Riflessioni (in)attuali
Uno sguardo psicoanalitico sulla vita comune
di Sarantis Thanopulos

ONORARE LA DIFFERENZA FEMMINILE

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15 marzo, 2020 - 14:23
di Sarantis Thanopulos

Dialogo di Sarantis Thanopulos con Silvia Vizzardelli

 

Silvia Vizzardelli: “Il sentore di una differenza non saturabile tra il godimento femminile e quello maschile può dar vita a due atteggiamenti: la testarda, rivendicativa, ostinata marcatura dell'inconciliabile o il desiderio di trovare le parole per dirla, il bisogno di far emergere il "vero" anche al di là della possibilità di condividerlo. Prima ancora di voler essere simpatizzata, la propria verità, chiede lei stessa di essere onorata. Questo bisogno, umano troppo umano, di onorare e testimoniare la Cosa stessa, con tutte le minacce di fraintendimento che sono sempre alle porte, va preservata. Ma per farlo dobbiamo difendere il femminile dal mistico, dall'eccezione, dall'enfasi sul godimento supplementare non soggetto alla logica della castrazione, dalla mitizzazione di un desiderio aperto e totalizzante. Perché una simile enfasi ci getta fuori dalla storia, in nome di un ineffabile cui si riconoscono, più o meno nascostamente, attributi di purezza, autenticità (parola esecrabile), prossimità incorrotta alla vita. Provo a essere diretta: sento la mia differenza, drammaticamente mi scontro con un difetto di empatia e di complicità, ma non rinuncio a volerla testimoniare, perché la percepisco ben ancorata alla terra, parte di questo mondo, non necessariamente un privilegio, e fondo su tale fiducia espressiva il nucleo ardente del mio desiderio dell'altro.”

 
 


 

Sarantis Thanopulos: “Penso alla prescrizione di mantenersi almeno a un metro di distanza l’uno dall’altro nei luoghi pubblici per evitare il contagio del Coronavirus. La sua realizzazione perfetta ci porterebbe in una dimensione (post)tragica: uno spazio geometrico abitato da automi mantenuti a distanza di sicurezza per mezzo di algoritmi. Questo per dire che la ‘Cosa’, la materia desiderante e desiderabile (in origine il corpo materno), ha la sua ragione di essere nell’incontro dei corpi che dialogano (a partire dalla congiunzione degli amanti). Corpi non anatomici, biologici, ma abitati dalle emozioni, dall’immaginazione e dai sogni (la condizione perché si riconoscano nel simbolico e possano pensare). Non posso immaginare una limitazione del godimento che non venga da una sua intrinseca necessità: il suo realizzarsi solo in condizioni di reciprocità, nell’intesa tra differenze. La metafora della ‘castrazione’ indica la limitazione, superamento dell’autoreferenzialità che si mostra incompatibile con il realizzarsi di un godimento vero. L’enfasi sul supplemento di godimento, sul carattere totalizzante del desiderio viene dalla loro frustrazione e trasformazione in bisogno alla ricerca di un continuo sfamarsi. L’immagine della donna alla ricerca di un appagamento infinito, inevitabilmente tendente al mistico, viene dalla manipolazione operata dall’Immaginario maschile. Da questa manipolazione la donna si libera quando, come fai tu, sente la sua differenza in modo diretto, immediato, senza compromessi e scopre nel suo ardere per l’altro la fiducia espressiva, coinvolgente, in se stessa. L’uomo se vuole vivere come soggetto desiderante non può che onorarla, andando oltre i suoi limiti di complicità e empatia, per scoprire attraverso il suo oggetto di desiderio se stesso perduto.”

 

Silvia Vizzardelli: "Mi disturba la curvatura mistica impressa al femminile. Esiste una immaginazione materiale, la stessa che ha portato, ad esempio, Bachelard a rappresentare la nudità sensuale femminile attraverso il metamorfismo dell'acqua. Quanta potenza figurativa, quanta poesia e nello stesso tempo quanto ancoraggio alla materia, al corpo, agli elementi. È questa aderenza che va preservata, è da qui che nasce il bisogno di dirsi. Nessun riduzionismo biologico ovviamente. Si tratta di inseguire una ratio fin dentro il corpo, e una materia fin dentro il pensiero. E restare così nella storia. Lo so, l'eros promette assai più di quel che mantiene, ma conviene che non se ne avveda.

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