LACAN E IL LINGUAGGIO - Il soggetto della psicoanalisi

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Prima premessa
Lacan parte dal presupposto che la psicoanalisi sia stata possibile proprio perché Freud non è stato guidato da nessuna ipotesi o idea preconcetta, ma, da buon clinico, ha lasciato spazio a un’esperienza che gli veniva imposta dai suoi stessi pazienti, anzi dalle sue pazienti: lasciandole parlare, Freud ha trovato la chiave che ha aperto la porta a una conoscenza fino allora inedita, la pratica psicoanalitica e la scoperta dell’inconscio.
Seconda premessa
Nonostante tutti gli sforzi da Freud in poi, e del primo Lacan stesso, non si può affermare che la psicoanalisi sia una scienza. Ma la scienza rimane il suo orizzonte. La scienza è la condizione dell’esistenza della psicoanalisi. Senza la scienza moderna, non ci sarebbe psicoanalisi.
Riassumo brevemente l’argomentazione che permette di affermare questa tesi:
Punto 1°. La scienza, intesa come scienza moderna, è frutto di una frattura epistemologica, che opera una mutazione radicale. Come insegna Alexandre Koyré: la scienza non è più frutto solo di un progresso dell’osservazione, ma di un predominio della ragione sulla pura esperienza. A partire da qui, lo scienziato moderno si basa essenzialmente su modelli matematici.
2° punto. Tale mutazione della scienza ha avuto luogo a partire da una modificazione della posizione del soggetto rispetto al sapere. Il cogito cartesiano mostra questa modificazione tra il soggetto e il sapere. Il soggetto non è più pieno di sé, un’essenza assoluta o eterna, fosse egli uomo o dio, ma è un soggetto dedotto logicamente (cogito, ergo sum). Questo nuovo soggetto è un soggetto svuotato di ogni rappresentazione di sé, ed è quindi puro riferimento simbolico. Parallelamente, sorge un sapere slegato da ogni appartenenza soggettiva: la scienza è un sapere che tende, di per sé, a sviluppare in modo logico e rigoroso le proprie ipotesi fino alle estreme conseguenze. Per inciso, è da qui che sorge il conflitto nel ricercatore: tra la sua esigenza scientifica e l’etica del proprio atto.
3° punto. Il soggetto della scienza, soggetto puro riferimento simbolico e vuoto di rappresentazioni, è il soggetto stesso della psicoanalisi. Tale soggetto, chiamato soggetto dell’inconscio, non è quindi l’io, che è la sede e il frutto stratificato delle varie identificazioni immaginarie, che avvengono nell’individuo. Non è il soggetto della coscienza, sede e fondamento dell’attività riflessiva, non è neppure il soggetto psicologico, sede e fondamento delle attività e facoltà psichiche.
Non c’è psicoanalisi senza scienza, intesa nel senso moderno. Eppure la psicoanalisi si oppone alla scienza in un punto preciso: mentre la scienza non si occupa di questo soggetto nuovo, svuotato di ogni rappresentazione, la psicoanalisi si occupa proprio di esso.
Dunque solo il metodo scientifico moderno può offrire la possibilità che la psicoanalisi non si riduca a una mistica più o meno laica, e solo il metodo scientifico può offrire la possibilità che esista una trasmissione della psicoanalisi. Affinché questa trasmissione sia possibile occorre ricondurre la scoperta freudiana – l’inconscio – nel campo del sapere. Occorre dunque operare sull’inconscio come per ogni sapere, e cioè cercare di renderlo sapere letterale. Ora, un sapere si iscrive come sapere letterale solo in quanto è matematizzato. E solo quando è matematizzato esso è trasmissibile. Si comprende da qui l’insistenza di Lacan nel suo insegnamento sul valore del matema nella teoria analitica.
E’ in questa ottica che interroga la struttura dell’inconscio, mettendola in parallelo con la struttura del sapere, che ha sempre struttura di linguaggio.
La metodologia usata da Lacan è quella di ricorrere a due strategie, che in parte si intersecano.
Una prima strategia è quella di tentare di sviluppare al massimo ciò che si sa dell’inconscio a partire dai dati clinici offerti dalla pratica psicoanalitica, soprattutto la ripresa costante dei grandi casi clinici di Freud.
Una seconda strategia è quella di tentare di forzare l’inconscio, di cui almeno sappiamo che è omogeneo al sapere, ricorrendo ad altri aspetti del sapere, portando all’estremo quello che era stato il metodo di Freud, che aveva saputo tradurre il punto nodale della costituzione del soggetto nel cosiddetto Edipo.
Tuttavia su questo punto Lacan si mette in parziale conflitto con Freud, e in totale conflitto con Jung, poiché considera che non sia sufficiente una trasposizione della realtà psichica in miti, in metafore o in allegorie (per questo arriva a dire che l’Edipo è un sogno di Freud). Secondo lui, bisogna ricorrere a una lettura delle formazioni dell’inconscio con una metodologia strettamente simbolica. Il mito non è una favola, ma un modo di dire la struttura dell’inconscio.
E’ in questo tentativo che Lacan fa riferimento a tutto lo scibile, ricorrendo per esempio, tra l’altro, alla filosofia, all’antropologia, alla linguistica e alla topologia. Bisogna tener presente che ogni ricorso a queste discipline non è mai ortodosso, poiché è sempre in funzione della centralità che Lacan accorda alla scoperta freudiana che egli cerca di spiegare.

Da un intervento tenuto a un Convegno di psicoanalisi (di diversi orientamenti), Roma, 1996.

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Commenti

inizia con questo primo contributo la collaborazione di Antonio Di Ciaccia, che ringraziamo, con la rivista.
Un caldo ringraziamento anche alla Redattrice e psicoanalista Annalisa Piergallini che curerà per POL.it l'edizione on line di queste lezioni

Grazie a te, Francesco Bollorino, che, con il tuo impetuoso entusiasmo, hai reso reale un lavoro che avevo in progetto da anni, ma che rischiava di restare nel popoloso mondo del possibile, desiderato, ma non realizzato. Sono molto contenta di rendere accessibile qui qualcosa dell'insegnamento di Di Ciaccia, che mi è stato prezioso nella vita e indispensabile nel mio lavoro.


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