SocialMente inter(net)connessi
Per una psicodinamica dei Social Media
di Giuliano Castigliego

A quali bisogni risponde Twitter?

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6 ottobre, 2013 - 18:35
di Giuliano Castigliego

Se qualcuno oggi mi domandasse a cosa serve il telefono, risponderei, stupendomi e/o irritandomi per la banalità della domanda, "a comunicare a distanza",  senza sentirmi in obbligo di specificare tutti i possibili e pressoché infiniti contenuti della comunicazione telefonica: un amore, un dolore, un lutto, l'ordinazione di una pizza, la prenotazione di una camera d'albergo, una lamentela, un guasto, un pronto soccorso medico, una richiesta di aiuto, un surrogato di sesso. 

È invece piuttosto frequente e in di questi tempi chiedersi e sopratutto chiedere a scrittori, giornalisti, guru dell'informazione/comunicazione a che cosa servono i social media, e se addirittura servano a qualcosa, se non facciano più danni che altro. "Twitter ci rende più stupidi" dice peraltro molto bene Jonathan Franzen , novello Karl Kraus. "Twitter è essere senza esistere" scrive sul suo blog e su Twitter Roberto Cotroneo  Twitter rende soprattutto i giovani più narcisisti dice una ricerca dell'Università del  Michigan I social media ci rendono più arrabbiati dice uno studio condotto in Cina e ripreso dalla MIT Technology Review, secondo il quale  “connessi da legami sociali online, gli utenti si influenzano emotivamente a vicenda, ma la diffusione di sentimenti di rabbia è significativamente più alta di altri sentimenti ‘positivi’ come la gioia "

Ogni tanto si sentono tuttavia voci un poco più ottimiste su Twitter, magari da fonti inaspettate come quella ad esempio dell' illustre studiosa classica inglese, ma anche blogger e columnist del Times,  Mary Beard - citata dall'infaticabile  Arianna Ciccone @_arianna. La Beard  riconduce (saggiamente) gli effetti di Twitter ai suoi utilizzatori ed al suo uso: There's no inherent problem with the medium itself; it's us the users, and the uses to which it's put > Why tweet ?  

Se ci domandiamo con tanta insistenza e veemenza a cosa serve Twitter (Facebook etc) è verosimilmente perché i SN, in quanto nuovi strumenti di comunicazione, suscitano dentro di noi, oltre a curiosità e resistenze tecnologiche, soprattutto emozioni profondamente ambivalenti. Che sono strettamente correlate ai nostri bisogni pulsionali e relazionali. Più che a cosa serve, vale allora la pena di chiedersi a quali nostri bisogni consci ed inconsci risponde Twitter, quali motivazioni ci guidano nell'usarlo? Provo ad elencarne qualcuno, senza nessuna pretesa di completezza.

Tutti sappiamo che possiamo usare Twitter per trasmettere informazioni, più o meno decisive. È stato proprio il carattere immediato, diretto, globale dell'informazione via Twitter che a partire da un tranquillo martedì del 2006 l'ha fatto diventare oggi "a beating pulse of global news "  trasformando al contempo radicalmente l'informazione stessa. Ma quando andiamo vedere più da vicino cosa viene comunicato e condiviso scopriamo qualcosa di più sui bisogni che inducono alla condivisione. 
Da un recentissimo sondaggio online  su un campione internazionale di 18.150 adulti in 24 nazioni del pianeta, Italia inclusa, risulta infatti che la principale motivazione è quella di condividere “cose interessanti” [61% del totale] , seguita da “cose importanti” e “cose divertenti”  [entrambe 43% del totale].  Anche “far sapere agli altri in cosa credo” [37%] e “raccomandare un prodotto o un servizio” [30%] sono motivazioni popolari tra gli intervistati.  Gli italiani sarebbero meno propensi delle altre nazioni alla condivisione di contenuti [52% vs 61%], e ideologicamente interessati invece più degli altri [42% vs 37%] a ”far sapere agli altri in cosa credono” e a “supportare una causa, un’organizzazione, qualcosa in cui crede” mentre solo il 10% ha come motivazione per la condivisione l'unicità dei contenuti.
Twitter può dunque essere usato come strumento per riaffermare, in tempi baumaniamente liquidi di insicurezza ed incertezza, la propria identità. Ed è fin troppo scontato che quanto più labile è l'identità della mittente, tanto più perentorio, assolutista, integralista sarà il messaggio. Italia docet.

Ma possiamo ovviamente usare Twitter anche per esprimere, in forma di concisa battuta, qualcosa di noi e della nostra relazione con il mondo in cui viviamo. Dal semplice  "adoro/detesto l'autunno" enfaticamente comunicato al mondo - senza peraltro che quest'ultimo dia segno di richiederlo - ai Tweet che riescono a condensare in 140 caratteri un'intera cultura:

@NeinQuarterly  A German poet walks into a bar, orders a glass of despair. Bottomless.

Altre battute si propongono come ironica/sarcastica catarsi di fronte ad un'insopportabile realtà politica/sociale/finanziaria:        
        
@manginobrioches  16.09.13 20:53
Dopo l'exploit della #CostaConcordia tutti i relitti corrono in tv: ora #DAlema a #ottoemezzo, domani nuovo videomessaggio di #Berlusconi.

Talvolta le battute servono a far riflettere proprio sui limiti e l'ipocrisia d'uso di Twitter

Lupu Ululà (@LupuUlula) 14.09.13 11:02
"Amico"
"Genio"
"Ironia"
"Cultura"
Questi i lemmi che si costituiranno Parte Civile contro Twitter per il reato di "Stupro del significato".

Twitter può dunque rispondere al  bisogno di divertito e (più o meno) divertente intrattenimento.

chiarella minetti (@chiaraminetti) 20.09.13 18:40
@giulicast @Bibolotty ecco, ho letto, mi piace e sono d'accordo.Twitter è un divertissment, lo vivo così.

L'interpretazione dell'intrattenimento rimane poi aperta: huizingiano gioco di un homo naturalmente ludens o piuttosto pascaliano, illusorio divertissement contro un'infelicità che proprio in quanto uomo non può  sconfiggere? «Gli uomini, non avendo potuto sanare la morte, la miseria, l’ignoranza, per rendersi felici hanno escogitato di non pensarci» (Pascal, Pensieri). Che poi al giorno d'oggi dovremmo riformulare la celebre frase pascaliana «Tutta l’infelicità degli uomini ha una sola provenienza, ossia di non saper restare tranquilli in una stanza" aggiungendo "senza Internet e SN".

Twitter può poi egregiamente servire allo scopo di dar sfogo alle proprie pulsioni aggressive, riversate con generosità sull'altro. Non c'è neppur bisogno di far esempi al riguardo. Le liti tra pdini e pentastellati,  pentastellati e il resto del mondo, "liristi" ed "euristi" sono divenute storiche, un vero e proprio genere, ma, come si sa, volendo si riesce a litigare (anche su Twitter) per ogni cosa, non solo, banalmente, per politica, religione, economia, calcio, ma anche per la letteratura, la grammatica, la punteggiatura fino alla linea blu di congiunzione dei tweet. Vi  sarebbe qui da affrontare tutto il tema dell'Hate Speech, cui dedico invece solo un Tweet, di Nathan Jurgenson:

(@nathanjurgenson)15.09.13 00:05 @fake_train like, the hate on me, being a guy, is so low stakes compared to what other folks have to endure. Hater Training is a great idea!

O forse invece Freud sarebbe arrivato prima al di là del principio di piacere ed al riconoscimento della pulsione di morte se fosse stato su Twitter? ;-)

Indubbiamente Twitter  rispondere al principio di piacere e al nostro desiderio di piacere, di mostrasi, di sedurre e di venir sedotti, come tra l'ironico e il sarcastico ci illustra ad es. @Bibolotty  nelle sue mirabili #derive. O al desiderio di innamorarsi  e far innamorare. È insomma l'infinito tema del narcisismo, che è (spesso) sinonimo di Twitter e certo uno dei principali, consci e ancor più inconsci, impulsi dei suoi utenti.

Ma (per fortuna) su Twitter trova ampio spazio anche quello che secondo Freud è il risultato della sublimazione delle pulsioni stesse: le scienze e le arti, nelle loro molteplici e diverse forme. "L'arte offre...soddisfazioni sostitutive per le rinunce più antiche imposte dalla civiltà, che sono ancor sempre sentite nel modo più profondo, perciò ha per effetto di riconciliare come nient’altro con i sacrifici fatti per essa" (Freud, Il disagio della civiltà). Accenno qui per brevità solo alla letteratura ed al recente dibattito se la tua twitteratura sia una nuova forma d'arte

Rosemary Johns (@RosemaryAJohns)
01.09.13 19:16
Is ‘Twitterature’ A New Art Form? ut.co/hXd via @urbantimes #amwriting #writers #amreading #writeclub #writing #twitter

Per rimanere in ambito italiano le iniziative in questo campo sono numerose, interessanti ed ambizione dalle #scritturebrevi di @FChiusaroli alla riscrittura del Decameron di Boccaccio promossa da @la_dante alla riscrittura delle #cittàinvisibili di Calvino avviata da @TWLetteratura a #Basia1000 di @IsaInghirami per non citarne che alcune.

Ma Twitter può  rispondere anche al profondo bisogno di condividere con altri un avvenimento emozionalmente molto intenso, speaso tragico, avviando un primo tentativo di elaborazione collettiva del lutto. È quanto è avvenuto ad esempio con il terremoto dell'Emilia, la morte per suicidio di un'adolescente Carolina - come ho cercato di illustrare qui per il terremoto  e qui per il suicidio  - e più recentemente con la tragedia di Lampedusa. Non a caso l'impiego di SM quali TW è stato considerato e positivamente valutato in caso di disastri ambientali, quali il terremoto di Haiti, per favorire il contatto tra i sopravvissuti ed incrementarne la resilienza, attraverso "la sostituzione della loro impotenza con dignità, controllo così come di responsabilità personale e collettiva "
E qui arriviamo al nucleo fondamentale della motivazione che, secondo me, ci spinge a Twitter:

Come Musica (@comemusica) 05.09.13 09:38
Alla fine siamo un po' tutti mendicanti.
Non di beni materiali, ma di bene.
Una coccola, un abbraccio, una parola buona che scaldi il cuore

Forse è questa la motivazione più diffusa ed acuta: il bowlbiano bisogno di attaccamento, di legame. Poichè come scrive Balick, autore del recentissimo The Psychodynamics of social networking,"la motivazione umana è profondamente relazionale nella sua natura" e "la relazione interpersonale...può sfidarci e gratificarci come null'altro". Nel social networking la tecnologia è dunque il lavoro di rete e " il sociale è la motivazione umana che impiega la tecnologia a questo scopo".

Son giunto - finalmente - alla conclusione del mio fin troppo esteso eppur parziale elenco di bisogni e motivazioni e mi scuso per l'eccezionale lunghezza dello stesso. Vorrei utilizzarlo come canovaccio cui ritornare di volta in volta nelle spero numerose ma sicuranente più brevi tappe della rubrica che oggi avvio.

Lo scopo è spero chiaro: affrontare, approfondire e comprendere meglio, anche e soprattutto con l'aiuto di chi mi vorrà gentilmente seguire, gli impulsi, i bisogni e le motivazioni che ci guidano nell'uso dei SN nonché le forme che tali motivazioni assumono. 

Il metodo è quello dell'analisi psicodinamica di tali forme, quella modesta almeno che mi è consentita dalla mia formazione di medico psichiatra e psicoterapeuta ad indirizzo analitico, supervisore e conduttore di gruppi Balint.

Le forme e i modi saranno quelli che l'interazione tra noi stabilirà. Dal canto mio posso solo augurarmi che siano il più possibile aperte e partecipate. 

Buona lettura e fin d'ora grazie per la pazienza, la comprensione, le domande, i suggerimenti e le critiche.

Giuliano Castigliego

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Commenti

tanti stimoli offerti dall'articolo.. ora mi manca il tempo per rispondere, ma provo ad integrare l'argomento con alcune riflessioni rintracciabili all'indirizzo http://www.osservatoriopsicologia.com/2012/03/31/live-and-let-die-parere...

Grazie per il link!

Buon lavoro!

Grazie, Luca!


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