I MEDICI-GAY ed i pazienti LGBT di ogni medico!
Raccolta e analisi di casi personali, clinici, tra colleghi e di fantasie sull'omosessualità di medici e pazienti.
di Manlio Converti

ADOLESCENTI GAY e SUICIDIO

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4 dicembre, 2013 - 07:07
di Manlio Converti
Il recente corso sull’adolescenza presso l’Ordine dei Medici di Napoli, che terminerà il 7 dicembre, denominato dall’agire al crollo psicotico, si è rivelato una doppia sorpresa grazie alle relazioni prima della dottoressa Sapio e poi della dottoressa Trapanese.
 
La prima e più essenziale è che l’Ordine dei Medici abbia lasciato spazio a psicanalisti nella propria sede per invitare medici ed altri professionisti afferenti alla relazione e cura sanitaria per un corso di approfondimento particolarmente denso ed accogliente, gratificante ed istruttivo.
La seconda, quella di parte, è che essendo organizzato da psicoanalisti e psicoterapeuti si è parlato in alcune occasioni in modo “normale” della questione omosessuale, effettivamente citata in modo significativo almeno in due occasioni.
 
La prima è stata quella del riconoscimento che tra i conflitti sociali e familiari causa di aumentato rischio suicidario c’è appunto la mancata accettazione dell’omosessualità con conseguenze sull’autostima e sulla fragilità narcisista, che producono appunto danni.
La seconda è stata quando si è citato un rapporto disfunzionale tra un adolescente e il padre bisessuale, ormai separato e convivente con un uomo, con il quale l’adolescente era entrato in conflitto e che è stato messo in relazione anche al ruolo del limite del gioco tra animato e inanimato e alla mancata elaborazione della separazione individuazione, che anche hanno un ruolo notevole negli adolescenti problematici.

Devo ammettere che la mia presenza, che ho cercato di rendere chiara ma neutrale nell’ambito della conversazione ha prodotto spontaneamente attese nei miei confronti o forse solo maggiore accoglimento, cui non sono abituato nella relazione disfunzionale di cui soffro con i miei colleghi usualmente, da quando stiamo chiudendo in modo violento i CSM.
 
Mi aspetto da voi almeno due considerazioni, per continuare un elenco in prima e in seconda, e naturalmente comincio io.
 
La prima considerazione è che, come ripetuto spesso durante il corso, il tempo e lo spazio dell’ascolto sono necessari all’accoglimento del disagio psicologico e finanche psicotico, così come la tempestiva presenza di un professionista adeguato alla relazione psicoterapeutica. Oggi, invece, le ASL, che poco o nulla hanno accolto mai codesti aspetti della professione medica e psicologica, hanno completamente negato il proprio ruolo, delegandolo a veloci relazioni al Pronto Soccorso, in genere dopo intervento domestico e non ancora adeguatamente strutturato del 118, ovvero deprivato di qualsivoglia professionalità del mondo psy, tranne appunto il ruolo di psicofarmacologo ma solo dopo esportazione nel reparto per i TSO, che deve fondamentalmente decidere sulla sola questione dirimente del ricovero o meno del paziente, ormai espulso da ogni contesto ambientale e risocializzante.

La seconda, non meno breve alla vostra attenzione, è che il mancato riconoscimento politico, scientifico e culturale da parte dell’Ordine dei Medici e del SSN della “normalità” dell’omosessualità e bisessualità come varianti umane dell’orientamento sessuale contribuisce in modo significativo al clima sociale e familiare omofobo, raggiunto solamente da quei professionisti dichiaratamente omofobi che non si fanno scrupolo di amplificare tramite mass media ed internet il proprio pensiero e di ostacolare ferocemente il medesimo riconoscimento pubblico ed ogni intervento conseguente di tipo deontologico contro le loro pratiche, che sono ormai riconosciute altrove e dall’OMS come “non scientifiche”, “prive di fondamento”, “causa di gravi stati ansiosi e depressivi nei soggetti omosessuali trattati”  e “talvolta causa di aumento del rischio suicidario”.
 
Se è il DIALOGO il principale strumento scolastico, familiare, sociale per ridurre il rischio suicidario con tanti adolescenti spesso troppo soli di fronte ai cambiamenti, resi incapaci di ogni elaborazione da una società che li allontana e li isola proprio attraverso i moderni mezzi di comunicazione, ci tengo ad elencare però le specifiche motivazioni che rendono la questione gay rilevante ai miei occhi di medico e di psichiatra gay ed impegnato.
 
I dati ISTAT dicono che oltre l’11% delle persone LGBT riferiscono di avere subito specificamente offese omofobe da parte di personale sanitario.
 
Non esistono altri studi italiani nel merito, se non quelli legati all’HIV perché la raccolta anamnestica ignora sempre l’orientamento sessuale ed impedisce studi epidemiologici efficaci.
 
Le reviews dei Paesi occidentali, rintracciabili con PUBMED, dicono chiaramente che lesbiche e gay si suicidano più delle medie attese con un aumento durante l’adolescenza che oscilla dal doppio a quindici volte.
 
Altri studi dicono chiaramente che le persone con un’identità chiara (eterosessuale e gay dichiarati) vedono ridurre il proprio rischio suicidario col passaggio nell’età adulta, a differenza degli omosessuali e bisessuali che si nascondono o che restano confusi rispetto al proprio orientamento.
 
Su questo miglioramento incide ovviamente anche la condizione di riconoscimento sociale e la vita in coppia stabile. L’Ordine degli Psicologi si è attivato ormai da tre anni nel merito, a differenza di quello dei Medici, che è poi quello responsabile del concetto di “malattia” associata allo stigma di “omosessualità” fin dai tempi di Avicenna (anno mille) e successivamente in modo strutturato con Krafft-Ebing dal 1890, come visto nelle prime puntate di questo blog.
 
Esiste anche un mercato subdolo che coinvolge le famiglie e le rende ancora più omofobe ed espulsive nei confronti soprattutto degli adolescenti (ma quanto siano omofobe le famiglie italiane, ad esempio, nessuno lo ha mai analizzato) che si basa su medici e psicologi comunque omofobi, ma anche preti e siti online, che inviano proprio i soggetti più confusi e gli adolescenti a maggior rischio nella tana dei feroci che proveranno con metodi impropri e talvolta sadici a cambiare il loro modo di essere, invece che ad aiutare tutti a vivere insieme in modo sereno.
 
Esistono anche omosessuali coinvolti direttamente in questa tragedia in due modi, tanto per continuare con un doppio elenco.
 
La prima strategia, usata soprattutto dai medici sui quali pende ancora il rischio di essere considerati anche solo ufficiosamente “indegni” della professione sanitaria, è quella di negare in pubblico la propria omosessualità, soprattutto il lesbismo, impedendo in questo modo ogni discussione pubblica sulla materia, producendo spesso rinforzo in tutti quanti li conoscono dello stigma che nega l’omosessualità e soprattutto impedendo il cosiddetto rinforzo positivo su modelli sociali adeguati da parte degli adolescenti in crisi.
 
La seconda strategia, assolutamente deleteria, è quella di dichiarare in pubblico omofobia vera e propria, tanto restando a vivere una propria doppia vita e circondandosi di solide amicizie omertose, quanto di entrare nelle pagate schiere dei cosiddetti ex-gay che pubblicizzano appunto i cosiddetti trattamenti riparatori e che si sono rivelati, nei Paesi dove l’Outing è una pratica politica consolidata, tutti quanti ipocriti e pagati dal “sistema” psico.religioso omofobo, giacché appunto continuavano ad essere poi comunque omosessuali nel privato.
 
E’ necessario fare una distinzione chiara, sempre in due punti.
 
La prima è che nascondersi non è una scelta, ma una necessità legata ad ambienti sociali e familiari considerati a torto o a ragione ostili. Difendere questa condizione come libera scelta significa svalutare il vissuto e la condizione di inferiorità che pesano anche sul rischio suicidario.
 
La seconda è che le persone gay che si dichiarano omofobe o che facciano pratiche per cambiare il proprio orientamento sessuale hanno vite promiscue a maggior rischio di suicidio, ma anche di MTS ed abuso di sostanze, come dimostrato sempre negli altri Paesi dove questi studi vengono fatti perché chiedere l’Orientamento Sessuale dei pazienti non è un Tabù ma una pratica consolidata, ancorché recente.

Le relazioni della dottoressa Sapio e Trapanese, ma anche degli altri colleghi psicanalisti, in genere tutte donne, il che è stata anche una sorpresa, visto che ai convegni degli psichiatri parlano solo i maschi, è stata analizzato anche l'aspetto profondo delle relazioni disfuzionali familiari, della fragilità narcisista, della difficoltà alla separazione-individuazione, della riduzione o mancata autostima e del gioco pericoloso tra animato e non animato, essere cosa ed essere persona.

Sono proprio questi, sulla base della mia esperienza e delle considerazioni di diversi intellettuali e studi specifici sul mondo LGBT, che si sviluppano particolarmente nelle modalità di relazione disfunzionale degli adolescenti gay o lesbiche o transessuali in primis perché isolati dal contesto sociale e familiare, ma in secundis sotto certi versi, innegabilmente, perché sommersi in un mondo ed in una sottocultura LGBT che diventa ghetto quando è l'unica possibilità di relazione sincera del proprio orientamento sessuale.

Si deve riconoscere che molte condizioni online o reali, soprattutto per gli omosessuali maschi più disinibiti, sono tollerate, come avere solo foto di parti del proprio corpo, di solito oscene, oppure foto con la testa tagliata o con il volto cancellato, o ancora nessuna foto, ma attraverso le quali o senza le quali (senza cioè la foto faccia che identifica l'identità della persona) ci si propone non solo per un rapporto promiscuo ma anche apparentemente per un rapporto sentimentale.
Alla prova dei fatti questa eventuale profondità si è sempre rivelata, sulla base della mia triste esperienza, comunque lunga solo un rapporto sessuale ma più spesso non avveniva neanche l'incontro dal vivo, giacché ogni tentativo di approfondire la relazione parlando di sè e del mondo faceva cadere la conversazione.

Esiste allora una seconda forma di profondo isolamento emotivo da parte del gruppo di pari LGBT laddove non ci si adegui alla condizione di omertà, di ghetto e di promiscuità cui si pretendono ancora la maggioranza delle persone omosessuali e di quanti fanno sesso con le persone transessuali, perché la maggioranza dei primi o la totalità dei secondi, forse anche più numerosi, ancora si nascondono e si sentono minacciati dall'ambiente sociale, scolastico, lavorativo e familiare.

A torto o a ragione il contesto omofobo reale o supposto essere tale produce l'isolamento sociale e familiare ma anche quest'altra forma di doppio isolamento da parte della sottocultura LGBT omertosa, della quale soffro anche io personalmente, soprattutto da parte dei colleghi omosessuali e lesbiche che violentemente mi rifiutano, per esclusione quando ci si rende visibili, oppure appunto di auto.eliminiazione forzata dal contesto sociale per essere accettati in quello omertoso LGBT.

Assumersi la responsabilità di garantire i percorsi di Coming Out ai professionisti e quindi agli adolescenti LGBT otterrà il doppio beneficio di permettere una vita sociale completa, serena e sana, ma anche di spezzare quella doppia negazione della sottocultura LGBT omertosa, che danneggia a sua volta soprattutto gli adolescenti aumentando con la sua violenza espulsiva o con l'obbligo di auto.esclusione sociale il rischio di conflitto intrapsichico e di suicidio negli adolescenti.


 
 
 
 

 
 
 
 
 
 

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