Intervista a Lamberto Pressato

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18 settembre, 2012 - 17:42

 

Lamberto Pressato è il Presidente dell'Ordine dei Medici della provincia di Venezia, membro del Comitato Centrale della FNOMCEO e della commissione ECM del Ministero della Salute.

ECM e FaD

1. Nel documento stilato di recente dalla Commissione ECM, relativamente alla FaD, si afferma che essa ha: "[…] bassi costi per l’utente in rapporto alla ripetibilità e numerosità illimitata dei potenziali utilizzatori […]".

La FaD, tuttavia, come ben noto, comporta dei costi assai elevati in termini di: infrastrutture, tecnologie, redazione e formattazione di contenuti aggiornati e di qualità, ricorso a profili professionali molto preparati, ricercati e, quindi, molto onerosi.

Alla luce di tali aspetti, mi sembra che nel documento in questione la FaD sia stata delineata in termini eccessivamente ottimistici: qual è la sua opinione a questo proposito?

R.: Siamo solo all’inizio della definizione ed applicazione del sistema ECM; comunque la FAD, al di là di ogni eccessivo entusiasmo, è una tipologia assolutamente strategica per la formazione presente e futura, di ogni professione. Importante è conoscerne limiti ed applicazioni fin dall’inizio.

2. Quali sono state le motivazioni che hanno indotto la necessità di predisporre 5 quesiti di valutazione degli obiettivi formativi per ogni credito assegnato per i programmi FaD, rispetto ai 3 per ogni credito assegnato per gli eventi residenziali?

R.: Il diverso impegno temporale e la tracciabilità dei percorsi (con possibilità di verifiche "in itinere") hanno suggerito tale differenziazione, circa i quesiti da predisporre in FAD.

 

I processi di valutazione

1. La valutazione degli obiettivi formativi è possibile anche tramite risposte aperte, esami orali e/o progetti pratici.

Ritiene che la produzione di un documento, dal parte del Provider, potrà essere sufficientemente scevra da qualsiasi forma di ‘condizionamento’ personale e potrà essere, quindi, di per sé, in grado di certificare il raggiungimento degli obiettivi formativi?

R.: Il ruolo del Provider non si sostanzia "solo nell’assegnare crediti formativi", ma è fondato sulla responsabilità e credibilità nell’offrire al discente contenuti e metodi efficaci e coerenti con gli obiettivi formativi da raggiungere. La maturazione e la consapevolezza dei discenti (nel loro specifico interesse) a richiedere e valutare la qualità dell’offerta formativa, "convincerà" il Provider ad evitare ogni altra forma di "condizionamento" personale.

2. In che modo si prevede la valutazione della qualità percepita degli eventi formativi, in modalità residenziale e a distanza, oltre che in base all’indice di gradimento che, tuttavia, a mio avviso, non sempre, né necessariamente coincide con la qualità?

R.: I metodi e gli strumenti per rilevare e valutare la qualità percepita degli eventi formativi, a mio avviso, potranno subire necessarie "ritarature", prevedendo un sistema di supporto e aiuto finalizzato al miglioramento delle capacità progettuali dei Provider stessi. Ritengo sia necessario predisporre un diverso sistema di valutazione, che permetta la valutazione della qualità dell’evento in maniera più oggettiva ed uniforme possibile.

 

I Provider e l’accreditamento

1. In che rapporto si trovano le forme di accreditamento, nazionale e regionale, dei Provider: integrazione della seconda da parte della prima, mutua esclusione, o indipendenza assoluta?

R.: La omogenea applicazione del sistema ECM in ambito nazionale e la conseguente integrazione del nostro modello con gli altri Paesi dell’Europa, spinge logicamente a definire in ambito regionale criteri e requisiti integrativi (e non sostitutivi) per l’accreditamento dei Provider, coerenti con le linee e le modalità approvate dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua. Tutto ciò può essere garantito dall’approvazione di un nuovo Accordo in Conferenza Stato Regioni.

2. In base a quali criteri saranno selezionati i Provider da accreditare in modo sperimentale?

R.: Il "Provider accreditato" può essere qualsiasi soggetto pubblico o privato che possa garantire:

  • .competenze clinico-assistenziali, tecniche e scientifiche nel settore disciplinare degli eventi residenziali e dei programmi FAD che intende produrre;
  • competenze andragogiche (pedagogiche) documentate;
  • capacità organizzative, disponibilità di strutture e mezzi didattici idonei;
  • competenze editoriali relative alle tecnologie di trasmissione dell’informazione (nel caso dei Provider FAD);
  • avere stabile organizzazione in Italia ed essere residente nei Paesi UE;
  • possedere e mantenere la certificazione di qualità per le procedure della sua attività formativa.

 

I Professionisti

1. Come è possibile, a suo avviso, risolvere la questione dell’obbligatorietà dell’aggiornamento professionale quando, molto spesso, le offerte formative ad oggi disponibili, non sono il linea con le proprie esigenze lavorative, oltre che numericamente insufficienti?

R.: L’offerta formativa insufficiente e spesso non in linea con le esigenze del professionista, è causata dalla carente e/o assente rilevazione ed analisi dei fabbisogni formativi: a questa lacuna (gravissima sul piano metodologico) va posto urgente rimedio mediante un’azione istituzionale di Regioni e Province Autonome, Aziende Sanitarie, Ordini, Collegi ed Associazioni Professionali.

2. Quali soluzioni possibili, a suo avviso, si possono individuare, per fare fronte all’investimento economico che il professionista deve compiere, a volte, ben al di sopra delle sue possibilità, per il suo aggiornamento professionale?

R.: Gli investimenti per la formazione continua, a mio avviso, possono trovare almeno tre fonti:

  1. Ogni Azienda Sanitaria dovrebbe destinare per la formazione del personale dipendente e convenzionato, e "vincolare" nel proprio bilancio annuale, l’1% del monte salari.
  2. Favorire ogni forma etica e trasparente di sponsorizzazione, anche mediante incentivazioni premianti a livello fiscale (per le attività di formazione che incidono sugli obiettivi prioritari del Piano Sanitario Nazionale e dei Piani Sanitari Regionali).
  3. Al libero professionista andrebbe garantita la deducibilità fiscale per gli investimenti in formazione continua ed aggiornamento, fino al raggiungimento del monte crediti, stabilito dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua.

 

ECM: Tra presente, passato e futuro

1. Nel periodo intercorso finora tra l’avvio del programma ECM ad oggi, come sono stati i rapporti tra gli sponsor, i Provider e i contenuti formativi trasmessi: si sono registrati dei conflitti di interesse? Eventualmente, in che modo sono stati risolti?

R.: L’avvio "prudente" dell’ECM ha favorito ogni forma di "contenimento di potenziali conflitti di interesse", mediante un’attenta, puntuale e sistematica verifica delle attività di formazione presentate dai Provider, a cura della Commissione Nazionale per la Formazione Continua (attraverso il grande impegno della segreteria e dei referee). In caso di evidente conflitto d’interesse, l’evento proposto non è stato accreditato.

2. In generale, quale potrebbe essere il bilancio dell’ECM, per i professionisti, i Provider e la Commissione, dal suo avvio ad oggi e quali le prospettive future?

R.: Il sistema attuale dell’ECM, nonostante sia ancora un’opera incompiuta e presenti luci ed ombre, per i professionisti della salute rimane "una opportunità irrinunciabile". I Provider dovranno attendere ancora qualche mese per "misurare" le loro performances e tracciare i primi bilanci. La Commissione Nazionale è riuscita a mantenere ancora progettualità e motivazione, anche se ha lievemente ridotto lo "slancio" iniziale, ma questo era quasi inevitabile. Nel tracciare il bilancio dell’ECM fino ad oggi e l’impegno nelle prospettive future, voglio ancora una volta invocare e sostenere il mio "inguaribile ottimismo".

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