INTERVISTA A J. OBIOLS (Servizio di Salute Mentale, Andorra)

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30 novembre, 2012 - 15:50

Andorra è una sorta di “ponte” collocato, geograficamente e non solo, “tra” : é una zona in cui c'è un multiculturalismo diffuso. Nella tua pratica clinica ciò cosa comporta?

Implica avere grande rispetto della diversità culturale e delle modalità di cura “altre” (fitoterapia, massaggio, pranoterapia, terapie tradizionali etc.) molto diffuse in questa area geografica.
In passato ci rifiutavamo di ascoltare le ragioni dei nostri pazienti e solo da poco abbiamo compreso che invece tutto ciò ci serve per impostare un approccio individualizzato che tiene conto del background culturale del soggetto. La psichiatria non sempre però mostra tale sensibilità e tende a “rifiutare” acriticamente tutto questo. La Psichiatria Transculturale è invece attenta a queste dinamiche e tende a valorizzarle.

Il DSM IV basta in realtà complesse e “ibride” per fare diagnosi?
Personalmente uso il DSM ma tengo conto anche dell'”altra” diagnosi. Mi spiego meglio: è necessario anche tenere conto delle spiegazioni che si da l'utente e la famiglia del disturbo. Cioè bisogna tenere conto del modello esplicativo (che è non culture-free) che utilizza l'Altro. Penso che i nuovi trattati di classificazione dovrebbero riconsiderare l'idea di introdurre un Asse culturale anche se già qualche passo è stato fatto con le ultime edizioni del Manuale

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