INTERVISTA A EMILIA AGRIMI...psichiatria al femminile 3

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18 settembre, 2012 - 17:37

FOTO INTERVISTATOLa prima domanda e' sulla declinazione al femminile della psichiatria. E' sempre piu' aumentato in questi anni il numero delle giovani Dottoresse che abbracciano la nostra professione, nel senso che le Scuole di Specializzazione sono piene di donne, mentre gli uomini scarseggiano. La seconda questione e' questa, e vorremmo se possibile che La mettessi in parallelo con la prima domanda, e' la questione riguardo alla patologia. In realta' sembra che i ricoveri continuino ad essere come numero maggiori nelle donne rispetto agli uomini. Vorremmo che Tu ci illustrassi la Tua opinione riguardo questi due aspetti, questa doppia declinazione: da una parte l'abbracciare la professione sempre in maniera maggiore da parte delle donne e dall'altra anche la declinazione al femminile della psichiatria dei reparti.

Per quanto concerne la prima domanda postami, sicuramente c'e' un aumento, perche' lo abbiamo notato tutti, della scelta da parte del medico donna di professioni che hanno a che fare con la persona e con la relazione. Io penso che sicuramente, e non lo dico solo io, in quanto e' presente anche in letteratura - la donna abbia una maggiore propensione per le scienze umane, la relazione, l'altro, la persona, rispetto alle scienze tecnologiche; noi sappiamo certamente che la donna, in quanto donna, e' piu' predisposta a questo tipo non solo di interesse ma di attitudine, che probabilmente deriva da fattori biologici e qualcuno ha ipotizzato ed ha anche potuto dimostrare che riguardano la specie, l'allevamento dei figli, quindi tutte quelle che sono le competenze della donna in quanto donna.
L'uomo, invece, sicuramente, leggevo ancora di recente, possiede queste specifiche attitudini: sa sviluppare un senso pratico, risolvere piu' rapidamente della donna problemi di tipo tecnico - fatto chiaramente caso alle dovute eccezioni, perche' poi sappiamo benissimo che ci possono essere uomini che hanno maggiori attitudini femminili verso l'altro, la relazione, la persona e tutto quello che ha a che fare con l'uomo e l'umanita' rispetto a questioni tecniche. Comunque credo che questi aspetti oggi siano abbastanza dimostrati ed assodati, quindi sicuramente questo puo' essere uno dei motivi. D'altra parte sugli ultimi risultati c'e' un'esplosione delle iscrizioni a psicologia, anche a fronte quasi di un'impossibilita' per quelli che vengono dopo allo sbocco lavorativo, non parlo soltanto della psicologia clinica, ma anche della psicologia generale.
Per esempio da noi vi sono continue richieste di tirocinanti prevalentemente donne, abbiamo sette, otto, domande di tirocinio all'anno e vi sara' un uomo psicologo; e tutti questi psicologi che pensano di potersi inserire nel mondo della psicologia clinica, io mi chiedo, che cosa faranno, perche' anche gli psicologi a cui mi riferisco, che compiono da noi il tirocinio dopo che si laureano alle scuole di specializzazione, sanno benissimo tutti di non avere sbocchi lavorativi. Cio' nonostante continuano ad iscriversi a scuole di specializzazione di psicologia clinica, che comportano comunque circa quattro anni di scuola, a fronte di un non assorbimento a livello delle strutture sanitarie. Quindi sicuramente c'e' un corrispettivo fra le due scelte, in parte forse dovuto ad una cattiva diffusione dell'informazione, dal momento che a volte la gente, ma anche gli studenti - abbiamo potuto rilevare di recente in uno studio che abbiamo effettuato nelle scuole superiori a Cremona - non hanno molto chiaro quali siano le competenze dello psicologo e dello psichiatra. Pertanto, in una confusione rispetto a quelle che possono essere le relative competenze, c'e' una scelta di indirizzi di studio che all'origine sono ritenuti sovrapposti, la quale chiaramente verte piu' facilmente verso la facolta' di psicologia, pensando apra poi la strada alla psicologia clinica.
Quindi in questo spesso c'e' sicuramente un'attitudine al femminile, che io riconosco. Per quello che riguarda la seconda domanda, io dividerei per patologia. Effettivamente noi sappiamo che c'e' una prevalenza dei disturbi depressivi nella popolazione femminile, e' dimostrato e noto, e sicuramente questo fenomeno ha un riscontro anche nella presa in carico da parte dei servizi ed anche nei ricoveri ospedalieri. Un po' meno lo vedrei come numero di ricoveri della patologia psicotica sul dettaglio a lungo tempo, anche perche' ritengo ci sia una maggiore tolleranza delle famiglie a tenere a casa la donna, che comunque qualche competenza dell'ambiente familiare e domestico continua a mantenerla, e sono le situazioni di grave scompenso ad arrivare alla clinica, all'intervento di ospedalizzazione, mentre il ragazzo giovane, ma anche l'uomo, ai margini della patologia hanno incompetenze nella sfera familiare, quindi si e' sempre alla ricerca di un intervento da parte nostra, quantomeno per una riabilitazione se non per un inserimento lavorativo protetto. C'e' pertanto sicuramente un maggiore afflusso del sesso maschile nelle patologie gravi. Inoltre, parlando di depressione di ansia, sappiamo quanto questi disturbi stiano diventando di grande interesse, di grande attualita', e colpiscano effettivamente in maggior misura le donne.

E' poi sorto, invece, un tema, che Le avevamo accennato, in lista, nel senso che e' stata comunicata una gentilissima mail di una collega, che, leggendo il programma della SIP di quest'anno, ha notato, al di la' dei contenuti programmatici, la presenza di una sola donna all'interno del direttivo della SIP. Questo e' un po' in contrasto, invece, con la massiccia presenza di professioniste donne dentro la realta' della psichiatria italiana. Come Si spiega questo maschilismo organizzativo? E che risposte da' come donna rispetto a questa problematica?

E' un tema che mi interessa, mi intriga, mi piace; sicuramente dobbiamo prendere in considerazione piu' ordini di fattori.
L'osservazione e' giusta quest'anno, ma dobbiamo ricordare che tre anni fa e' stata la prima volta la SIP si e' aperta al femminile, salvo note professioniste o professori universitari ordinari di psichiatria, gia' ben affermati nel mondo scientifico accademico. Mentre tre anni fa, per la prima volta, tra i consiglieri si e' aperta la possibilita', e questo secondo me ha messo bene in evidenza come la gestione comunque della SIP fosse tradizionalmente non direi in mano maschile, perche' sembra riduttivo, ma sicuramente l'impegno dei colleghi maschili sia sempre stato massivo e rilevante. Ci sono piu' ordini di fattori, ma non voglio entrare in polemiche o in posizioni che potrebbero assolutamente non chiarire le cose. Credo che, riflettendo, uno dei motivi possa essere anche il seguente. La nostra e' una societa' scientifica, non e' una buona societa' che rappresenti a livello sindacale la psichiatria, e come tutte le societa' scientifiche, cosi' mi risulta, e' a tutt'oggi prevalentemente rappresenta dai colleghi uomini, anche perche' tutto il mondo accademico e' prevalentemente rappresentato, diciamo, nel nostro campo dallo psichiatra, quindi dal professore universitario uomo, in quanto anche in quel campo li' possiamo andare a vedere quante nel mondo accademico siano le donne. Per quello che riguardo il mondo non universitario, quindi il mondo ospedaliero, possiamo andare a vedere quante siano le donne nella posizioni apicali. Perche' accade questo?
Sicuramente nell'ambito dei servizi, posso dire da donna, non solo le donne sono molto piu' rappresentate, ma sicuramente si danno anche molto da fare. Perche' c'e' questa mancanza, la loro latitanza? Uno dei motivi che potrei anche, diciamo cosi', evidenziare molto facilmente, ma forse e' il modello piu' evidente, l'ipotesi evidente e' quella che la donna ha molteplici impegni nella sua vita. Il mondo della ricerca scientifica, il mondo quindi piu' accademico, scientifico, della ricerca e dello studio, e' sicuramente un impegno aggiuntivo rispetto a quello della professionista, che sappiamo essere una professione gia' di per se' molto impegnativa in termini di risorse ed energie personali, perche' sicuramente richiede un aggiornamento continuo e costante nella professione. Ritengo che molte colleghe, un po' perche' donne o perche' madri, un po' per la famiglia o perche' hanno dei figli, si trovino poi a dover cancellare questo aspetto; o si fa solo la professionista, oppure si debbono fare delle rinunce. Detto questo, io so che nell'ambito dei servizi, ma anche dell'universita', c'e' un grossissimo impegno femminile anche nella ricerca. A volte la donna poi si tira indietro per quello che riguarda l'impegno nella ricerca; noi sappiamo che spesso le donne, in molti istituti, si occupano della parte piu' impegnativa, della parte della ricerca dei dati, chiamiamola della manovalanza. Parliamo anche dell'ospedale: ecco, la mia esperienza personale e' che a noi viene chiesta molto spesso la disponibilita' a partecipare a delle ricerche, chiedendoci di comunicare tutti i dati che noi raccogliamo. Non ci e' mai capitato, per esempio, di entrare nella parte piu' attiva della ricerca, nel definire delle ricerche, nei board scientifici; questo sappiamo che poi viene spesso chiesto ad altri, e a noi, per quanto si possa avere un servizio grosso, con diverso personale ed una grande casistica di pazienti, ci viene chiesta la parte produttiva.
E non posso mai vedere il risultato perche', a fronte di continue richieste di partecipare a ricerche scientifiche anche da parte delle aziende farmaceutiche, non c'e' quel rispetto per cui tu ti aspetteresti di essere coinvolto anche nell'altra parte, che poi e' quella piu' stimolante nell'ambito della ricerca, pero' se mai forniscono i dati quando sono gia' stati elaborati. Anche per quanto magari a volte ci e' capitato di vedere che alcuni studi sono stati mal disegnati, sono anche molto poco di qualita' e ci e' capitato di dirglielo, non siamo stati ascoltati. E' una mia osservazione, in quanto in questo momento ho almeno quattro ricerche grosse in atto nella mia unita'.
Torniamo, pero' alla domanda che mi e' stata posta. Onestamente io devo dire che, per quello che riguarda me personalmente, mi e' stata anche offerta la possibilita' di entrare, ed e' stata una mia scelta personale per quest'anno dire di no. Quello che posso dire e' che, in virtu' di una situazione in cui tradizionalmente anche la donna in fondo ha delegato all'uomo la gestione della societa' scientifica, ne risentiamo ancora oggi.
C'e' stato offerto un posto. Ecco, questo e' un aspetto che a me, immediatamente, per il mio carattere, per il mio modo poi di lavorare, in un primo momento ha anche un po' urtato. Perche' un posto, cosa significa questo? O siamo in una condizione di pari opportunita' e allora chi lo desidera fa un passo avanti, oppure non siamo in una condizione di pari opportunita'. Non sono assolutamente d'accordo con l'intervento che ha fatto ieri la Costa, non sono per una societa' scientifica con una sua rappresentativita' femminile in quanto donna, ma io voglio entrare nella societa' in quanto professionista e visibile per l'attivita' se mai di ricerca scientifica che io porto avanti. Perche' io posso dedicarmi solo all'attivita' clinica sul territorio, ma posso anche dedicarmi all'attivita' scientifica; poi su questo argomento magari posso chiedere la visibilita' del lavoro scientifico che sto portando avanti anche in un servizio, anche all'interno del DEA o di un DSM. Ed allora, in questo senso, io auspico che nel futuro la lista possa prevedere - questa e' stata un po' la mia fantasia, il mio pensiero, da quando ieri mi avete stimolato su questo - che analogamente alle nostre rappresentanze politiche vi sia maggiore spazio all'adesione spontanea di molti. Sappiamo che tutti i partiti presentano delle liste, noi sappiamo benissimo che in queste liste gli eletti spesso e volentieri o le persone che potrebbero essere elette in fondo possono essere uno, a volte tre o quattro nei casi piu' grossi, non sono tutte. Pero', se noi andiamo a vedere i candidati che vi sono vi sono delle liste infinite. Questo vuol dire che a tutti si e' data la possibilita' di partecipare. Allora io chiedo che la persona, a fronte di un programma, possa aderire a questo programma e dire mi interessa, vorrei partecipare.
Magari non verra' eletta, perche' non ha dietro che so un mondo accademico, un supporto da parte di collaboratori, dipende da chi sei, da dove lavori, se in una grande citta' oppure in una situazione piu' decentrata, pero' la possibilita' di partecipare, io aderisco a questo programma, mi sento di candidarmi, il che vuol dire anche di fare unione e fare squadra, non vuol dire essere eletti. Io ho detto di no quest'anno per miei motivi personali, ma ho dato la mia disponibilita' a partecipare ben volentieri con quello che puo' essere il mio lavoro professionale. E credo che questa possa essere un'opportunita', una pari opportunita', quindi che tu sia uomo che tu sia donna, c'e' un programma scientifico. Bene, capisco che chi gestisce la struttura, la societa', deve avere anche una squadra, ma come nei partiti la squadra e' quella di cui fai parte, poi magari ci sono delle persone che potranno essere elette perche' hanno maggiore sostegno e perche' fanno squadra e perche' io se devo gestire una societa' grossa come questa ho bisogno di collaboratori che non mi dicano si' e magari il giorno dopo si tirino indietro, ho bisogno di poter contare su delle persone, pero' possibilita' di dare un'apertura a chi desidera aderire. In questo modo io credo che molte donne che magari lavorano in maniera silente o che magari vorrebbero partecipare o che magari come io so anche in queste ultime elezioni io so che ci sono delle colleghe che avrebbero voluto dare volentieri la loro adesione ma sappiamo che il posto era uno.

E quindi, un'ultima domanda, in prospettiva Tu vedi una possibilita' reale che la SIP si declini dal punto di vista organizzativo maggiormente al femminile? Secondo Te dipende piu' da voi oppure da una naturale evoluzione delle cose?

Io ti potrei dire, facciamo in questo momento un cinquanta ed un cinquanta per cento, perche' sicuramente la donna non e', salvo alcune eccezioni chiaramente, cosi' portata a mettersi in una posizione di visibilita', e dietro magari c'e' un grosso lavoro soprattutto se si tratta di una ricerca, se si portano avanti programmi di studio.
Salvo appunto le dovute eccezioni e quindi puo' venire a trovarsi in una condizione di pari opportunita' e di apertura e che quindi decida di farsi avanti. Sappiamo che quando una donna decide di farsi avanti, lo fa senza riserve.

Non pensi che pero' sarebbe opportuno aprire, in termini come dire non di genere, ma aprire un dibattito su quest'aspetto, in modo tale da preparare psicologicamente e al limite, in senso alto, politicamente, la vasta compagine femminile delle psichiatre a farsi avanti alla prossima tornata?

Questo in effetti e' gia' un mio impegno, perche' io gia' nel triennio precedente ho continuato a portare avanti con alcuni colleghi questo discorso, ecco, di una apertura. Ma io continuo ad utilizzare termini di pari opportunita' che corrisponde ad un termine piu' estensivo: pari opportunita' possono essere proposte a tutti, anche a quello studente che si da' molto da fare e che ha anche delle attitudini, perche' ci sono dei giovani che hanno grandissime attitudini allo studio e si dedicano alla ricerca e sono magari molto piu' oggi aggiornati negli on-line e nella ricerca rispetto a chi magari probabilmente puo' avere anche piu' esperienza ma che non e' cosi' pratico con la tecnologia e con i supporti che oggi ci consentono di avere un'informazione aggiornata all'istante, al minuto. Quindi la ricerca oggi sicuramente si avvale di mezzi tecnologici che magari non sono a disposizione di tutti, a volte abbiamo dei giovani che sono ben piu' efficienti e che magari ti portano una mole di dati su cui lavorare e riflettere veramente.

Quindi tu dici che la rappresentativita' deve nascere proprio da una collocazione non di genere, non di eta' e non di ruolo, ma sulle competenze.

Le competenze professionali dovrebbero aprire ad una societa' scientifica delle opprtunita', anche di opinioni. A volte ci sono state delle grosse scuole, negli anni passati, in cui i capo scuola hanno portato avanti i loro giovani e li mandavano ad esporsi. Si', un passo avanti e' stato fatto per la Sezione Giovanile della SIP, forse bisogna dare ai giovani maggiore visibilita' ed opportunita' di parlare ed esporsi.

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