Mente ad arte
Percorsi artistici di psicopatologia, nel cinema ed oltre
di Matteo Balestrieri

E’ solo la fine del mondo – Una famiglia traumatizzata

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10 dicembre, 2016 - 23:11
di Matteo Balestrieri

  Louis torna a casa per annunciare la propria prossima morte. E’ andato via dalla propria famiglia dodici anni prima, senza nessuna spiegazione, e vi torna per un breve saluto, ugualmente senza spiegare il perché. Fuori casa ha raggiunto il successo come scenografo, e madre e sorella lo venerano come un bambino prodigio. In particolare la sorella Suzanne, più piccola di lui, non lo ha mai conosciuto e si è nutrita del mito del successo del fratello attraverso il racconto della madre. Quello che invece non gli fa nessuno sconto è il fratello maggiore Antoine, estremamente astioso e sgradevole nei suoi confronti, così come nei confronti di tutti gli altri, compresa sua moglie, che è pure presente alla riunione familiare.
  Il quadro familiare complessivo è quello di una famiglia traumatizzata, della quale possiamo immaginare la storia senza però avere certezze. Il padre ad un certo era scomparso o è morto e la madre non è riuscita a tenere insieme il nucleo familiare perché ha privilegiato sconsideratamente Louis, che fa una scelta omossessuale ed esce di casa, coltivando un proprio narcisismo privato e chiuso all’esterno.
  La stessa scelta di tornare a casa per annunciare la propria morte è un atto narcisistico di glorificazione personale. Apparentemente non ha avuto e non ha alcun interesse per i propri familiari.
  La sorella è incapace di trovare una propria indipendenza ed è una fumatrice assidua di cannabis. Il fratello (interpretato magistralmente da Vincent Cassel), fuori controllo per quasi tutto il film, è nervoso e sprezzante verso chiunque e rivela tratti di paranoicità, che però forse trovano giustificazione ad un esame di realtà nel fatto che è da sempre considerato il fratello stupido.
  Il film "E' solo la fine del mondo", il cui regista è Xavier Dolan, è stato molto elogiato dalla critica, in particolare quella del Festival di Cannes (Grand Prix della Giuria). A me appare francamente sopravvalutato, perché il regista non è stato capace di approfondire le dinamiche dei protagonisti, le quali appaiono legate a schemi superficiali.
  Dei protagonisti sappiamo in effetti ciò che essi ci dicono e come appaiono, nulla di più. Non sappiamo perché Louis non riesce ad uscire dal suo guscio, non riusciamo a capire l’origine delle sue paure. Una figura che potrebbe fungere da tramite tra i fratelli, la moglie di Antoine, si rivela inconsistente, la sorella Suzanne rimane fedele al proprio desiderio di accoglimento da parte di Louis senza riuscirci, Antoine grida, impreca e si dispera senza costrutto, la madre è del tutto incapace di fare ordine e di capire cosa sta succedendo.
  In sintesi, stiamo osservando una famiglia al termine del suo tragitto di errori che ha coinvolto tutti, nessuno escluso. Si tratta di una famiglia arrivata alla fine del mondo, il proprio.

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