PLENARIA CONCLUSIVA: Le conclusioni di Angelo Fioritti

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Cercherò di affrontare il tema degli ospedali psichiatrici giudiziari, alla luce delle argomentazioni emerse nel corso del dibattito di gruppo. E’ affiorata la contraddittorietà del nostro sistema psichiatrico forense a metà tra carcere ed ospedale. Io credo che su questo il consenso sia unanime, non credo che oggi ci sia qualcuno che pensa il contrario. C’è un sentire molto forte di desincronizzazione tra le istituzioni che abbiamo e le potenzialità di cui oggi disponiamo. La parola che oggi è risuonata di più è chiudere. Ma perché? Perché fino ad oggi questo non è stato fatto? Perché ancora oggi siamo qui ad invocare una chiusura? Per una questione economica? La somma spesa per gli ospedali psichiatrici giudiziari è 27 milioni di euro. È una questione che se fosse solamente economica credo sarebbe stata rapidamente risolta. È una questione di inerzia, di trascuratezza delle istituzioni? Diverse realtà politiche se ne sono interessate, anche di segni opposti. Allora qual è il problema per cui non si trova il bandolo della matassa?

Io credo che a questo punto dobbiamo guardarci un po’ dentro e voglio riprendere la frase che riguarda il turbamento perché io credo che gli OPG abbiano svolto una funzione reale e simbolica importante a livello sociale, anche per i servizi che si sono sviluppati dalle riforme. Funzione sociale consistente nel liberare i servizi territoriali dalla preoccupazione del controllo sociale, entro certi limiti. Oggi è stata evocata dal Professor Cendon l’epoca degli anni ’60 e ’70, in cui tutte le principali istituzioni (la famiglia, il lavoro ecc.) si sono riformati. Quelli sono gli stessi anni in cui le strutture penitenziarie si sono modificate, perché hanno imboccato un cammino non dico contrario ma sicuramente divergente rispetto alle altre grandi istituzioni. È il periodo in cui hanno cominciato a crescere numericamente, in cui hanno cominciato ad occuparsi di problemi che prima non c’erano come ad esempio l’immigrazione, in cui non si è riusciti a disimpegnarle rispetto al problema della devianza dei malati di mente. E’ interessante vedere che cosa è successo nell’ambito delle tossicodipendenze: lo sviluppo del servizio di un sistema di cura dei dipendenti basato sulla motivazione, sulla libertà d’accesso sulla volontarietà dei trattamenti, sarebbe stato possibile in assenza di un sistema penitenziario che in alcuni casi ha assorbito, che ha fatto da tampone rispetto ai problemi sociali posti dalle tossicodipendenze? No, credo che si siano sviluppate queste due forme di intervento per una divisione dei compiti tra tutela sociale e compiti di un sistema di cura che oggi ci ha dotato di un sistema di cura piuttosto indipendente, che io ritengo molto efficiente e che è particolarmente apprezzato all’estero. Il nostro sistema psichiatrico forense utilizza, invece, un trattamento per il malato di mente diverso a seconda che il soggetto sia libero, o detenuto o indagato e dall’altro abbiamo una funzione di controllo sociale in cerca di un esercizio. Allora la domanda è: è possibile oggi svolgere questa funzione in maniera diversa? È possibile comunicare alla nostra società e al potere che rappresenta, che è possibile superare la contraddizione degli OPG? È possibile dire che la malattia psichiatrica può essere risolta in maniera diversa più moderna e più sincrona rispetto a quello che la società oggi concepisce come propri bisogni? La risposta è secondo me è sì, assolutamente. Dobbiamo lavorare su una strategia che ci metta in grado di comunicare agli enti che rappresentano la nostra società, al potere giudiziario che è quello centrale perché è quello che rappresenta le istituzioni penali. Le offerte oggi sono: il carcere, gli ospedali giudiziari e le alternative che con difficoltà si stanno costruendo. È possibile organizzare diversamente l’istituzione. Sappiamo quanto è importante nel sistema di cura, la prevenzione di recidive del reato, però deve essere articolato bene questo discorso, in modo convincente in accordo professionale. Bisogna agire bene nel momento stesso in cui il proprio mandato sembra essere allargato ad una serie di funzione che prima non c’erano. Le risposte devono essere date in una maniera chiara e convincente.

Nel dibattito che io ho sentito oggi ci sono due strategie: c’è chi dice deve, essere chiuso tutto e subito, c’è chi dice di chiudere gradualmente con tutte le garanzie e le rassicurazioni del caso. Se viene fatto tutto e subito è comunque graduale, anche la chiusura degli ospedali psichiatrici provinciali è stata fatta sì con la riforma ma ha avuto una sua gradualità, una sua regolamentazione. La gradualità la dobbiamo comunque conservare ed è importante che la proposta sia chiara e convincente. È possibile dare il via a tutto ciò a legislazione invariata, questo è chiaro. I nuovi regolamenti per le istituzioni penali consentirebbero di effettuare tutte le misure di sicurezza in luoghi diversi. Se poi la riforma di codice penale annunciata andasse in porto, a quel punto potremmo veramente immaginare uno scenario diverso. È vero che la parte legislativa è importante però non è un fenomeno che si realizza spontaneamente, è un fenomeno che va sostenuto, se non legislativamente, va sostenuto economicamente. In realtà non è il fatto economico che blocca in assoluto questo processo, ma sicuramente ha un valore. Rafforzare, strutturare, interagire e concepire in toto l’intervento di salute mentale è fondamentale, questo credo che sia il punto di partenza e credo che sia il punto di cui tutti hanno sottolineato l’importanza. Salute mentale e carcere sono due cose molto diverse, sono due modi di occuparsi del problema completamente diversi. Io credo che ogni comunità abbia risorse autonome di vita, esistono sensibilità politiche locali, sensibilità sociali locali. Io credo che sia molto importante sbloccare la situazione e che ogni regione si assuma le sua responsabilità e decida che modalità utilizzare. Molte regioni sono impegnate a contenere le presenza negli ospedali psichiatrici sotto certe soglie. Sicuramente è una popolazione complessa, qualcuno oggi l’ha detto, è una popolazione che trova un riscontro parziale nei servizi di salute mentale ordinari pensiamo ai disturbi deliranti strutturati, il 12%, che non si incontra nei servizi territoriali e con i quali le relazioni sono particolarmente difficili, vanno preventivate le difficoltà rispetto a questi pazienti. Pensiamo al grado di difficoltà ad assistere persone con insufficienze mentali, con comportamenti dirompenti. Esiste questa sotto-popolazione particolarmente difficile negli ospedali psichiatrici, in molte parti d’Italia. Però io credo che il discorso sia ragionevole e convincente.

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