Il lato debole
Declinazioni del femminile
di ROSSELLA VALDRE'

Donne e guerra: 1939...

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11 febbraio, 2013 - 12:12
di ROSSELLA VALDRE'

Si parla molto di guerra, ultimamente.

Il mondo é nuovamente percorso da guerre, come sessant'anni fa. Queste guerre, sembrano avere la caratteristica, per l'uomo della strada, di essere particolarmente ostiche, incomprensibili, e di arrivare da un momdo lontano.

Tuttavia, se guardiamo alle testimonianze che grazie alla letteratura sono giunte a noi, tutte le guerre si assomigliano, in quanto a stati d'animo, emozioni e sentimenti degli uomini e le donne che le hanno direttamnte o indirettamente vissute.

Più spesso sono gli uomini a parlare e scrivere di guerra; le donne lo fanno più raramente, più sommessamente ( se si eccettuano certi casi straordinari, quali quello — oggi tornato in auge- di Oriana Fallaci che, a mio avviso, resta però una grande inviata speciale, una grande testimonial, prima di ogni altra cosa).

Le donne sembrano parlare poco di guerra. Raramente, leggiamo sui grandi quotidiani i loro editoriali su questa materia; ancor più raramente i loro libri, dove, al massimo, una vicenda umana e affettiva é inserita in una cornice di guerra.

Vengo questo mese a proporre — o a riproporre, per chi già li conoscesse — gli scritti di Anais Nin, autrice a me molto cara, dalla vita variegata e spericolata che si trovò, nel '39, a cogliere l'arrivo della Seconda Guerra Mondiale in una Parigi colma di smarriemnto e in fuga. Lei stessa, infatti, fu costretta ad emigrare a New York, città nella quale aveva già vissuto durante la relazione e l'amicizia intellettuale con Otto Rank, allora notissimo psicoanalista e seguace turbolento di Freud.

La Nin fu testimonie acuttissima e sensibile di un'epoca ed ebbe così modo di riportare nei suoi Diari , che scrisse per tutto il corso della sua vita, una serie preziosa di annotazioni, sensazioni, critiche, racconti su quanto avveniva in Europa e nelle persone del suo mondo — artisti, scrittori, uomini di cultura, bohemiens — oltre che in lei stessa.

Ovviamente, al femminile.

L'occhio della Nin guarda sì ai fatti storici, ai grandi eventi, ma li colloca inevitabilmente nel registro del momdo interno, li vaglia e li analizza attraverso il filtro di una sensibilità che é insieme femminile e analitica, cosmopolita ed intimista, senza risolversi in nessun ruolo stereotipo particolare. La guerra diventa così, in questi suoi terrificanti albori nazisti e franchisti (a cui Anais era molto sensibile, in virtù della simpatia per la Spagna e l'amicizia con alcuni antifascisti spagnoli) uno dei campi in cui si dispiega l'animo umano, con tutto il suo bisogno di distruzione e di terrore.

Se le lettere di Freud sulla distruttività hanno raggiunto grande notorietà, non così sembra essere stato per gli scritti della Nin sullo stesso argomento.

Credo che ad Anais (come ad altre scrittrici donne che hanno osato, nei primi Novecento, parlare di sesso) sia toccato l'amaro destino di essere considerata una scrittrice "erotica", o perlomeno leggera, protagonista delle notti folli parigine e musa amante di Henry Miller, nonché di numerosi altri.

Questo sembra togliere alla donna-nel-mondo, allora come adesso, la capacità di una scrittura anche seria ed intensa sui fatti sociali, ed una validità che consenta a questi scritti di essere ricordati.

Anais si trova dunque a Parigi fino al '39, vive tra letterati ed artisti che personalmente aiuta e sostiene anche economicamente, la vita le piace. In passato, una breve analisi con Rank e la relazione amorosa che ne seguì, la misero in contatto, seppur marginalmente, con il mondo della psicoanalisi, dalla cui pratica clinica la Nin si sottrasse, dopo un inizio molto promettente.

Si confondeva troppo con le sofferenze dei pazienti. Non aveva limiti:

Si perdeva nell'altro. Aveva a suo carico, diciamo così, un'infanzia difficile e percorsa da depressione, molto diversa dalla gratificante vita di adulta.

Le resta però, per tutta la sua esistenza, uno sguardo molto lucido e sottile sulle vicende umane e i fatti del mondo, a cui mai resta indifferente.

Propongo qui di seguito le ultime pagine del Diario II (1934-39),

La guerra é in atto, Anais si rende conto che é impossibile continuare la solita vita.

Emigrerà a New York, poco tempo dopo.

"Settembre '39

………….

Quando si vive tanto vicini a drammi individuali, ci si meraviglia che non ci siano guerre continue, vedendo quali incubi nascondano gli esseri umani, quali segrete ossessioni e crudeltà nascoste.

…….

Ormai conoscevo l'origine della guerra, che era in ciascuno di noi, e sapevo che il nostro concetto di eroe era superato, che l'eroe moderno era colui che riusciva a controllare la propria nevrosi in modo che non divenisse universale, che riusciva a lottare con i suoi miti, che si rendeva conto che era lui stesso a crearli, che si decideva ad entrare nel labirinto per lottare col mostro. (corsivo mio). Questo mostro che dorme in fondo al cervello di ciascuno di noi.

Le guerre che ci portavamo dentro furono proiettate fuori.

Il mondo aspettava che la Francia e l'Inghilterra dichiarassero guerra.

……………..

Il destino ci veniva tolto di mano. Ma era la stessa follia e le stesse paure personali che venivano scatenate sul mondo. Mentre aspettavo la guerra definitiva, quella che ci avrebbe travolto tutti, cercavo di capire quel che succedeva. Mentre aspettavo la moltiplicazione dell'irrazionalità, avevo già sofferto per tutte le irrazionalità personali intorno a me.

………….

Tutte le mie azioni erano dirette a salvare dalla morte il mio piccolo mondo.

Alla prima incursione aerea non volli nascondermi. Volevo incontrare la guerra e vedere il suo viso bruciante. É in momenti del genere che si diventa pienamente coscienti della vita, e di quanto sia preziosa.

………..

Agli stranieri fu chiesto di partire, per non diventare un fardello per la Francia.

…… Non ero felice di sottrarmi alla tragedia. Ci fu ben poco tempo per piagere, per dire addio, non ci fu tempo per i rimpianti, a malapena il tempo di fare le valigie. ……..

Sapevamo tutti che ci stavamo saparando da un modello di vita che non avremmo più ritrovato, da amici che forse non avremmo più rivisto.

Sapevo che era la fine della nostra vita romantica."

Così si chiude il Diario II. Ho scelto di riportare queste pagine quasi per intero, poiché mi sono parse sempre attuali, molto evocative nel rappresentare quella sensazione di smarrimento, paura, angoscia da cambiamento che l'atmosfera di guerra provoca, inevitabilmente.

Noi non siamo in guerra, non siamo nella Parigi di Anais Nin, dove la gente che può farlo, scappa. Ma siamo comunque di fronte all'irrazionale, un altro irrazionale, che di nuovo ci governa. E dunque fa bene chi, come l'Autrice, cerca di prescindere dallo specifico e si interroga sulla mente dell'uomo, per capire come mai, periodicamente, tutto il male é proiettato fuori, e chi siano davvero i veri eroi in un mondo moderno.

Da: Anais Nin, " Diario II", Bompiani editore, Milano

(per gli interessati ad appronfondire il personaggio, i Diari di Anais Nin sono cinque, tutti pubblicati in Italia da Bompiani. Al primo, per la predominanza della vicenda di cui tratta, é stato dato il nome di "Incesto")

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