PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

Dalle scimmie più antropoidi agli uomini più pitecoidi

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3 agosto, 2019 - 17:04
di Luigi Benevelli

 
All’Esposizione Universale di Parigi del 1878, al Trocadero, August Mariette Bey curò una mostra dei costumi e dei lavori che sapevano fare gli Egiziani “cinque o forse seimila anni fa prima di noi quando già facevansi degl’industriosi lavori, e si facevano costumanze eguali a quelle che ora usiamo, per mietere le messi, per pescare negli stagni, per nutrire i volatili, per uccidere il grosso bestiame, onde servirsene quando fosse ben sano al nutrimento delle famiglie e di numerosi serventi ed operai che i possessori ed agiati di quel tempo dovevano mantenere”.
 
Il dr Paolo Predieri, socio dell’Accademia delle Scienze di Bologna, convinto seguace di Darwin[1] e di Haeckel[2] poteva affermare che “gli Egizi prima degli Assiri e dei Caldei, furono bene ordinati e istruiti, anzi, come suol dirsi civilizzati”. essendo quindi l’Assiria posteriore all’Egitto “l’Africa dovevi credere civilizzata molti secoli innanzi di quell’Asia, che dai nostri avi si credette la vera culla del genere umano. Ma un’altro popolo ha preceduto quello dell’Egitto, di esso fu l’istitutore ed il maestro dei geroglifici, o delle costumanze che poscia questi adottarono, accrebbero e perfezionarono con l’altra comune scritturazione.
Questo popolo, o signori, non è bianco di colore come noi, non è caucasico di forme, e non è nemmeno asiatico […], esso è africano, cioè dell’Etiopia, di nero colore. e chi mai dovrebbe credere che degli Etiopi africani, da una razza di uomini che troviamo oggi degradata, e quasi selvaggia, si possa averne avuto le prime origini, e poscia abbiasi ottenuto quel progresso civile, quel vantaggio sociale ?
La razza nera si è più antica di quella bianca, e fu dessa che prima di questa svolse il suo intelletto a migliorare nel bene. […]L’Etiopia, nei secoli invecchiando, è decaduta”.
 
Segue l’analisi delle condizioni geologiche, meteoriche, storiche, zoologiche, embriologiche, fisiologiche della primazia della razza nera etiope: il delta del Nilo è una terra nuova, formatasi lentamente nel tempo. Furono pochi gli etiopi che seguendo il corso del Nilo migrarono verso l’Egitto perché la loro terra era fertile e ci si stava bene. Chi migrò, per sfruttare i terreni dovette ingaggiare “arabi a levante, popoli della Cananea o siriaci al nord-est e ove scarseggiano le terre produttive”.
Dopo l’invasione degli Hyxos, gli etiopi si ritirarono “resi nulli negli effetti etnografici, come nei politici e l’Etiopia divenne vassalla dell’Egizi”. Gli etiopi lasciarono la scrittura geroglifica, cioè quella sacra.
 
In una seconda parte della sua memoria Predieri illustra la tesi secondo la quale la razza etiopica, “allorché era selvaggia”, sarebbe derivata da pochi individui di razza pitecoide catarina , tesi che il nostro condivide sulla base dei seguenti assunti:
  1. la molta somiglianza dei caratteri o forme esteriori, e delle costumanze degli Aurangutang e del Gibbone con dei neri e rozzi selvaggi;
  2. la eguaglianza anatomica esterna di questi, e delle loro parti principali interne del corpo;
  3. la notevole somiglianza dei prodotti embriologici degli uni e degli altri, appena tolti dall’utero materno;
  4. le ossa fossili dell’uomo terziario in oggi trovate, e conosciute per forme molto pitecoidi;
  5. gli oggetti di Antropologia preistorica che ci assicurano essere l’uomo selvaggio vissuto in remoti tempi, insieme ai grandi pachidermi, od alle fiere che lasciarono le loro ossa fossili nelle assai antiche caverne, che di tratto in tratto si vanno scuoprendo.
  6. Ciascuno dei predetti antropoidi non somiglia l’uomo più di un altro; ma ciascheduno lo rassomiglia soltanto per qualche parte speciale: il Chimpanzè somiglia all’uomo per degli importanti caratteri del cranio, il Gorilla per la struttura del piede e della mano; il Gibbone per la conformazione del torace.
 
Predieri cita “parecchi esempi di Aurangautang e Gibboni” educati a portare dei secchi d’acqua o dei cesti ai loro padroni, “togliendoli ogni giorno da luoghi distanti, e quindi rimanere in qualche dimestichezza coi medesimi” e quanto riferito da Schweinfurt che aveva educato un Chimpansè a servirlo a tavola, portando la vivanda che davagli il cuoco nel piatto, e ciò con sufficiente garbatezza, ed obbediente discrezione. Se non che lo Scimione, per nome Antonio, cui si poneva grembiale e beretto bianco, rubava di soppiatto per suo conto qualche porzione di vivanda, appena si accorgeva di non essere osservato”. Questo per affermare che “taluni di questi primati, come appartenenti ai pitecoidi senza coda, che più somiglino all’uomo nero e selvaggio, presentano forme esteriori, e qualche imitazione nei servigi di cameriere, da potersi per fino sostituire alcun poco ai serventi di razza umana”.
Fra i caratteri che si rassomigliano negli uni e negli altri : i pochi capelli crespi, nella barba al mento e nel poco pelo nel ventre e nell’interno delle cosce, il pollice della mano e del piede e l’opposizione delle dita “tale che vediamo dei neri che nei lavori sanno adoperare i piedi come si farebbe con le mani”.
All’Esposizione antropologica di Parigi del 1878 furono presentati scheletri preparati di Aurang, Gibboni, Chimpanzè e Gorilla messi a paragone con scheletri umani di
uguale statura, di razza nera, “differenziando di forma per gradi, come nel piede e nella mano, e ciò per causa degli usi diversi cui si sottomisero. Nel “vero negro del Sudan” è assai notevole la magrezza dei muscoli delle gambe e la maggiore lunghezza delle braccia “come nei pitecoidi”. Il cranio è molto brachicefalo presso la maggior parte dei Mongoli, dei Kalmucki e dei Baskiri; presso i Tartari ed i Cinesi invece è mesaliocefalo. Ma è dolicocefalo presso gli arabi, i greci ed altri popoli della razza latina”.
Predieri cita le prove embriologiche partendo dal fatto che l’uomo è un mammifero placentare; quelle paleontologiche, i reperti di utensili di pietra e osso e legno duro che dimostrano che “il negro rozzo, nudo e selvaggio, esisteva e visse molto tempo prima dell’uomo caucasico”.
“Prima degli usi bene adatti e civili dei bianchi, ebbero i negri abitatori antiche usanze, rozze e malfatte che però tuttora somigliano a quelle dei selvaggi barbari che esistono all’interno dell’Africa, fra i popoli che si vanno scoprendo nei paesi equatoriali.”
La teoria dell’evoluzione trasformò l’istoria naturale.
Dopo aver discusso le teorie poligeniste e quelle monogeniste, Predieri conclude che
“La somiglianza notevole della razza etiopica e pitecoide, con la razza scimiesca più antropoide, si conosce pur anche nella piccola intelligenza, poiché è un fatto conosciuto che talune razze nere, molto più selvagge di altre, non si prestano a veruna istruzione o civile costumanza quand’anche coll’educazione si sforzino a riceverla”. E qui cita un missionario austriaco, Morleng, che dopo essersi dato da fare per educare e istruire negri assai rozzi, aveva concluso: “fra quei selvaggi neri attorno al lago Niassa una missione religiosa e civile era perfettamente inutile, poiché son essi al di sotto degli animali, privati di ragione”, privi anche di sentimenti di gratitudine.
 
L’antichità della razza etiopica potrà far conoscere che è rimasta quasi selvaggia perché vissuta in climi caldi ed i vasti territori, dove ha potuto vivere dei prodotti della natura, e con “pochi bisogni per la custodia del corpo con le vestimenta e con le capanne che dai temporali la difendano. Però non è colpa dei neri se rimasero quasi incivili e in molti luoghi selvaggi. Essi non possono scostarsi dai loro climi e dai naturali prodotti che vi crescono: lontani dai climi caldi i neri, lo vediamo ogni anno, si spengono ben presto, come la razza bianca, se non si trasforma lentamente nell’Etiopia, in pochi anni perirebbe! 
Per tutto questo, “la razza etiopica è quella che preceduto tutte le altre, dovendo perciò dirsi la più antica, e la prima, sicché da essa può dirsi essere poi derivata coi secoli, per forza di selezione, la razza caucasica cui noi pure apparteniamo”.
 

 
 
Nota: le citazioni sono tratte da Paolo Predieri, Contributo allo studio della moderna antropologia, ovvero, La preminenza dimostrata della razza etiopica sulla caucasica, memoria presentata alla Sessione ordinaria dell’ 11 novembre 1883 dell’Accademia delle Scienze di Bologna.

 



[1] “L’antica dottrina della genesi Mosaica è stata posta in disparte, né può più competere e risolvere tutto quello che ora si compendia sotto il nome di Darwinismo”.
[2] Ernst Haeckel (1834- 1919), medico, zoologo, biologo marino, autore della formula “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi” riteneva che l’evoluzione fosse determinate dalla selezione naturale e dall’ambiente; fu teorico del “poligenismo” delle razze umane, ossia dell’assunto che ciascuna razza umana si sarebbe evoluta e differenziata a partire da specifici progenitori scimmieschi. Il poligenismo costituisce una delle basi più solide delle teorie razziste. 

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