Editoriale
il punto di vista di Psychiatry on line Italia
di Francesco Bollorino

INCONTRARE JOSHUA OPPENHEIMER...

Share this
16 febbraio, 2015 - 17:30
di Francesco Bollorino

Joshua Oppenheimer è un quarantenne documentarista originario del Texas ma da anni residente in Danimarca.
Dopo un curriculum accademico di rilievo ha iniziato a lavorare come film-maker alla fine degli anni novanta realizzando tra gli altri il film “The Entire History of the Louisiana Purchase” che gli è valso il premio  GOLD HUGO al Chicago International Film Festival del 1998.
La sua fama planetaria come documentarista gli deriva da due film realizzati in Indonesia durante il suo lungo soggiorno nell’arcipelago: THE ACT OF KILLING e THE LOOK OF SILENCE in realtà due parti strettamente collegate di un’unica storia: l’eccidio perpetrato alla fine degli anni sessanta di un numero impressionante di uomini e donne accusate dal regime militare al potere di essere “pericolosi comunisti”, stragi perpetrate da bande paramilitari di assassini che ancora oggi vivono impuniti e protetti dal governo accanto ai sopravvissuti agli eccidi.


 
The Act of Killing è stato selezionato per gli Oscar 2013 e The look of silence ha vinto il Gran premio della Giuria all’ultimo festival di Venezia.
 
Si può ben affermare che in questo memento Oppenheimer è il più valente documentarista “sociale” del mondo.
 
Ho avuto la possibilità di intervistare Joshua durante la sua permanenza a Berlino in occasione del Festival  del Cinema 2015 dove ha vinto il Peace Film Prize.
 
Si è trattato di un lungo colloquio che ho suddiviso in parti che presento ora.
Nel primo video viene raccontato il suo lavoro in Indonesia e la genesi dei due film.

 
Nel secondo video Joshua entra più nel profondo della sua “poetica” e del suo modo di lavorare che più che definirsi documentario ricorda molto da vicino la lezione del “cinema vèritè”.

 
Nel terzo video viene approfondito il legame tra i due film e le tematiche che in essi vengono sviluppate

 
Nel quarto video Joshua affronta il tema della cinematografia militante e del suo impegno sociale e di come un film possa cambiare una nazione come è accaduto in Indonesia dove dopo decenni di terrorizzato silenzio il vaso di Pandora dei crimini è stato finalmente scoperchiato.

 
Nell’ultimo video di commiato il regista con molta modestia rifiuta l’appellativo di “star” e si augura di poter continuare il suo lavoro proponendo nuove potenti storie.


Mi auguro, come scrissi a suo tempo dopo la visione di THE ACT OF KILLING di cui ho parlato sulla rivista, che questi contributi sortiscano l’effetto nei lettori di stimolare il desiderio di vedere questi veri capolavori imperdibili e che restano dentro il cuore dello spettatore a lungo.
Lo potete vedere pure da qui..

Vedi il video
> Lascia un commento


Commenti

anche Geertz nei suoi lavori sull'Indonesia aveva denuciato l'eccidio dei settecentomila comunisti!

certamente la voce di un grande antropologo è importante ma la capacità di incidere del cinema è straodinaria come racconta Joshua nell'intervista .. far aprire gli occhi a persone che per paura non volevano vedere... credo per altro che la visione dell'intervista seguita dalal visione di THE ART OF KILLING proposto in calce all'articolo possa costituire una esperienza davvero unica... da fare e da segnalare perchè sia fatta


Totale visualizzazioni: 733