CLINICO CONTEMPORANEO
Attualità clinico teoriche, tra psicoanalisi e psichiatria
di Maurizio Montanari

Tutti i perversi del mondo.

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17 giugno, 2014 - 12:01
di Maurizio Montanari

Sono già al lavoro i distributori di diagnosi, di complesse etichette entro le quali far rientare i due eclatanti casi di cronaca  nera . In particolar modo  l'efferato omicidio di Motta Visconti. Più volte mi sono espresso sulla questione della banalità del male, sulla normale ferocia che alberga nell'animo umano, legando concetti  quali quello di perversione e passione desiderio di uccidere. E più volte ho cercato di rimarcare come l'abuso di etichette patologizzanti  allontani  da noi il crimine cancellando le soggettività.
Mai come in questo caso assistiamo alla corsa a chi trova la soluzione più facile, la formula più estesa. Qualcuno sa già ( 'ecco perchè ha ucciso' titolano alcuni quotidiani ) che il killer di Motta Visconti ha agito per questo o quel motivo. E altri non mancano di sottolineare che probabilmente era 'depresso', o altri ancora ne descrivono in maniera pedissequa gli ultimi momenti prima del crimine, come se la trasmutazione di questa vicenda in film promettesse, a fine scena, il colpo di tetaro. Inoltre la madre di tutte le categorie, 'femminicido', è pronta a scaraventarci dentro anche quest'ultimo caso. Una altro numero, un altra petizione e raccolta firme. Ancora. Ancora. Tutto vero, si badi. Un altra donna massacrata, ma proprio in quanto unica non merita di divenire un numero. E non da ultimi, i sostenitori della 'mascolinità imperfetta', che uccide la donna che con la sua femminilità angoscia, dimenticando che quest'uomo ha ucciso due bambini. E avanti, tutti a rivelarci il perchè ed il percome, le recondite vie che hanno condotto a questo macello.
Si barcolla, perchè la verità non la sa nessuno. Se non l'artefice di questo massacro. Che aveva un progetto, studiato e premeditato. Diverso da tanti.
E' ancora il concetto di perversione e la mancanza di limite al godimento che può darci una prospettiva singolare. Questo caso stupisce solo  apparentemente per la sommatoria di due elementi che, nella clinica, è invece usuale trovare legati.  Chi la tratta, lo sa. La ferocia del gesto e l’assenza totale di senso di colpa mostrata dall’omicida. La consapevolezza di doversi ‘inventare‘ un alibi tanto fragile da apparire grottesco. Una donna e due bambini, eliminati perché ‘intralcio’ ad un obbiettivo, almeno così’ pare dalle notizie che trapelano, banale: non essere ostacolato nel ‘corteggiamento’ di un'altra donna. Una altro oggetto del quale invaghirsi. Chi si ricorda di Ida Dalser, amante fatta internare da Mussolini quando divenne un intralcio? Per inquadrare casi come questo, e come tali eventi si innestino nel legame sociale, è bene fare alcune precisazioni di tipo clinico. Il perverso può diventare una macchina. Un automa capace di perseguire un obbiettivo a qualunque costo. Nella sua logica , qualsiasi cosa può diventare un ostacolo al perseguimento del suo fine: siano essi beni materiali, cose, uomini. E di ciascuno di essi ci si può sbarazzare in maniera sbrigativa, con una ferocia banale, metodica e studiata.  Hannah Arendt nell’analizzare la ‘banalità del male’ mostra quello che la psicoanalisi mette bene in luce: Heicmann, al processo tenutosi a Gerusalemme,  non si riteneva colpevole, essendo capace di autoassolversi per i sui crimini in nome del fine ultimo per il quale lottava. Questo è determinato da una pressoché totale assenza di senso di colpa, di Super Io. Il perverso non ha null’altra morale che il proprio disegno, e in nome di questo ritiene logico e normale mettere in atto ogni azione che possa farlo giungere allo scopo. La sua capacità di assolversi è la cifra che lo caratterizza, testimoniata da come riesce a vivere i momenti dopo l’omicidio (andando a vedere la partita, o in discoteca, o scendendo in piazza e incolpando qualcun altro per distogliere l’attenzione da lui). C’è da credere che l’omicida abbia realmente esultato al gol di Balotelli. Il suo solo limite è incappare nella legge, la sola capace di fermarlo nel suo illimitato bisogno di raggiungere quel che vuole senza il fastidio del controllo. Non a caso alcuni serial killer sono soliti dire ‘ se non mi avessero fermato, avrei continuato all’infinito’. Per il perverso l’oggetto, in quanto tale è intercambiabile. Ecco allora che ‘ volendo un'altra donna’, vi era la necessità di togliere  di mezzo l’ostacolo, rappresentato in questo caso oltre che dalla moglie, anche dai figli. In questo caso un'altra donna. In altri una automobile nuova. In altri ancora un catamarano. Sono mille gli obbiettivi che il perverso si da, e mille i modi di sbarazzarsi degli impedimenti che si frappongono tra lui e la cosa bramata. E ripeto, sino a stancare la tastiera, sono storie drammaticamante uniche, una per una.
 

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Commenti

Io seguo poco i telegiornali, come uno struzzo, ma tra politica e cronaca nera la pazienza e l'umore sono messi nell'ordine veramente a dura prova...
Solo di sfuggita, quindi, ho appreso oggi che, per mezzo di vari giri traversi ed incrociati di indagini genetiche, è stato individuato il PRESUNTO assassino di Yara. Quella del DNA è una prova scientifica, ma non diretta del fatto di reato, quindi per un giudizio di colpevolezza definitivo occorrerà attendere la conclusione delle indagini e l'esito del processo.
Questa storia purtroppo tocca fortemente a causa della giovane età della vittima e della terribile violenza che ha subito. Di certo sconcertante. Solo un mostro ha potuto fare ciò...........la folla scesa in piazza ha chiesto il linciaggio.......
A me, nel mio piccolo, ha colpito questo: dalle indagini genetiche che hanno coinvolto buona parte della popolazione locale, si è pervenuti al codice genetico dell'assassino ricostruendo la sua storia familiare, dalla quale è emersa una paternità illegittima. In altre parole si è scoperto che l'assassino era il figlio non riconosciuto di una persona defunta, il cui dna ha permesso di arrivare al figlio, l'autore del delitto.
Non lo so cosa dire di preciso... una ragazza, una bambina è morta e non ci sono giustificazioni, ma (forse) anche nel passato del mostro, nel passato stesso dell'assassino, sono rinvenibili delle tracce di significato, delle tracce di una grande sofferenza che, sebbene non siano in grado di fornire giustificazione alcuna, (forse) sono in grado di umanizzare un gesto orrendo e, assolutamente, meritano in piccola parte uno sguardo più umano.................
non so bene se parlare di comprensione per un gesto simile, non spettano a me i giudizi morali...
però dico che apprendere che questa circostanza nel passato dell'assassino mi ha leggermente confortato, quasi che mi avesse fatto notare che (forse e per fortuna) non esiste il male assoluto, il male fine a se stesso. Il male esiste, ma - come in un effetto domino - a generarlo c'era a monte altro male. Il male non giustifica la produzione di altro male, ma quando non si riesce a capire il significato del male che si è subito, forse il significato che si attribuisce a quello che possiamo procurare e infliggere agli altri assume pericolosamente minor disvalore.
Su questo mi interrogo e spero di riuscire a farlo meglio insieme a voi...


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