Immagini allo specchio
La rappresentazione dello psichiatra e dei suoi pazienti
di Alberto Sibilla

Lei/her: Jasper, Francesco e Samantha.

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3 aprile, 2014 - 15:45
di Alberto Sibilla

Questo è un film fondamentale per gli amanti del digitale. Mi sono permesso un titolo scherzoso, dettato dall’immediato collegamento che ho fatto mentre guardavo il film all’intervento di Francesco Bollorino “Cosa avrebbe detto Jasper di Internet?”.
È un intervento che ho riletto più volte perché pone il problema del rapporto tra virtuale e reale quotidiano, questione non semplice e affascinante.
Il film fa progredire in maniera geniale il dibattito su quest’argomento in rapida evoluzione a causa del progresso tecnologico. Iniziamo dalla storia. Theodore (Joaquin Phoenix), reduce dal fallimento di una lunga storia matrimoniale con Catherine (Rooney Mara), lavora come scrittore di lettere altrui: in un futuro prossimo nessuno è più capace a scrivere lettere in cui si debba esprimere sentimenti. Cerca altre relazioni ma non riesce a esporsi con una donna reale e ricorre a chat, in cui partner improbabili lo mettono ancora più in crisi. Curiosa questa telefonata che va bene finche i due nascondono la propria soggettività e diventa sado maso quando la donna prende confidenza. E qui interviene il virtuale, sotto forma di un nuovo e sofisticato sistema operativo: OS1. Dopo una rapidissima fase di apprendimento, alla faccia delle nostre complessità individuali e dei nostri edipi, arriva Samantha una voce femminile intelligente, empatica che dal computer e dai vari devices collegati, si mette al fianco di Theodore. Nella versione originale la voce è di Scarlett Johansson, addirittura candidata all’Oscar senza mai comparire con il corpo (in quella italiana la voce è di Micaela Ramazzotti altrettanto brava). La candidatura all’oscar alla voce dovrebbe far riflettere. Rapidamente il loro rapporto assomiglia sempre di più all'amore. Dietro una storia semplice eppure profonda e originale, il regista Spike Jonze indaga la natura e i rischi dell'intimità e la natura dei sentimenti nella realtà contemporanea.
 Non è un film di fantascienza: può essere ambientato in un futuro molto prossimo, descritto in maniera semplice senza le solite piogge apocalittiche. Si limita in maniera buffa a vestire gli uomini con pantaloni ascellari.
Non è un film che usa gli stereotipi su Internet per creare dei miti/mostri, ma racconta una possibile (probabile) evoluzione del rapporto uomo/rete. Descrive una storia lineare, ma ricca di stimoli e di riflessioni, in particolare per la “normalità” del rapporto Theodore /Samantha che non è mai visto come strano e meno che meno patologico all’interno della società. Non è mai un rapporto bizzarro, ma ha tutte le caratteristiche di una relazione “reale”.
Questo mio intervento è un invito a proseguire l’analisi sul virtuale e in particolare sulla natura delle rappresentazioni. Nell’articolo citato Francesco afferma che “il virtuale relazionale è scevro da componenti percettive dirette e sempre mediate dal mezzo tecnologico”. Samantha crea un cortocircuito tra il vocale, il visivo e lo scritto e digitalizza le emozioni o meglio riesce a elaborare i messaggi di Theodore e rispondere con un tono di voce che si sintonizza con il suo stato d’animo. Impossibile? Il sistema operativo non può avere i neuroni a specchio e non è capace di empatia! Chi lo sa, magari non è così lontana la digitalizzazione dell’empatia e della sintonia madre/infante. Concordo con Francesco quando riporta la questione al relazionale citando Kohut e gli oggetti/sé e il Narcisismo. Siamo nella psicologia del “normale” e ricorderei anche Winnicott, e la sua teoria sullo spazio intermedio e sul gioco come momento fondante della creazione dei limiti tra sé e realtà esterna. Il gioco non è solo affare da bambini ma  è lo spazio/tempo dell’illusione/disillusione. Mi sembra che viviamo in un eccesso di illusione che rende problematico il rapporto con il reale/virtuale. Tornando al lutto/disillusione di Theodore, ricordo che è un’esperienza comune, dolorosa, ma che dovrebbe portare ad altre esperienze “reali”. Forse nell’immaginario, che è trasmesso in questo periodo, il lutto, è una categoria che si può cancellare, che è risarcibile, che può essere vissuta senza dolore in particolare tutto in tempi brevi.  Questo modello culturale avrà pure qualche peso nel legame che s’instaura con la rete. Riusciremo a distinguere tra reale e virtuale o meglio forse in futuro non sarà tanto una questione di distinzione, ma di scelta. L’analisi va posta considerando il rapporto tra narcisismo e le frustrazioni/illusione e spazio intermedio in cui si possono creare allucinazioni.
Caro Francesco, aspetto un tuo intervento. Tu citi Kant, che affermava che i talleri sognati non erano spendibili al mercato, ma con il progresso Samantha è adatta al bisogno di empatia, di vicinanza e sesso e addirittura partecipa a un weekend sulla spiaggia. Concludo con una considerazione informatica. Nel film il sistema operativo s’imballa per troppo successo, mandando nuovamente in crisi il protagonista . Se questo avverrà nella realtà, nessun problema per Theodore (...e per noi): la versione 2.0 è in fase di rilascio a prezzo maggiorato!

SCENEGGIATURA ORIGINALE DEL FILM "HER" SCARICABILE IN FORMATO PDF

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Commenti

Alberto mi chiede un commento e io provoa proporre alcuni spunti che mi sono derivati dal film come stimolo ad uan discussioone allrgata ai membri della comunità virtuale di Psychiatry on line Italia (davvero tanti ma anche tanto silenziosi purtroppo..):

a) il film ripropone il mito postmoderno del "Robot Sentimentale"
b) il "peso" delle parole (si tratta essenzialmente di un film parlato e non a caso ha vinto credo meritatamente l'Oscar per la migliore sceneggiatura) nei rapporti è essenziale le parle sono oggetti relazionali che costruiscono la relazione al di là della corporeità
c) le poarle sono "tutto" in un rapporto virtuale
d) l'aspetto insaturo di tali rapporti consente di riempirli di proiezioni e conseguentemente di renderli molto coinvoilgenti è ragione del grande successo di facebook, povero ma potente mezzo di relazione e interazione in cui la rappresenatzione interna ha il sopravvento rispetto alla percezione
e) il film mi è sembrato specie nel finale con gli OIS che "si ritirano" un prequel di Matrix
f) qui non si tratta di "realtà aumentata" ma di una sorta di "aumento della realtà"


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