Quinta giornata - Domenica 25 febbraio

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3 dicembre, 2012 - 19:20

 


Psiconeuroimmunologia: la nuova medicina psicosomatica
M. Biondi, F. Brambilla, S. Bonaccorso, A. C. Altamura, G. Angelici

Dopo l'intervento di Biondi che ha fatto il punto sulla PNI e che ha delineato le possibili prospettive future per quest'area di studio, la Brambilla ha affrontato i legami esistenti tra SNC, sistema immunitario e neuro-endocrino ed in particolare il rapporto tra DAP, DOC, disturbi depressivi, TNF-alfa e alcune interleuchine.
I successivi interventi hanno stressato alcune topiche quali il rapporto tra uso di interferon-alfa e depressione in soggetti con epatite C, il ruolo dello stress nell'insorgenza di alcune patologie cutanee.
I lavori hanno complessivamente ribadito la necessità, per diversi quadri clinici, di interventi pluridisciplinari nello “spirito della psichiatria di liason”.

 


Gli psicofarmaci nel rapporto psichiatra paziente 
E. Costa, G. Boidi, S. Daini, F. Garonna, M. Marcenaro
 

E. Costa oltre a fare da moderatrice, ha presentato una relazione sulla diagnosi e l'uso degli psicofarmaci.
G. Boidi ha analizzato le differenze di genere nel trattamento farmacologico della schizofrenia; le donne nel complesso rispondono di più e prima al trattamento con antipsicotici, la migliore risposta, oltre che alla maggior compliance, ad un più lento assorbimento gastrico e ad un maggior flusso cerebrale può essere attribuita al benefico effetto degli estrogeni, probabilmente coinvolti anche nel determinare una minor vulnerabilità e un esordio più tardivo della malattia nelle donne, per la loro azione neurolettico-like antidopaminergica e di aumento dei recettori serotoninergici 5HT-2A e del trasportatore per la serotonina. Raccomanda particolare attenzione per alcuni effetti collaterali quali l'iperprolattinemia che determina una diminuzione degli estrogeni e quindi dei loro effetti benefici, la discinesia tardiva, l'aumento di peso di solito mal tollerato. Infine parla delle difficoltà legate alla gravidanza, problemi etici, terapeutici e dovuti al maggior rischio ostetrico con il pericolo di una maggior vulnerabilità del nascituro alla schizofrenia.
S. Daini dopo aver accennato alla sostanziale assenza di linee guida per il trattamento farmacologico dei disturbi di personalità, pur affermando l'importanza di un piano terapeutico integrato, mette anche in evidenza le difficoltà ad esso collegate. Infatti una maggior complessità del piano e del rapporto terapeutico tende ad aumentare la confusione e la tendenza alla scissione del paziente che tenderà a separare i due tipi di terapia o i due curanti considerandone, per esempio, uno di serie A e l'altro di serie B. In conclusione sembra aumentare la richiesta di un curante unico per avere una relazione oggettuale costante invece che coppie opposte di unità interne di relazioni oggettuali.
F. Garonna parla del paziente come oggetto di cure e soggetto di diritti sulle cui esigenze deve essere modellata l'offerta di servizi, quindi presenta un'analisi descrittiva delle prescrizioni, presso il suo servizio, della venlafaxina nel tentativo di evidenziare qual è il paziente tipo al quale viene prescritto tale farmaco.
M. Marcenaro parla di terapie integrate nella relazione psichiatra-paziente. L'integrazione, dice, è un processo complesso che non deriva semplicemente dalla somma di tecniche terapeutiche diverse, ma deve avvenire prima di tutto nella mente del terapeuta grazie alla rinuncia al pregiudizio e all'idealizzazione della "vera cura" e della "vera causa" a favore del criterio della massima efficacia per ottenere il benessere del paziente grazie ad una terapia "taylored" ritagliata su misura per lui. D'altra parte nessuna teoria o tecnica si è dimostrata finora sufficientemente adeguata per affrontare da sola la complessità dei problemi posti dalla persona umana, la realtà clinica sembra piuttosto richiedere una prospettiva flessibile ed integrata. Numerosi studi controllati hanno dimostrato un'efficacia minore per l'intervento singolo rispetto a quello integrato in un gran numero di disturbi psicopatologici.

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