Abstract da poster 91 a poster 120

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21 novembre, 2012 - 13:50

 

p91. pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo e sintomatologia di tipo hoarding: un differente sottotipo clinico?

A. Aguglia, E. Bechon, A. Chiarle, U. Albert, F. Bogetto,

G. Maina

Servizio per i Disturbi Depressivi e d’Ansia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato da pensieri intrusivi ed egodistonici a cui fanno seguito comportamenti ritualizzati ripetitivi e finalistici; tale disturbo influenza circa il 2-3% della popolazione generale 1. Recenti studi hanno evidenziato l’etereogeneità di tale disturbo, basandosi su un approccio dimensionale e classificando il tipo hoarding come possibile sottotipo clinico distinto rispetto agli altri 1; a conferma di ciò, sono presenti studi in letteratura che hanno trovato la presenza di sintomatologia hoarding anche in altri disturbi psichiatrici quali schizofrenia, disturbi affettivi, demenza, autismo 3 4 . Scopo del presente lavoro è valutare le caratteristiche sociodemografiche e cliniche dei pazienti “hoarder”, e confermare i risultati che sono presenti in letteratura. Materiali e metodi: sono stati reclutati nello studio pazienti ambulatoriali, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, afferiti consecutivamente al nostro servizio ambulatoriale, con diagnosi principale di disturbo ossessivo-compulsivo secondo i criteri del DSM-IV-TR. Ai pazienti è stata somministrata un’intervista semistrutturata per le caratteristiche socio-demografiche e cliniche. I pazienti sono stati valutati inoltre con le seguenti scale: 1) HAM-D; 2) HAM-A; 3) Y-BOCS; 4) scala di Paykel; 5) SCID

II. Successivamente, sulla base della sintomatologia manifestata, i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi, hoarder vs. nonhoarderrisultati e conclusioni: il campione in esame è costituito da 369 pazienti con DOC, 67 dei quali con sintomatologia di tipohoarding, pari al 18%. Dati preliminari indicano una maggiore prevalenza di compromissione del funzionamento sociale e di comorbidità con disturbi affettivi, in particolare con il disturbo bipolare. Ulteriori correlazioni sono in corso di analisi statistica.

bibliografia

1 Wheaton M, Timpano R, LaSalle-Ricci V, Murphy D. Characterizing

the Hoarding Phenotype in Individuals with OCD: Associations with

Comorbidity, Severity and Gender. J Anxiety Disorder 2008;22:243

52. Albert U, Maina G, Bogetto F, et al. Clinical predictors of health-related quality of life in obsessive-compulsive disorder. Compr Psychiatry 2010;51:193-200. Saxena S, Ayers CR, Maidment KM, et al. Quality of life and functional impairment in compulsive hoarding. J Psychiatr Res 2010 Sep. 3 [Epub ahead of print]. Samuels JF, Bienvenu OJ III, Pinto A, et al. Hoarding in obsessive-

compulsive disorder: Results from the OCD Collaborative Genetics Study. Behav Res Ther 2007;4: 673-86.

p92. le revisioni sistematiche nella letteratura della depressione: coerenze e incoerenze delle evidenze scientifiche

S. Ammendola*, A. Lubrano***, V. Prisco***, D. Iodice*,

L. Errichiello*, E. De Vivo*, O. Palladino*, M. Morlino**

*Dipartimento di Neuroscienze, Specializzando in psichiatria. AOU “Federico II”, Napoli; ** Dipartimento di Neuroscienze, Ricercatore. AOU “Federico II”, Napoli; *** Dipartimento di Neuroscienze. AOU “Federico II”, Napoli

introduzione: ogni anno è prodotta una ingente quantità di evidenze scientifiche finalizzate ad orientare la pratica clinica nel campo della depressione. In tal senso le RS costituiscono il gold standard. Tuttavia, le evidenze prodotte non sempre risultano omogenee e, dunque, oggettivamente indicative. Materiali e metodi: si è, pertanto, effettuata un’analisi delle RS esistenti sulla depressione, al fine di valutarne il grado di omogeneità e coerenza dei risultati e l’impatto che eventuali lacune in tal senso, hanno sull’orientamento delle scelte cliniche. Sono state cercate in Ovid e Pubmed le parole chiave “Depression treatment”, e “Antidepressants”, includendo solo Metanalisi. Di 1099 titoli ottenuti, sono state selezionate 424 RS di RCT che trattassero della terapia della depressione primaria isolata (escludendo forme secondarie o in comorbidità). Sono state, poi, selezionate le RS che trattassero della terapia farmacologica e suddivise in base alla singole molecole, individuando 10 Categorie singole più una ulteriore (Altro: molecole su cui erano presenti meno di 5 RS). Una analisi delle Categorie singole è stata effettuata valutando le RS che confrontassero singole molecole tra loro in termini di efficacia e tollerabilità. risultati: per nessun confronto esaminato è stata riscontrata omogeneità nei risultati ottenuti, essendo in ogni caso presente almeno una RS con esiti opposti o discordanti dalle altre visionate. Le maggiori cause di discordanza erano: differenze negli studi selezionati; disomogeneità e scarsa confrontabilità degli stessi; discordanza nei dosaggi valutati; differenze nell’analisi statistica (es: ITT vs. per protocol); conflitto di interesse per au-tori implicati in lavori con esito favorevole commissionati da case farmaceutiche. conclusioni: pur essendo il gold standard dell’EBM, le RS della depressione sono frequentemente eterogenee nei risultati evidenziati, lasciando sempre al clinico il compito di valutarne l’effettiva veridicità e l’oggettiva applicabilità clinica. Appare, pertanto, necessario l’impegno a migliorare la trasparenza e l’interpretabilità di questo innegabile strumento di orientamento della pratica clinica.

p93. patologia psichiatrica ed alto utilizzo dell’ambulatorio di medicina generale: regola o fenomeno occasionale?

A. Ascari*, S. Ferrari*, M. Andreoli**, M. Peggi***,

M. Rigatelli*

*

Unità Operativa di Psichiatria Ospedaliero-Universitaria Modena Centro, Università di Modena e Reggio; ** MMG Distretto di Sassuolo, Modena; *** Facoltà di Psicologia, Università di Parma

introduzione: il fenomeno dell’alto utilizzo dei servizi di medicina generale si associa con certezza a taluni caratteri sociodemografici (età avanzata, sesso femminile) e ad un’importante comorbilità medico-psichiatrica; ha inoltre importanti ripercussioni sul carico di lavoro del medico di medicina generale (MMG). Tuttavia, gli studi a lungo termine sul tema scarseggiano e l’aspetto della cronicizzazione del fenomeno non è stato indagato approfonditamente. obiettivi: valutare un gruppo di pazienti, già noti da un precedente studio, a distanza di nove anni; estrapolare l’esistenza di altri pazienti Alti Utilizzatori (AU) e determinare eventuali differenze tra pazienti AU cronici e occasionali. Tipologia dello studio: consultazione di dati informatizzati archiviati dal 2001 al 2009; intervista diretta al MMG e alla segretaria. Setting: un ambulatorio di Medicina Generale situato nel comune di Fiorano Modenese (MO). Partecipanti: 56 AU cronici, 56 AU occasionali, 56 controlli. risultati: il presente studio rivela che di 40 pazienti AU già valutati nel 2001 ben 28 sono cronicizzati, e conferma quanto noto dal punto di vista socio-demografico: gli AU, principal-mente quelli cronici e in misura minore quelli occasionali, sono perlopiù donne di età avanzata. La morbilità medica è molto accentuata tra gli AU cronici e intermedia tra gli occasionali, mentre la morbilità psichiatrica non presenta sostanziali differenze numeriche tra i due gruppi; la depressione tuttavia è rappresentata nel 46% degli AU cronici e nel 41% degli AU occasionali, mentre la somatizzazione è rappresentata solo tra gli occasionali (10%). Gli AU cronici ricevono più prescrizioni per farmaci di tutti i generi rispetto a quelli occasionali; per questo secondo gruppo, invece, è maggiore il ricorso allo specialista Psichiatra. conclusioni: l’analisi del pattern di cronicizzazione di questi pazienti su un periodo di nove anni mostra che l’aspetto assume proporzioni importanti e merita degli studi di approfondimento. La morbilità psichiatrica tra gli AU cronici è numericamente simile a quella tra gli occasionali, ma si manifesta diversamente e diverso è l’approccio terapeutico tra i due gruppi. Questo aspetto potrebbe essere approfondito per perfezionare il trattamento della patologia psichiatrica, il cui miglioramento si rifletterebbe positivamente sul fenomeno dell’alto utilizzo.

p94. Perinatal Depression–Research & Screening Unit study: prevalenza, incidenza e ricorrenza di depressione in gravidanza e nel primo anno postpartum

S. Banti, M. Mauri, A. Oppo, C. Borri, C. Rambelli,

D. Ramacciotti, M.S. Montagnani, V. Camilleri,

S. Cortopassi, P. Rucci, E. Cianelli, C. Cirri, E. Nencioni,

G.B. Cassano

Unità Operativa II, Clinica Psichiatrica Pisa, Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia e Biotecnologie -Università di Pisa

introduzione: Esiste in letteratura una grande variabilità nelle stime di prevalenza della depressione perinatale (Gaynes et al., 2005). L’obiettivo di questo lavoro è fornire stime di prevalenza, incidenza e ricorrenza di depressione maggiore e minore (DMm) in gravidanza e nel primo anno postpartum. Materiali e metodi: 1066 donne reclutate al 3° mese di gravidanza e seguite fino al 1° anno postpartum sottoposte a 3 valutazioni in gravidanza e 5 nel postpartum utilizzando la Edinburgh Postnatal Depression Scale(EPDS) e la Structured Clinical Interview for Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (SCID) in caso di EPDS ≥ 13.risultati: prevalenza di periodo di DMm del 12,4% in gravidanza e del 9,6% nel postpartum. Incidenza cumulativa del 2,2% in gravidanza e del 6,8% nel postpartum. 32 donne (7,3%) hanno avuto il loro primo episodio depressivo durante lo studio. Abbiamo rilevato un rischio doppio di sviluppare un episodio depressivo nelle donne con una pregressa storia di depressione. conclusioni:le stime di prevalenza postpartum sono leggermente più basse rispetto a quelle riportate dalla letteratura. Questo potrebbe riflettere un effetto del trattamento fornito alle donne durante il corso dello studio. Inoltre, è possibile che effettuare screening ripetuti aiuti ad identificare precocemente e trattare i sintomi depressivi. Ricerche future dovrebbero indagare in modo sistematico tali possibilità.

bibliografia

Cox JL, Holden JM, Sagovsky R. Detection of postnatal depression: development of the 10 item Edinburgh Postnatal Depression Scale. Br J Psychiatry 1987;150:782-6.

First MB, Spitzer RL, Gibbon M, et al. Structured clinical interview for DSM-IV axis I disorders (SCID). New York: New York State Psychiatric Institute, Biometrics Research 1995.

Gaynes BN, Gavin N, Meltzer-Brody S, et al. Perinatal depression: prevalence, screening accuracy, and screening outcomes. Evidence report/technology assessment no. 119. (prepared by the RTI-University of North Carolina Evidence-based Practice Center, under contract no. 290-02-0016.) AHRQ publication no. 05- E006-2. Rockville (Md): Agency for Healthcare Research and Quality 2005.

p95. presenza e distribuzione dei recettori 5-Htin aree cerebrali umane post-mortem

S. Baroni, M. Catena Dell’Osso, G. Giannaccini, L. Betti,

L. Palego, L. Schmid, M. Lanza, D. Ceresoli, D. Marazziti

Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia e Biotecnologie, Università di Pisa

Fino ad oggi, sono state identificate sette famiglie principali di recettori della serotonina (5-HT) (5-HT1-5-HT7), che comprendono un totale di 14 sottotipi. I recettori di tipo 5-HTsono stati gli ultimi ad essere identificati, ma hanno suscitato particolare interesse perché alcuni antidepressivi e antipsicotici si comportano come antagonisti al loro livello. Data la scarsità di informazioni sulla loro distribuzione nel cervello umano, con la nostra ricerca ci siamo proposti di esplorare la presenza e la distribuzione dei recettori 5-HTin tre aree cerebrali umane

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post-mortem: la corteccia prefrontale, l’ippocampo e il nucleo striato. I campioni delle suddette aree sono stati ottenuti durante autopsia e a scopo unicamente diagnostico, previa autorizzazione del Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliera e Universitaria Pisana, da tre soggetti non affetti da malattie croniche-metaboliche o da patologie primarie e secondarie a carico del sistema nervoso centrale. La preparazione delle membrane neuronali e gli esperimenti di binding dei recettori 5-HTcon [125I]-SB258585, ligando selettivo e specifico per questi recettori, sono stati effettuati con una metodica standardizzata.

I risultati hanno rilevato una quota di legame specifico più elevata nel nucleo striato rispetto alla corteccia e all’ippocampo. I successivi esperimenti di binding sono stati quindi effettuati utilizzando membrane di nucleo striato La Bmax e la Kd rilevate in tale area erano rispettivamente (media ± DS) 38 ± 3 fmol/mg di proteine e 1,04 ± 0,02 nM. La bassissima quota di legame specifico ottenuta in corteccia e in ippocampo non ha consentito di continuare la sperimentazione con [125I]-SB258585 in queste due aree. Il nostro studio ha quindi evidenziato una bassa densità di recettori 5-HTnella corteccia prefrontale e nell’ippocampo, non quantificabile con il radioligando a nostra disposizione, ed ha invece confermato la presenza di questi recettori nel nucleo striato.

p96. differenze nel profilo attentivo in un campione di pazienti con disturbo ossessivo compulsivo vs. controlli

B. Benatti*, B. Dell’Osso*, E. Hollander**, A.C. Altamura*

*

Dipartimento di Salute Mentale, Università di Milano, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano; **Montefiore Medical Center University Hospital for Albert Einstein College of Medicine Child Psychiatry Annex, New York

introduzione: il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) condivide diverse caratteristiche cliniche e biologiche con i disturbi del controllo degli impulsi (ICD) tanto che tali disturbi sono stati ricondotti all’interno di un comune spettro ossessivo/compulsivo. Uno dei principali elementi di comunanza è l’incapacità di resistere alla necessità di mettere in atto specifici comportamenti 1. Fra gli strumenti di valutazione dei pazienti con discontrollo degli impulsi, la Barratt Impulsiveness Scale (BIS) esplora tre principali aree di impulsività: attentiva, motoria e di non pianificazione 2. Scopo di questo studio è valutare il livello di impulsività tramite la BIS in un campione di pazienti con DOC, vs. DOC in comorbidità vs. controlli sani. Materiali e metodi: la BIS è stata somministrata a 60 pazienti ambulatoriali con diagnosi di DOC secondo il DSM IV-TR, di cui 41 presentavano comorbidità (disturbo d’ansia generalizzato e disturbo depressivo maggiore in particolare) e a 63 controlli sani. Allo scopo di confrontare i punteggi dei diversi gruppi, è stato effettuato un test t di Student per campioni indipendenti. risultati: sono stati riscontrati punteggi totali della BIS significativamente maggiori nei pazienti con DOC rispetto ai controlli

(t: 2,068; p: 0,041); nell’area attentiva, sono risultati maggiori i punteggi dei pazienti con DOC rispetto ai controlli (t: 6,919;

p: 0,000) e quelli dei pazienti con DOC senza comorbidità rispetto ai controlli (t: 4,890; p: 0,000). conclusioni: dall’analisi di questo campione emergono differenze significative nel profilo d’impulsività fra pazienti con DOC e controlli, particolarmente nell’area attentiva.

bibliografia

1 Potenza MN, Koran LM, Pallanti S. The relationship between impulse-control disorders and obsessive-compulsive disorder: a current understanding and future research directions. Psychiatry Res 2009;170:22-31.

2 Patton JH, Stanford MS, Barratt ES. Factor structure of the Barratt Impulsiveness scale. J Clin Psychol 1995;51:768-74.

p97. Variabili predittive nel disturbo acuto da stress tra i sopravvissuti del terremoto dell’aquila

V. Bianchini, N. Giordani Paesani, M. Malavolta,

L. Verni,, M. Colatei, I. Santini, I. De Lauretis, A. Tosone,

S. D’Onofrio, R. Pollice

Scuola di Specializzazione in Psichiatria, Università dell’Aquila, Dipartimento Scienze della Salute

introduzione: la valutazione dell’insorgenza di disturbi psichiatrici, immediatamente dopo il verificarsi di un disastro naturale, è essenziale per la programmazione di un’efficace attività di supporto sulla base del possibile sviluppo di conseguenze a lungo termine (distruzione della rete sociale, danno economico e sviluppo di malattie mentali croniche). Lo scopo dello studio è stato quello di valutare l’incidenza del disturbo acuto da stress (ASD) fra i sopravvissuti del terremoto afferiti consecutivamente presso il reparto di psichiatria dell’ospedale da campo allestito a l’Aquila immediatamente dopo il sisma del 6 aprile 2009, e di seguito indagare i fattori di rischio e/o di protezione per lo sviluppo di distress psicologico. Materiali e metodi: abbiamo valutato 120 vittime del terremoto dell’Aquila con la Stanford Acute Stress Reaction Questionnaire (SASRQ) per la diagnosi di ASD, il General Health Questionnaire-12 items (GHQ-12) per studiare il livello di stress percepito e il Brief Cope per conoscere le strategie di coping adottate. risultati: 61 soggetti (51,6%) soddisfacevano i criteri per una diagnosi di ASD. Dividendo il campione in base alla presenza o meno di ASD, nelle dimensioni indagate dalla SASRQ, esistono delle differenze significative esclusivamente nella dimensione “Dissociativa” (Derealizzazione (p ≤ 0,09), Depersonalizzazione (p ≤ 0,00) e Amnesia (p ≤ 0,00)). Il displacementsembra essere il principale fattore di rischio per lo sviluppo di ASD: infatti, la maggior parte dei soggetti senza ASD, dopo il sisma si trovava in tendopoli vicino alla propria abitazione danneggiata (48,4%), mentre il 45,4% dei soggetti con ASD era dislocata negli alberghi della Costa lontani dall’Aquila e dalla propria rete sociale. conclusioni: il nostro studio, in linea con la letteratura recente, conferma l’importanza della dimensione dissociativa nell’ambito del disturbo acuto da stress, dell’elevato distress psicologico e degli aspetti socio-culturali (displacement, disgregazione della rete sociale, etc.) come predittori dello sviluppo di un ASD. Tali risultati sottolineano l’importanza della valutazione approfondita sui soggetti esposti ad uno trauma, non solo allo scopo di elaborare una diagnosi psichiatrica, ma ancor di più nell’individuazione di una vulnerabilità psicologica, fattore di rischio per lo sviluppo di altri disagi psichici a lungo termine (PTSD, ansia, depressione, disturbi del sonno, etc.).

bibliografia

Christiansen DM, Elklit A. Risk factors predict post-traumatic stress dis

order differently in men and women. Ann Gen Psychiatry 2008,7:24. Christodoulou GN, Paparrigopoulos TJ, Soldatos CR. Acute stress reaction among victims of the 1999 Athens earthquake: help seekers profile. World Psychiatry. 2003;2:50-3.

Harvey AG, Bryant RA. Acute stress disorder: a synthesis and critique. Psychol Bull 2002;128:886-902.

p98. Distress psicologico ed alterazioni dell’asse Hpa in pazienti esposti al terremoto dell’aquila: variazioni del cortisolo ematico

V. Bianchini, A. Tosone, A. Paolis, R. Roncone, P. Pomero,

M.V. Giannangeli, V. Marola, R. Pollice

Scuola di Specializzazione in Psichiatria, Università dell’Aquila, Dipartimento Scienze della Salute

introduzione: gli ultimi decenni hanno visto una maggiore comprensione degli effetti neurali dello stress mediati tra l’altro dalle alterazioni cortisolemiche, con valutazioni spesso contrastanti nei diversi studi. Un disastro naturale, come il terremoto dell’Aquila, fornisce un’occasione unica per studiare gli effetti di un tipo comparabile di stress e sottolineare le differenze individuali nella reattività ad un trauma. Lo studio si propone di valutare, in una popolazione di pazienti ricoverati, le risposte individuali allo stress saggiando i livelli di cortisolemia, le capacità di coping e il livello di distress psicologico a seguito dell’evento sismico del 6 aprile 2009 a L’Aquila. Materiali e metodi: il campione è composto da 169 pazienti con differenti diagnosi psichiatriche afferiti consecutivamente, dal luglio 2009 ad agosto 2010, presso l’SPUDC dell’Aquila, tutti in trattamento psicofarmacologico: di questi il 76% era presente a L’Aquila al momento del sisma. Ogni paziente è stato sottoposto a dosaggio della cortisolemia basale (ore 8,00) e valutazione psicometrica con il General Health Questionnaire

– 12 items (GHQ-12), l’Impact Event Scale- Revised (IES-R) e il Brief Coperisultati: il 26% aveva una diagnosi nell’ambito dello spettro non affettivo (schizofrenia e psicosi Nas) e il 74% dello spettro affettivo (depressione, dt bipolare, ansia, etc). Il 12% del campione presentava livelli di cortisolo basale oltre soglia (> 25 µg/ dl), il 36% sotto soglia (< 5 µg/dl) e il 52% nei range della norma. Suddividendo poi il campione in tre gruppi in base alla risposta cortisolemica (G1 = cortisolo aumentato; G2 = diminuito; G3 = entro range) abbiamo riscontrato che solo i G2 presentavano uno score totale all’IES-R oltre range (v.m. = 42 ds ± 3,2), differenziandosi inoltre in modo significativo nella dimensione “Iperarousal” (p > 0,002) rispetto ai G1 e nell’“Evitamento” (p > 0,003) e “Riesperienza” (p > 0,05) rispetto ai G3. Dei G2 solo il 23% vs. il 77% aveva una diagnosi di spettro non affettivo.conclusioni: i nostri risultati confermano come un trauma rilevante, determinando l’attivazione dell’HPA, induca un meccanismo di feedback negativo sul rilascio di cortisolo: difatti i pazienti con cortisolemia sottosoglia sono quelli che manifestano un maggiore sintomatologia post traumatica, un elevato livello di distress (GHQ-12), ma anche profili di coping negativi. Inoltre, in linea con la letteratura recente, lo studio ha evidenziato come i pazienti con Spettro Schizofrenico rispetto a quello Affettivo, risentano meno degli eventi traumatici sia a livello di stress che nella risposta clinica e cognitiva.

bibliografia

Meewisse ML, Reitsma JB, de Vries GJ, et al. Cortisol and post-traumatic stress disorder in adults: systematic review and meta-analysis. Br J Psychiatry 2007;191:387-92.

Olff M, Güzelcan Y, de Vries GJ, et al. HPA- and HPT-axis alterations in chronic posttraumatic stress disorder. Psychoneuroendocrinology 2006;31:1220-30.

p99. studio farmacogenetico sulla sindrome metabolica indotta dagli antipsicotici atipici e dagli stabilizzatori dell’umore

G. Bondolfi*, E. Choong**, M. Etter*, B. Oneda**, H. Tayebi**,

J.M. Aubry*, C.B. Eap** ***

*

Department of Psychiatry, University Hospital of Geneva, University of Geneva, Switzerland; ** Unit of Biochemistry and Clinical Psychopharmacology, Hospital of Cery, Centre for Psychiatric Neuroscience, Department of Psychiatry, CHUV, University of Lausanne, Switzerland; *** School of Pharmaceutical Sciences, University of Geneva, University of Lausanne, Switzerland

introduction: metabolic syndrome (weight gain, alteration of lipid and glycaemia profiles) induced by atypical antipsychotics and/or mood stabilizers are of high clinical concern for the long term patient morbidity and mortality. Aim: the major aim of this trial is to identify pharmacogenetic susceptibility factors for metabolic syndrome. patients and methods: for this purpose, a transversal study was performed in a Swiss out-patient psychiatric division, with the inclusion of 196 psychiatric patients. Sixty nine percent of patients were receiving atypical antipsychotics, and 31% lithium or valproate (two mood stabilizers also known to induce weight gain. Genotyping of pharmacodynamic candidate genes was performed using rtPCR and allelic discrimination assays, after validation of the method by direct sequencing. Uncoupling protein 2 (UCP2), a mitochondria membrane transporter involved in the release of stored energy, leptin receptor (LEPR) and fat mass and obesity associated gene (FTO), 2 genes playing a role in satiety, were chosen as candidate genes. results: UCP2 rs660339 polymorphism is associated with differences in HDL-cholesterol levels (p = 0.002), and with obesity, with CC and CT carriers presenting a 3.1-fold increased risk of obesity (95%CI 1.2-9.9) as compared to TT carriers. Significant association between BMI change and LEPR polymorphism were found in female patients treated with all studied drugs (p = 0.039), and between BMI change and FTO polymorphism in patients treated with risperidone or olanzapine (p = 0.003). conclusions: predicting metabolic syndrome side effects remains complex and requires further investigations. However, each relevant gene showing an association with this important side-effect could assist in the choice of the appropriate treatment for each individual patient.

p100. psicopatologia ed eventi organici acuti: uno studio prospettico

G. Brambilla1 3, M. Beghi1 2, C. Cerri4, M. Clerici1,

F. Ferrato2, M. Percudani2, C. Perin3 4, F. Peroni1 3 ,

J. Santambrogio1 3, C.M. Cornaggia1 3

*Clinica Psichiatrica Università di Milano Bicocca; 2Dipartimento di Salute Mentale, AO Salvini, Garbagnate Milanese; Istituti Clinici Zucchi, Carate Brianza; Medicina Riabilitativa, Università di Milano Bicocca

Un evento acuto si configura come una minaccia alla salute sia sul piano concreto che su quello simbolico in quanto mette in discussione l’illusione di sicurezza personale. La letteratura riporta una prevalenza di disturbi psichici dopo evento acuto che oscilla tra il 10 e il 35% e un impatto negativo della stessa sulla disabilità e sulla sopravvivenza. Scopo dello studio è valutare: la prevalenza di psicopatologia in una popolazione di età adulta ed anziana in riabilitazione dopo evento acuto ortopedico

o cerebrovascolare, eventuali fattori di rischio per la stessa e il suo impatto prognostico. Lo studio ha un disegno prospettico con valutazione baseline all’ingresso e follow-up a 3, 6, 12, 24 mesi. Sono state utilizzate le scale di valutazione: MINI Plus per la patologia psichica e FIM per la disabilità fisica. Su 133 pazienti (età media 74 anni) la prevalenza di psicopatologia all’ingresso è risultata del 39%, con frequenza maggiore per il disturbo depressivo (22%) seguita da disturbi d’ansia (12%) e dell’adattamento (7%). La presenza di psicopatologia non è correlata al tipo di evento subìto ma ad un’anamnesi psichiatrica positiva, a dimostrazione che l’effetto del trauma sulla psiche dipende dall’interruzione del continuum esistenziale che il trauma in quanto tale comporta, eventualmente in presenza di una predisposizione individuale. A 3 mesi dall’evento si osserva un’associazione tra psicopatologia e tempi di degenza più lunghi e la tendenza dei disturbi a mantenersi.

p101. depressione, infiammazione e sindromi coronariche acute: il valore prognostico della proteina c reattiva e della sintomatologia depressiva

A. Bruschi*, M. Mazza*, G. Liuzzo**, D. Harnic*,

L. De Risio* C. Battaglia*, M. Di Nicola*, G. Martinotti*,

G. Pozzi*, F. Crea**, L. Janiri*

Istituto di Psichiatria e Psicologia Clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; ** Istituto di Cardiologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma

introduzione: l’obiettivo del nostro studio pilota è quello di esaminare, nei pazienti affetti da sindromi coronariche acute (SCA), l’associazione specifica tra disturbi depressivi e presenza di infiammazione sistemica valutata mediante proteina Creattiva (PCR)Materiali e metodi: ad un campione di 61 pazienti affetti da Sindromi Coronariche Acute (33 AI e 28 IMA) sono stati misurati, in regime di ricovero ordinario (T0) e di day hospital (T30, T90) i livelli plasmatici di proteina C-reattiva (PCR) con metodo ad alta sensibilità. Allo stesso campione è stata somministrata, con la stessa tempistica e da un esaminatore ignaro della diagnosi cardiologica dei pazienti, una batteria psicometrica dimensionale composta da SCL90-R, HDRS, MADRS, BDI, QlesQ. risultati:sono stati valutati sino a T90 30 pazienti, dei quali 13 IMA (43%) e 17 AI (57%). L’elevazione della PCR nei soggetti più sintomatici si presenta nell’arco di tutto il periodo di osservazione, con significatività massima a T90 (p = 0,031). Alla analisi multivariata a T0 dei punteggi alla SCL90-R la PCR risulta avere una p = 0,02, indice di una probabile correlazione statistica. Per le altre scale utilizzate si conferma una tendenza alla correlazione tra valori di PCR e sintomi depressivi, che però non raggiunge mai la significatività statistica. La SCL-90-R risulta inoltre associata al rischio di ulteriori eventi cardiologici soprattutto a T90, con una p = 0,013. Altresì risulta utile come fattore prognostico la BDI (p = 0,026)

I risultati delle analisi multivariate condotte calcolando gli eventi cardiologici occorsi entro 1 anno da T0 hanno confermato tali dati.conclusioni: i dati preliminari mostrano che l’infarto miocardico rappresenta per il paziente un evento acuto altamente traumatizzante, caratterizzato da un forte impatto psicologico ma allo stesso tempo “protettivo” riguardo allo sviluppo di successivi sintomi depressivi, almeno se confrontato con l’angina pectoris. La presenza di una correlazione tra valori di PCR e la gravità dei sintomi psichiatrici porterebbe all’ipotesi che in fase acuta possano prevalere, soprattutto nei pazienti infartuati, i vissuti di perdita e l’angoscia di morte, correlati alla situazione ambientale ed emozionale del ricovero. Alcuni pazienti potrebbero superare questa depressione reattiva, mentre altri potrebbero manifestare una depressione biologica, melancolica, correlata all’elevato livello di PCR e quindi ad un rischio aumentato di re-infarto e di altre manifestazioni coronariche.

p102. efficacia della lamotrigina nel disturbo ossessivo compulsivo resistente

A.F. Buchignani, M. Falcone, A. Filippo, A. Strati

SPDC P.O. “Beato Angelo” Acri (CS)

introduzione: lo scopo dello studio realizzato i SPDC è stato quello di verificare l’efficacia della lamotrigina su pz con diagnosi di DOC resistente, già in terapia con SSRI. A tal proposito, suffragati da studi che confermano la buona risposta di questo farmaco sulla sintomatologia di pazienti con DOC resistente, in virtù anche della sua attività di azione sul sistema serotoninergico, riportiamo i dati conseguiti. Materiali e metodi: il campione dello studio è composto da 11 pz, 5 maschi e 6 femmine di età compresa fra 21 e 64 anni con assenza di patologie organiche rilevanti, tutti i pazienti presentavano comorbilità per un disturbo dell’umore, già in trattamento con SSRI. Il dosaggio medio è stato di 200 mg/die (la titolazione è avvenuta seguendo lo schema tradizionale ed il dosaggio riportato è stato raggiunto nell’arco di una mese e mezzo circa). L’efficacia è stata valutata attraverso la riduzione del punteggio con le seguenti scale: MADR-S, Y-BOCS, MOC-I in basale, a 1,3 e 6 mesi. Tutti i pazienti, oltre alla lamotrigina assumevano un SSRI (sertralina 100 mg/die, paroxetina 40 mg/die). conclusioni: ai controlli sono stati effettuati colloqui per valutare l’adesione del paziente ed eventuali avversi. I risultati dello studio sembrano confermare la maggiore efficacia della lamotrigina rispetto alle terapia effettuate in precedenza in pazienti con diagnosi di DOC resistente. In 7 pazienti si è verificato un miglioramento della sintomatologia (vedi grafici scale di valutazione) mentre in altri 3 è stata mantenuta l’equivalenza dei punteggi globali. In un paziente, infine, è stata necessaria la sospensione per la comparsa di una reazione avversa cutanea benigna a tipo papuliforme insorta dopo pochi giorni dell’assunzione del farmaco, attenuatasi e poi scomparsa nell’arco di due giorni dalla sospensione.

bibliografia

Jenike MA. Augmentation strategies for treatment-resistant obsessive-compulsive disorder. Harv Rev Psychiatr 1993;1:17-26.

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McDougle CJ, Gordman WK, Price LH. The pharmacotherapy of obses-
sive-compulsive disorder. Pharmacopsichiatry 1993;26(Suppl):24.

p103. Augmentation con quetiapina in pazienti affetti da disturbo d’ansia generalizzato e risposta parziale/assente agli inibitori della ricaptazione della serotonina

M. Buoli, M. Serati, B. Dell’Osso, A.C. Altamura

Clinica Psichiatrica, Università di Milano, Dipartimento di Salute Mentale, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico

introduzione: circa il 65% dei pazienti affetti da GAD non raggiunge la remissione dopo un primo trattamento con SSRIs. Scopo dello studio è stato quello di valutare l’efficacia di basse dosi di Quetiapina (dose media = 50 mg/die) in pazienti affetti da GAD e risposta parziale/assente agli SSRIs. Materiali e metodi: 20 pazienti con GAD e risposta parziale/ assente agli SSRIs sono stati randomizzati a trattamento in augmentation con Quetiapina (N = 10) o placebo (N = 10). Durante il periodo di osservazione (60 giorni) i pazienti hanno mantenuto il precedente trattamento con SSRIs ai medesimi dosaggi. È stata effettuata un’analisi della varianza per misure ripetute (ANOVA) sui punteggi alla Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A) e alla Clinical Global Impression(severity of illness) (CGIs) raccolti al baseline e dopo 60 giorni. risultati: dopo 60 giorni il gruppo trattato con Quetiapina mostrava maggiore miglioramento dei punteggi alla HAM-A (effetto tempo per trattamento: F = 5,19, p = 0,035) e CGIs (effetto tempo per trattamento: F = 19,60, p < 0,00) rispetto al gruppo trattato con placebo. conclusioni: Questi risultati indicherebbero l’efficacia di basse dosi di Quetiapina in pazienti con GAD e risposta parziale/assente agli SSRIs. Studi su campioni più ampi e in doppio cieco sono necessari per confermare questi dati.

bibliografia

Gao K, Muzina D, Gajwani P, et al. Efficacy of typical and atypical antipsychotics for primary and comorbid anxiety symptoms or disorders: a review. J Clin Psychiatry 2006;67:1327-40.

Lieb R, Becker E, Altamura AC. The epidemiology of generalized anxiety disorder in Europe. Eur Neuropsychopharmacol 2005;15:445-52.

p104. Qualità della vita e psicopatologia nei pazienti in attesa di trapianto rene/pancreas

A. Calderone*, P.F. Calabrò**, S. Augusto**, F. Santini*,

P. Vitti*, U. Boggi*, M. Mauri**

* **

Dipartimento di Endocrinologia e Rene, Dipartimento di Psichiatria NFB, Università di Pisa

obiettivi: i pazienti in attesa di trapianto rene/pancreas sono affetti da malattia renale allo stadio finale (ESRD) o da grave diabete mellito insulino-dipendente (IDMD), patologie che hanno progressivamente portato ad una grave insufficienza renale. Con la progressione di queste malattie croniche, i pazienti sono suscettibili di sviluppare sintomi che disturbano la propria vita quotidiana. Ansia e depressione possono essere indotte dalla patologia somatica e dall’attesa del trapianto, contribuendo alla percezione della qualità della vita (QOL). Scopo di questo studio è valutare la qualità della vita, i disturbi lifetime current in Asse-I/II (DSM-IV) e infine la fenomenologia sottosoglia per lo spettro dell’umore e panico-agorafobico in un campione di pazienti con ESRD e IDMD in attesa di trapianto rene-pancreas. Materiali e metodi: 227 candidati al trapianto di entrambi i generi, di età compresa fra 18 e 65 anni. Le diagnosi di Asse-I e II sono state ottenute usando la SCID-I e II. Ai pazienti sono state anche somministrate la SCI-MOODS-SR e la SCI-PAS-SR per valutare lo spettro dell’umore e panicoagorafobico; la Q-LES-Q per la qualità delle vita, il piacere e la soddisfazione. risultati: la prevalenza dei disturbi current di Asse-I era del 13,2%. I più comuni disturbi current di Asse-I erano agorafobia (4,8%) ed episodio depressivo maggiore (4,0%). Nessuna differenza è stata trovata nella distribuzione diagnostica fra i due gruppi. La qualità della vita in tutto il campione era più bassa rispetto a quella della popolazione adulta sana.conclusioni: i nostri risultati sottolineano l’importanza di un’attenta valutazione dei sintomi depressivi durante i periodi pre-/ post-trapianto, includendo una valutazione dei sintomi subsindromici. Si ritiene utile durante i periodi pre-/post-trapianto, uno screening sistematico dei sintomi depressivi mediante gli strumenti self-report per gli spettri.

bibliografia

Cukor D, Cohen SD, Peterson RA, et al. Psychosocial aspects of chronic disease: ESRD as a paradigmatic illness. J Am Soc Nephrol 2007;18:3042-55.

Valderrábano F, Jofre R, López-Gómez JM. Quality of life in end-stage renal disease patients. Am J Kidney Dis 2001;38:443-64.

p105. correlazione tra modificazioni delle risposte immuno-infiammatorie e rallentamento psicomotorio nei pazienti depressi unipolari

G. Camardese, B. Leone, A. Bruschi, G. Pizi, B. Mattioli,

L. De Risio, R. Serrani, P. Bria, L. Janiri

Istituto di Psichiatria e Psicologia Clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

introduzione: l’“ipotesi citochinica” dichiara che l’attivazione immune periferica contribuisce alle manifestazioni cliniche dei depressi. Abbiamo pertanto valutato le relazioni tra hsPCR, marker di attivazione infiammatoria, e le dimensioni psicopatologiche nei depressi unipolari. Materiali e metodi: abbiamo reclutato 134 pazienti (M/F = 63/71; Età = 47,14 ± 16,42) affetti da disturbo depressivo maggiore, con episodio in corso. La severità è stata valutata tramite HAM-D. Anedonia, rallentamento psicomotorio ed aggressività sono stati valutati tramite SHAPS, DRRS ed AQ. La hsPCR è stata determinata con metodica nefelometrica ed è stata confrontata con un campione di 38 soggetti sani. risultati: i valori di hsPCR, corretti per età, sono più elevati nei depressi (3,07 ± 4,82 vs. 1,18 ± 1,20; p = 0,002) e non correlano con la severità. L’attivazione infiammatoria è più elevata nei soggetti rallentati ed i punteggi della DRRS sono correlati con la hsPCR (r: 0,22; p = 0,015). I pazienti più rallentati (DRRS > 11), rispetto a quelli meno rallentati, hanno infine livelli più alti di hsPCR (3,87 ± 6,14 vs. 2,10 ± 2,58; p < 0,05). conclusioni: recenti evidenze supportano l’ipotesi che nei depressi il rallentamento sia mediato da una disfunzione dopaminergica. Brydon et al. (2008) hanno inoltre osservato un collegamento tra l’attivazione infiammatoria periferica e le modificazioni dell’attività nigro-striatale, in grado di influenzare il comportamento psicomotorio. Ulteriori ricerche sono tuttavia necessarie per approfondire le relazioni tra attivazione immunitaria e sistema dopaminergico.

p106. anedonia e cortisolo nei pazienti depressi unipolari

G. Camardese, B. Mattioli, B. Leone, L. De Risio, G. Pizi,

R. Serrani, A. Bruschi, L. Pucci, P. Bria, L. Janiri

Istituto di Psichiatria e Psicologia Clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

introduzione: l’anedonia rappresenta uno dei sintomi “core” della depressione. Nei soggetti depressi è inoltre di frequente riscontro un’iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (IIS). Abbiamo pertanto condotto uno studio per analizzare le correlazioni fra gravità dei sintomi, anedonia e livelli di cortisolo plasmatico nei depressi unipolari. Materiali e metodi: abbiamo reclutato 134 pazienti (M/F = 63/71; età media 47,14 ± 16,42) con disturbo depressivo maggiore ed episodio in corso. I sintomi depressivi e ansiosi sono stati valutati tramite HAM-D e HAM-A. L’anedonia è stata valutata tramite la Snaith-Hamilton Pleasure Scale (SHAPS). Il cortisolo plasmatico è stato valutato in un campione prelevato alle ore 8. risultati: il campione era costituito da pazienti con sintomatologia di grado lieve-moderato (HAM-D = 17,99 ± 5,80). Non sono emerse correlazioni significative tra i livelli di cortisolo plasmatico e la severità dei sintomi depressivi o ansiosi. È stata invece riscontrata una correlazione significativa tra i livelli di anedonia ed il cortisolo plasmatico (r = 0,22, p = 0,015). conclusioni: in letteratura, l’iperattivazione dell’asse IIS appare più frequente nei depressi con caratteristiche di endogenicità ove l’anedonia rappresenta un sintomo cardinale (Oei et al., 1990). Nel nostro studio il cortisolo periferico è apparso correlato al profilo psicopatologico e, nonostante l’ampia variabilità generalmente osservata nei valori mattutini, si è rivelato un parametro attendibile.

p107. Utilizzo e tollerabilità di duloxetina in un campione di pazienti ambulatoriali

G. Camuri, B. Dell’Osso, C. Dobrea, M. Serati,

A.C. Altamura

Dipartimento di Salute Mentale, Università di Milano, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano

Duloxetina, un inibitore della ricaptazione di Serotonina e noradrenalina, è approvata per l’incontinenza urinaria da sforzo, la neuropatia diabetica periferica, la depressione maggiore e il disturbo d’ansia generalizzato. Scopo dello studio è analizzare le variabili demografiche, la diagnosi, l’eventuale comorbidità medica/psichiatrica, le terapie associate e la tollerabilità del farmaco in un campione di 165 pazienti in trattamento con duloxetina da almeno un mese, attraverso la consultazione delle cartelle e previo consenso informato. È emerso un rapporto M:F di circa 1:2. Le diagnosi psichiatriche più frequenti sono risultate essere: disturbo depressivo maggiore (50%), disturbo bipolare (16%), GAD (5,5%) e disturbi dell’adattamento (5,5%). Una comorbidità psichiatrica era presente nel 40% dei pazienti, in particolare disturbi di personalità (9%), GAD (8%) e disturbo di panico (7%). La comorbidità medica era presente in più della metà del campione; l’ipertensione (12%), il diabete (7%) e i tumori (6%) erano le patologie più frequenti. Durata e dosaggio medi della terapia sono risultati essere, rispettivamente, 11 mesi (± 9,1) e 67,5 mg/die (± 27,8). Infine, è emerso come il 69% dei pazienti assumesse duloxetina in politerapia, in particolare con antipsicotici atipici (48%), stabilizzanti dell’umore (11%) o altri antidepressivi (9%). Le benzodiazepine rientravano nella terapia del 61% del campione. Effetti collaterali, in particolare sonnolenza (7%) e disturbi gastrointestinali (3,6%), sono stati riportati dal 17% dei pazienti. In conclusione, è emerso un utilizzo preferenziale della molecola in casi di comorbidità psichiatrica e medica, frequentemente nel contesto di una politerapia e, nel complesso, con una buona tollerabilità.

bibliografia

Davidson JR, Feltner DE, Dugar A. Management of generalized anxiety disorder in primary care: identifying the challenges and unmet needs. Prim Care Companion J Clin Psychiatry 2010;12.pii: PCC.09r00772.

Dell’Osso B, Buoli M, Baldwin DS, et al. Serotonin norepinephrine reuptake inhibitors (SNRIs) in anxiety disorders: a comprehensive review of their clinical efficacy. Hum Psychopharmacol 2010;25:17-29.

p108. asma, psicopatologia e qualità della vita: risultati di uno studio caso-controllo

A. Cappai1, F. Pinna1, F. Manunza1, S. Floris1,

E. Zaccheddu1, C. Carruba Toscano3, A. Mancosu3,

S. Palmieri3, L. Gambula2, W. Orrù3, F. Argiolas4,

P.E. Manconi2, S. Del Giacco2, B. Carpiniello1

Clinica Psichiatrica, Dipartimento di Scienze Mediche Internistiche, Università di Cagliari; Istituto “I.H. Schultz”, Cagliari; 4Direzione Sanitaria, Ospedale Businco, Cagliari

introduzione: c’è una crescente evidenza nella letteratura scientifica dell’esistenza di una correlazione tra asma e disturbi psichiatrici, in particolare depressione maggiore e disturbi d’ansia, frequentemente in comorbidità nei pazienti asmatici. Emerge, inoltre, da un lato, un miglioramento dei disturbi respiratori (con una riduzione sia delle esacerbazioni asmatiche sia dell’utilizzo dei farmaci per l’asma) in seguito al trattamento dei sintomi psichiatrici, dall’altro una riduzione nella prevalenza dei disturbi psichiatrici nei pazienti che ricevono una corretta gestio-ne dell’asma. Scopo del nostro studio è esaminare la relazione esistente tra disturbi psichiatrici, dimensioni psicopatologiche e asma, oltre che l’impatto in termini di qualità della vita. Materiali e metodi: il campione è costituito da 62 pazienti con una diagnosi di asma afferenti agli ambulatori di Allergologia del Policlinico Universitario di Cagliari, messi a confronto con un gruppo di pari numerosità di controlli sani volontari appaiati per sesso, età, stato civile, titolo di studio e classe di BMI. L’inquadramento diagnostico di Asse I e II è stato effettuato rispettivamente tramite la SCID I e la SCID II. Per la valutazione della psicopatologia generale, dell’alessitimia e della qualità della vita sono state utilizzate rispettivamente le scale SCL-90 -R, TAS-20, WHOQoL e AQLQ®. risultati: i risultati del nostro studio mettono in evidenza una maggiore prevalenza di disturbi psichiatrici di Asse I negli asmatici rispetto ai controlli, in particolare per quanto riguarda i disturbi d’ansia dove si riscontrano differenze tra i due gruppi al limite della significatività statistica. Analizzando le differenze nei punteggi T medi per area alle 9 dimensioni psicopatologiche dell’SCL-90-R nei due gruppi di soggetti si sono riscontrati punteggi mediamente più elevati, indicativi di una maggiore gravità sintomatologica, nei soggetti asmatici rispetto ai controlli sani. Nei soggetti asmatici i punteggi più elevati si sono osservati alla dimensione ossessività-compulsività. Gli asmatici, inoltre, hanno mostrato, rispetto ai controlli, una peggiore qualità della vita nell’area fisica della WHOQoL. conclusioni: i risultati del nostro studio confermano i dati del-la letteratura che correlano l’asma ad alcuni specifici disturbi psichiatrici, in particolare disturbi d’ansia, oltre che a una peggiore qualità della vita. Confermano inoltre, nel complesso, l’importanza di un’adeguata valutazione psicopatologica al fine di identificare eventuali disagi emotivi o psichiatrici in questa categoria di pazienti, nei quali un approccio multidisciplinare potrebbe migliorarne la prognosi.

p109. trattamento aggiuntivo con aripiprazolo nel disturbo ossessivo compulsivo resistente agli ssri: considerazioni cliniche e farmacocinetiche

A. Carano* **, L. Mancini**, F. Faiella**, N. Serroni*,

M. Arturo**, D. De Berardis*, M. Vizza**, G. Mariani* **

*Dipartimento di Neuroscienze, Istituto di Psichiatria, Università di Chieti; ** Dipartimento Salute Mentale di Ascoli Piceno

introduzione: gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI), come indicato dalla letteratura, sono i farmaci di prima scelta nel trattamento farmacologico del disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Tuttavia dal riscontro della pratica clinica emerge che una percentuale variabile tra il 40-60% dei pazienti non risponde al trattamento con questi farmaci in monoterapia. Diversi studi clinici hanno acclarato recentemente l’efficacia terapeutica degli antipsicotici atipici nel trattamento delle cosiddette forme resistenti del DOC.

Metodi e scopi: scopo del nostro studio è stato quello di valutare l’utilità clinica di un trattamento aggiuntivo con aripiprazolo (a dosaggio di 10-15 mg/die) in pazienti con DOC resistente al trattamento monoterapico con escitalopram (dosaggio medio 10 mg/die), inoltre è stata valutata attentamente la possibilità di eventuali interazioni farmacocinetiche tra queste due mole-cole. Hanno partecipato allo studio 27 soggetti, 15 femmine e 12 maschi, di età compresa tra i 26 e i 57 anni, con diagnosi di DOC secondo il DSM IV che trattati con escitalopram fino a 20 mg/die, da almeno 3 mesi, non avevano presentato un miglioramento clinicamente significativo dei sintomi ossessivocompulsivi, quantificato come una riduzione di almeno il 35% del punteggio totale alla Yale – Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS). Tutti i pazienti hanno ricevuto un trattamento aggiuntivo con aripiprazolo 10 mg/die, per 12 settimane. risultati: la valutazione psicopatologica è stata effettuata in condizioni basali e dopo 2,4,8 e 12 settimane dall’inizio del trattamento aggiuntivo con la Y-BOCS e con la Clinical Global Impression (CGI). Hanno completato lo studio 20 soggetti (1 ha abbandonato lo studio dopo la seconda settimana di trattamento con aripiprazolo per riferita insonnia) presentando all’overtime una riduzione della media dei punteggi alla Y-BOCS da 27,1 ± 5,1 a 20,1 ± 4,8 (p < 0,001). Nello specifico 13 (65%) pazienti hanno mostrato una diminuzione del 35% del punteggio alla Y-BOCS. conclusioni: questi dati indicano che il trattamento aggiuntivo con aripiprazolo può migliorare in misura significativa la sintomatologia ossessivo-compulsiva in soggetti con DOC con scarso insight e resistente al trattamento con SSRI, suggerendo un possibile coinvolgimento del sistema dopaminergico nella genesi di tali sintomi e dimostra anche la mancanza di interazioni farmacocinetiche tra aripiprazolo ed escitalopram.

bibliografia

Marazziti D, Consoli G, Baroni S, et al. Past, present and future drugs for the treatment of obsessive-compulsive disorder. Curr Med Chem 2010;17:3410-21.

p110. la consulenza psichiatrica per la popolazione over 65 nell’ospedale generale

A. Carano* **, L. Mancini**, F. Faiella**, C. Silvestrini*,

A. Tancredi**, D. De Berardis*, M. Vizza**, G. Mariani* **

*Dipartimento di Neuroscienze, Istituto di Psichiatria, Università di Chieti; ** Dipartimento Salute Mentale di Ascoli Piceno

introduzione: al progressivo incremento demografico del-la popolazione geriatrica degli ultimi decenni, corrispondono particolari necessità dell’assistenza sanitaria: infatti una percentuale variabile tra il 30-40% dei pazienti ricoverati nei reparti ospedalieri è rappresentato da soggetti anziani. La comorbidità tra patologia organica e disturbi psichiatrici in questa popolazione è estremamente elevata. Lo scopo dello studio è stato di valutare il carico e la tipologia delle richieste di consulenza psichiatrica, identificare le patologie psichiatriche emergenti ed osservare il trattamento proposto nella popolazione anziana ospedalizzata.Materiali e metodi: sono stati considerati i dati relativi a 182 consulenze psichiatriche effettuate nell’ambito della liason psychiatryrelativo ad un anno di attività di Consultazione psichia

trica presso L’Ospedale Generale di Ascoli Piceno. Per ciascuna consulenza è stata effettuata un’intervista clinica strutturata ed inoltre veniva fornito un’indicazione diagnostica, prognostica e terapeutica. risultati: Per fornire diagnosi organiche e psichiatriche standardizzate è stato utilizzato l’ICD-9. L’analisi statistica dei dati è stata effettuata mediante programma SPSS-Pluss. La distribuzione di genere e la variabile di ordine anagrafico vedovanza prevalgono nel sesso femminile (65%). Più del 40% dei grandi vecchi (> 85 anni) vive solo. I reparti che più frequentemente richiedono la consulenza psichiatrica appartengono a specialità mediche. All’aumentare dell’età, si verifica un incremento delle richieste di tipo urgente o in giornata, soprattutto per i grandi vecchi con sindromi plurimetaboliche. Le patologie psichiatriche più frequenti sono: i disturbi mentali organici (18,8%); i disturbi d’ansia (27,4%) e i disturbi affettivi (23,7%). A seguito della consulenza viene a ridursi l’uso dei farmaci benzodiazepinici ed incrementata l’utilizzo di farmaci antidepressivi e neurolettici. conclusioni: si osserva come un intervento psichiatrico appropriato e precoce può garantire una migliore presa in carico al paziente anziano, inoltre, se programmato adeguatamente, possono essere messi a punto interventi interdisciplinari psicosociali al fine di ridurre i tempi di degenza clinica e favorire una migliore gestione del paziente nella sua globalità.

bibliografia

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p111. l’alessitimia nei disturbi del comportamento alimentare: una prospettiva transculturale

A. Carano* **, L. Mancini**, M.G. Giorgi**, M. Facciabene**,

T. Damiani**, D. De Berardis*, M. Vizza**, G. Mariani* **

*Dipartimento di Neuroscienze, Istituto di Psichiatria, Università di Chieti; ** Dipartimento Salute Mentale di Ascoli Piceno

introduzione: nel corso degli ultimi decenni svariati studi empirici hanno evidenziato l’associazione tra alessitimia e disturbi del comportamento alimentare. Scopo del nostro studio e valutare e confrontare tale relazione in due diversi campioni di pazienti di diversa etnia registrandone l’andamento clinico. Materiali e metodi: sono state arruolate presso il nostro Centro per la Cura dell’Obesità e dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Ospedale Clinicizzato di Chieti 12 pazienti consecutivi con diagnosi DSM-IV-R di disturbo del comportamento alimentare (75% anoressia nervosa, 8% bulimia nervosa, 17% disturbo del comportamento alimentare Nas) tutti di sesso femminile, di nazionalità italiana e di età compresa tra i 18 e i 30 anni, e 12 pazienti consecutivi con diagnosi di disturbo del comportamento alimentare secondo i criteri del DSM-IV-R (75% anoressia nervosa, 25% bulimia nervosa) tutti di sesso femminile e di nazionalità cinese, di età compresa tra i 17 ed i 28 anni, sono stati osservati e confrontati per rilevare la presenza o assenza di tratti personologici comuni. La valutazione psicometrica e stata condotta utilizzando il MMPI test e la TAS20, entrambi somministrati al momento del ricovero.

risultati: i dati preliminari fin qui ottenuti evidenziano punteggi elevati alla TAS-20 solo nelle pazienti italiane (range 41-71, valore medio 62,4). Nelle pazienti cinesi i punteggi oscillano invece tra 42 e 72, con un valore medio di 51,2. Al MMPI le pazienti italiane presentano punteggi più elevati nelle scale fondamentali Hs, D, Hy, Pt, Pa, Sc, Si, mentre nelle pazienti cinesi tali punteggi sono nel range di normalità. conclusioni: le pazienti italiane e cinesi esaminate nel nostro studio presentano tratti alessitimici sovrapponibili, in linea con i dati della letteratura che mostrano più alti livelli di alessitimia nelle pazienti con disturbi del comportamento alimentare. Tali dati preliminari rappresentano uno stimolo a continuare la ricerca per monitorare le complesse articolazioni tra componente alessitimica, sostrato socio-culturale e tratti di personalità.

bibliografia

Speranza M, Loas G, Wallier J, et al. Predictive value of alexithymia i
patients with eating disorders: a 3 year prospective study. J Psychosom 
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p112. l’ortoressia: una nuova entità clinica nell’ambito dello spettro alimentare

A. Carano* **, L. Mancini**, E. Totaro*, F. Cioni*, A. Crisoliti*,

D. De Berardis*, M. Vizza**, G. Mariani* **

*Dipartimento di Neuroscienze, Istituto di Psichiatria, Università di Chieti; ** Dipartimento Salute Mentale di Ascoli Piceno

introduzione: l’ortoressia rappresenta una nuova entità clinica a ponte tra i disturbi della condotta alimentare (DCA)e i disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo (DOC), in cui vige una ricerca spasmodica per i cibi ritenuti “sani”. La dieta alimentare e l’evitamento dei cosiddetti cibi “tossici” determinano un substrato fenomenico su cui si possono innescare diversi quadri psicopatologici. Materiali e metodi: sono stati somministrati ad un gruppo di soggetti afferenti al Centro per la Cura dell’Obesità e dei Disturbi della Condotta Alimentare dell’Ospedale Clinicizzato di Chieti i seguenti test: ORTO-15; EDI-2; BUT; EAT-26; YBOC-S. risultati: ± il campione e costituito da 167 soggetti (5,5% M; 94,5% F; età m 23,4 ±7,4), di cui il 45,8% eseguivano ancora una dieta controllata presso il nostro servizio di dietologia (f > m; X2 = 27,16; p = ,001). Il punteggio medio all’ORTO-15 e di 36,6 ±4,25, e l’80% dei soggetti supera il cut-off di 40. Non vi sono associazioni tra ORTO-15 e variabili demografiche (sesso, età, livello di istruzione, livello di esercizio e tipo di sport, ecc.). Dall’analisi dei dati in nostro possesso si può osservare una discreta correlazione tra valori dell’ORTO-15 e dieta, EAT- 26, scala IM dell’EDI-2, YBOC-S nelle dimensioni ossessioni e compulsioni (Tab. I). conclusioni: come da precedenti risultati della letteratura anche dai nostri riscontri non è possibile tracciare le coordinate per l’individuazione di una nuova entità clinica, sebbene l’evidenza di talune dimensioni ritualistiche nell’ambito dello Spettro Alimentare potrebbero indicare la presenza di specifici sottogruppi psicopatologici non rubricabili nella rigida dicotomia restricter/bulimiche ma meritevoli di una attenzione peculiare nell’investigazione psicopatologica e della ricerca clinica.

tabella i. Correlazioni tra ORTO-15 e dieta, EAT26, EDI2 e YBOCS-ED.
dieta previa dieta attuale
-0,156* -0,179*
EAT26 FP -0,18*
EAT26 DIE -0,263***
EAT26 T -0,246***
IM -0,202*
YBOC-P -0,315**
YBOC-R -0,267**
* p < ,05; ** p < ,01; *** p < ,001.

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p113. sintomi di spettro post-traumatico e gravità di malattia in pazienti con fibromialgia

C. Carmassi, G. Consoli, L. Bazzichi, C. Socci,

E. Massimetti, I. Pergentini, M. Corsi, A. Ciapparelli,

S. Bombardieri, L. Dell’Osso

Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia e Biotecnologia, Università di Pisa

introduzione: la fibromialgia (FM) è una patologia cronica caratterizzata da dolori e tensione muscolare diffusi associati ad astenia, sonno non ristoratore e difficoltà cognitive. Sebbene i criteri diagnostici siano stati definiti dall’American College of Rheumatology solo nel 1990, in letteratura sono descritti casi di fibrosite e reumatismo dei tessuti molli da oltre un secolo. Un numero crescente di studi evidenzia l’impatto non solo della comorbidità psichiatrica, anche subclinica 1, sulla FM ma anche dei fattori ambientali. Scopo di questo studio è indagare le correlazioni tra sintomi di spettro post-traumatico e gravità di malattia in un campione di pazienti con FM. Materiali e metodi: 70 pazienti con FM reclutati presso la Clinica Psichiatrica e la Clinica Reumatologica dell’Università di Pisa sono stati valutati con: SCID-I/P, Trauma and Loss Spectrum Self-Report (TALS-SR) eFibromyalgia Impact Questionnaire (FIQ) 3risultati: i risultati mostrano correlazioni significative tra tutti i domini del TALS-SR, sia nei sintomi che nel numero di eventi traumatici e/o di perdita, e le due componenti, fisica e mentale, della FIQ (p < ,01) e anche correlazioni significative con alcuni domini della scala VAS.

conclusioni: i risultati del presente studio confermano l’importanza dell’impatto di eventi vitali potenzialmente stressanti e di un eventuale sintomatologia post-traumatica da stress sui sintomi fibromialgici.

bibliografia

1 Dell’Osso L, Bazzichi L, Consoli G, et al. Manic spectrum symptoms

are correlated to the severity of pain and the health-related quality of

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2 Dell’Osso L, Carmassi C, Rucci P, et al. A multidimensional spectrum approach to post-traumatic stress disorder: comparison between the Structured Clinical Interview for Trauma and Loss Spectrum (SCITALS) and the Self-Report instrument (TALS-SR). Compr Psychiatry 2009;50:485-90.

3 Burckhardt C, Clark SR, Bennet RM. The fibromyalgia Impact Questionnaire: development and validation. J. Rheumatol 1991;18:728-33.

p114. correlazione tra neurosteroidi e spettro panicoagorafobico in un campione di soggetti sani

C. Carmassi, M. Corsi, I. Pergentini, C. Socci, E. Massimetti,

C. Conversano, D. Marazziti, L. Dell’Osso

Dipartimento Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia, Biotecnologie, Università di Pisa

introduzione: le alterazioni dell’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene) sono state riportate in pazienti con disturbi d’ansia sebbene ad oggi gli studi siano discordanti. Obiettivo del presente studio è indagare le possibili correlazioni tra sintomi panico-agorafobici sottosoglia e livelli sierici di cortisolo, deidroepiandrosterone solfato (DHEA-S) e del loro rapporto (DHEA-S/Cortisolo) in un campione di individui senza patologie psichiatriche di Asse I. Materiali e metodi: 42 soggetti sono stati valutati mediante SCIDI/P, per escludere la presenza di disturbi mentali in atto o pregressi, e il PAS-SR, questionario per lo spettro panico-agorafobico.risultati: una correlazione significativa inversa fra livelli sierici di cortisolo e punteggi totali del PAS-SR e tra i livelli sierici di cortisolo e tre domini del PAS-SR (sensibilità alla separazione, sintomi di panico e sensibilità ai farmaci e sostanze). Il punteggio totale del PAS-SR e il punteggio del dominio sintomi di panico risultano correlati positivamente con il rapporto DHEA-S/ cortisolo. La distinzione del campione secondo il sesso mostra la presenza di queste correlazioni soltanto nelle donne. conclusioni: questi risultati sembrano indicare che i livelli sierici di cortisolo sono in relazione con i sintomi panico-agorafobici sottosoglia e possiedono una specificità di genere.

p115. spettro dell’umore e ansia di separazione dell’adulto in pazienti con lutto complicato rispetto a controlli

C. Carmassi, C. Socci, E. Massimetti, I. Pergentini, M. Corsi,

G. Perugi, L. Dell’Osso

Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia e Biotecnologia, Università di Pisa

introduzione: sintomi di lutto complicato (LC) sono stati riportati nel 9-20% dei soggetti che subiscono la perdita di una per

sona cara. Diversi Autori hanno proposto l’inserimento del LC nel DSM-V come entità nosografica autonoma, delineandone le caratteristiche psicopatologiche che comprendono due nuclei sintomatologici principali, quali i sintomi di “distress da separazione” e di “distress traumatico” 1. Ad oggi tuttavia, non sono presenti studi sul ruolo dell’ansia di separazione dell’adulto in pazienti con LC. Scopo di questo studio è indagare sintomi di spettro dell’umore, esplorati nell’arco della vita (mediante MOODS-SR lifetime version2, e di ansia di separazione dell’adulto (mediante ASA_27) 3, in pazienti con LC rispetto ad un campione di soggetti sani di controllo. Materiali e metodi: 53 pazienti con LC (diagnosticato mediante l’Inventory of Complicated Grief, ICG) e 50 soggetti di controllo sono stati reclutati presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Pisa e valutati mediante: SCID-I/P, ASA_27, WSAS, IES e MOODS-SR versione lifetimerisultati: i pazienti con LC hanno riportato punteggi significativamente più elevati nel MOODS-SR (sia totale che componenti depressiva e maniacale), ASA_27, IES e WSAS rispetto ai controlli. Il punteggio della ASA_27 è risultato inoltre come predittore del punteggio della IES. conclusioni: i nostri risultati evidenziano, per la prima volta, il ruolo dell’ansia di separazione dell’adulto nel LC supportando la rilevanza di questi sintomi nello sviluppo della patologia.

bibliografia

1 Prigerson H, Horowitz MJ, Jacobs SC, et al. Prolonged Grief Disorder: Psychometric Validation of Criteria Proposed for DSM-V and ICD-11.

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2 Dell’Osso L, Armani A, Rucci P, et al. Measuring mood spectrum:

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3 Manicavasagar V, Silove D, Wagner R, et al. A self-report question

naire for measuring separation anxiety in adulthood. Compr Psychia

try 2003;44:146-53.

p116. spettro dell’umore e ansia di separazione dell’adulto in pazienti con lutto complicato e/o disturbo post-traumatico da stress

C. Carmassi, C. Socci, I. Pergentini, M. Corsi, E. Massimetti,

G. Perugi, L. Dell’Osso

Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia e Biotecnologia, Università di Pisa

introduzione. percentuali tra il 9 e il 20% dei soggetti che subiscono la perdita di una persona cara sviluppano sintomi di lutto complicato (LC), accompagnati da una significativa compromissione del funzionamento socio-lavorativo. Recentemente, è stato proposto l’inserimento del LC nel DSM-V evidenziando la sua autonomia nosografica rispetto ad altri disturbi che possono insorgere a seguito di un lutto, quali la depressione maggiore (MDD) e il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) 1. Scopo di questo studio è confrontare le caratteristiche cliniche di pazienti con LC rispetto a pazienti con solo PTSD o entrambe i disturbi.Materiali e metodi: 116 soggetti (66 con PTSD, 22 con LC e 28 con LC+PTSD) sono stati reclutati nell’ambito di uno studio multicentrico coordinato dal Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Pisa 2, e indagati mediante: SCID-I/P, Inventory of Complicated Grief (ICG), Adult Separation Anxiety Questionnaire (ASA-27), Work and Social Adjustment Scale (WSAS) e Mood Spectrum-Self Report (MOODS-SR) lifetime 3risultati: i pazienti con PTSD+LC riportavano punteggi significativamente più elevati alla ASA_27 (p = 0,008) rispetto ai pazienti con solo LC o PTSD. Punteggi significativamente più elevati nella componente maniacale del MOODS-SR (p = 0,02) sono stati evidenzianti nei soggetti con LC+PTSD e con solo PTSD. Nessuna differenza significativa è emersa per la WSAS. conclusioni: i nostri risultati confermano l’autonomia di diagnosi del LC rispetto al PTSD, supportando la necessità di includere il LC nel DSM-V

bibliografia

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complicated grief as a distinct mental disorder in DSM-V. Clin Psy

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3 Dell’Osso L, Armani A, Rucci P, et al. Measuring mood spectrum:

comparison of interview (SCI-MOODS) and self report (MOOD-SR)

instrument. Compr Psychiatry 2002;43:69-73.

p117. affettività, adattamento e personalità in pazienti con sindrome coronarica acuta

M. Caroleo, P. Rizza, G. Cerminara, R. Gaetano,

E. Barbuto, C. Segura Garcìa, P. De Fazio

U.O. e Scuola di Specializzazione in Psichiatria, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “Magna Græcia”, Catanzaro

introduzione: la depressione maggiore, i disturbi d’ansia e la presenza di profilo di personalità di tipo D, sono frequentemente presenti in pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA). Obiettivo del lavoro è il riconoscimento di predittori di depressione e ansia in pazienti con SCA. Materiali e metodi: un campione di pazienti ricoverati per SCA è stato valutato attraverso una scheda di rilevazione di dati socio-anagrafici e clinici e la somministrazione dei seguenti strumenti: Hospital Anxiety Depression Scale(HADS), Personal Healt Questionnaire (PHQ-9), DS-14 e Coping inventory for stress full situation (CISS). risultati: dei 70 pazienti inclusi nello studio, il 23% mostrava sintomi depressivi e il 24% sintomi d’ansia. La coesistenza di personalità di tipo D è stata riscontrata nel 76% del campione. La regressione lineare multivariata rileva che la sintomatologia depressiva è associata a pazienti non coniugati, con personalità di tipo D, all’utilizzo di bbloccanti e a peggiore adattamento con strategie di task coping. La sintomatologia ansiosa è più frequente nei pazienti di sesso femminile, occupati, con miglior adattamento con strategie di tipoemotion e più alta “Negative Affectivity” della DS-14. conclusioni: i risultati confermano una elevata prevalenza di sintomi d’ansia e depressione e personalità di tipo D in pazienti con SCA. I predittori individuati, sebbene necessitino di ulteriore conferma, potranno essere utilizzati in protocolli di prevenzione secondaria per patologia depressiva e ansiosa in soggetti coronaropatici.

bibliografia

Denollet J, Pedersen SS, Vrints CJ, et al. Usefulness of type D personality in predicting five-year cardiac events above and beyond concurrent symptoms of stress in patients with coronary heart disease. Am J Cardiol 2006;97:970-3.

McManus D, Pipkin SS, Whooley MA. Screening for depression in patients with coronary heart disease (heart and soul study). Am J Cardiol 2005;96:1076-81.

Rozanski A, Blumenthal JA, Kaplan J. Impact of psychological factors on the pathogenesis of cardiovascular disease and implications for therapy. Circulation 2000;101:E177-8.

p118. livelli plasmatici di clomipramina e metaboliti nel disturbo ossessivo compulsivo: correlazioni con caratteristiche cliniche

M. Catena Dell’Osso, L. Faravelli, S. Baroni, M. Picchetti,

D. Marazziti

Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia e Biotecnologie, Università di Pisa.

La clomipramina (CMI), nonostante l’avvento dei farmaci inibitori selettivi del reuptake della serotonina, è ancor oggi uno dei farmaci triciclici maggiormente usato nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, in particolare del disturbo ossessivo compulsivo (DOC) e del disturbo di panico. Al fine di evidenziare una possibile relazione tra risposta clinica al trattamento e concentrazione plasmatica di CMI e del suo metabolita attivo desmetilclomipramina (DMCMI) abbiamo reclutato 35 pazienti con diagnosi di DOC in trattamento con CMI. I risultati hanno evidenziato che i livelli plasmatici di DMCMI correlavano in maniera significativa con il punteggio totale della sottoscala compulsiva della Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS), mentre il rapporto CMI/DMCMI correlava negativamente con tale sottoscala. Gli uomini mostravano un punteggio maggiore nella sottoscala compulsiva rispetto alle donne ed una correlazione positiva tra livelli plasmatici di DMCMI e punteggio totale della Y-BOCS e della sottoscala compulsiva. Nelle donne, invece, i livelli plasmatici di CMI e di CMI+DMCMI correlavano negativamente con la sottoscala ossessiva. Tali dati suggeriscono la possibile utilità del monitoraggio del livello dei farmaci come predittori di risposta nel DOC.

p119. sindrome metabolica e disturbi psichiatrici: confronto stratificato per età e sesso tra disturbo bipolare e disturbo ossessivo-compulsivo

A. Chiarle, A. Aguglia, U. Albert, F. Bogetto, G. Maina

Servizio per i Disturbi Depressivi e d’Ansia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino

introduzione e scopi: la compresenza di alcuni fattori di rischio cardiovascolare, quali obesità addominale, iperglicemia, ipertensione e dislipidemia, concorre a determinare la cosiddetta “sindrome metabolica” (SM), condizione strettamente correlata con un aumentato rischio di patologie multisistemiche. Diversi studi hanno evidenziato tassi di SM più elevati in pazienti affetti da disturbo bipolare (DB) che all’interno della popolazione generale 1 2, sottolineando l’importanza patogenetica di condotte di vita a rischio (ad esempio l’abitudine al fumo di sigaretta e agli alcolici) e di alcune alterazioni fisiopatologiche (disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, disequilibrio dei ritmi circadiani) tipicamente associate a questo disturbo dell’umore. Per quanto riguarda il confronto con altre categorie di disturbi psichiatrici, e in particolare il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), mentre è documentata una maggior presenza di sovrappeso nei pazienti bipolari rispetto ai DOC 3, assente è la letteratura sulla comparazione tra queste categorie di pazienti per quanto riguarda i fattori della SM. Scopo dello studio è determinare i tassi di SM e i suoi correlati sociodemografici, clinici e metabolici in un campione di pazienti bipolari mettendolo a confronto con un campione di soggetti ossessivo-compulsivi. Materiali e metodi: sono stati consecutivamente reclutati due gruppi di pazienti: 1) soggetti con DB di tipo I e II; 2) soggetti con DOC. Di tutti sono stati rilevati le caratteristiche sociodemografiche, cliniche, fisiologiche e mediche, gli stili di vita e la comorbidità con i disturbi cardiovascolari e il diabete. La SM è stata diagnosticata in accordo ai criteri modificati NCEP ATPIII 4. I pazienti sono stati suddivisi per sesso e per classi di età secondo i seguenti cluster: < 30 anni; 30-39 anni; 40-49 anni; 50-59 anni; > 60 anni; risultati e conclusioni: la SM è stata valutata in oltre 230 pazienti ed è risultata una prevalenza significativamente maggiore nel campione di pazienti bipolari rispetto a quello dei soggetti DOC. I due gruppi di pazienti si sono differenziati prevalentemente per la frequenza degli stili di vita a rischio (abitudine al fumo di sigaretta, eccessivo introito alcolico, assenza di attività fisica). La stratificazione per età e sesso è in corso di analisi statistica.

bibliografia

1 Fagiolini A, Frank E, Turkin S, et al. Metabolic syndrome in patients with bipolar disorder. J Clin Psychiatry 2008;69:678-9.

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3 Maina G, Salvi V, Vitalucci A, et al. Prevalence and correlates of

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4 Grundy SM, Cleeman JI, Daniels SR, et al. American Heart Association; National Heart, Lung, and Blood Institute. Diagnosis and management of the metabolic syndrome: an American Heart Association/ National Heart, Lung, and Blood Institute Scientific Statement. Circulation 2005;112:2735-52.

p120. supporto psicoterapico nella depressione correlata all’epatite c e al suo trattamento

S. Cimmarosa*, M.G. Ravel*, L.C. Fiengo Annastasia*,

V. Preziosi*, M. Piantadosi*, C. Cucciniello*,

E.B. De Notaris**

Dipartimento di Neuroscienze, Specializzando in psichiatria. AOU “Federico II”, Napoli; ** Dipartimento di Neuroscienze, Ricercatore. AOU “Federico II”, Napoli

introduzione: cardine della terapia della epatite cronica C è l’associazione IFNa e ribavirina. Tra gli effetti avversi della terapia con IFN vi sono i disturbi dell’umore: il 15-40% dei pazienti affetti da epatite cronica C sviluppa nel corso della terapia con IFN un episodio depressivo maggiore. Di qui la necessità di interventi profilattici: pianificazione di un percorso psicoterapico e/o somministrazione di antidepressivi in pazienti considerati “a rischio”(con preesistenti sintomi sottosoglia di tipo depressivo o con precedenti episodi di depressione). Materiali e metodi: 54 pazienti con epatite cronica C istologicamente documentata, genotipo 1b, sono stati trattati con PEG-IFN e ribavirina per 48 settimane e assegnati in maniera randomizzata a due gruppi, di cui uno (gruppo A) trattato con psicoterapia una volta a settimana; l’altro (gruppo B) monitorato mediante colloqui psichiatrici una volta al mese. A entrambi i gruppi sono state somministrate scale di valutazione e l’insorgenza dei sintomi psichiatrici è stata valutata mediante il test esatto di Fisher e Mann-Whitney U-testrisultati: il tasso di insorgenza di manifestazioni psichiatriche è stata del 4,7% (gruppo A) e del 16,1% (gruppo B) (p < 0,01). A cinque partecipanti del gruppo A e a 12 nel gruppo B sono stati prescritti antidepressivi e benzodiazepine (p < 0,05). conclusioni: l’approccio psicoterapico può contribuire a diminuire i casi di depressione associata al trattamento della epatite cronica C con IFN.

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