DSM E FUTURO DELLA PSICHIATRIA TERRITORIALE
idee, buone pratiche, saperi culturali e saperi scientifici, esperienze, opinioni
di Vittorio Di Michele

Come migliorare la psichiatria dei servizi territoriali?

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10 maggio, 2013 - 18:41
di Vittorio Di Michele

L'esperienza italiana della psichiatria territoriale resta ancora unica nel panorama mondiale della assistenza sanitaria per le persone affette da disturbi mentali. Oltre 500 centri di salute mentale in Italia, garantiscono ancora in maniera efficiente, efficace e di qualità, un buon livello di cure e quindi di salute mentale nella collettività. Come si sia arrivati a questo livello qualitativo, lo si deve alla mission interiore degli operatori e degli psichiatri che vi lavorano e che hanno “costruito” pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno quello che è un “servizio” pubblico.

Il fattore centrale di questa evoluzione ormai quasi quarantennale, a mio avviso è ascrivibile al quotidiano impegno e alla messa in atto di tante piccole procedure, protocolli, innovazioni, idee e prassi che abbiamo testato empiricamente “ sul campo” o meglio sulla “nostra pellaccia”. Se l'idea era buona e funzionava, si praticava e la si inseriva nel DNA del servizio, ma se alla prova dei fatti non valeva nulla o era dannosa finiva nel cestino. Potrebbe essere questo un neo-evoluzionismo culturale? Non lo so, ma è un fatto che nel nostro lavoro ci mettiamo cuore, impegno, salute, scienza, tempo libero, orientamenti sociali politici e religiosi e il risultato è li davanti agli occhi di tutti. Non è solo nei libri di scienza o nei trattati di psichiatria, ma è negli sguardi dei nostri pazienti, che spesso ci accompagnano per tutta la vita con gratitudine, affetto e spesso con molta comprensione e serena accettazione. Per le nostre fallacie, e per i nostri limiti!.

Se questa mia premessa ha una base solida e condivisibile, lo scambio di buone prassi, di opinioni, di esperienze sia personali che scientificamente fondate, non puo' che aiutarci a migliorare il nostro lavoro, la qualità dei nostri servizi e a migliorare noi stessi. E se esiste una evoluzione della cultura psichiatrica territoriale, lasceremo i nostri servizi piu' ricchi di quando li abbiamo presi, piu' evoluti e al passo dei tempi. Non necessariamente “alla moda”, ma migliori.

Spero che in tanti condividano qualche argomentazione di questa premessa e che il blog viva non solo di vita propria ma del contributo di tutti, per cui vi prego di scrivere, di dissentire, di commentare e condividere se lo ritenete. Se le intenzioni sono buone, solo del buono ne verrà fuori.  

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Commenti

Sto lavorando da diversi anni con colleghi ed amici Messicani per trasformare la psichiatria in quel grande paese.
Loro subiscono molto l'influenza nordamericana ma sono molto interessati all'esperienza italiana per la simpatia spontanea, perche' non ci mettiamo in cattedra e perche' il nostro modello di servizi territoriali a rete e di dipartimenti di salute mentale e' unico nel mondo.
Li la psichiatria e' molto medicalizzata e separata, ci sono pochissimi servizi territoriali.
Come associazione Bleger e Itaca(associazione italo-messicana) abbiamo organizzato incontri,qualche operatore e'venuto inItalia ad osservare un dipartimento di salute mentale, le cooperative di inserimento lavorativo i gruppi appartamento e le case famiglia.
Alcuni compagni di Mexico, in seguito ad un mio seminario sull'antipsichiatria hanno organizzato un puente loco carnival facendo uscire i matti dal manicomio e mescolandoli al messicani durante la festa dei morti( festa molto importante a Mexico) questo lavoro continua.
Dovrebbero tornare in Italia e mi piacerebbe espandere i contatti, come mi piacerebbe discutere su pol-it con voi e con loro.
Che ne dite?

Questa e'l'immagine di una mostra che fanno nella metro. Notare il cavallo azzurro

@Leonardo Montecchi

disponibile sempre al confronto e alla collaborazione, non mi è chiaro però, associazioni di riferimento a parte, in quale realtà territoriale e organizzativa in Italia, operi e animi

se puoi precisarlo magari si contestualizzano meglio le ragioni e i modi di possibile cooperazione

buon lavoro, intanto

Il nostro gruppo opera nei centri di salute mentale abruzzesi (Ortona, Sulmona, Pescara, Atri e in un SPDC (Pescara). Puo' accadere che alcune buone pratiche in uso in qualche CSM, possano essere applicate (con o senza modifiche) nella nostra realtà o altrove, e ritengo che questo scambio a costo zero (perchè nessuno perde qualche conoscenza) possa essere fruttuoso. Se non lo è si lascia.

la psichiatria ha seguito sempre molte strade, alcune scelte secondo le preferenze degli operatori coinvolti o di gruppi mossi dalla moda del momento.
Integrare i "percorsi" tenendo conto dei principi della sanità pubblica e mantenere un legame stretto con il resto della medicina può essere considerato un suggerimento da valutare nelle nostre future discussioni

io ho operato, sempre come responsabile di CSM, per quasi quarant'anni in differenti realtà regionali e svariati scenari locali, orientando il mio impegno professionale e organizzativo, ma anche etico e politico nella prospettiva di una salute mentale di comunità, con elevata responsabilità d'integrazione (non giustapposizione!) di sensibilità, esperienze, competenze e linguaggi, 'dentro', 'tra' e 'oltre' i Servizi, e mettendo da sempre e ogni volta in discussione il mio potere di 'addetto ai lavori', senza negarlo ma anzi rendendolo disponibile per progetti e percorsi di trasformazione e d'innovazione sociale a forte impronta de-istutuzionalizzante
Ora da soli tre mesi, nell'ambito di una cosiddetta riorganizzazione delle risorse, ho incacrico di dedicarmi in maniera pressochè esclusiva a ciò che per decenni è stato per me inscindibile concettualmente, affettivamente e operativamente dall'attività clinica e gestionale: la 'promozione della salute mentale e il contrasto allo stigma e al pregiuizio'
Una tra le tante esperienze che in questi lunghi anni più ha ri-assunto ed amplificato la mia cultura e pratica di servizio pubblico, a bassa soglia e di prossimità è stata quella dei 'bilanci sociali aperti', eventi collettivi annuali di rendicontazione pubblica del lavoro svolto come servizio di salute mentale e di comunità, alle comunità residenti del territorio senza paludamenti specialistici e infingimenti propagandistici, in un confronto serrato co amministratori, cittadini attivi associati e non, portatori d'interessi anche in conflitto, servizi altrimenti indirizzati dal nostro, in un clima ogni volta vivace e originale di contaminazione di linguaggi e di sovvertimento delle consuetuduni
Mi piacerebbe considerare l'eventualità che esperienze simili se già attuate o se, in caso contrario, immaginate o avviate, si possano confrontare o possano essere accompagnate a verificare il loro senso e la loro fattibilità in contesti vicini, meno vicini o anche lontani
Io disponibile