Presentazione LE PSICOSI E IL BAMBINO

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Questi due insegnamenti sono tratti dal testo “Nota sul bambino e la psicosi in Lacan”[1], dal primo numero della rivista La psicoanalisi (1987). Venivano pubblicati allora, per la prima volta, in italiano, due interventi[2] di Lacan sulla psicosi nel bambino, che oggi troviamo negli Altri scritti.
Di Ciaccia abitava ancora a Bruxelles e aveva già elaborato (dal 1974) la pratica in diversi, che permette un trattamento dei bambini in gravi difficoltà psichica, anche autistici; un metodo che viene insegnato e praticato in tutto il mondo, nel Campo Freudiano, e fuori.
Freud ha ascoltato soprattutto le isteriche, e i nevrotici; Lacan ha incluso a pieno titolo le psicosi nella scommessa clinica della psicoanalisi; Antonio Di Ciaccia ha ascoltato i bambini in modo inedito, anche quelli silenziosi.
Il testo ci aiuta a districarci, nell’insegnamento di Lacan, tra le posizioni soggettive che il bambino può ‘scegliere’ (la nevrosi, la perversione e la psicosi), ma anche tra i diversi momenti dell’insegnamento lacaniano, distinti a seconda della lettura dell’aforisma ‘l’inconscio è strutturato come un linguaggio’.
La posizione psicotica del bambino viene letta come identità tra bambino e oggetto, elaborata attraverso il linguaggio, il simbolico. Ma man mano che si va avanti, prende posto (e che posto) anche il godimento, quello indicibile, inattaccabile dal significante. Il resto, però, sì che può essere articolato, anche se non sempre il lavoro è dal lato dello srotolamento, con le psicosi può essere anche un riavvolgimento; è sempre costruzione, e, soprattutto nel caso dei bambini psicotici, è anche invenzione.

 



[1] In La psicoanalisi, n°1, Astrolabio, Roma, 1987, pp. 103-110.
[2] J. Lacan, “Allocuzione sulle psicosi infantili” (1967), in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, pp. 357-366; e “Nota sul bambino” (1969), sempre in Altri scritti, cit., pp. 367-368
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