PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

Giovanni Marro razzista spiritualista

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1 ottobre, 2013 - 15:35
di Luigi Benevelli

Nell’ottobre del  1939, Giovanni Marro, senatore del Regno, direttore dell’Istituto di Antropologia della Regia Università di Torino, tenne a Pisa, alla XXVII Riunione degli scienziati italiani della Società Italiana per il progresso delle Scienze (Sips) una relazione su la Nuova concezione razziale.

Dopo aver osservato che "nessun carattere fisico posto finora a base delle classificazioni razziali ha resistito ad una critica severa",  passa a proporre la sua definizione di "razza".
Egli definisce razza “un aggruppamento umano che ha in comune un complesso armonico di doti e di tendenze spirituali costituente un’entità mentale specifica; aggruppamento che ha per substrato formativo un passato storico, rappresentante come un patrimonio ininterrottamente trasmesso di generazione in generazione – il quale indirizza, talora polarizza addirittura, le estrinsecazioni sia dell’individuo, sia della collettività- e avente anche fra le basi l’evoluzione di un abito biologico e morfologico più o meno sintono”.
Egli mette quindi in secondo piano i caratteri fisici (somatici) a differenza di quanto asserito “fra i naturalisti e gli antropologi-morfologi” per privilegiare il tratto razziale come  “ complesso mentale organico, armonico, inconfondibile”.
Dopo aver premesso che non esistono più “razze morfologicamente pure”, che “l’elemento psichico viene assai meno influenzato dell’elemento fisico dalle cause esogene, […] diventando anzi tanto più refrattario alle modificazioni d’indole esogena quanto più è elevato” e che “il privilegio e la supremazia  vengono conferiti  a quelle razze che hanno un abito spirituale più complesso e più perfezionato”, afferma che “nell’individuare e classificare le razze” si deve rivolgere maggiore attenzione all’abito spirituale.
 
Luigi Benevelli
01 ottobre 2013

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