DI DIRITTO E DI ROVESCIO
Legge e Giustizia dalla parte dei più fragili
di Emilio Robotti

Della Psichiatria e della deriva manicomiale: “cura” della povertà e ”rispetto del decoro” a Genova.

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13 aprile, 2018 - 19:46
di Emilio Robotti
A Genova, una pattuglia di Polizia Municipale si imbatte, come riporta il Secolo XIX,  in due clochard in pieno  centro Città:“Hanno entrambi 50 anni, uno di loro sta facendo la pipì, l’altro lo aspetta. Quello che accade a questo punto indigna Sant’Egidio e preoccupa l’ospedale Galliera. In nome del decoro, gli agenti, si avvicinano ai due, non scatta nessun provvedimento di ”espulsione” e nemmeno viene data loro una sanzione. Ma i vigili chiamano un’ambulanza e li fanno accompagnare all’ospedale. Perché? «Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da parte dei commercianti di Piccapietra sulla difficile convivenza con i clochard che si accampano notte e giorno in zona- ha spiegato l’assessore alla Sicurezza Stefano Garassino - Con questo intervento cerchiamo di capire se quelle persone stanno male, se possono essere aiutate anche se rifiutano, spesso, l’avvicinamento. Si tratta comunque del salotto della città, non può essere anche un accampamento di senzatetto».
L’episodio, che pare aver (giustamente) suscitato anche i dubbi del Direttore Sanitario dell’Ospedale Galliera, non è affatto isolato, ma rappresenta l’ennesima conferma dell’orientamento, anzi della cultura (absit iniuria verbis) politica ed amministrativa della Giunta Comunale del Sindaco Bucci e dell’Assessore Garassino in materia di povertà, immigrazione e senza dimora.
Infatti, già in precedenza, in occasione del grande freddo che ha colpito anche la Città questo inverno e dei conseguenti rischi per i senza dimora che dormivano in strada, come avevamo già segnalato e commentato in questa rubrica, un altro esponente dell’amministrazione comunale (avallato poi, dopo le polemiche seguite, dallo stesso Sindaco Bucci) aveva proposto Trattamenti Sanitari Obbligatori per gli homeless che avessero rifiutato il ricovero nelle strutture predisposte per l’”emergenza freddo”.
Va detto che l’iniziativa, questa volta, ha suscitato  le critiche anche della Vicepresidente della Regione Liguria Viale (oltre che Assessore Regionale Sanità, Politiche socio sanitarie e Terzo Settore, Sicurezza, Immigrazione ed Emigrazione), eletta nelle stesse liste di Garassino ed esponente della medesima coalizione che regge sia la Regione Liguria che il suo capoluogo.
In questo caso, però, l’iniziativa è più grave della precedente, perché siamo passati dalla parola all’azione, con possibile abuso di potere da parte degli agenti di Polizia Municipale e un acclarato utilizzo improprio del Dipartimento di Emergenza ospedaliero, deputato ad accogliere solo pazienti in fase acuta ed in situazione di emergenza: una semplice ubriachezza non giustifica certo l’utilizzo dell’ambulanza e la visita al Pronto Soccorso ed un codice bianco espone perfino al pagamento di un “ticket”.
Le stesse Autorità competenti potrebbero indagare sull’episodio, accertando anche se gli Agenti hanno agito di propria iniziativa, o su precise indicazioni dell’Amministrazione Comunale ed è possibile ipotizzare a tutela dei dei diritti dei clochard coinvolti il deposito di un esposto – querela ad esempio.
 
Ma l’episodio è ancora più grave perché dimostra che ormai non siamo più di fronte ad episodiche intemperanze di questo o quell’esponente dell’amministrazione comunale che strizza l’occhio al proprio personale elettorato, ma ad una vera e propria “deriva” illegale che sconfina persino nel campo della medicina e della psichiatria.Psichiatria che si vede così affidati compiti che non le sono più propri, anche se fanno parte di un suo remoto passato, oramai definitivamente abbandonato dai medici e dagli psichiatri, ma non evidentemente dalla politica, che in parte sembra non solo essere nostalgica di tale passato, ma volerlo addirittura ripristinare: proprio oggi, proprio in Italia, proprio nel quarantennale della L. 180 che ha sancito la chiusura dei manicomi (o, se vogliamo dirla più “basaglianamente”, ha aperto le porte dei manicomi).
 
E’ vero, le iniziative della Giunta Bucci – Garassino contro i poveri, i diversi e devianti, in nome della lotta all’illegalità e della difesa del decoro, non sono certo isolate e sono alimentate da iniziative come il Decreto “Minniti”, che ha riesumato ed ampliato iniziative volte a conferire ai Sindaci poteri in materia in pubblica sicurezza (introducendo il potere di “DASPO”) già desiderate e tentate dall’allora Ministro dell’Interno Maroni, ma allora giustamente smorzate (con riferimento alla sanzione dell’accattonaggio) dalla Corte Costituzionale.
 
E’ vero, le iniziative della Giunta comunale genovese hanno sino ad ora avuto effetti diretti limitati. Per quanto riguarda infatti Genova, l’episodio qui riportato riguarda un paio di homeless, i TSO contro il freddo non sono mai stati attivati, le iniziative contro i poveracci che vendevano abusivamente l’8 marzo mazzetti di mimose si sono risolte in “ben” cinque sequestri di altrettanti secchi pieni di mimose ed irrogazione di sanzioni amministrative che ovviamente nessuno pagherà; la “schedatura dei migranti che chiedono l’elemosina” sostenuta dall’Assessore Garassino in una perdita di tempo degli uffici comunali, in inutili incontri con la Prefettura, ed in alcuni titoli sui quotidiani cittadini; i “daspo” comunali eseguiti a Genova si contano sulle dita di una mano. La modifica al regolamento urbano genovese, che sanziona chi fruga nei contenitori dei rifiuti facendone cernita, è talmente astrusa che è di difficile applicabilità, dato che la punibilità è esclusa se chi fruga nei cassonetti dei rifiuti lo fa in cerca di cibo (pare piuttosto difficile, almeno per chi scrive, poter discernere tra chi fruga nei rifiuti perché è affamato e chi vi fruga per altri motivi).
 
Tuttavia, si tratta comunque di iniziative con forte rilievo mediatico e di evidente contenuto simbolico. Certamente, però,  i lettori di questa testata telematica conoscono meglio di chiunque altro l’importanza degli aspetti simbolici: senza con questo dare alcuna responsabilità al Sindaco e all’Assessore e tantomeno voler così dare fondamento scientifico alle argomentazioni qui esposte, è comunque cronaca, mentre scriviamo, che proprio a Genova un paio di roulotte che ospitavano dei clochard sono state date alle fiamme e gli inquirenti sospettano l’origine dolosa dell’incendio (Il Secolo XIX del 12.04.2018).
 
Ma soprattutto, l’accompagnamento al Pronto soccorso in ambulanza dei due clochard forse un po’ ebbri, ma certamente non in stato di emergenza sanitariae con la motivazione espressa dall’Assessore Garassino di voler “capire se quelle persone stanno male, se possono essere aiutate anche se rifiutano” appare la rappresentazione della motivazione con cui storicamente si sono trasferiti i folli ed i vagabondi dal carcere al manicomio: i folli ed i devianti non venivano più segregati tout court in quanto tali,ma per essere curati, anche se non volevano, per il loro bene e per tutelare il decoro di tutti, esattamente come afferma Garassino (e conferma implicitamente il Sindaco Bucci).
 
Se avete dei dubbi sulle inevitabili conseguenze di tale impostazione, considerate che gli homeless non di rado soffrono di patologie psichiatriche. La patologia psichiatrica stessa può essere la causa o almeno la concausa che getta sulla strada una persona; inoltre, vivere in strada, non avere più i riferimenti spazio - temporali di una abitazione, di un lavoro e di una rete di relazioni sociali, mette a dura prova l’equilibrio mentale di chiunque.
 
Considerate ancora che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i disturbi mentali, intesi sia come patologie psichiatriche quali ansia, depressione o disturbi bipolari, che neurologici, come Alzheimer e demenze, colpiscono ogni anno in Europa circa il 25% della popolazione e che i disturbi mentali sono le malattie croniche con il maggior impatto: la depressione da sola è responsabile del 13,7% del carico di disabilità (inteso come anni con cui si vive con una disabilità), ponendosi come la prima malattia cronica in Europa.
 
Considerate che per strada, o sui mezzi pubblici, si trovano delle personeche non sono clochard e parlano da sole, delirano, magari all’interno di una personalità per altri versi assolutamente normale(normale anche per il Sindaco Bucci e l’Assessore Garassino, intendiamo dire), ma non per questo – secondo la medicina e la psichiatria moderna, come d’altronde secondo la Legge - devono essere portate al Pronto Soccorso o all’Ospedale anche se non vogliono.
 
 
L’idea di “salvare tutti”, compresi i pazzi che rifiutano di essere salvati è…. semplicemente folle: seguire questa idea di salvezza, imposta da uno sceriffo assessore o da un messia non importa, porta inevitabilmente ad una deriva manicomiale, al voler togliere dalla società le persone scomode, diverse, utilizzando l’ospedale e la medicina. 
 
Seguire questa idea significa rispolverare e riesumare, ammantandola di falsa benevolenza, la previsione dell’art. 1 della “Legge Giolitti” (Legge 14 Febbraio 1904, N. 36): “Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandaloe non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi.
 
Nell’era manicomiale i malati non erano più mescolati con i delinquenti comuni, ma erano comunque automaticamente considerati pericolosi per sé e per gli altri, pericolosi per la morale (ed il decoro, urbano o personale che sia);  dovevano essere curati  - volenti o nolenti -  e quindi internati in manicomio, l’ospedale per i malati di mente.
 
È storia, non fantasia; è stata addirittura Legge: tanto era facile entrare in manicomio, perché il ricovero doveva essere richiesto da parenti, tutori, ma poteva essere richiesto anche da chiunque altro, compreso il Procuratore dello Stato, nel presunto interesse degli infermi o della società, molto più era difficile uscire dal Manicomio perché la procedura per entrarvi era molto, ma molto più semplice e breve di quella per uscire. Un “fine pena mai”, nemmeno decretato da alcun tribunale dopo un regolare e giusto processo, ma deciso da un medico.
 
Quanto è facile portare dei senza dimora al pronto soccorso di un ospedale? Quanto potrebbe diventare facile ricoverarli domani?
A questo volete, vogliamo tornare? A questo volete arrivare, sig. Assessore e sig. Sindaco? Ad una riedizione del manicomio domani, ad una mortificazione oggi degli operatori sanitari del Pronto Soccorso e dell’Ospedale, dei militi della Pubblica Assistenza, degli Agenti di Polizia Municipale stessi, e prima ancora della dignità degli homeless interessati, calpestati in quella dignità che è riconosciuta dalla nostra Costituzione, dall’Unione Europea e dalle Convenzioni Internazionali ed è uno dei pilastri dei Diritti della Persona e del sistema nazionale ed internazionale dei Diritti Umani?
 
A seguito dell’episodio dei due clochard “accompagnati” al Pronto Soccorso, come altri venivo contattato dal “Secolo XIX” per una dichiarazione come coordinatore dello sportello genovese di Avvocato di Strada.
Nel corso di una conversazione di una decina di minuti, rispondevo alle domande della cronista, e ad un certo punto, per rinforzare argomentazioni analoghe a quelle che ho sopra esposto, affermavo, come riportato poi nell’articolo: “Sull’ultimo caso dei clochard accompagnati al pronto soccorso con il pretesto che non stessero bene in quanto ubriachi, consentitemi un’iperbole: anche i nazisti hanno creato i campi di concentramento per quello che, nella loro ottica, era il bene della “razza” umana»”.
Una iperbole volutamente forte, secondo la cronista, “una frase che rischia di far discutere”.
 
Ecco, quello che volevo con quella iperbole ed ora con questo scritto è discutere se vogliamo che ritorni il manicomio. Perché la concezione che sta alla base dei campi di sterminio nazisti, o comunque dei regimi totalitari in ogni loro espressione, è la distillazione estrema e definitiva dei principi alla base dell’istituzione manicomiale, compiuta dal regime nazista in nome di un bene affermato come superiore, per garantire il rispetto dell’ordine, del decoro, della morale, della salute pubblica. Ed è quel male tanto banale quanto assoluto, che non deve ritornare, che va fermato non appena se ne intravedono, come oggi, le prime avvisaglie.
 
Il manicomio è un male, un capitolo del passato, archiviato nella storia della Repubblica e negli annali della medicina e della Psichiatria italiana, vietato dalla Legge. Non consentiamo la sua riesumazione: è contro la medicina, è contro il diritto, è contro qualsiasi etica accettabile.
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RICEVO E PUBBLICO A FIRMA DI BRUNO ORSINI RELATORE DELLA LEGGE 180:
Apprendo che alcune autorità genovesi intenderebbero applicare il trattamento sanitario obbligatorio in ospedale civile ( previsto dalla legge 180 / 78 per le più gravi emergenze psicopatologiche) ai soggetti senza dimora esposti alle inclemenze invernali che rifiutassero forme notturne di ospitalità. Credo sia giusto segnalare l’erroneità di tale proposito. Dal 1904 al 1978 la legge manicomiale prevedeva il ricovero coatto per soggetti infermi “pericolosi a sè o agli altri”. Tale norma consentì di riempire i manicomi di oltre 100.000 persone non solo psicotiche, ma spesso soltanto disturbatrici, sole, non altrimenti collocabili, che finirono per essere ristrette a tempo indeterminato. Il manicomio divenne una specie di cestino dei rifiuti ove collocare i sociopatici veri o presunti, ghettizzandoli e privandoli di fatto dei diritti civili.
Tale situazione, palesemente lesiva degli elementari diritti personali previsti dalla Costituzione, determinò istanze riformatrici che sfociarono appunto nella legge 180/78 che , liquidando i manicomi, consentì a decine di migliaia di italiani di passare dalla esclusione alla cittadinanza.
Ripristinare oggi un ricovero coatto per soggetti non palesemente psicotici, ma semplicemente soli e marginalizzati, può significare un pericoloso regresso a forme di ghettizzazione espulsiva che abbiamo superato,
Naturalmente è giusto e doveroso esercitare tutte le forme possibili di assistenza e di solidarietà. Tuttavia molte esperienze, a cominciare da quella di Sant Egidio, della Caritas, della Croce Rossa, dei civici servizi e della psichiatria di comunità, dimostrano che è possibile essere efficaci senza ricorrere a provvedimenti coattivi autoritari e pericolosi.

Bruno Orsini

Il commento del Prof. Orsini esprime concetti che confermano quale errore sia il voler ricorrere alla medicina ed alla psichiatria, per di più anche contro la volontà dei soggetti “diversi”, marginalizzati e via dicendo. Non è un caso che lo dica proprio uno psichiatra che il manicomio lo ha visto per come era davvero, cioè “pattumiera sociale” anzichè di luogo di cura; che per questo insieme ai colleghi e colleghe lo ha contrastato è stato relatore della L. 180.

si conferma il continuo oscillare nei differenti momenti storici tra atteggiamenti di chiusura o claustrofobici -leggi protezione della società dal folle (e da tutte quante le altre figure ad esso assimilabili, poveri, devianti, abbandonati, reietti diversi a vario titolo)- e controatteggiamenti di apertura o claustrofilici - leggi protezione del folle in quanto bisognoso di assistenza e cure, fragile, debole per il suo status intrinseco di malato.
mi piacerebbe incentrare i discorsi sulla "dignità ferita" di tutti i soggetti fragili o deboli a vario titolo, beneficiandoli di attenzioni e solidale compassione umana.

Concordo, in realtà la dignità è il primo aspetto da considerare. Ed è uno dei pilastri dei diritti della persona, nella nostra Costituzione nel sistema dei Diritti Umani costituito dal diritto interno, convenzionale e internazionale, che ha applicazione diretta anche nel nostro ordinamento giuridico.


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