PLENARIA CONCLUSIVA: Report terzo gruppo, a cura del dott. Andrea Gaddini

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Il gruppo è stato condotto dal dottor Vittorio Valenti. Il nostro gruppo che verteva sul carcere e OPG ha avuto una partecipazione vasta. C’è un elemento che credo andrebbe portato per primo perché riguarda gli OPG e il dato è stato sostenuto con forza dai direttori degli OPG. Gli OPG vanni chiusi e vanno chiusi subito. Questo è stato parecchio sostenuto. Laddove questo processo non abbia luogo è impossibile che il territorio si attrezzi con tutte le risorse che sono necessarie per il trattamento di queste situazioni. Quello che manca è un provvedimento forte come è accaduto per gli ospedali psichiatrici. Quello che è stato molto sentito e sul quale vi era stata una assoluta convergenza è che alcuni parlavano di una percentuale che potevano essere liberi subito ora rispetto a chi invece sosteneva che si doveva procedere con una chiusura lenta. Naturalmente questo ha indicato il discorso che riguardava le caratteristiche dei rapporti con i magistrati da una parte e con i servizi territoriali dall’altra e su come in alcune regioni, ma soltanto in alcune, sia stato possibile delineare un circuito virtuoso che ha dato luogo a degli effetti apprezzabili, nel senso che in alcune regioni è inimmaginabile che possa cominciare il percorso ma attraverso protocolli con altre regioni però si comincia a parlare di un percorso gestito.

È stato segnalato come rispetto agli anni passati si registri un clima politico di maggior unità che appare ricercare un obiettivo di superamento degli OPG.

È stato ricordato come l’OPG ha una funzione di cura parzialmente impossibile e quindi non è assolutamente possibile pensare che quelle strutture possano permettere che le strutture esistenti oppure nuove strutture, su questo c’è stata una certa convergenza, con caratteristiche non di carcere, possano andare incontro a questo tipo di esigenze.

Per quanto riguarda il carcere è stato ricordato che c’è da fare un intervento che organizzi le risorse perché possa individuare il carcere come una parte del territorio.

Parlando di OPG è stata ricordata l’assoluta necessità di contestualizzare i percorsi cioè di non immaginare situazioni statiche e confinate, un percorso che non sia atrofico perchè altrimenti si perde comunque la possibilità in qualunque prospettiva soggettiva.

Un elemento che è apparso anche rispetto ai servizi che poi corrispondono alle richieste che derivano dall’OPG è la convinzione che riguarda la paura della psicosi e la risposta aggressiva che certi concetti non si compiono naturalmente.

 

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