PLENARIA CONCLUSIVA: Report quarto gruppo, a cura Della dott.ssa Serena Giunta

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Il gruppo è stato condotto dal dottor Marco D’Alema.

È stato un gruppo informativo e formativo; informativo perché ha permesso la condivisione e lo scambio delle diverse esperienze regionali di organizzazione dei servizi e in gran parte anche delle buone esperienze di organizzazione dipartimentale, formativo perché il gruppo ha lavorato nella consapevolezza che il seminario è uno strumento attraverso cui non si vuole chiudere un discorso ma uno strumento attraverso cui far emergere delle linee condivise su cui lavorare.

Il gruppo ha provato a riflettere rispetto agli stimoli dati dalle due relazioni iniziali partendo però, come suggeriva la dott.ssa Manoukian, da quello che realmente c’è per poi progettare.

Il gruppo ha cominciato col chiedersi su quale modello organizzativo si sono costituiti i Dipartimenti e chiaramente è un modello medico e mi piace a questo proposito l’immagine portata da un partecipante e cioè quella di una cornice che sottolinea fortemente il lavoro più sugli aspetti strutturali attenzionati nei Dipartimenti e invitava piuttosto a guardare al quadro dentro la cornice e quindi agli aspetti più processuali.

Ci si è interrogati, inoltre, su quale fosse la forza dei Dipartimenti, ci si è chiesti se per caso ci si concentra su un’unica figura su cui si centra tutto o invece la forza sta nella competenza e nella professionalità quindi forse bisognerebbe utilizzate un modello più laico, un modello organizzativo in rete con il territorio e con il sociale considerando quindi la specificità territoriale.

Un altro tema emerso è stato quello riguardante il mondo dell’associazionismo e l’esigenza di maggiore rappresentatività, garanzia e collegamento con i servizi che potrebbe essere svolta dalla figura dell’advocacy o meglio di un garante dei bisogni e dei diritti del malato. A tal proposito un’altra figura che sembra rivestire una notevole importanza rispetto al collegamento tra i servizi di salute mentale e il sociale è quella del case manager ed è stata presentata l’esperienza di Torino dove questa funzione viene svolta dal medico curante per cui il progetto di cura è sempre nelle mani dell’utente e del suo medico che garantisce un percorso continuativo di cura nel tempo.

È stato importante, infine, il discorso sulla formazione e si è visto che vi è un forte scollamento tra la formazione e il reale lavoro svolto oggi dagli operatori, tema che tra l’altro ha attraversato trasversalmente anche gli altri seminari, per cui si è discusso della competenza e della motivazione degli operatori e ci si è detti che, probabilmente, la motivazione va costruita dentro un modello integrato.

Anche nel nostro gruppo è stato affrontato il discorso delle risorse e dei finanziamenti e ci si è chiesti se ha senso continuare a rivendicare in maniera rigida o è piuttosto il caso di cominciare a lavorare sulla progettualità e su come e chi debba ricercare questi fondi.

Verso la conclusione del gruppo si è aperta una questione su quale tipologia di soggetti arriva ai Dipartimenti e della difficoltà a prendersi cura degli anziani e, proprio in ultima battuta, dell’adolescenza, e qualcuno non ha mancato di precisare come mai si ricordano solo alla fine queste figure.

Qualcun altro a precisato che forse dietro questo bisogno di parlare di adolescenza c’è anche l’esigenza di uscire dall’auto-referenzialità e di articolarsi con altri spazi territoriali cogliendo sia la complessità del problema e provando quindi ad aprire maggiormente i servizi di salute mentale al territorio.

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