Intervista a G. DE PLATA, RESPONSABILE PROGRAMMAZIONE SALUTE MENTALE. REGIONE EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA

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30 novembre, 2012 - 16:44

 

Domanda: cosa intende quando, facendo riferimento alla organizzazione territoriale dei Servizi, parla di una psichiatria che deve andare incontro alla comunità e non il viceversa?

 

Risposta: Credo che vadano attentamente valutati e presi in considerazione i dati che vengono pubblicati sull'uso degli psicofarmaci da parte della popolazione italiana: le 100 milioni di confezioni che gli italiani consumano ogni anno, tra ansiolitici ed ipnotici, fanno capire che c'è un malessere diffuso ovvero che c'è un livello di benessere che ingloba già l'uso di sostanze. Questo ci porta al fatto che i dati epidemiologici che vengono dati a livello mondiale forse sono di riferimento anche qui in Italia. Quando si dice che il disturbo mentale varia da un 5-8% della popolazione e che invece il disagio psicologico varia sul 20-25% si danno i termini reali con cui sia l'area del disturbo lieve e sia l'area del disturbo grave si pongono in Italia. Ma io dico anche l'area del benessere, perché se il benessere fa uso di ansiolitici ed ipnotici con una media di 2 confezioni a testa per italiano, dico che c'è un problema di cui preoccuparsi. La preoccupazione, ed è la svolta su cui i Servizi di Salute Mentale si dovrebbero orientare, è quella di rafforzare la salute mentale, di promuoverla, perché se lasciamo crescere l'area del disagio, che diventa disturbo mentale, i Servizi si troveranno soffocati da una domanda a cui non sapranno rispondere in termini anche puramente quantitativi. I Servizi devono uscire dalla loro specializzazione e specificità per farsi anche diffusione di conoscenze e strumenti laddove sono convalidate e ritenute appropriate perché i cittadini si possano appropriare di questi strumenti per tutelare la propria salute. Il problema è rafforzare i determinanti della salute mentale, promuoverli per ridurre l'area del disagio.

 

Domanda: Come può avvenire questo operativamente, per esempio con campagne di informazione sul territorio?

 

Risposta: anche qualcosa di più, sugli stili di vita possiamo fare moltissimo, anche sull'uso e la dipendenza dalle sostanze. Quando dicevo che si ricorre facilmente all'ansiolitico e quando questo diventa un'abitudine, a sua volta questa si trasforma in dipendenza e non più in uno strumento di aiuto. Permettere bene di capire cosa è un ansiolitico, e permettere che la persona utilizzi anche questi aiuti farmacologici per la loro effettiva appropriatezza significa fare promozione.

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