PLENARIA CONCLUSIVA: Report terzo gruppo, a cura del Dottor Giuseppe Cardamone

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Il gruppo è stato condotto dal dottor Fedele Maurano. Nel gruppo osservato vi è stata una particolare aderenza sia ai contenuti della scheda che alle sollecitazioni e agli stimoli emersi dalle relazioni della mattinata.

Il gruppo ha portato esperienze diverse dando vita ad un dibattito molto ricco e partecipato.

E’ emersa una considerazione generale riguardante il fatto che il problema andrebbe iscritto in una cornice più complessa che attiene alle istituzioni, al lavoro, ai diritti e chiaramente ai bisogni di salute.

Questo tentativo di allargare il punto di vista è stato portato, in primo luogo, dal mondo delle associazioni ed ha permesso a tutti di riflettere su alcune questioni di fondo:

1- ripensare un’etnografia innovativa dei processi migratori e delle esperienze di donne e uomini alle prese con passaggi faticosi e drammatici;

2- tenere nel giusto conto la rigidità e la burocrazia dei dispositivi di cura;

3- approfondire i problemi epistemologici che hanno obbligato a concepire in maniera differente la nozione di "cultura" (e non solo questa).

Si è convenuto nel ritenere che la questione della formazione sia una questione cruciale che riguarda non solo gli operatori dei servizi ma anche i responsabili dei servizi e, a tal proposito, sono state riprese alcune criticità sul ruolo e sulle funzioni dei direttori rispetto a questo specifico tema.

Delle relazioni, in particolare, è stato ripreso il tema riguardante il ruolo del mediatore che non è un traduttore o un’interprete ma una figura che sicuramente, nel nostro Paese, ancora adesso è in una fase di definizione; quello che emergeva è che in diverse realtà regionali c’è una specificità che bisognerebbe considerare.

Si è rilevata l’importanza di non parlare più di servizi psichiatrici per tutti ma di gruppi di iniziativa e si sono citate delle esperienze come quella di Catania e del San Gallicano di Roma.

Rispetto a questi gruppi bisognerebbe sostenere la loro capacità di promuovere la sperimentazione e la presa in carico dell’utenza migrante, considerando alcuni elementi del contesto come il dover far fronte ad una incapacità dei servizi di saper rispondere ai bisogni di cura e ai bisogni di salute mentale dei gruppi etnici minoritari.

Poi è stato affrontato il problema dei minori ed è emersa l’esigenza di un forte collegamento tra i servizi di salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza e il mondo scolastico e questo va ritenuto oggi di prioritaria importanza in quanto vanno considerati scenari come quelli anglosassoni dove è necessario occuparsi dei minori di seconda generazione perchè si ammalano di più rispetto alle prime generazioni.

Infine un altro problema è rappresentato dalle questioni che riguardano la dipendenza da sostanze, fenomeno in qualche modo connesso all’universo carcerario ed è un problema che si presta a letture non sempre coincidenti.

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