DSM E FUTURO DELLA PSICHIATRIA TERRITORIALE
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di Vittorio Di Michele

Ancora sulla violenza in Psichiatria: quanto dobbiamo aspettare per una vera riforma della Salute Mentale?

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8 ottobre, 2015 - 18:36
di Vittorio Di Michele

Il 9 agosto postavo alcune note a commento del decesso in corso di trasferimento in luogo di cura, di un paziente a Torino, oggi la stessa città ci consegna un nuovo e preoccupante episodio di violenza.
Questa volta pero' è un infermiere ad essere stato ferito gravemente,  colpito al torace con alcune coltellate. La psichiatra ferita in modo piu' lieve avrebbe dichiarato alla stampa di Torino, che non era mai stato violento. Gli stessi condominini dello stabile avrebbero dichiarato che il feritore era una  persona "taciturna, ben educata, che mai avrebbe potuto fare una  cosa del genere".
Ma il 4 settembre 2013, Paola Labriola, veniva accoltellata da un paziente già noto per episodi di violenza, entrato armato nei locali del Centro di Salute Mentale di Bari.
La lezione che tutti gli operatori italiani hanno interiorizzato è che il malato mentale è imprevedibile, a volte pericoloso e che qualcosa di brutto potrebbe accadere prima o poi. Non è probabile, ma è possibile.
La conseguenza di questa "lezione" è che se le Istituzioni nulla fanno, gli operatori in maniera disarticolata ovvero aiutati dalla "rete", faranno da soli riorganizzando il proprio lavoro, i propri standard operativi e i propri protocolli di sicurezza personale.
Ma questa è una mia predizione nel breve periodo. Cosa potrebbe o dovrebbe accadere in seguito?
Alcuni hanno argomentato, che la riduzione delle risorse umane ed economiche delle ultime spending review, specialmente a carico della salute mentale territoriale, è alla base dei tanti episodi di violenza. Sono d'accordo e credo che i tanti colleghi che lavorano nei servizi pubblici come molti di noi, stiano toccando sulla loro pelle questa situazione degradante. Lavorare in pressione, avere strutture residenziali riabilitative con meno personale, deriva sociale e abbandono, dimissioni precoci dagli SPDC sono la cifra della deriva assistenziale alla quale stiamo assistendo inermi.
Ma è davvero questa la salute mentale di comunità che ci viene consegnata a 37 anni dalla legge 180? E davvero questa la salute mentale che i cittadini e noi operatori vogliamo per i nostri pazienti? Dobbiamo forse pensare che la riforma italiana altro non era che un gioco finanziario che nel lungo termine avrebbe dato i suoi frutti di risparmio. E i fastidiosi soloni nemici degli OPG che puntualmente, assieme ai sindacati allineati politicamente, compaiono in televisione adesso cosa diranno che la colpa è degli operatori territoriali?
Ogni riforma vuole le sue vittime, ma le vittime che stiamo lamentando oggi, vengono fuori dalla assenza di riforme! 37 anni non sono tanti o troppi per dire che forse una manutenzione del sistema di cure e di Welfare, sia necessaria? O no?

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