VIRTUALE E DINTORNI...
Cosa ci racconta la rete
di Francesco Bollorino

70° MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: Joe con Nicolas Cage.. la voglia di paternità

Share this
30 agosto, 2013 - 20:29
di Francesco Bollorino

JOE di David Gordon Green con Nicolas Cage è stato presentato oggi alla mostra del Cinema in concorso per il Leone d’Oro.
Il film deriva da un romanzo dello scrittore-pompiere americano Larry Brown cantore dell’America più profonda lontana mille miglia dalla magia delle mille luci di New York.
 
E’ l’America che emerge da quella “beauty of nothing” , la bellezza del nulla che si coglie con forza nei lunghi tratti autostradali dell’Arizona e del Texas ma che in realtà è la cifra visiva di tutto il middlewest e nel nord del Texas è ambientato questo drammone di formazione a tinte forti.
 
Ad una lettura superficiale il film potrebbe sembrare la storia della dolorosa crescita del quindicenne Gary, figlio di una coppia di etilisti, con un padre violento e impotente di fronte al destino che si è scelto, una madre debole e succube e con una sorellina probabilmente autistica che attraverso l’incontro con l’ex delinquente Joe, che gli offre lavoro amicizia e stima  diventa un uomo.
 
In realtà con un parallelo per me non casuale con l’Eastwoodiano GRAN TORINO il film è incentrato sulla dolorosa ricerca della paternità come ruolo e come impegno da parte del protagonista Nicolas Cage, in una interpretazione dolente, fisica intimistica.
 
Joe è un difensore degli ultimi, dei deboli contro i soprusi e le angherie, è un gigante buono nel cui passato si coglie solitudine e autodistruttività,adotta tutte le persone che ioncontra, gli operai neri della sua piccola ditta, la giovane con cui ha una relazione e adotta Gary che va a chidergli un lavoro e lo fa crescere regalandogli il burbero affetto di cui è capace, fino al tragico sottofinale di sangue annunciato dove il padre naturale si suicida (in un rigurgito di coscienza dopo aver offerto la figlia per uno stupro in cambio di pochi spiccioli) e il padre putativo si sacrifica catarticamente .

Il finale ha un non so chè di simbolico nel momento in cui Gary trova lavoro in una ditta che pianta alberi dopo aver lavorato per Joe in una ditta che gli alberi li uccide col veleno... il tempo della serenità sembra arrivato.
 
In un mondo che sembra alla ricerca di padri scomparsi questo film propone una lettura diversa di un problema del nostro tempo: il difficile incontro tra padri e figli ognuno bisognoso di un ruolo da giocare in un rapporto dialetticamente arricchente per entrambi.

> Lascia un commento


Commenti

Ottima presentazione del film (concisa ed efficace). Complimenti Francesco. Il cinema - viene da dire - va più lontano dei saperi, psicoanalisi inclusa. Un film da consigliare a tutti gli psy: soprattutto a quelli - ne conosciamo non pochi - che parlano di "evaporazione del padre"...


Totale visualizzazioni: 603