Terza giornata - Venerdì 23 febbraio

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3 dicembre, 2012 - 18:03

 


La terapia della schizofrenia dalla fase acuta al mantenimento: nuovi farmaci e nuovi obiettivi
M. Del Zompo, E. Sacchetti, A. Rossi, W. Fleischhacker

Il simposio è stato aperto dal contributo della Del Zompo che puntualmente ha descritto le caratteristiche di atipicità di un nuovo antipsicotico (ziprasidone) e l'importanza della sua attività agonista sui recettori 5-HT1A.
Sacchetti accennando al controllo farmacologico dei sintomi positivi in schizofrenia ha citato alcuni studi che confermano l'efficacia “in acuto” delle forme iniettabili di diversi atipici. Interessante l'intervento di Rossi sulla schizofrenia come disturbo neurocognitivo: alcuni atipici migliorerebbero in maniera significativa la performance cognitiva rispetto ai neurolettici classici.
Fleischhacker ha chiuso i lavori parlando di schizofrenia, comorbidità ed effetti collaterali dei neurolettici e sottolineando la possibilità di ottenere una migliore compliance cogli atipici.

 


Dalla biologia alla clinica-la gestione del disturbo bipolare nel III millennio
C. Racagni, P. Pancheri, M. Mauri

Il Prof. Racagni espone le basi molecolari d'azione dei farmaci antiepilettici, carbamazepina e valproato di sodio, ed il litio: punto fondamentale è essenzialmente la loro azione sia sulla proteina G che sul ciclo del fostatidilinositolo.
Target importante sembra essere anche la protein chinasi C che regola l'espressione genica di proteine ed enzimi tramite i fattori di trascrizione C-fos e C-jun: nei soggetti affetti da disturbo bipolare vi è un aumento sia dei livelli di proteina G sia di protein chinasi C. 
Il Prof. Pancheri identificando un nucleo depressivo nella mania ed un nucleo maniacale nella depressione variamente combinati tra loro, ed avvalorata questa tesi anche dalla clinica, vedi l'irritabilità nella mania e l'iperattivazone nella depressione, consiglia un trattamento combinato che non tralasci le sfaccettature delle sindromi meno evidenti.
Il Prof. Mauri non solo mostra i segni ed i sintomi del disturbo bipolare a seconda dell'età dei pazienti ma evidenzia come sia frequente una comorbilità con altri disturbi classificabili sull'asse I, soprattutto dipendenza e l'abuso di sostanze, e come ciò infici la compliance e l'esito della terapia. 

 


Nuove sinergie di trattamento nel Disturbo Bipolare
G. De Girolamo, L. Pani, E. Vieta, E. Sacchetti

La sessione si apre con l'intervento di De Girolamo che parla dell'inquadramento epidemiologico del disturbo bipolare. I dati non sono univoci, a volte estremamente discordanti tra loro. Questo avviene soprattutto per l'inclusione o meno, negli studi, di segni di patologia dello spettro bipolare.
Se si parla di DB 1 e DB 2 la prevalenza sembra essere dello 0,5%, senza differenze per i sessi. Angst, che invece include lo spettro, arriva ad una prevalenza dell' 8%. L'età di insorgenza è attorno ai 30 anni (Goodwin, Jameson) anche se studi recenti la collocano a 21 anni. Non c'è differenza per quanto riguarda la classe sociale. Le persone coniugate hanno minore rischio di malattia. Tra i fattori di rischio sono da considerare i fattori genetici, le variabili biologiche (post-partum), la stagionalità, l'alterazione dei ritmi circadiani, gli eventi della vita. Da uno studio italiano condotto da Faravelli è emersa una prevalenza dello 0,5% negli uomini e dell'1,2% delle donne per lo spettro bipolare.
Pani parla, in maniera dettagliata, del meccanismo d'azione degli stabilizzanti dell'umore e delle nuove linee di ricerca in tale campo. Il potenziamento di un canale di membrana (K,Ca) o il potenziamento della trasmissione gabaergica sono sempre stati alla base dell'efficacia clinica di tali farmaci.Tuttavia recenti studi dimostrano che i nuovi antiepilettici, che potranno avere un ruolo importante nella gestione dei disturbi dell'umore, sono principalmente dei potenti serotoninergici (tiagabina, topiramato). Inoltre l'evidenza che le cellule gliali esprimono recettori dopaminergici aprono nuovi filoni di ricerca di molecole attive al livello sinaptico e non sinaptico.
Vieta espone i vantaggi dell'utilizzo dei neurolettici atipici nel trattamento della fase maniacale rispetto ai neurolettici tradizionali. Tali farmaci, ed il risperidone in particolare, sono risultati efficaci anche nella mania non psicotica con risultati sovrapponibili all'aloperidolo, senza gli importanti effetti collaterali di quest'ultimo.Non ci sono ancora evidenze di una azione di stabilizzazione dell'umore ma, in uno studio condotto a 6 mesi, i risultati si sono mostrati confortanti.
Sacchetti analizza criticamente l'efficacia del litio, carbamazepina, e dell'acido valproico dei quali viene ribadita l'azione antimaniacale ma che non sembrano essere altrettanto efficienti nella profilassi (soprattutto la carbamazepina). La speranza è nelle nuove molecole gabapentin,lamotrigina e topiramato. La prima sembra avere un possibile efficacia nella fase depressiva e nei disturbi ansiosi, la seconda nel DB 1 e nei cicli rapidi, la terza ha mostrato incoraggianti risultati nella mania refrattaria al trattamento ed in quella indotta da farmaci, e nei cicli rapidi. Ha un buon profilo di tollerabilità e non induce aumento di peso.


RUOLO TERAPEUTICO DELLA SAMe NELLO SPETTRO DEPRESSIVO 
M. Maj (Napoli) G.B. Cassano (Pisa), G. Racagni (Milano), B. Saletu (Vienna-Austria), P.L. Scapicchio (Roma), P. Pancheri (Roma), 

Molta affollato questo simposio che ha concluso la giornata. Dopo l'introduzione di Mario Maj che ha sottolienato come ci si trovi di fronte a "molte forme di depressione" che interagiscono con "altrettanto numerose situazioni patologiche" per cui è necessario che lo psichiatra adotti strategie terapeutiche sempre più mirate, ha preso la parola G. B Cassano introducendo il concetto caro alla sua Scuola di Spettro Depressivo; è poi intervenuto Giorgio Racagni che ha portato il suo contributo di Farmacologo al superamento della "lettura" della depressione solo su base recettoriale.
E' seguito l'intervento dell'austriaco Saletu che ha presentato i risultati delle sue ricerche nel campo del BRAIN IMAGINE su pazienti trattati con un prodotto natutale come l'estratto di eperico il cui principio attivo e' il SAMe. 
Pierluigi Scapicchio ha riferito sui risultati di una ricerca multicentrica effettuata in Italia nel corso degli ultimi due anni che ha evidenziato la sovarpponibilita' del SAMe con l'amitriptilina come efficacia terapeutica, fatta salva la sua maggiore manegevolezza rispetto ad indesiderati effetti collaterali.
Paolo Pancheri si è dichiarato un "pentito" nella misura in cui prima di questi riscontri aveva sottovalutato l'efficacia terapeutica di questa "vecchia" molecola forse troppo trascurata in passato a favore di più moderni ma non necessariamente più efficaci prodotti. 
Il Simposio si è concluso con una serie di domande ai relatori che hanno sostanzialmente sottolineato il meccanismo d'azione del farmaco che va al di là del recettore e che merita ulteriori approfondimenti attraverso nuovi trials che verranno effettuati a livello europeo.

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