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di Francesco Bollorino

Internet delle Cose: IL GRANDE FRATELLO E I TELEVISORI SAMSUNG

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4 agosto, 2017 - 22:01
di Francesco Bollorino

Non sono mai stato un “complottista”, mi hanno fatto sempre sorridere le ricostruzioni strambe e spesso deliranti degli avvenimenti che circolano in rete e che purtroppo fanno proseliti, ho rischiato rotture di conoscenze per via delle “strie chimiche” e ne ho rotte sul tema dei vaccini.
 
Mi considero uno spirito laico e mi sento un po’ San Tommaso ma, due giorni fa, è accaduto un piccolo fatto che mi ha molto colpito e che vi voglio raccontare.
 
Ho acquistato un modernissimo ma sufficientemente a buon mercato televisore della Samsung e, come prevede la prassi, due tecnici sono venuti a consegnarmelo a casa e ad attivarlo, per verificarne il corretto funzionamento.
 
La procedura prevede l’accensione del televisore, il suo corretto collegamento e il setup di partenza.
 
Durante l’attivazione del menù di avvio, con sorpresa anche del tecnico, è comparso sullo schermo il C.A.P. della mia abitazione, in maniera automatica, come se il televisore avesse rilevato la geo-localizzazione della sua posizione “nel mondo”.
Va detto che è difficile che ciò possa essere dovuto ad un GPS incorporato nell’apparecchio poiché tale tecnologia necessita che il dispositivo “veda” la rete di satelliti a cui si aggancia per determinare la posizione: evidentemente si trattava di qualcosa di altro, ma il risultato era lì davanti ai nostri occhi, il TV “sapeva” dove si trovava e io non gli avevo chiesto di saperlo.
 
Questo piccolo episodio mi ha fatto tornare in mente alcuni articoli letti sul tema del controllo remoto, attuabile anche attraverso gli elettrodomestici e non solo attraverso l’eventuale intercettazione delle comunicazioni fatte con apparecchi “mobile”.
 
Pur non essendo, come detto, un complottista mi son posto e pongo a voi che leggete poche anche se non semplici domande a cui non ho una risposta.
 

  1. Perché la Samsung ha installato questa tecnologia nel televisore per altro non indicata in nessuna descrizione tecnica dell’apparecchio? Di che tecnologia si tratta? A cosa potrebbe servire “ufficialmente”? A cosa potrebbe servire "riservatamente"? Tra l'altro il televisore è in grado di accettare comandi vocali e comprende il linguaggio un po' come Siri della Apple.
  2. Conosciamo esattamente tutto ciò che sta dentro le elettroniche che usiamo? Esistono cioè “funzioni” nascoste e/o attivabili che nulla hanno a che fare col funzionamento ma molto possono avere a  che fare con qualche forma di controllo remoto, la cui base è, anche e soprattutto, l’individuazione del luogo da cui parte l’eventuale informazione oltre che la "cattura" dei contenuti?
  3. E’ possibile che un elettrodomestico di ultima generazione non si limiti a fornire un servizio ma che possa “anche” ascoltare ciò che gli accade attorno, in maniera autonoma o attivata da remoto e in qualche maniera trasmetterlo? In 1984 Orwell immaginava un televisore che guardava dentro casa non limitandosi a mandare in onda le trasmissioni del Regime.
  4. Esiste un modo per proteggere la nostra privacy davvero?


 
Ovviamente sarei lieto di essere edotto sui dubbi che mi sono sorti e se vogliamo dirla tutta un po’ tranquillizzato nei confronti degli sviluppi della società futura: il Grande Fratello non so se esiste, certo esiste la National Security Agency e i suoi rapporti documentati coi grandi players tecnologici mondiali e certo esistono i Cookies che, da tempo e col nostro assenso sul loro uso, non sulla natura precisa del loro funzionamento, ci profilano in maniera silente ma molto invasiva nella nostra vita on line, se dovesse accadere che pure gli elettrodomestici ci tracciano o possono essere attivati per farlo non mi pare un gran mondo quello che ci aspetta nel prossimo futuro.
Che ne pensate?

 

 
 
 
 
 

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Commenti

Ti racconto un fatto. Dal Novembre 201, a oggi (Agosto 2017) ho cambiato studio due volte: sono passato da via Tommaso Invrea, a via di Santa Zita, e infine allo studio attuale di Piazza della Vittoria.
Durante lo stesso periodo, i miei pazienti sono rimasti, più o meno, gli stessi.
Io possiedo una dotazione di devices interamente Apple: iPhone, IPad e MacBook. Su tali dispositivi (tutti interconnessi tramite cloud) segno i miei appuntamenti, che mi vengono ricordati continuamente e sistematicamente.
In entrambe le occasioni in cui ho cambiato studio, il dispositivo non soltanto ha mostrato di sapere dove si trovava, ma anche di prevedere che il paziente A, che fino a pochi giorni fa avrei dovuto incontrare il giorno tale nella via tale alle ore tali, avrei dovuto incontrarlo lo stesso giorno, alla stessa ora nella via talaltra.
Questo per dire che i dispositivi non solo sanno dove siamo, ma conoscono anche le nostre abitudini, riuscendo a prevederle.
Ora: che fare? Sinceramente penso che le tue previsioni distopiche non siano affatto irrealistiche, ma che ci sia poco da fare. In primo luogo, dovrei capirne: prendendo, magari una laurea in ingegneria IT. Ma non ne ho alcuna voglia, e poi non sono portato per tali materie.
I nostri politici dovrebbero difenderci da tutto ciò, ma dato che appaiono tanto incapaci e inefficienti nel gestire problemi di portata ordinaria (saldamente radicati, cioè, nel "già noto"), parrebbe un'ingenuità affidare loro compiti di livello così sofisticato da tracimare in un futuro sia pure prossimo o già in corso.
I nostri politici appartengono, culturalmente parlando, all'epoca delle macchine da scrivere, delle telescriventi, dei telefoni a gettone, e delle catene di montaggio; sono del tutto ignari cioè della realtà politica, scientifica e culturale attuale, quand'anche possiedano smartphone, inviino tweet, sms, e email, essendo tuttavia privi di strumenti intellettuali che siano in grado di decifrarla.
Concludo questa testimonianza nella maniera più pessimistica: io non so che fare. E il grave è che non so neppure se ho voglia di fare qualcosa, visto che la macchina sta assumendosi il compito di gestire tutto ciò che la mia mente distratta e dispersiva faceva fatica a contenere già in epoca storica. Il che è come dire, orwellianamente, che sto cominciando, se non proprio ad amare, perlomeno ad abituarmi al Grande Fratello. E a non poter più farne a meno.