  ringiovanito con i capelli e barba nera una camicia a quadri e jeans. Al tuo rientro mi sono accorta di amarti.
E' finita in un atto la cura.
 Mi hai detto la prossima e' l'ultima. Ho sentito la tua spinta dietro la schiena: un abbraccio e via. Via da tutto, via dalla stanza,  via dalla strada,via dalla metropolitana, via da Moscova.
Mi ero immaginata un decollo invece e' tornare alla terra.
La fine ha coinciso con il senso di gravità, di peso sulle spalle.
Un corpo ed il suo peso.
Si può !
Si può vivere la vita nella sua più dura frustrazione nella sua più bella attesa nella sua atroce bellezza.
E il sintomo?
Il mio caro vecchio sintomo non funziona più !
Mi manca la via di fuga ma  non c'è.
Esiste la realtà da cui non si può fuggire.
Si sta fermi magari ancora un po' traballanti ma sulle gambe. Le ginocchia tremano.
E lui il mio primo grande amore il primo file , dov'è ?
E' li fermo come uno stampo sul cuore, la mia traccia indelebile.
Ogni volta che perdo la strada lui mi ricorda tutto ciò che sono, desidero , amo.
Verbi al Presente.
La via e' tracciata.
Scolpita nella roccia . Monumento alla memoria costruita.
Le vie neuronali tranciate possono ricostruirsi per vie laterali attraverso nuove connessioni e allora il sentire ancora e' possibile.
La vita dopo la cura è il tempo in cui si verifica ciò che e' cambiato da ciò che non lo e'.
Un momento di paura e incredulità per chi sa che la verità ha bisogno di prove .
E allora ogni giorno le difese sono messe alla prova dall'impatto con la terra.
La parola terra mi ossessiona la ritrovo in scritti, poesie il richiamo e' forte.
Un imperativo.
Terra!
Mi sento a terra, sulla terra, in terra, per terra.
La terra e' imprevedibile e' fuori controllo.
"Terra" grida il marinaio "Terra "!
Mal di terra definibile come un tempo percepito assolutamente presente. Qui e ora, con e senza.
Qualsiasi siano i nostri sintomi sono sempre in rapporto al tempo che non è mai un presente perché esserci nel Presente significa contenere un certo non sense, una certa casualità.
La percezione lucida della casualità è forse la prima grande prova della realtà senza sintomo.
Tutto può accadere, tutto.
Tutto non può accadere, niente.
Il futuro è ciò che viene appena dopo il presente.
Eta' e  sogni sono anagrafici sentono il tempo che non solo è nostro ma anche dell'altro.
La relazione tra i nostri tempi risolti e quelli non risolti degli altri consegna al timore che la cura ad  alto grado di comprensione di paure, resistenze crei inevitabilmente una distanza siderale da chi non ne sa.
Dopo la cura il dolore più forte è abbassare il livello della comunicazione raggiunta nella stanza d'analisi.
Il linguaggio dell'inconscio così complesso all'inizio come tutte le lingue apprese diventa "naturale" solo dopo un po' di tempo. Rinunciare a parlare la lingua forse e' la mancanza più forte, non è che manchi tu Dottore ma il nostro parlare, ciò che stimola la produzione dell'inconscio.
L'analista e ' il corpo che stimola il linguaggio.
Si impara la lingua e poi non la si può più usare almeno che non si curi.
E chi non cura come fa? Mi chiese una paziente.
Come dimenticare la lingua della lingua?
La lingua profonda del sentire laccio tra parola e affetto, la lingua della forza del desiderio, la lingua che da forma all' informe.
Come dimenticare l'unguento per i dolori il filo per le suture, il bisturi per aprire e pulire.
E' lingua quella dell inconscio che ti trattiene negli abissi, ti abitui a navigare in acque profonde.
Cerchi continuamente la' in fondo.
Deformazione da cura.
Non riesco a dimenticarla, la lingua carne che fa sentire tutto di te e dell'altro.
Devi rinunciare a sentire  l'altro perché rischi di stordirlo o peggio di fargli paura. Le persone che sentono spaventano, un troppo non sostenibile, un troppo non comprensibile.
Ma una volta appresa una volta che  hai l'orecchio l'inconscio e' come un acufeno sempre lì tra te e l'altro. Vorresti non sentirlo ma impari a conviverci e soprattutto devi tollerare la possibilità che l'altro sia sordo.
Non si può tornare indietro la via e' tracciata. 
Andare in avanti.
Presente il tempo dopo la cura.
La risoluzione del sintomo ci lascia nudi sulla terra, esposti e consegna a quel sentimento di vergogna ed umiliazione cheil sintomo copre.
Non e' colpa ma solo rossore esistenziale per esserci fatti mangiare una parte della vita.
La consapevolezza che i segni ci sono e si portano come ferite di guerra da mostrare dopo la vittoria.
Un senso malinconico del tempo pervade la convalescenza e come un'operazione chirurgica ben eseguita ha i suoi tempi di recupero anche una buona analisi ha un post operatorio : non ti permetti sforzi che potrebbero inficiare l'intervento.
La lucidità del passato ha un peso enorme sui giorni presenti. Non è liberarsene ma portarli con dignita' e accogliere la tua storia .
 Finalmente poter dire" e' andata così  " sentendo tutta la forza di gravità della vita che ti e' stata data per caso o meno.
E' una posizione quella dell'analista schiacciante non può esserlo se non e' riuscito ad attraversare l'umiliazione della perdita del sintomo.
E' un momento intenso due persone una di  fronte all'altra con la propria storia.
 Nudi ci si abbraccia, si piange. Ci si commuove .
 Devo lasciarti !
Devo affrontare il tempo che mi rimane spendendolo al meglio, sapendo che il vero rischio sarebbe stato togliersi l'unica possibilità di amare.
 
LE STALATTITI
 
La gravità non ci spaventa,
è una discesa lenta
dalla placenta
della grotta
ma non importa…
Siamo il bianco
del passato,
del calcare
colato e cristallizzato,
di acqua e carbonato,
trasudato e infiltrato
dall’incavo.
Siamo il bianco
dell’accumularsi
di anni carsici e corrosivi
ma, se non si fossero susseguiti,
non saremmo stalattiti.

Chiara Evangelista
 
 
 
 
 
 

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Commenti

La fine di un’analisi,il sapere che non varchero’ più’ quella soglia, che non condividerò’ più’ quello spazio dell’anima ha una sembianza di lutto.
È’ entrare nel reale che le “cose” hanno un termine.E’ un accettare che siamo essere finiti pur aspirando ai luoghi dell’infinito.
Ora è’ tempo di migrare, di avere le ali per andare verso altri incontri, portando dentro di se’ una nostalgia.


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