Se fossi matto chiederei... di Emilio Lupo

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Vi proponiamo questo articolo di Emilio Lupo, pubblicato su "Repubblica" edizione Napoli del 29/11/97, che suscitò l'anno scorso la vivida sensibilità di molti lettori e dell'opinione pubblica. (a cura di Gennaro Esposito)

Se fossi matto mi interrogherei sul tempo.

Nel manicomio, infatti, il tempo non esiste.

Se mi dicessero che siamo nel 1997, mi interrogherei, ancora una volta sulla vita e sul tempo che mi e' stato rubato, sulle cose che non ho potuto fare e su quelle mi sono state impedite.


Se fossi matto mi chiederei perchè dopo tanto tempo dalla legge di riforma psichiatrica sono ancora qui. Perchè nonostante la Legge 180 di vent'anni fa' e le leggi regionali sulla salute mentale che mi facevano sperare di uscire da questo luogo dove mi hanno tolto i miei indumenti, legato, imbottito di psicofarmaci, rasato i capelli, dove ho mangiato cibi che altri sceglievano per me, dove mi hanno rubato il sonno, il sogno, la speranza e la gioia di vivere, sottratto tutti i miei diritti e soprattutto la libertà, non è successo assolutamente nulla di importante per me.


Se fossi matto vi chiederei perchè oggi alcuni pensano di lasciarmi ancora in manicomio, perchè a due anni dal duemila sono oramai vecchio più che matto e perciò i vecchi, che contano come i matti, è meglio che non si muovano, non sidebbono muovere da qui.


Se fossi matto mi chiederei: che cosa state facendo per me?

Se fossi matto vi chiederei com'è il mare, di che colore è il vostro cielo, qual'è il profumo della vostra donna e se esiste ancora la casa dove sono nato.


Se fossi matto vi parlerei degli elettroshock subiti negli anni addietro, dei terribili momenti dell'attesa prima dell'applicazione degli elettrodi, delle urla, dell'intenso odore di urine, della voce dell'infermiere che ti chiama per nome e del medico che questo nome nemmeno conosce.

Se fossi stato matto vi parlerei dei lunghi inverni passati in reparto, a contare le mattonelle, delle allucinazioni che mi hanno aiutato a sopravvivere, dei cessi sempre sporchi e dei riscaldamenti sempre guasti.


Se fossi matto vi parlerei del caldo d'agosto, dei miraggi del mare, che passavano per allucinazioni.

Se fossi matto vi chiederei di vedere la Casa Famiglia del mio quartiere, di conoscere gli operatori del mio Distretto, di guardarli negli occhi, di parlare con loro del mio futuro, del mio presente.


Se fossi matto vi chiederei di mangiare la neve, di andare al cinema, di sapere chi possa chiamare di notte se dovessi sentirmi male o semplicemente solo.

Se fossi matto vi chiederei quanti soldi valgono le cure che mi date, di conoscere quanti denari si spendono nei manicomi e nelle cliniche private.


Se fossi matto vi chiederei perchè dopo tanti anni rinchiuso qui non ho ancora la pensione, oggi che sono non solo matto, ma anche vecchio e voi non riuscite a tutelarmi nè come anziano nè come pazzo.

Se fossi matto vi chiederei che fine ha fatto il Progetto Obiettivo "Tutela della salute mentale" e perchè i manicomi privati non fanno nemmeno finta di chiudere.


Se fossi matto vi chiederei di stanare quelli che fanno ancora l'elettroshock senza consenso e senza nessuno a cui dar conto della sua efficacia.

Se fossi matto firmerei un appello contro le guerre, mi appellerei ai poeti, agli anchormen, ai pittori, ai matematici, ai cantautori e ai politici, perchè dicessero, ognuno a modo loro, dei fetori del manicomio, del prezzo della vita, dei rigidi inverni, delle mattonelle contate mille volte, del suono dei pianti, delle leggi mai applicate e dei volti dei matti, oramai sfioriti.


Se fossi matto vi chiederei del mio futuro, del mio presente.

Vi chiederei di me...
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