LA STORIA CHE SI NASCONDE NEL CORPO

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8 ottobre, 2012 - 15:42

L’anima e il corpo

Quando viviamo nel mondo magico dell’uomo primitivo che un tempo siamo stati, i corpi celesti, i fiumi, i venti e i tuoni sono animati da buone o cattive intenzioni.

Quando viviamo nel mondo logico dell’uomo razionale che ha suddiviso la magia in religione e scienza, contempliamo l’anima come un soffio vitale che penetra nell’uomo quando egli nasce e ne esce col respiro che egli esala quando muore, oppure la vediamo come un prodotto degli organismi biologici che hanno acquisito un cervello.

Per la scienza positivista materia, corpo, spazio, fisica, relazione causa-effetto e meccanismo, sono i concetti fondamentali. Da essi derivano altri concetti che operano nel nostro modo di pensare "automaticamente" e che appartengono al cosiddetto "parallelismo psicofisico". Allora si è soliti sostenere, al di là di ogni dubbio, che:

  1. Il corpo materiale esiste prima e lo psichico compare dopo, quando si sviluppa un cervello.
  2. C’è uno spazio psichico o mondo interno in qualche luogo della testa e lì risiede la coscienza.
  3. L’encefalo è il punto di connessione tra la psiche e il corpo.
  4. C’è una rappresentazione del corpo nella psiche.
  5. C’è un’influenza del corpo nella psiche attraverso sostanze che alterano il funzionamento del cervello.
  6. Il funzionamento psichico produce cambiamenti cerebrali.
  7. Il cervello e il sistema nervoso influiscono sul resto del corpo.

 

Lo psichismo inconscio

Nel 1895 Breuer e Freud hanno scoperto che un disturbo "corporeo" — l’isteria — poteva essere compreso meglio come risultato di un trauma psichico che come malattia "fisica" del sistema nervoso.

A partire da questo punto, Freud ha fatto tre scoperte importanti sulle persone normali:

  1. Egli ha dimostrato, attraverso l’analisi accurata di numerosi atti mancati, che l’azione che impedisce di raggiungere il proposito cosciente appartiene ad un’altra serie di atti, rivolti verso un altro proposito, di cui il soggetto in questione non ha notizia.
  2. Attraverso l’attività onirica viene rappresentata, in modo coperto e simbolico, la realizzazione di propositi inconsci.
  3. L’effetto comico delle barzellette deriva dal fatto che anche esse costituiscono un modo coperto di soddisfare propositi inconsci rimossi.

A partire da Freud la nevrosi non è più considerata come una malattia degenerativa del sistema nervoso. È, invece, la conseguenza di un conflitto tra propositi che il paziente, per la maggior parte, ignora.

Bastano poche frasi per rendersi conto della grandezza del contributo freudiano:

  1. Nell’isteria si soffre di ricordi obliati.
  2. La coscienza [derivata dalla percezione sensoriale] non definisce lo psichico; è soltanto una qualità che manca nella maggior parte dei processi psichici.
  3. Lo psichico è senso, vale a dire finalità, sentimento e significato [e si manifesta essenzialmente attraverso percezioni, sensazioni e ricordi].
  4. Spazio e tempo sono caratteristiche del funzionamento del sistema della coscienza. L’uomo non vive nello spazio e nel tempo. Lo spazio e il tempo vivono nell’uomo.
  5. Le pulsioni istintuali sono propositi inconsci qualitativamente differenziati determinati dalle finalità (teleologia) delle diverse funzioni del corpo.
  6. Non solo le funzioni del cervello, ma soprattutto le funzioni del corpo permettono di comprendere la psiche, descritta in termini di fantasie orali, anali o genitali.
  7. Gli affetti non sono soltanto scariche attuali, ma anche monumenti commemorativi di eventi filogenetici che hanno un senso, vale a dire che i cambiamenti corporei che li caratterizzano vengono compresi in funzione di una intenzionalità "psichica" che vigeva in tempi passati.

 

Il modello fisico della psicoanalisi

Per fondare la sua teoria, Freud — influenzato dall’epistemologia prevalente nella sua epoca — ha creato una metapsicologia fondata su un modello fisico caratterizzato da una topica, una economia e una dinamica.

A partire da questo modello metapsicologico si strutturano i concetti che predominano nel campo di quanto si è soliti chiamare "l’approccio psicosomatico". Si sostiene allora che:

  1. Il corpo e la psiche sono due esistenti ontologicamente separati che si relazionano tra loro.
  2. Si può dedurre l’esistenza di uno psichismo inconscio situato tra il corpo e la coscienza. [Una specie di "subconscio" emanato da un "substrato materiale, biologico" che la scienza studia con metodi derivati dalla fisica e dalla chimica].
  3. Ci sono funzioni corporee. Ci sono rappresentazioni inconsce di alcune funzioni corporee. Ci sono derivati coscienti di alcune rappresentazioni inconsce. [Vale a dire che ci sono eventi corporei che danno segni della loro esistenza all’apparato mentale ed altri no].
  4. Alcuni disturbi corporei sono l’effetto di una causa fisica, cioè il prodotto di una psicogenesi. [Solo alcuni].
  5. Alcuni disturbi psichici sono l’effetto di una causa fisica, cioè il prodotto di una somatogenesi.
  6. Alcuni disturbi psichici possono scomparire convertendosi in somatici e si può anche verificare una trasformazione inversa. [C’è quindi un misterioso "salto" tra due forme ontologiche dell’essere: il corpo e la mente].
  7. In ogni nevrosi bisogna differenziare un fattore nevrotico attuale [nevrosi attuali], che ha le caratteristiche della quantità, diverso dal fattore psiconevrotico che corrisponde ad un ricordo obliato e che ha le caratteristiche della qualità.

 

Il modello storico

Una accurata formulazione teorica del "fattore" psiconevrotico [psiconevrosi] richiede di fuggire dal carcere della fisica classica e ricorrere ad un modello storico suo di diritto. Benché Freud non sia riuscito a costruire questo secondo modello, ne troviamo nella sua opera le linee essenziali.

  1. Il tempo non viene percepito "fisicamente", ma grazie alla capacità di ricordare. [L’orologio è un congegno costruito per trasformare la nozione di tempo nella nozione di spazio, ma per "leggere" lo scorrere del tempo è necessario ricordare la posizione delle lancette].
  2. La psiche non occupa uno spazio fisico o "reale".
  3. Il senso, come proposito, come affetto e come significato, si esprime secondo un modello storico [attraverso percezioni, sensazioni e ricordi].
  4. Il trauma psichico è un dramma storico.
  5. L’importanza assegnata ad un personaggio, ad un’immagine o ad un pensiero e che corrisponde a quanto chiamiamo "investimento" (parola che proviene dalla veste che rappresenta una determinata carica o dignità) è qualcosa di più di una quantità.
  6. Il fenomeno che chiamiamo "transfert" non è soltanto lo spostamento di una quantità, ma è anzitutto una riedizione del passato nel presente di un’altra relazione.
  7. L’oblio non è soltanto un deterioramento o il prodotto di una forza fisica rimuovente; è soprattutto opera di una censura "storica" o intenzionale.
  8. Se esistesse, fuori dalla nostra coscienza, un ponte tra il fisico e lo psichico - concepiti come realtà in sé che non dipendono dal nostro modo di concepirle -questo ponte non può essere né fisico né psichico perché, se appartenesse ad una delle due categorie stabilite dal parallelismo psicofisico, non sarebbe più ponte.

 

Cento anni dopo

Sono passati cento anni dalle origini della psicoanalisi, e non son passati invano. Freud, nel 1938 (Esquema del psicoanálisis, Amorrortu, Buenos Aires, 1976, p. 156) dichiara categoricamente che la seconda ipotesi fondamentale della psicoanalisi si oppone alla teoria del parallelismo psicofisico. La profonda trasformazione epistemologica che, dalla fisica e dalle matematiche, modifica i fondamenti della cultura del nostro tempo, confluisce con la profetica intuizione freudiana fornendo un appoggio multidisciplinare a nuovi sviluppi che fanno avanzare il cammino intrapreso da Freud.

Citerò ad esempio tre temi essenziali:

  1. La teoria implicita nell’uso dei modelli topologici - che innalza l’analogia al valore di metodo "scientifico" di indagine - e le teorie sul caos, sulle catastrofi, sulla complessità e le sue rappresentazioni frattali: tutte queste forme di pensiero, che hanno avuto validi precursori in diverse discipline, configurano un atteggiamento epistemologico che limita l’ambito del pensiero causale alle "poche" questioni in cui le equazioni lineari funzionano, mostrandoci una fisica ed una biologia nuove il cui fiorente sviluppo si dispiega al di fuori del "carcere" del pensiero lineare.
  2. Comprendere il fenomeno chiamato transfert ed il suo carattere atemporale ha portato a comprendere che la storia non è passata, ma è viva come una attualità che "agisce" (actua) nel presente. L’accento si sposta allora dal considerare il trauma passato rimosso come la causa della perturbazione attuale, all’interpretarlo come una mera rappresentazione simbolica, un racconto che allude alla crisi affettiva, o "biografica", che sta accadendo nel presente osservato.
  3. Possiamo distinguere schematicamente tra episodi e stati affettivi: i primi sono mutevoli e brevi; i secondi, duraturi e invarianti, configurano quanto chiamiamo una crisi biografica. Gli stati affettivi penosi costituiscono ciò che chiamiamo un dramma (per il sentimento), un problema (per il pensiero) e uno sforzo (per la volontà). Quando non possiamo risolverli né tollerarli, li rimuoviamo, ma il rimosso quasi sempre "ritorna" obbligandoci molte volte a pagare, per il sollievo da un sentimento insopportabile, il prezzo di una sofferenza diversa che chiamiamo malattia. La malattia del corpo, prodotto della deformazione che la rimozione impone ad uno stato affettivo insopportabile, contiene, nella precisa alterazione della forma e della funzione organica, il libretto o il copione specifico del dramma o della storia che nasconde. Libretto che, come un mosaico, si configura con la particolare combinazione delle fantasie inconsce che lo costituiscono.

 

Che tipo di storia?

D’accordo con l’interpretazione prevalente, la Storia, come disciplina scientifica, studia i fatti che furono un tempo percepiti e registrati, ordinandoli crono-logicamente in una sequenza temporale che permette di concepire una relazione logica tra cause ed effetti.

Il prodotto dell’arte narrativa, che pure chiamiamo storia, trasmette invece la significazione di una esperienza che è indipendente dalla sua collocazione in uno spazio e in un tempo determinati e reali. [Come il "c’era una volta" delle fiabe]. Appartiene ad un modo di pensare che, invece di rappresentare la realtà "fisicamente" come somma algebrica di forze, o come la risultante geometrica di una congiunzione di vettori, la rappresenta con parole che alludono alle relazioni tra persone. Si tratta, pertanto, di un modello "storico-linguistico".

Nonostante che il costume intellettuale dei nostri giorni ci porti a pensare che le storie sono sorelle minori della Storia scientifica, il fondamento genuino di ogni pensiero storico, il sostegno primordiale dell’interpretazione storica, nasce proprio dalla narrativa, perché il racconto, la leggenda o il mito sono versioni di esperienze sempiterne, o atemporali, che ci permettono di interpretare il significato affettivo di un fatto storico a partire da un presente in cui questo significato agisce.

 

Cosa chiamiamo storia?

Una storia si forma sempre riempiendo di carne lo scheletro di una struttura "tipica". Senza questa struttura tipica è impossibile tessere un intrigo. Tempo, luogo, palcoscenico, coreografie, costumi e attori, ma soprattutto le circostanze a volte insolite, costituiscono la carne che rafforza, come una cassa di risonanza, l’interesse risvegliato da una particolare storia. Il suo scheletro, invece, armato con tematiche che, come la vergogna o l’espiazione della colpa, sono atemporali, è tanto universale e tipico quanto lo sono le nostre mani, le nostre orecchie, o le malattie di cui abitualmente soffriamo, e questo scheletro tematico è quanto costituisce l’ultimo e vero motivo del nostro interesse per la storia.

 

L’interesse risvegliato da una storia

Non è esagerato dire che vivere è giocarsi la vita, poiché la vita, inevitabilmente, la si mette tutta, la si scommette nel vivere.

La storia invece non è il dramma inerente alla vita, ma soltanto la rappresentazione "teatrale" di una qualche sua faccia. L’interesse risvegliato da un racconto, e che a volte riesce a costituire la suspense che "sospende" il nostro respiro (come se si potesse con esso sospendere la vita), è il prodotto della nostra capacità di "metterci" nella storia, negando in parte intenzionalmente — come facciamo al cinema — ciò che allo stesso tempo sappiamo: che si tratta di una rappresentazione, che il fatto raccontato dalla narrazione non sta accadendo mentre viene raccontata la storia.

Capita allora che, oscillando tra questi due atteggiamenti o "credenze" inconsce, e finché dura l’intrigo di una storia, ci giochiamo emozionalmente la nostra vita, identificandoci con qualche personaggio del racconto e poi, quando la storia arriva al culmine, ritiriamo la quasi totalità della scommessa "senza guadagnare né perdere" altro che una "somma simbolica".

I malati, in un dato momento, ripongono tutta la loro vita nel significato di una storia insopportabile e nascosta e si ammalano in un modo che concorda con la trama di questa storia che desiderano modificare. Nei termini utilizzati alcuni paragrafi più sopra, potremmo dire che si tratta di una storia inconscia "ferma nel tempo", di modo che, benché l’intrigo sia terminato, il malato non ritira la sua scommessa come a volte ci capita nei primi minuti, ore o giorni dopo essere usciti dal cinema.

Possiamo tuttavia dirlo in modo migliore. La storia non solo rappresenta, o racconta, un fatto che ha già finito di accadere, ma pure, e fondamentalmente, si risveglia nella misura in cui ha la capacità di rappresentare un avvenimento attuale, inconscio, che rimane "in corso" e il cui intrigo non è ancora stato definito.

 

I temi della storia

Le malattie "contengono", nascoste, diverse storie e ognuna di queste storie si presenta, nella coscienza del malato e in quella dell’osservatore, come un disturbo corporeo diverso. In altre parole, le diverse trame sono diversi "temi" e i modi in cui un uomo si ammala sono tipici come lo sono i temi che costituiscono la trama particolare e propria delle storie che ognuna delle diverse malattie nasconde.

Possiamo comprenderne il senso proprio nella misura in cui siamo capaci di condividerne affettivamente, a partire dalle nostre proprie esperienze vitali, il significato, perché appartengono tutte, come è inevitabile, all’enorme repertorio di tematiche, ricorrenti e sempiterne, che impregnano la vita degli esseri umani. Dobbiamo insistere ancora una volta sul fatto che sono storie tipiche e universali come i disturbi organici che il malato "costruisce" per mascherarle.

 

L’attualità della storia

Se comprendiamo che una storia non si realizza con i fatti che sono "passati", ma proprio con un significato affettivo che "costituisce" fatti e li infila come se si trattasse delle perline di una collana, comprendiamo pure che l’unico accesso possibile ad un significato "passato" dipende dal fatto che questo significato continui a perdurare nel presente, vale a dire, che conservi il proprio senso. Di modo che una storia può raccontare soltanto quello che è vivo nel presente, quello che "non è passato" nel senso che non ha finito di accadere.

Quando costruiamo una storia, attribuiamo un tempo, un luogo e un corso ad una scena che — accaduta o meno come la ricordiamo nel nostro racconto — condensa la significanza affettiva attuale (che agisce nel presente) dell’istante in cui quella storia viene costruita.

Pertanto ha pochissima importanza cercare nei dati della memoria cosciente del paziente, o nella nostra versione dei "fatti", "ciò che realmente è accaduto", perché quel che ci interessa del passato è ciò che è vivo nell’atteggiamento e nel modo di vivere il presente. Al contrario, è questo presente "vivo" a produrre l’interpretazione del passato che chiamiamo storia, ed è la realtà incontrovertibile di questa produzione attuale ad assegnare ad ogni storia il suo valore di verità.

Se, in virtù di quanto segnalato, rinunciamo alla pretesa di una storia definitivamente "vera", possiamo comprendere che ognuna delle storie che nascono nel nostro campo di lavoro, quando interpretiamo il significato inconscio delle malattie del corpo, costituisce un utile frammento della "verità" cercata.

 

A mo’ di sintesi

  1. Nell’atto spontaneo di masticare un cibo, nel sentimento di paura, o nello stringere la mano di un amico, non c’è dissociazione psicosomatica. Il corpo sano, o quello malato, viene sperimentato soltanto come fisico quando la finalità svolta dalle sue funzioni rimane inconscia. Lo psichismo inconscio non si trova "fra" il corpo e la coscienza, ma coincide, da un altro punto di vista, con quanto chiamiamo corpo. Detto in termini informatici: l’hardware è anche un software, poiché la sua struttura è il prodotto di una idea o "programma".
  2. L’uomo primitivo pensa che il tuono sia una conseguenza del lampo che sempre lo precede. L’uomo di scienza pensa meglio, sostenendo che entrambi provengono da una scarica elettromagnetica che percepiamo solo attraverso due registri sensoriali che ci arrivano a diverse velocità: la luce e il suono. Il corpo non produce l’anima; corpo e anima sono due registri diversi, nella coscienza, di una realtà inconscia inconoscibile. Come scrive William Blake, chiamiamo corpo la parte dell’anima che si percepisce con i cinque sensi e anima — aggiungiamo ora — i propositi o intenzioni che animano il corpo.
  3. Quando approfondiamo lo studio degli atti mancati in cui un proposito cosciente è perturbato da un altro opposto e inconscio, comprendiamo che i disturbi somatici funzionali (che sfocino o meno in alterazioni strutturali degli organi) sono atti mancati in cui il proposito alterato è pure inconscio.
  4. Quando costruiamo una storia, attribuiamo un tempo, un luogo e un corso ad una scena che — accaduta o meno come la ricordiamo nel nostro racconto — condensa la significanza affettiva attuale (che agisce nel presente) dell’istante in cui quella storia viene costruita. Le malattie "contengono", nascoste, diverse storie e ognuna di queste storie si presenta, nella coscienza del malato e in quella dell’osservatore, come un disturbo corporeo diverso. Sono storie tipiche e universali come i disturbi organici che il malato "costruisce" per mascherarle.

 

*Traduzione di Antonella Rinchi e revisione di Rita Parlani Brutti per l’Istituto Aberastury

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