Prima giornata - Mercoledì 26 giugno

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30 novembre, 2012 - 13:54

 

Sessione Plenaria
 

Nella sala plenaria, con una notevole affluenza di pubblico, hanno avuto inizio i lavori della prima conferenza tematica nazionale Psichiatria e mass-media. 
Dopo la cerimonia inaugurale, la lettura tematica del prof. Cavicchi dal titolo “Medicina tra informazione e comunicazione” ha catturato l'attenzione dell'uditorio per la grande chiarezza espositiva e per la cocente attualità dei temi trattati.
Il relatore ha lanciato alcuni appelli, in particolare la necessità di definire un metalinguaggio che non dia luogo a mistificazioni e banalizzazioni e di interferire con l'assenza di pensiero, con l'ovvio scopo di produrre un atto culturale. L'idea dell'interferenza dovrebbe essere vissuta come un diritto, come l'esercizio di una conoscenza, mettendo in campo un pensiero interpretante che andrebbe messo a disposizione dei media. 
Nel corso del suo intervento ha portato alcuni esempi tra i quali ciò che ha definito con toni scherzosi l'ossessione della “bilanciofrenia” (che ha come corollario l'”economicismo”, concetto ben diverso da quello di economia, il primo anteponendo a tutto l'ideologia del limite) ed una riflessione a proposito della recente esortazione del ministro Sirchia nei confronti dei medici ad essere più umani e non gelidi tecnici, per cui il prof. Cavicchi ha coniato provocatoriamente la “teoria del supplemento d'anima” che potrebbe risolvere gli annosi problemi della disumanizzazione della classe medica!!
Il relatore ci ha poi messi in guardia dai rischi di una banalizzazione del concetto di prevenzione, insita nelle recenti proposte di istituire la figura di uno psichiatra di quartiere o di un modello di vicinanza alle famiglie e ci ha comunicato la preoccupazione, se la tendenza è quella di continuare su questo passo, di una banalizzazione anche della professione medica che potrebbe rischiare di assomigliare di più ad un funzionariato.
La seconda lettura tematica, anch'essa molto stuzzicante, è stata esposta dal prof. Abbruzzese. Il titolo “Psichiatria e stampa”, di ampio respiro, ha permesso al relatore di ricollegarsi e cogliere molti tra i temi affrontati nella lettura precedente e di entrare nel cuore delle tematiche che verranno dibattute nel corso delle tre giornate.
Parlando del rapporto tra stampa ed immagine l'autore auspica l'utilizzo di un metalinguaggio , facendo sì che “semplice” non corrisponda a “banale”, evitando perciò il più possibile i fraintendimenti e le mistificazioni che attraversano la comunicazione.
Un breve accenno è stato poi fatto all'attuale politica, che sembra essere molto vicina ad un regime di biopolitica, intervenendo sulla vita corporea degli individui e alle biotecnologie: sullo sfondo viene individuato uno scenario che appare costituito da un lato da una società giuridica, ove le norme sono prestabilite, ed una società del controllo dove le norme sarebbero invece subliminali.
Molto interessante poi è stato l'excursus finale che ha messo a confronto la stampa (che, nata all'interno di una sfera pubblica molto ristretta, ha raggiunto il massimo che poteva essere coperto, finendo poi con l'irrigidirsi) e la televisione che ha raggiunto la maturità, sviluppando al massimo le sue potenzialità e al cui interno la comunicazione si stabilisce attraverso l'immagine e le forme dello spettacolo.


Cinema e psichiatria. Didattica, terapia, comunicazione

La sessione plenaria mattutina presieduta dal Prof. Pancheri e dal Prof. Volterra si è arricchita di vari contributi filmati, talvolta scherzosi, che hanno contribuito a rendere ancor più suggestiva e stimolante la partecipazione di un folto pubblico. D'altra parte, come sottolineato dallo stesso Pancheri, proprio qui a Roma negli ultimi anni è stato introdotto l'uso del cinema nell'attività di didattica psichiatrica.
La relazione presentata dal Prof. Volterra è stata centrata sulla rappresentazione della figura dello psichiatra nel mondo del cinema, in particolare della figura dello psicoterapeuta che è sempre stata preferita per i notevoli spunti che poteva suscitare. Riferendosi ai testi di Gabbard e Senatore sono stati presentati diversi trailers tra cui “Vestito per uccidere”, “Io ti salverò”, “La stanza del figlio”, “Gente comune” e molti altri, ognuno con commenti per sottolineare i diversi stili con cui veniva trattata la relazione terapeutica.
E' stata poi la volta del Prof. Magnarapa che ha presentato una documentazione filmata, con contributi tratti da numerose famose pellicole, sul tema del serial killer. Di particolare interesse sono risultati il concetto di come il serial killer evochi la paura ancestrale dello sconosciuto e la distinzione tra Serial killer “squalo” e Serial killer “ragno”. Nel primo caso è stato citato “M Murder”, mentre nel secondo il classico “Psycho” in cui il relatore evidenzia come le caratteristiche della casa riflettano la proiezione dei deliri del protagonista.
Il Prof. Brugnoli ha centrato il tema della sua discussione sul ruolo del malato psichiatrico nel cinema. A tal proposito ha presentato spezzoni dei films “Shining”, “Inseparabili” e “La pazzia di re Giorgio”. Ha operato una distinzione tra tematiche psicologiche esplicite ed implicite a seconda che la relazione terapeutica sia più o meno evidente. Nell'ambito delle esplicite importante è l'alta aderenza clinica che fornisce un'immagine reale attenendosi ad uno stereotipo psicosociale valido. E' proprio questa la categoria che può meglio essere sfruttata per scopi didattici.
Infine il Prof. Pancheri ha relazionato sul tema dell'insegnamento della psichiatria con il cinema. Descrivendo le varie modalità con cui le materie psichiatriche possono essere insegnate ha presentato un progetto attivo già da alcuni anni e dal suo staff portato avanti relativo alla proiezione a scopo didattico di films a specialisti o medici in formazione con quesiti clinici che venivano successivamente discussi, per rendere la lezione più interattiva e quindi stimolante.

 

 


Simposi Paralleli 

Fare un giornale on-line in psichiatria: esperienze italiane a confronto.

Il simposio ha avuto come relatori F. Bollorino, M. Longo, M. Di Giannantonio, forse per l'orario mattutino o per la lunga fila al desk dell'accreditamento l'affluenza del pubblico e' stata particolarmente scarsa. Come ha introdotto Bollorino non si e' trattato di una lettura di relazioni preformate, ma di un vivace dibattito con interessanti confronti ed, a volte, l'emergere di pareri contrastanti, tra i pionieri della psichiatria italiana on line. 

Il primo ad intervenire e' stato Bollorino che ha posto la domanda ,citando J.Nelsen, di cosa in realta' l'utente di internet vada cercando nella rete e cosa si aspetti di trovare. Molti dati numerici, infatti, testimoniano che i siti vengono visitati, anche quelli contenti lunghi articoli scientifici, ma non possiamo sapere se questi vengano effettivamente letti o meno. 
Entrambi i relatori sono in accordo affermando che lo psichiatra che naviga in internet abbia una fantasia onnipotente di poter trovare on line lo scibile scientifico.

Un altro tema affrontato e' quello del diverso concetto di Psichiatria on line che emerge nella differente impostazione di Pol-it e Psicomedia: la prima una vera rivista on line, la seconda una biblioteca on line, per cui per la prima il fattore tempo-reale e' fondamentele, anche se ancora utopistico da realizzare, mentre per la seconda e' sempre in agguato il rischio dell'Information overload.

E' in merito a questo che Di Giannantonio interviene sull' importante funzione di filtro della rivista di fiducia.
Il prof. esordisce con una lunga serie di complimenti a Bollorino, come apportatore di una “modificazione genetica” nella psichiatria italiana ,con una vera e propria opera di alfabetizzazione informatica grazie alla sua testardaggine e passione. Modificazione senza le quale l'Italia sarebbe restata agli ultimi posti in Europa e in tutto l'occidente. Un'opera da pioniere che ha consentito un audience internazionale per l'Italia. Attualmente esiste una rete di esperienze e di interesse attorno all'argomento come per esempio lo studio dei fenomeni di dipendenza e di abuso di internet, il cambiamento di genere nella comunicazione in rete, la criminologia di rete, i lavori pionieristici sulla trance dissociativa da video e l'interesse personale del relatore per l'etica (psicoterapia on-line etc.). Sottolinea l'elemento rivoluzionario della rete nel determinare sostanziali modifiche nella configurazione della società (vedi per esempio la messa in discussione all'interno della rete dei diritti d'autore). Esiste un conflitto tra il “principio del piacere”(il libero uso ed accesso alla rete senza limiti ed a proprio piacimento) e “il principio di realtà”(i limiti come il rispetto dei diritti d'autore e la necessità di un filtro di fronte alla sovrabbondante quantità di informazione). Il cammino è ancora lungo per arrivare ad una pari dignità tra il materiale on-line e quello cartaceo senza però una loro sovrapposizione. 


Criminologia e informatica di rete. E. Ramelli ( Ferrara)
Psicologia investigativa, ricerca e risorse di rete.(L. Rossi)
Quando un bambino è preso nella rete. M.Scarpati (Reggio Emilia )
Dal crimine informatico alla rete come risorsa per le indagini. U. Rapetto (Roma )

Durante il simposio Scarpati definisce il concetto di minore come vittima, come sexual abuser ( una persona che gestisce materiale pornografico) e talent scout ( colui che non solo è stato vittima di abusi, ma si impegna a trovare nuove “vittime”).Il Codice Penale ha cercato di entrare in questo mondo, è infatti utile ricordare la differenza tra abuso e sfruttamento sesssuale :con il primo concetto si parla di soggetti tra i 14 ei 16 anni che vengono abusati o ai quali non è stata data adeguata specificazione sulle modalità dell'approccio sessuale, il secondo è un concetto economicamente valutabile, caratterizzato dalla vendita vera e propria di un bambino o comunque di un individuo sotto i 18 anni di età, o anche solo se questo è obbligato ad assistere a materiale pornografico contro la sua volontà.
Secondo dati recenti il sexual abuser sarebbe un individuo al di sopra dei 16 anni, con uguale frequenza nei due sessi, che rappresenterebbe lo 0,5% circa della popolazione, un dato allarmante se si pensa che tutti i sexual abuser sono stati a loro volta oggetto d'abuso.Vive in comunità virtuali in cui vien pian piano a modificarsi il vecchio concetto di sexual abuser: infatti mentre alcuni anni fa l'abusatore arrivava alla consapevolezza delle proprie pulsioni e al passaggio all'atto solo tardivamente ( intorno ai 40 anni circa) ,oggi si assiste ad una sorte di autogiustificazione collettiva e ad un nuovo concetto di normalità proprio all'interno del mondo degli abuser( per esempio sembra sia “meglio” essere un'abusatore eterosessuale che omosessuale!).
Il mondo di internet e delle chat permette di conoscere con più facilità i siti pedopornografici ( se ne contano circa 48.000 !), nelle chat i pedofili hanno l'opportunità di trovare le loro “prede” mascherando e falsando la propria identità in maniera subdola e seduttiva. Bisognerebbe investire maggiori risorse in questo ambito, non solo per riuscire a recuperare i sexual abuser, ma anche i minorenni abusati che diventeranno adulti “dimezzati”.
Nel suo intervento Rossi attribuisce grande importanza alla rete, in quanto ci permette di studiare come avviene la comunicazione e l'approccio di un soggetto con comportamento violento, la rete lascia per iscritto le modalità d'interazione, le richieste e le memorie dell'abusatore. Ci permette inoltre di delineare con maggior facilità il profilo psicologico del pedofilo : è stato scoperto che sono stati scritti veri e propri manuali sui quali viene consigliato il comportamento da utilizzare per irretire le vittime, sono state costruite delle banche dati , documenti e diari in cui vengono descritti vari aspetti della vita dei pedofili, di come sentono la propria sessualità riuscendo così a risalire alle modalità con cui riescono a irretire il minore.
La rete ci ha permesso di passare da un materiale scritto, convenzionale e cartaceo ad uno in rete, consentendoci di amplificare il concetto di questa nuova realtà, rendendolo meno giuridico e maggiormente improntato su un livello terapeutico e riabilitativo. Esiste un mondo orripilante di immagini e filmati che va a costituire collezioni private di questo di questo particolare mondocriminale . 
Il Colonnello Rapetto dirige il Gruppo Anticrimine Tecnologico che si occupa di Internet, ma anche delle nuove forme di comunicazione che vanno al di là di quello che può essere la mera rappresentazione grafica che vediamo normalmente nell'ambito delle nostre navigazioni on line. 
Internet deve essere inteso come un mezzo di comunicazione, come uno strumento di diffusione ma anche come elemento debole della nostra società così come lo dimostrano i fenomeni di computer dipendenza e di network dipendenza.
Il crimine organizzato ha scelto tipi di macchine obsolete (vecchi dischi da 8 pollici), e non utilizza Internet ma vecchi protocolli di comunicazione tipo Z-MODEM o X-MODEM, che venivano utilizzati 10 o 12 anni fa e che nessuno è più capace di intercettare.
Una delle metodiche che viene utilizzata come mezzo di indagine è la Van Eck Tapping attraverso la quale sono possibili intercettazioni mediante irradiazioni elettromagnetiche emesse dal computer.
Il Gruppo Anticrimine si propone di individuare organizzazioni criminali del “sottosuolo”, aggregazioni virtuali ed hackers. A tutt'oggi mancano però provvedimenti normativi, armi hi-tech e imput dai cittadini.
Ma Internet rappresenta anche un punto debole dell'Istituzione, poiché attraverso la rete è possibile la diffusione di notizie ad effetto destabilizzante, nonché la paralisi delle attività istituzionali erogate in rete.

 


MALATTIA MENTALE, PERICOLOSITA' E MASS MEDIA

REALTA' E FANTASIA DELLA PERICOLOSITA'- S.VENDER (VARESE)
CONSIDERAZIONI SULLA COMUNICAZIONE GIORNALISTICA - F.PETRELLA (PAVIA)
L'ESPERTO IN DIFFICOLTA' CON IL GIORNALISTA LA SUA NOTIZIA ED IL LETTORE – F.DONATI 
(ROMA)

 

Apre il simposio Vender prendendo spunto dai fatti che creano allarme sociale.Le innovazioni normative introdotte dalla riforma psichiatrica e sanitaria circa 25 anni fa, hanno portato ad un radicale cambiamento istituzionale spostando il focus dell'intervento specialistico dall'ospedale-manicomio al territorio.Tali mutamenti hanno agito sicuramente sui costumi e sugli stereotipi culturali. Molte ricerche hanno dimostrato la scarsa capacità predittiva degli strumenti di cui è dotata la psichiatria, come espressione quindi di uno stato di acuzie psicopatologica in atto.
I dati a nostra disposizione propendono a favore del fatto che i malati non commettono più reati del resto della popolazione e si comprende come l'attenzione alla pericolosità sia stata sostituita da quella alla sofferenza del singolo e della sua famiglia da parte degli operatori psichiatrici. Questi sono a conoscenza di pochi dati certi, ovvero che un tentativo di suicidio in anamnesi può far prevedere altri gesti autodistruttivi , allo stesso modo un comportamento violento può essere ripetuto, gli abusi in infanzia possono portare a comportamenti aggressivi.
Quando il malato passa da una esistenza chiusa, muta e celata ad una fase di apertura all'esterno, diventa personaggio particolrmente adatto a fare notizia perché consente di vendere emozioni.
La notizia emozionante può innescare comportamenti imitativi per via soggettiva ed allora la comunicazione di un fatto accaduto diventa pericolosa.
Tutti quanti, giornalisti, lettori, operatori di salute mentale sanno bene che il tema della patologia psichiatrica si colloca in una dimensione di extraterritorrialità in rapporto alla vita quotidiana e i giornalisti diventano interpreti del dramma, delle opinioni, delle paure e delle angosce di fronte alla perdita della ragione.
Conclude con un bellissimo aforisma di M.Yourcenar:
“L'assassinio è la forma estrema di quel bisogno di disturbare che è fondamentale nell'uomo.
L'altro modo di turbare il prossimo è il suicidio. La vittima si insedia per sempre nella memoria e nell'esistenza degli antagonisti, che non può conquistare altrimenti”.
Segue l'intervento di Petrella incentrato sul rapporto tra violenza televisiva e salute mentale. Il relatore fa un breve riferimento alla storia dei suoi personali rapporti con i vari mezzi di comunicazione a partire dalla sua infanzia, con riferimento alla radio, al teatro, al cinema ed all'opera lirica. La televisione degli anni 50 era oggetto di un certo suo giovanile disprezzo per la povertà dei suoi linguaggi espressivi e per i contenuti reazionari e tendenziosi dell'informazione dell'epoca. Il teatro gli è sempre apparso meraviglioso in quanto il suo apparato palesemente artificiale introduce un gioco tra finzione e realtà che consente l'attivarsi di una esperienza personale di partecipazione a distanza, ma in cui si è insieme ad altri nel condividere hic et nunc la medesima esperienza spettacolare. La rappresentazione cinematografica mette a disposizione del pubblico una macchina disciplinata e complessa, nonché un'organizzazione specifica dello spazio e del tempo dello spettacolo. La radio è un caso a parte perché qui si sviluppa un vertice esclusivo che è quello dell'ascolto, un vero e proprio teatro dell'ascolto da cui viene colto tutto il reale proprio come fossimo dei ciechi: la parola, il suo suono, la musica e i rumori subiscono con la radio un'enfasi espressiva singolare lasciando all'ascoltatore uno spazio immaginativo molto ampio ed insaturo. La televisione odierna è una fonte di spettacolo continuo sempre accessibile, documenta la realtà non con semplici notizie lette, ma con riprese dirette sul reale e sull'attualità, realizzando una spettacolarizzazione della realtà. Petrella si sofferma poi su due importanti questioni: la prima riguarda il rapporto che la televisione intrattiene con la realtà. Ed emerge come molto spesso nella realtà televisiva non esista una realtà; basti pensare ai messaggi pubblicitari che prescindono completamente dal reale, producendo una visione virtuale e fittizia, ma con potenti effetti sullo spettatore che ne viene influenzato. Per lo psichiatra il dialogo con la TV ha una particolare risonanza poiché gli ricorda alcuni fenomeni a lui familiari; c'è il chiaro riferimento a pazienti che si dannano nel contatto con la TV da cui si sentono spiati e controllati o a pazienti che si innamorano di una certa annunciatrice che li seduce.
La seconda questione riguarda le forme di contraffazione del reale attuate dalla televisione che sono ormai divenute consuete e di cui neppure più ci si accorge e ci si chiede per quale motivo lo speaker debba leggere di nascosto sul gobbo elettronico con quel suo finto guardare o perché debba esistere il playback, tutti artifici che creano un miraggio di facilità e sicurezza. E' vero, ormai ci siamo abituati, ma alla fine l'illusione viene meno, uccisa insieme al reale.

Flavia Donati presenta tre articoli relativi ad un medesimo fatto di cronaca e pubblicati in successione sullo stesso quotidiano nazionale. Il primo (pubblicato su Repubblica il 4/7/1998), è scritto da un giornalista il giorno dell'evento e titola così: “Il padre lo aveva lasciato chiuso in auto per sei ore: muore soffocato dall'afa”. Si evince dall'articolo uno straordinario autocontenimento emotivo, si tratta di un raffinato giornalismo di cronaca e non di grossolano tabloid.
Il giornalista cerca di contenere la scelta di avviarsi sulla strada della colpevolizzazione. Parlando di “distrazione” in riferimento all'accaduto, protegge il padre dall'orrore della sua azione, non lo mette sul patibolo e non vuole scatenare il lettore a farlo. Si identifica con l'uomo, ne prova compassione, cerca di salvarlo da una facile condanna, suggerisce attenuanti; aiuta il lettore a tollerare di non capire. La mente rimane inquieta ma aperta.
Il secondo articolo è scritto invece da una giornalista il giorno del funerale del bambino. Il titolo: “Il dolore della madre: ridatemi il mio bambino. Qui la giornalista perde un po' l'equilibrio, al di là della volontà di impressionare il lettore, affronta l'accaduto con una passionalità meno contenuta, con un articolo che infiamma il lettore e lo fa schierare, forse perché donna e per questo immedesimatasi con la madre.
Il terzo articolo vede entrare in gioco l'esperto intervistato da un altro giornalista. Ed emerge chiaramente la problematicità della loro interazione. L'esperto reagisce grossolanamente all'angoscia espressa dai primi due giornalisti, appellandosi alle difese primitive del deus ex machina. Forse sarebbe stato meglio se avesse approfondito il contesto interpretativo senza illudersi di risolvere gli interrogativi provocati dalla notizia.


Ecologia, psichiatria e mass-media

Il dr. Spinetti ha aperto i lavori di questo interessante simposio con la presentazione della rivista on-line “Ecology, Psychiatry& Mental Health, giornale ufficiale della Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale che può essere consultata all'indirizzo www.ecopsyonline.org.
La relazione di apertura “Salute mentale e comunicazione di massa”, presentata dalla dr.ssa Muscatello, ha messo a confronto la massa tradizionale e la massa mediatica e ha analizzato con puntualità le caratteristiche della comunicazione di massa. A seguire il dr. Longo nella sua relazione intitolata “Dall'ambiente naturale all'ambiente virtuale” ha analizzato il concetto di cyberspazio dal punto di vista della gruppo-analisi, facendo riferimento in particolare alle teorizzazioni bioniane.
Il terzo intervento, dal titolo “Globalizzazione, violenza urbana e mass-media”, esposto dal dr. Rullo e che sarà possibile leggere tra le pagine della suddetta rivista, ha preso in considerazione il rapporto uomo-ambiente-società e l'influenza che l'informazione di massa ha su questo e ha portato interessanti riflessioni sulle crisi di transizione epocali e sulla crisi dell'idea di un universo controllabile, stabile, identico a se stesso, facendo particolare riferimento a quanto accaduto l'11 settembre 2001. Molto bella mi è parsa la metafora dei media come un virus che influisce sulla realtà andando a farne decadere gli elementi stessi.
Nella relazione conclusiva, intitolata “Etica, psichiatria e mass-media”, il prof. Schiavone con grande limpidezza ha toccato argomenti molto attuali come la presenza dello psichiatra in televisione, chiamato come esperto per esprimere il proprio parere e commentare fatti di cronaca recente, che può portare ad una corresponsabilità nel peggioramento della filtrazione dell'informazione mediatica e favorire lo stigma ed il pregiudizio.
La rilevanza e la tempestività del tema ha fatto confluire in sala un pubblico numeroso.

Mass Media e suicidio

Ha aperto i lavori del simposio il chairman L. Pavan che ha sottolineato come i mass media siano spesso distanti nell' esprimere la sofferenza presente dietro il comportamento suicidiario. Tema che ha approfondito nella sua relazione attraverso la presentazione di una serie di frammenti cinematografici e televisivi.
L. Arcuri ha presentato la relazione “il ruolo dei Mass Media nelle condotte imitative: le cronache dei suicidi”. Ha esposto gli studi di Phillips che evidenziò una correlazione positiva tra le notizie di cronaca riguardanti il suicidio di personaggi famosi( es. di Marilyn Monroe etc.) e l'aumento del tasso di suicidio nelle zone in cui fu data la notizia. Si è evidenziato anche un aumento del tasso degli incidenti automobilistici a probabile valenza autosoppressiva, picco di incidenza si ha nella terza giornato dalla notizi come se esistesse un periodo di metabolizzazione per la imitazione. Vi è una correlazione tra l'età del personaggio famoso suicida e colui che imita, il grado di identificazione col protagonista della cronaca è uno dei fattori principali nell'indurre il comportamento imitativo.
Fago(Vicedirettore Federazione Nazionale della Stampa) ha esposto “il ruolo dei Media tra effetto Werther e autocensura: i giornali non uccidono”. Questa tematica se4 la proiettiamo a livello di grandi numeri nei Media va incorniciata in modo più contenuto. Il 30% dei suicidi avvenuti nel 2002 si sono verificati in aree del mondo in cui vi è un basso tasso di informazione apportato dai Media. È probabile che non vi sia un rapporto determinante tra comunicazione ed induzione del suicidio.
L. Pavan nella sua relazione “suicido & cinema” ha presentato dei frammenti cinematografici e di cronaca televisiva riguardanti il suicidio, evidenziando come in alcuni casi tale tematica viene trattata con delicatezza ed aderenza alla realtà mentre in altri il tema è raffigurato in modo inopportuno evidenziando la spettacolarità del gesto, idealizzandolo facilitando in tal modo fenomeni imitativi. I frammenti proiettati hanno permesso di immettere la platea nella tematica trattata in modo vivo, efficace, toccante con un estremo apprezzamento da parte di tutti. 

Nuove patologie e mass media. Patologie e comportamenti emergenti

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Il Chairman P. Curci ha aperto i lavori del simposio dando la parola a D. Di Diodoro che ha presentato la relazione dal titolo “verso una nosografia mediatica” sul tema della pressione esercitata dai mass media sugli psichiatri e sulla nosografia psichiatrica. I punti approfonditi in modo chiaro ed esauriente sono stati: il significato della notizia nei media nella doppia accezione generica e medica; la missione dei media che non è quella della divulgazione scientifica bensì quella di rispondere alle leggi di mercato; le nuove diagnosi psichiatriche utilizzate come storia da raccontare per i media; la parcellizzazione delle varie diagnosi psichiatriche; il concetto di malattia non malattia inteso come stati al confine tra malattia e normalità che permettono un' eco mediatica. Il messaggio che ha voluto sottolineare riguarda la modalità con cui tutti questi fenomeni, questa erosione della normalità induce alla descrizione parcellare delle patologie ed è finalizzata alla possibilità mediatica di scrivere storie sotto il controllo del marketing. Nella conclusione tuttavia il relatore ha sostenuto che all'interno dell'ambito giornalistico esiste oggi un movimento molto attento alle storie “taroccate” per cui oggi tra gli stessi giornalisti c'è una maggiore consapevolezza. 
G. M. Galeazziha presentato il lavoro dal titolo “il molestatore assillante” e si è concentrato su tale Sindrome relazionale non intesa propriamente come Disturbo psichiatrico. Definita anche Stalking ovvero appostarsi ( termine Inglese derivante dalla caccia) l'autore ha descritto dettagliatamente questo quadro sia nella figura del molestatore e della vittima. A cornice ha presentato diversi esempi anche recentissimi apparsi sui giornali e quindi di forte impatto mediatico per il coinvolgimento spesso di personaggi famosi o per la similarità con film di successo come “Attrazione fatale”. Ha concluso lanciando il dubbio se lo Stalking è una nuova patologia oppure un vecchio comportamento. Questo comportamento da pochi anni prevede una pena mentre in Italia non esiste ancora una legislazione specifica in materia.
F. De Felice ha esposto la relazione intitolata “La sindrome del trading on line”. Nell'affrontare tale argomento ha analizzato come con l'avanzare delle tecnologie il sistema sociale è diventato più complesso. Tradizionalmente chi operava in proprio lo faceva con l'intermediazione dei borsisti e in tal modo si creavano un rapporto interpersonale, uno spazio interattivo e le coordinate spazio-temporali. L'avvento di internet ha saltato questa tappa. Questa modificazione ha sviluppato l'interesse dell'autore per uno studio pilota sul trading on line. Ha esposto, quindi, le varie componenti che entrano in gioco nel configurarsi di questa patologia: il livello di competenza (principiante od esperto), l'interazione con internet (normoesposizione e sovraesposizione), il “tradare” (inteso come giocare in borsa). Ha evidenziato come nel tradare la componente del profitto non è sempre quella prioritaria, ma vi sono la valorizzazione del sé, la sfida con se stesso, l'azzardo ed il rischio. La personalità può influenzare la operatività del trading on line e il destino di andare incontro ad una forma patologica. Non esiste una sindrome compatta, bensì sub-sindromi: s. d'azzardo, s. dello stress cronico, s. delle emozioni fondamentali (caratterizzate da rabbia, disgusto, disprezzo e a cui si associa la tristezza non solo di perdere i propri soldi, ma anche la propria autostima).
F. Staraceinfine ha discusso il tema del gioco d'azzardo tra psicopatologia individuale e malattia sociale prevalentemente secondo un approccio cognitivo. Ha riportato dati epidemiologici e descrittivi di una patologia che diventa tale solo se assume determinate caratteristiche. Ha quindi ricordato le visioni delle diverse scuole di pensiero riguardo il gambling ed ha esposto le corrispondenti tecniche terapeutiche. Molto interessante la correlazione che a sua esperienza ha dimostrato tra il gioco d'azzardo e l'abuso di sostanze soprattutto tra gli adolescenti. 
La partecipazione di pubblico è stata notevole, soprattutto se si tiene in considerazione lo stretto spazio a disposizione . Vivace anche il dibattito che ha seguito l'esposizione delle relazioni.

Adolescenza e mass media: cultura, percorsi evolutivi e psicopatologia

L. Ferrannini ha aperto i lavori del simposio passando la parola alla prima relatrice C.Vecchiato che ha presentato un contributo dal titolo “Adolescenza e mente moderna” che prende le mosse dalle riflessioni sulle incertezze ed ambiguita' della cultura moderna con le conseguenze ripercussioni sui massmedia con particolare riferimento all'eta' adolescenziale. Questo lavoro teorico si e' avvalso di brani di letterati per meglio esplicitare questa situazione di precarieta' dei giovani, ma anche della cultura dei nostri tempi. Adolescenza intesa come crisi, separazione, giudizio, interpretazione. Citando Jaspers viene espresso il concetto secondo cui lo sviluppo ineguale delle funzioni delle esperienze interiori portano al fatto che il soggetto non comprenda se stesso e il mondo gli appare problematico, ma diventa comunque cosciente di questo fatto. Riferendosi a numerosi altri autori l'adolescenza viene vista come condizione mentale sospesa tra norma e patologia, in quanto temporaneamente alienata e tesa alla ricerca del senso comune secondo Jaspers, orientata inconsapevolmente alla riconquista di un sentimento fondante di se e del mondo, quale che sia tale sentimento. Prendendo spunto dalla frequente tendenza all'abuso di sostanze in adolescenza come tendenza a ripetere, azione che diventa coazione, la relatrice si collega all'utilizzo della rete come bisogno di connettersi immediatamente, senza spazio per l'attesa, con il terreno comune dell'urgenza emotiva.
G. Ferrigno parla di internet nella psicopatologia dell'adolescente, prendendo spunto da casi clinici trattati personalmente in psicoterapia; precisa che si tratta prevalentemente di ragazzi con problemi più o meno gravi relativi all'autostima e all'immagine corporea, fruitori di internet soprattutto per quanto riguarda le “chat”.
Inizialmente fa riferimento al vecchio diario tenuto da generazioni di adolescenti, facendo un parallelo con gli attuali mezzi multimediali quali “oggetti consolatori in un presente senza futuro”. La chat rappresenta uno spazio di relazione dove raccontare, senza né spazio né tempo, una porta tra il reale ed il virtuale che non li contrappone. Internet fa parte del quotidiano in cui il virtuale è vissuto come un'amplificazione del reale senza contare i casi in cui c'è un concreto passaggio dal virtuale al reale (vedi incontri combinati dopo una conoscenza on line). In rete l'adolescente non mette in atto una fuga, ma anzi coltiva delle relazioni in cui riesce a conservare e a tollerare la diversità che tanti conflitti gli crea nel reale, può presentarsi per come vorrebbe essere visto dagli altri. Internet in questi casi non rappresenta quindi un ostacolo alla crescita, ma anzi può essere utile, ad esempio, in giovani con gravi problemi col proprio corpo, nel creare possibilità di investimento oggettuale, soprattutto nell'affrontare le fasi iniziali di relazioni costruttive con i pari.
Seppure esista sempre il rischio di relazioni in cui vi è il grave limite della perdita di sensorialità e in cui è possibile parlare solo per parlare, anche senza avere nulla da dire, comunque gli spazi virtuali possono diventare luoghi “protetti” nei quali l'adolescente sperimenta la destrutturazione e la reintegrazione del sé. I compagni di chat diventano un gruppo di pari di “auto-aiuto” in cui alcuni giovani hanno la possibilità di compiere passi maturativi che forse non potrebbero affrontare in altra maniera a causa di angosce ed ansie eccessive. La relazione è stata supportata da una ricca e variegata esposizione di casi clinici.
A. Ferro ha alleggerito il discorso ricordando che, comunque, l'ottanta per cento degli adolescenti attraversa bene questa fase di vita. Ha quindi posto l'accento sulla prudenza che occorre per giudicare patologico ciò che il giovane presenta come stile di vita. L'adolescenza, infatti, è un periodo sospeso tra nostalgia di un'età passata e curiosità per il nuovo, in una dimensione conflittuale necessaria per portare a compimento la fase di separazione – individuazione, all'interno del quale il dolore viene comunicato con strumenti diversi, quali l'agire ed il corpo. Diagnosticare a tutti i costi taluni comportamenti in inquadramenti psichiatrici definiti e non come tentativi di comunicare un disagio può aumentare a dismisura la distanza emotiva e “fisica” tra gli operatori e i giovani. E' vero che tutti siamo stati adolescenti, ma lo siamo stati – dice l'autore – vent'anni fa e le cose erano molto diverse, basti pensare alle innovazioni tecnologiche. Interessante il concetto secondo cui gli psichiatri, ma non solo loro, tendono a definire l'adolescenza come un periodo di transizione, mentre i ragazzi immersi nella loro età la vivono come un periodo di stato, vivono la loro età in tutta la sua immanenza, in un presente che non ha carattere di transitorietà. Riportando una vignetta clinica il relatore ha concluso facendo riferimento al linguaggio nuovo e diverso dei giovani, all'impatto delle nuove tecnologie e al fatto che forse non è più sempre vero che i canali espressivi siano esclusivamente corporei, perché oggi il corpo non è più solo un corpo fisico.
F. Giuffra e F. J. Scarsi hanno presentato la relazione intitolata “Insidie del mondo postmoderno per la formazione dell'identità”. Il punto di vista della relazione è quello preventivo: ci si chiede se vi siano e quali siano le insidie, le valenze psicopatogene e regressive dell'informatica e delle telecomunicazioni, soprattutto per chi non abbia ancora terminato, indipendentemente dall'età, una maturazione psicologica. Già M. Heidegger sosteneva che “l'uomo non è preparato a radicale mutamento della realtà; il problema è uguale ad allora, ma i mezzi oggi sono più potenti e, di conseguenza, forse anche la vulnerabilità umana. Durante l'adolescenza si dovrebbero mettere insieme le risorse per riuscire poi a fare delle scelte, per trovare dei modelli; lo psicoterapeuta si occupa proprio anche delle parti adolescenziali dell'adulto al quale dovrebbe fornire maturità ed equilibrio. Freud parla della fondamentale “scoperta del valore della verità” , forse bisogna stare in guardia dalla tecnologia che rischia di ostacolare la libertà di scelta, costringendoci a muoverci all'interno di un meccanismo limitato e limitante nel quale ben difficile è la formazione di un'identità. La relazione è proseguita poi con un'ampia carrellata di esempi cinematografici di “disumanizzazione”. Il cinema viene scelto come media ideale in quanto tanto somiglia alla coscienza “unica e vera prerogativa umana” in grado di pensare a se stessa. 
Ad un intervento di E. Maura segue un vivace dibattito relativo alla rilevanza della presenza – assenza dei genitori nelle relazioni del simposio e nella vita degli adolescenti

 

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