INTERVISTA A MASSIMO SCALINI ED ELENA ANGELI

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28 novembre, 2012 - 19:43

Gli autori hanno presentato i risultati preliminari di una studio condotto su 100 soggetti sani utilizzatori di Internet e hanno messo in evidenza 2 fattori di vulnerabilità per l'Internet Addiction: a) una ipersensitività sensoriale (per cui gli stimoli visivi dellos chermo del PC attivano le vie dopaminergiche visive con conseguente sensazione di piacere e benessere che viene sempre più ricercato dal soggetto); b) significative difficoltà del linguaggio sia ricettive che espressive, miste a senso di solitudine.

I – Dottr.Scalini, ci può illustrare lo studio che avete condotto sulla IAD?

Il Simposio è stato dedicato alla dipendenza da Internet e da nuove medialità, che non hanno in una sostanza psicotropa il loro ogetto, ma ce l'hanno attraverso situazioni ed oggetti, non c'è soltanto la IAD, ma anche altre forme di dipendenza. Quella specifica dipendenza da noi presa in esame è ua forma di dipendenza comportamentale che ricalca sul piano sintomatologico le caratteristiche di una tossicodipendenza, ad esempio da cocaina, per quanto questo dato possa sembrare un dato connotato da un pò di sensazionalismo, in realtà di fronte a un'astinenza da Internet in coloro che sono abituati a navigare a lungo, si sviluppano dei veri e propri sintomi come ansia, depressione, che sono fonte di notevole disagio, che si può riflettere sulla famiglia. L'addiction da Internet o chat non è una forma d abuso come quella da cellulare o da altri strumenti , si tratta di una forma di dipendenza di frnte alla quale noi psichiatri ci stiamo interrogando d apochi anni, in maniera ancora timida. In questo convegno erano presenti prevalentemente psciologi tra relatori, il che vuol dire che se da un lato loro apportano tutto quello che è lo studio relativo agli aspetti cognitivi e relazionali che vengono indotti da questo strumento, gli psichiatri credo che siano chiamati al ruolo di valutare quali sono le caratteristiche psicopatologiche del soggetto che poi sviluppa una dipendenza da Internet.

I – Dal vostro studio è emerso che ci potrebbero essere dei fattori che possono delineare una vulnerabilità dei cyber-utenti per la IAD e sindromi correlate?

Si, è qualcosa che ha a che fare senz'altro con la tendenza ad avere una particlare appetibilità per gli stimoli sensoriali. Ma non solo con questo aspetto. Ha a che fare anche con non lievi difficoltà di linguagio. Per quanto si tratti di soggetti adulti con un buon livello culturale : il 20% di coloro che abbiamo selezionato sono libero-professionisti e il 33% addirittura laureati, hanno delle notevli difficoltà nel linguaggio, sia ricettivo che espressivo. Probabilmente uno strumento come Internet favorisce la diluizione delle difficoltà espositive che di fatto questi soggetti presentano.

I – Esistono, D.ssa Angeli, altri dati a riguardo?

Noi abiamo studiato un campione di soggetti normali e all'interno di questo campione sono emersi dei sintomi base, quindi una vulnerabilità in alcune aree, tra cui anche la perdita di controllo, la percezione semplice e complessa e abbiamo visto che questi aspetti si legavano ad una modalità di utilizzo di Internet particolare. Quindi questo ci pare interessante perchè di solito l'FBF (Questionario dei Sintomi base, ndr) viene somministrata ai soggetti psicotici e bipolari, mentre in questo caso l'abbiamo somministrata in sogetti sani e questo vuol dire che esiste una vulnerabilità che sposa con le caratteristiche peculiari di Internet, che permette una comunicazione senza corpo, senza l'altro, senza elementi non-verbali e quindi questi fattori possono causare la IAD.

I – quali sono predittori individuati per la IAD?

Sono sostanzialmente due e non hanno a che fare solo con Internet, ma con tutte le forme di medialità. Una polifonia di stimoli quali ad esempio i videogames. Il primo predittore di addiction è l'overinclusion sensoriale, vale a dire una appetibilità o sensibilità agli stimoli e le difficoltà di linguagio. Quindi è impossibile immaginare se questa nostra ricerca riusciremo a portarla avanti ulteriormente, perchè questi sono dati asslutamente preliminari per quanto soddisfacenti, prova ne è il fatto che ci hanno accolto in questo contesto, è prevedibile immaginare che si possa costruire su questi due aspetti una scala di valutazione che ci possa consentire di valutare il rischio per un sogetto di sviluppare una dipendenza di questo tipo. Per altro l'FBF è autosomministrata ed è di facile utilizzo per vari screening. Ovviamente senza psichiatrizzare tutto ed eccessivamente questi comportamenti.

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