INTERVISTA A A. ANDREOLI.....terapia integrata

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18 settembre, 2012 - 17:30

Durante la sessione di questa mattina, lei ha definito il paziente borderline in maniera quasi poetica, ma il tipo di paziente e' complicato da gestire: quali sono le difficolta' che il terapeuta incontra?

Le difficolta' sono molte: la prima e' che e' molto difficile fargli accettare un trattamento ben inquadrato, di una certa durata, e questo si traduce con quel fenomeno chiamato "drop out",cioe' il paziente interrompe la cura, con una scarsa aderenza al trattamento che si traduce anche con l'inefficacia del farmaco. Il secondo e' che quando il paziente si deve confrontare con delle delusioni, come ad esempio quelle amorose,o con delle perdite tende a reagire in modo catastrofico, facendosi del male: il 10% in generale muore per suicidio, se c'e' una comorbidita' con la depressione, il rischio arriva all'80-90%. Ci sono poi i frequenti incidenti che sono delle forme di suicidio larvato.

Esistono dei fattori predittivi del suicidio?

Esistono, e sono quelli validi in generale, e quelli specifici per il disturbo borderline, come ad esempio un'infanzia difficile, l'uso di droghe,disturbi del controllo. La malattia tende in genere, a migliorare col tempo, quindi l'intento principale e' quello di preservare il paziente da tentativi autolesivi il piu' a lungo possibile.

Qual e' la sua opinione sulla terapia integrata e quali sono i ruoli della psicoterapia e della farmacoterapia nella gestione del paziente borderline?

Quando diciamo "borderline" noi etichettiamo il paziente con una diagnosi, ma non e' detto che in psichiatria la diagnosi corrisponda ad una malattia strutturata perche' ci muoviamo in uno spazio in cui ci sono tanti fattori causali. Ad esempio il discontrollo degli impulsi, il disturbo dell'umore, su cui incide lo stress, reagiscono favorevolmente all'uso di farmaci antidepressivi.La psicoterapia e' particolarmente utile in quei casi dove prevale un vissuto di abbandono, ma e' utile anche per il fatto che se si somministra la terapia farmacologica da sola, i pazienti non la prendono: la psicoterapia e' la condizione dell'amministrazione del trattamento. I borderline sono pazienti molto esigenti, molto difficili, che si annoiano e che non hanno una buona immagine della psichiatria, ma sono anche sensibili, toccanti, con una grande ricchezza emotiva, quindi sono motivanti per gli psicoterapeuti.

Si legge su "Storia della Psichiatria", edito dalla Masson , che la psichiatria, per diventare "veramente" scientifica, deve liberarsi dalla psicoanalisi come la chimica ha fatto qualche secolo fa con l'alchimia. Un suo commento.

Se si potesse declinare l'uomo solo con la chimica non avremmo bisogno di psichiatri ,forse un giorno sara' cosi', per il momento riterrei pericoloso eliminare quelle cose che si occupano della parte irrazionale degli esseri umani, perche' gli esseri umani sono totalmente irrazionali, ma soprattutto i dispositivi terapeutici sono totalmente irrazionali. Praticando una psichiatria scientifica, nel senso di psichiatria basata il piu' possibile su dati empirici, ci si accorge della mancanza di logica in quello che succede: ci sono poche persone capaci di lavorare sul piano della ricerca empirica ed essere nel contempo vicini all'anima fondamentalmente irrazionale dell'uomo. Sono due campi molto diversi tra loro che oggi e'difficile integrare.

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