25 aprile. Si fa presto a dire “Libertà”. E la “Giustizia”?

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26 aprile, 2021 - 07:42
Si trattò di una vera e propria guerra civile, come la intende Alessandro Barbero, che sconvolse la vita di tutti gli Italiani, già trascinati nel secondo conflitto mondiale senza averne nessuna voglia e alcuna preparazione.

 

Ero a Bologna e avevo meno di otto anni quando ascoltai dalla radio che era giunta «L'ora delle decisioni irrevocabili» (10/06/1940). Ne avevo dodici quando Bologna visse il suo «inverno piú nero», quello del 1944, perfettamente descritto da Carlo Lucarelli, costretto a guardarmi dai bombardamenti, dal gelo, dalle incursioni partigiane, dalla feroce repressione tedesca coadiuvata dalle Brigate Nere ancora più spietate. Non ancora tredici compiuti, quando il 21 aprile 1945 andai in Via Rizzoli per accogliere i “Liberatori”. Incontrai un paio di militari inglesi dell’8° Armata e miei genitori decisero di invitarli a casa. Eravamo sfollati dentro le mura da Via Ernesto Masi a Via Zamboni sopra al negozio della madre di Nilla Pizzi.

 

Sono passati 76 anni, sono in attesa della seconda dose del vaccino anti-Covid e ancora non ho compreso le ragioni profonde (psicopatologiche e storiche) di quella immensa follia che generò tanto odio (individuale, collettivo, pregiudiziale, razziale) ad appena 21 anni dalla Conferenza di Pace di Versailles. C’è chi pensa che il popolo tedesco, dopo l’”ignominioso” armistizio di Piccardia firmato l’11 novembre 1918 in un vagone ferroviario tra i boschi di Compiègne, non abbia pensato ad altro che a “riscattare l’onore perduto”, ma non è una giustificazione sensata. C’è chi pensa che il feroce nazismo hitleriano non abbia pensato ad altro che riarmarsi per la grande vendetta sul mondo intero, tanto da essere la nazione più attrezzata delle altre a vincere una guerra moderna. Al punto che per una esitazione non giunse a traversare il Canale della “Manica”. Ci vollero poi tanti lutti e ben 4 anni e mezzo di guerra mondiale, l’annientamento e la divisione della Germania, dal “Blitzkrieg” del 1 settembre 1939 iniziato in Polonia, alla resa incondizionata firmata (non da lui che si era dato la morte nel Bunker berlinese) dai generali Alfred Jodl e Wilhelm Keitel) nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1945.

 

Certo che sfruttò abilmente il malcontento popolare, la recessione, la “Spagnola”, l’inflessibilità dei vincitori sul pagamento dei danni di guerra, la propaganda, l’industria bellica, la “superiorità della razza ariana” e una infinità di altre stupidaggini seminate da un genio maligno della propaganda, Joseph Goebbels. ma non si può seminare odio e usare uno sterminio selettivo per “ebrei”, “mentali” e “diversi”, per 21 anni senza sconvolgere la storia umana. Commettere crimini, programmati, organizzati, freddamente contabilizzati. Lo sterminio nelle camere a gas, previo censimento nei “lager”. L’Olocausto, la Shoah, con “la banalità del male” come ha scritto Anna Arendt e forti complicità collettive di tutti i popoli liberi.

 

Nessun “Boeing B-29 Superfortress” le famose “Fortezze Volanti”, ma neppure un “Liberator”, nemmeno un semplice caccia “Thunderbolt”, mai nessun “Alleato”, nessuno di quelli che combatterono per la “libertà” ha mai sganciato una bomba sulla strada ferrata per Auschwitz! E questo è uno scotoma imbarazzante che macchia il panno nero del “Bierrum” di tutte la libertà. Ho smesso di parlarne quando ci ha lasciato Alceo Riosa (1939-2011)

 

Un Segre, il partigiano “Elio” intervistato da Gad Lerner per “il FQ” al TG3 delle 19 sulla sua rievocazione del 25 aprile 2021 ha detto molto semplicemente «Libertà per tutti, tranne per quelli che la vogliono togliere agli altri».

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