Pandemia: verità e priorità, caos e ordine

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13 dicembre, 2020 - 11:03
In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo. Poi, febbri pestilenziali: l'idea s'ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s'è at- taccata un'altra idea, l'idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l'idea espressa dalla parola”. (Da Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”) 
 

Abstract

La pandemia irrompe come disordine e disastro, con un flusso di eventi, ancora in corso e in continua rapida evoluzione, in una situazione di abitudini note: crea disorientamento e necessita di interpretazione di avvenimenti sconcertanti, dai quali è difficile prendere le distanze emotive ed avere una corretta percezione delle realtà. Lo scritto prende in esame diversi atteggiamenti psicologici individuali, sociali e mediatici osservati nel corso della pandemia.

The pandemic breaks out as disorder and disaster, with a flux of events, still ongoing and in continuous rapid evolution, in a situation of known habits: it creates disorientation and requires the interpretation of disconcerting events, from which it is difficult to distance yourself emotionally and have a correct perception of realities. The paper examines various individual, social and media psychological attitudes observed during the pandemic.

 

Nell’’articolo “Offline: The coming of technocracy”, del numero del 12 dicembre 2020 di “The Lancet” (1), si tocca uno dei punti fondamentali della gestione della epidemia da CoVID19: la relazione tra scienza e politica.

In esso si sostiene che “non sono stati gli scienziati a creare questa pandemia” nè “hanno chiesto di essere i servitori delle decisioni politiche. Al contrario, molti di coloro che si sono trovati davanti alle telecamere sembravano profondamente a disagio. Molti hanno dovuto sopportare attacchi del tutto ingiusti in media più libertari. Ma man mano che la risposta alla pandemia si è sviluppata, è diventato fin troppo chiaro che il lavoro degli scienziati ha messo un forte freno all'azione politica. I presidenti e i primi ministri ora temono di uscire dai limiti imposti dalla scienza. La tecnocrazia sta sostituendo la democrazia. I governi tecnocratici sono governi di crisi. E la maggior parte delle democrazie occidentali sono in crisi e resteranno in crisi per diversi anni a venire. La morsa degli scienziati si stringerà attorno al collo dei governi”.

Nel caso del CoVID parte delle scelte di natura tecnocratica sono nate dal concetto di priorità, correlata non solo all’affermazione di valori etici quali la difesa della vita e la tutela della salute del soggetto debole ecc., ma anche da valutazioni epidemiologiche e statistiche di opportunità e utilità, date le previsioni iniziali di una diffusione velocissima dell’epidemia priva di ogni controllo: milioni di morti, assenza di terapie minimamente efficaci, ospedali straripanti e ambulatori paralizzati per mesi, personale infetto e fuori uso, altre gravi patologie totalmente prive di interventi e di cura. Senza quelle misure preventive il propagarsi del coronavirus avrebbe comunque cancellato o annientato per anni attività produttive, scolastiche, commerciali, dei trasporti e quant’altro, portando ad una ecatombe e una crisi sociale imparagonabilmente peggiori del lockdown. Ragioni per le quali, tra l’altro, la proposta politica della immunità di gregge ha mostrato tutta la sua inefficienza, inefficacia, sconvenienza, oltre che amoralità, venendo bloccata nel giro di pochi giorni

A supporto di tali scelte sono in atto provvedimenti economico-politici “tampone” miliardari, che si spera possano anticipare ed evitare una crisi che coinvolge interi settori della vita sociale e milioni di persone.

Un flusso di eventi, ancora in corso e in continua rapida evoluzione, dal quale pertanto è difficile un distacco emotivo e la corretta percezione della realtà, che ci vede ora spettatori in attesa apprensiva, ora coinvolti direttamente, tramite familiari o conoscenti, nella virosi e nella cascata di avvenimenti paurosi e surreali che il contagio comporta, ora categorie improvvisamente indigenti, deluse, arrabbiate, frustrate o addirittura disperate, ora attori cui vien chiesto un elevato livello di responsabilità individuale, di reciprocità e di senso civico. E tutte queste cose insieme contemporaneamente.

Persino il concetto assoluto di verità scientifica è costantemente in bilico. Si pensi, non soltanto alla mole di articoli editi da prestigiose riviste internazionali nei primi mesi di pandemia e alle palesi “evidenze” di dati minimizzati o negati, incertezze e contrasti nelle linee guida (2), di cui s’è discusso tra l’altro in alcuni numeri di Psychiatryonline dei mesi scorsi (3,4); ma, per esempio, anche a quanto pubblicato negli ultimissimi giorni sulla efficacia o meno dei farmaci antimalarici come l’idrossiclorochina o gli antivirali, come il Remdesevir, valutati dapprima positivamente e inseriti in protocolli terapeutici condivisi, successivamente trovati ininfluenti sulla prognosi infausta della malattia (5,6) e infine “riabilitati” da ulteriori importanti lavori (7) o addirittura da sentenze del Consiglio di Stato (8), che indica che la scelta terapeutica “ deve essere rimessa all’autonomia decisionale e alla responsabilità del singolo medico in scienza e coscienza”. Studi contrastanti e disposizioni di legge che disorientano, alimentano dietrologie e rischiano di creare, nella pratica medica quotidiana, gravi alterchi medico-legali.

Priorità e verità sono oltretutto diventate oggetto di opinioni e giudizi comuni, venendo spesso, come avviene nella mente umana, oggetto di fraintendimenti, trasformazioni e convincimenti, in un divenire progressivo e martellante di messaggi, esternazioni, rielaborazioni, interpretazioni di dati e tabelle, contraffazioni finalizzate alla difesa o all’attacco di uno schieramento ideologico/partitico o scontri tra leader, o puntigliose differenze di pensiero tra religiosi, giungendo ad elaborazioni francamente psicopatologiche.

Cosicché assistiamo sbigottiti, su tanti giornali quotidiani e ancor più spesso su canali televisivi che utilizzano Zoom o altri software per videoconferenze, a una miriade di scritti polemici e accusatori, privi di ogni analisi o a trasmissioni nelle quali visi e dichiarazioni di scienziati esperti, si associano in un mosaico a quelli di commentatori smaliziati, politici e amanti della esibizione mediatica, giornalisti e populisti, supporter o oppositori dei vari governi nazionali o regionali, influencer e subrette, critici d’arte e gestori di discoteche, economisti e imprenditori ecc. Una moltitudine spesso priva della minima coscienza scientifica, intenta a ribadire il proprio incarico e schieramento, oppure ad emergere per rimarcare le proprie doti oratorie con fini di ampliamento dei propri follower, o ancora dedita allo sfruttamento del malcontento e quindi alla squalifica e demolizione degli avversari politici, allo sbandieramento dei successi conseguiti o delle catastrofi causate per colpe altrui.

A questo complesso e disordinato gioco di ruoli si aggiungono (certamente alimentate da tanto vociare) popolazioni sempre meno composte, dalla rabbia silenziosa e occulta, sempre più numerose, appassionate di canali web liberi e alternativi e desiderose di visibilità e di ascolto, di negazionisti orgogliosi di manifestare senza mascherina, novax preparatissimi in effetti collaterali di farmaci e in profitti di case farmaceutiche, complottisti anti 5G ed emissioni elettromagnetiche, sostenitori delle congiure di satana e chi più ne ha... E’ facile incontrarli per strada o in fila davanti a uffici e negozi e bastano uno sguardo e poche parole per fare una diagnosi.

In questo caos, cercando di cogliere l’invisibile misura della saggezza, proviamo a destreggiarci quotidianamente tra verità e opinioni, e quindi ad azzardare domande e previsioni:

Quanto ancora durerà questo stato?

In che condizioni saremo quando ne usciremo?

Nonostante quegli aiuti miliardari si potrebbe giungere a violenze o guerre? (considerato l’elevato numero di indigenti, disoccupati, arrabbiati, di conflitti sociali mai sopiti quali quello dell’immigrazione, rinforzati e compattati dalle parole fomentatrici di agitatori e capopopolo). E infine:

Riusciremo a gestire tutto questo e quali scelte operare ed errori evitare per resistere, risolvere e salvarci?

Interrogativi le cui risposte sono fortemente legate alla nostra cultura e alla storia umana, senza il cui contributo i tanti indispensabili miliardi potrebbero non bastare.

Un aiuto potrebbe, tra i tanti, giungere da Sigmund Freud che, nel descrivere il concetto di Es, scrive: “la parte oscura, inaccessibile della nostra personalità…lo chiamiamo caos, un calderone di impulsi ribollenti, ignora i valori della nostra personalità… non conosce né il bene, né il male, né la moralità” (9).

 

Così come la rilettura dei Promessi Sposi sarebbe pure di grande utilità: “Così, ne' pubblici infortuni, e nelle lunghe perturbazioni di quel qual si sia ordine consueto, si vede sempre un aumento, una sublimazione di virtù; ma, pur troppo, non manca mai insieme un aumento, e d'ordinario ben più generale, di perversità. 

Del pari con la perversità, crebbe la pazzia: tutti gli errori già dominanti più o meno, presero dallo sbalordimento, e dall'agitazione delle menti, una forza straordinaria, produssero effetti più rapidi e più vasti. E tutti servirono a rinforzare e a ingrandire quella paura speciale dell'unzioni, la quale, ne' suoi effetti, ne' suoi sfoghi, era spesso, come abbiam veduto, un'altra perversità”.

Una cultura aperta, non secondaria a dinamiche di conquista e sottomissione, in una realtà in cui la pandemia “appare al tempo stesso una conseguenza e una momentanea interruzione della marcia incessante di un mondo interconnesso, in cui reti globali, social media, migrazioni di massa, complessità crescenti in cui popoli e culture non potranno fare a meno di entrare in collisione” e in reciproca messa in discussione (10).

(Ringrazio mia sorella Concetta per i preziosi suggerimenti)

 

Bibliografia:

  1. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)32668-4

  2. https;//doi.org/10.1016/S0140-6736(20)31355-6 

  3. http://www.psychiatryonline.it/node/8623

  4. http://www.psychiatryonline.it/node/8758

  5. https://doi.org/10.1093/jac/dkaa403

  6. https://www.who.int/news-room/feature-stories/detail/who-recommends-against-the-use-of-remdesivir-in-covid-19-patients

  7. https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/cts-aifa-rivalutera-il-remdesivir-nella-terapia-anti-covid-19

  8. https://www.corriere.it/cronache/20_dicembre_12/idrossiclorochina-consiglio-stato-ne-autorizza-l-uso-prevale-liberta-medico-e24ca3be-3c63-11eb-a276-def331e0f87e.shtml

  9. Sigmund Freud “Cinque conferenze sulla psicoanalisi, L’io e l’es” Bollati Boringhieri

  10. Barak Obama - Una terra promessa - Garzanti, novembre 2020

 

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